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La famiglia Winehouse contro il docufilm “Amy”, Alessandro Ceccarelli

Quando un’artista perde la
vita per una certa propensione all’autodistruzione dovuta ad eventi fragilità e
debolezze, il mondo dello spettacolo non perde tempo nel dirigere film spesso discutibili
e scandalistici. Sembra che il cinema non voglia rispettare la tragedia
personale di una giovane cantante bruciata dal successo e dalla popolarità.

Il docufilm su Amy
Winehouse uscirà solo a luglio, ma già ha suscitato forti polemiche. Il padre della
cantante londinese suicidatasi nel 2011 ha minacciato di sporgere querela
contro produttori e regista per una pellicola definita “poco onesta” e
diffamatoria. Parlando con il “Sun”, Mitch Winehouse ha contestato soprattutto
quella parte del docufilm in cui viene presentato come un padre assente e che
in un qualche modo ha accelerato il tragico destino della cantante di Camden
dalla voce meravigliosa. “Mi sono sentito male quando ho visto il film per
la prima volta”, ha raccontato al tabloid inglese, “e Amy ora sarebbe furiosa.
Questo non è quanto lei avrebbe voluto. Io vengo dipinto come un padre assente
negli ultimi anni e il film da’ l’impressione che la famiglia non ci fosse
proprio”.
Secondo l’Independent, Mitch Winehouse ha dato mandato ai suoi legali
di cercare di bloccare l’uscita di “Amy”, diretto da Asif Kapadia, regista del
recente “Senna”, e che è in cartellone al prossimo festival di Cannes. Quasi
certa, secondo il giornale inglese, anche una querela che potrebbe partire già
nei prossimi giorni.
Cerchiamo di ripercorrere
la breve ma straordinaria carriera di Amy Winehouse, una vera e propria meteora
tragica del soul, del pop e del jazz.
Una voce strepitosa
E’ morta quando non aveva
ancora compiuto 28 anni, la sua carriera professionale è stata di appena nove
anni in cui ha inciso tre album, uno dal vivo e sette Ep. I suoi tre album in
studio hanno ottenuto ben 29 dischi di platino. Questi sono i numeri della
breve ma intensa carriera di Amy Winehouse, nata a Londra il 14 settembre del 1983
e deceduta nella medesima città il 23 luglio del 2011. Una carriera all’insegna
del successo, di una voce originale, potente e struggente. Una vita segnata da
dolore, solitudine, depressione e infelicità. Molti hanno avvicinato la vicenda
umana di questa giovane cantante britannica con quella della statunitense Janis
Joplin, morta anche lei ad appena 27 anni proprio nel mezzo di un successo
travolgente e devastante.
Amy Cresce nel quartiere
londinese di Southgate, dove frequenta la Ashmole School. All’età di dieci anni
fonda un gruppo rap amatoriale chiamato “Sweet ‘n’ Sour”.
Si forma artisticamente
ascoltando diversi generi di musica (dalle Salt-n-Pepa a Sarah Vaughan) e
riceve la sua prima chitarra a tredici anni. Nel 1999 la cantante entra alla
National Youth Jazz Orchestra, nella quale canta per la prima volta come
cantante professionista. Nel 2002 dopo che il suo amico e cantante soul Tyler
James manda una sua demo ad un talent scout, Winehouse firma con l’etichetta
discografica Island/Universal.
Il suo primo album “Frank”,
è pubblicato il 20 ottobre 2003. Si tratta di un debutto folgorante. Viene
prodotto principalmente da Salaam Remi, con molte superficiali influenze jazz
e, salvo due cover, ogni canzone è scritta (anche se non interamente) dalla Winehouse.
L’album riceve molteplici critiche positive. La sua voce viene paragonata a
quella di Sarah Vaughan e Macy Gray. Il successo è immediato: in Gran Bretagna
ottiene tre dischi di platino, uno in Germania e uno in Svizzera. In Francia
ottiene il disco d’oro. Negli Stati Uniti vende quasi 400mila copie.
Lo stile musicale a cui Amy
Winehouse si avvicina combina elementi della musica soul e jazz degli anni
sessanta, ma ha un suono R&B contemporaneo. Dal suo debutto Winehouse è
stata apprezzata per i testi originali, sinceri e sarcastici. Con la
pubblicazione dell’album “Frank”, The Guardian ha scritto, “la musica di Amy
Winehouse è da qualche parte tra Nina Simone e Erykah Badu, sembra innocente e
disordinata”.
Chris Willman da Entertainment Weekly ha ritenuto che lo
stile della cantante è stato fortemente influenzato dalla band americana Sade.
Inoltre BBC Online ha dichiarato che “Le influenze della cantante sono chiare
(Sarah Vaughan, Dinah Washington)”. 
Il successivo “Back to
Black” è un vero e proprio trionfo internazionale. In patria vende oltre tre
milioni di copie e negli Usa supera i 2,4 milioni di copie. La Winehouse è una
star internazionale di prima grandezza, la rivelazione di inizio XXI secolo. La
crescita esponenziale della popolarità va di pari passo con l’aumento dei suoi
problemi con l’alcool e con le droghe. Alle 15 e 53 del 23 luglio 2011, la
cantante viene trovata morta nel letto della sua casa al numero 30 di Camden
Square, da una sua guardia del corpo. Il personale medico delle due ambulanze
accorse immediatamente sul posto non può che constatare il decesso: l’autopsia
eseguita il 25 luglio non ha chiarito le completamente cause della morte. Dopo
ulteriori esami tossicologici e istologici, il 24 agosto 2011 un portavoce
della famiglia rese noto che “le analisi non hanno rilevato tracce di sostanze
stupefacenti, solo tracce di alcool, ma non in misura tale da poter stabilire
se e fino a che punto l’alcool abbia influito sulla sua morte”. Si concludeva
tragicamente una vicenda umana tragica e una carriera musicale straordinaria.
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