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La cultura del rispetto nel mondo dell’editoria, di Valentina G. Bazzani

Il rispetto si declina in molti modi e interessa ogni aspetto della nostra vita, dall’ambito lavorativo a quello personale.

Ma per quanto riguarda il mestiere dello scrittore ha una valenza duplice: non si tratta solo del rispetto dell’autore verso il lettore nel proporre testi qualitativamente validi e accurati, o dei lettori (e degli altri autori) verso il lavoro altrui. Si parla di rispetto anche nell’utilizzo del materiale di ricerca e di esperienze di vita altrui come fonte di ispirazione.

Certo, noi qui parliamo di romanzi, ma anche in questa forma di scrittura libera e fantasiosa non tutto è lecito, come invece si potrebbe pensare, quindi è importante tutelare non solo il nostro vissuto personale ma anche quello delle persone a cui, direttamente o indirettamente, ci ispiriamo.

Molto spesso gli scrittori vengono accusati di “rubare” esperienze, sentimenti e pensieri altrui, proprio perché chi scrive è naturalmente portato ad osservare chi gli sta accanto per ricavare spunti utili per le proprie storie. È un peccato? No, se si tiene ben presente dove finiamo noi e inizia l’altro e trattiamo la cosa nei dovuti modi.

Il rispetto, di cui sento parlare davvero poco, è quel confine invisibile che separa lo scrittore dal millantatore. Lo scrittore non ruba né prende in prestito la vita altrui. Riceve emozioni, ne crea di nuove e le restituisce triplicate.

Per quanto riguarda le fonti di ricerca, è diverso. Se utilizziamo del materiale non nostro come mezzo di ricerca, innanzitutto dobbiamo controllarne l’attendibilità. Se si tratta di fondi dirette, come testimoni, consulenti, dobbiamo assicurarci di avere il permesso di utilizzare la loro esperienza anche in forma indiretta. Nel caso volessimo citare frasi o pensieri non nostri, ricavati da altri libri o documenti già pubblicati, assicuriamoci di nominare l’autore e aggiungere una bibliografia dei testi consultati nel caso si tratti di un saggio o di un manuale.

Ogni qualvolta utilizziamo materiale creato da terzi, di cui quindi non possediamo i diritti, che siano immagini, video, brani musicali o anche testimonianze e scritti, occorre contattare l’autore e chiedere una liberatoria, ovvero una licenza di utilizzo, che sia a titolo gratuito o meno, relativa a quel contenuto.

Il discorso sul copyright, comunque, è più complesso di così e lo approfondiremo in uno dei prossimi articoli, realizzato in collaborazione con Lucia Coluccia di È Scrivere, editor e social media manager.

Tuttavia la conclusione a cui volevo arrivare ora è questa: non possiamo pretendere che gli altri rispettino il nostro lavoro, se noi per primi non lo facciamo, utilizzando illegittimamente immagini coperte da copyright, o spezzoni di video per i booktrailer; non verifichiamo il materiale di ricerca che utilizziamo come base per i nostri romanzi o proponiamo testi scorretti e non editati.

Ricordate che in editoria come nella vita, il rispetto chiede rispetto.

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