La Belle ÉpoqueRubriche

La Bella Otero, di Mariangela Camocardi

La famosa sciantosa e attrice nacque il 4 novembre 1868 in una famiglia povera e di modesta condizione sociale, a Ponte de Valga in Galizia. Il suo nome completo era Agustina Carolina Otero Iglesias e il doppio cognome lo deve alla madre, dal momento che mai il padre volle riconoscerla come figlia. Illegittima, dunque, ma una simile condizione invece di penalizzarla funzionò da incentivo: tali furono la fama e la bellezza di lei da conferirle, più tardi, il soprannome di La Bella Otero, con il quale trionfò in tutto il mondo. Di carattere allegro e solare pur avendo vissuto un’infanzia piena di disagi, si trasferì da bambina a Santiago de Compostela con i suoi familiari, dove iniziò a lavorare come domestica. Subì –  come rivelò in seguito lei stessa – uno stupro all’età di dieci anni. Una violenza che la rese sterile, ma l’innato talento artistico, talento che la spingeva a esibirsi ogni volta che ne aveva la possibilità, l’aiutò a buttarsi alle spalle il passato e la brutalità che aveva subito. Dotata di una volontà d’acciaio, ribelle, anticonformista e ambiziosa, si innamorò a quattordici anni di un giovane di nome Paco, con il quale fuggì una notte verso nuove avventure e, soprattutto, verso ribalte più allettanti e prestigiose di quelle su cui si era mostrata fino a quel giorno. Fu immediatamente ingaggiata in un locale notturno. Il proprietario del salone restò affascinato dalle movenze permeate da un erotismo spontaneo e seducente dell’acerba Carolina, al punto di offrirle un contratto e pagarla per le sue prestazioni  ben due pesetas (cifra considerevole per quel tempo), in modo da averla in esclusiva.

La coppia, incoraggiata dall’inatteso, clamoroso successo di pubblico, decise di sfruttare  il momento favorevole e si spostò a Lisbona in cerca di miglior fortuna. Tutto sembrava andare bene per il breve periodo nel quale la Otero lavorò come danzatrice ma, improvvisamente, il suo cuore venne spezzato dal tradimento di Paco con una collega ballerina. Non avendo intenzione di accettare passivamente l’infedeltà dell’amato, non si rassegnò a perdere Paco e li inseguì a Barcellona, dove i due si erano trasferiti. Non ci fu niente da fare e lui non tornò mai fra le sue braccia.

La Otero si trasferì allora a Marsiglia, e poi a Parigi. Arrivò nella fastosa Ville Lumiere con il sogno di studiare danza per poter rappresentare i suoi primi spettacoli. Grazie alla propria bravura e a un’avvenenza che non passava certo inosservata, divenne in breve una stella delle Folies Bergère.

Negli anni seguenti il suo carisma gitano, l’audacia, una presenza scenica capace0000-1020 di  calamitare l’attenzione degli spettatori, la trasformarono in una delle dive più celebri dell’intero continente. Ovviamente era desiderata da stuoli di adoratori. Fu l’ambita amante degli uomini più potenti e in vista dell’epoca:  il principe Alberto I di Monaco, Edoardo VII d’Inghilterra, il re di Serbia e Alfonso XIII di Spagna, lo zar Nicola, l’imperatore Guglielmo II, il barone de Ollstreder, il politico Aristide Briand e perfino Gabriele d’Annunzio, che di  femmes famose ne frequentava parecchie, perse la testa per lei. Non si negò neppure ai miliardari americani William Vanderbilt e Paulo Sertori. Nell’elenco delle conquiste non mancano impresari, banchieri e giovani ereditieri. Molti candidati amanti si suicidarono per amor suo, dilapidando grosse fortune nell’inutile tentativo di entrare nelle  grazie della Otero. Il passepartout che apriva la porta dell’alcova della grande artista era uno solo: la consistenza del conto in banca. Sulle doti estetiche degli  «ammiratori» era di bocca buona e i suoi compagni di letto non brillarono mai per fascino, gioventù o intelletto. Alcuni, come il barone Ollstreder, erano addirittura ripugnanti, oppure, come lo Scià di Persia, emanavano un «cattivo odore».  Possedevano però, è chiaro, risorse economiche notevoli. Lo Scià di Persia, per esempio, nonostante le scarse attrattive virili e il puzzo della propria persona, intrecciò una relazione con lei in quattro e quattr’otto appena giunto a Parigi. Questo Muzzaffar-ed-Din era maniacale per la regolarità con cui si recava agli appuntamenti  dalla Otero. Entrava nella casa di lei alle quattordici e se ne andava alle diciassette, scortato dai suoi giannizzeri. Poco dopo si presentava a casa dell’artista un ciambellano reggendo un cuscino su cui era posato un cofanetto d’oro. Lo scrigno conteneva un gioiello dal valore inestimabile che lei, senza pronunciare mezza parola, prendeva: per volere dello Scià, e i suoi ordini erano tassativi, i ringraziamenti erano stati aboliti. Tradizioni dell’Oriente? In realtà Muzzaffar-ed-Din voleva semplicemente illudersi che il loro fosse, ogni volta, un vero incontro d’amore. Da donna intelligente e accorta, Carolina glielo lasciò  credere senza nessuna remora.

Per meglio capire in cosa consistesse il leggendario magnetismo della Otero, occorre citare la descrizione che fece di lei un direttore di teatro, tale Sirius Legrànge, il quale rimase ammaliato da quella diciottenne mai vista in precedenza e piovuta in città chissà da dove in cerca di una scrittura.

“Con un corpetto attillato e la gonna rossa scampanata che sfiorava le caviglie, Carolina mi apparve come un linguaggio vivente: la sua danza era messaggio, parola, allegoria. Lei mi fece pensare all’amore carnale, al corpo a corpo nella danza amorosa; intuii l’enorme potenziale scenico di quella giovanissima donna che senza alcuna preparazione tecnica né allenamento, tramite le evoluzioni della danza richiamava ossessivamente alla mente il tortuoso ondeggiare del serpente tentatore. Il suo corpo, i suoi gesti, il suo sguardo, il soffio vitale che emanava da lei, arroventavano l’aria tanto che a un certo punto, preso da un impulso sconosciuto, le gridai: “Basta, ora tu danzerai per me!”

A noi posteri sono rimasti ritratti e dagherrotipi della Otero che non sempre ne esaltano l’indiscussa bellezza. Questi versi apparsi su una rivista dell’epoca la tratteggiano in maniera abbastanza accurata:

belle-otero-3-aSnella, capelli lunghi
Alta e bruna
Andalusa
Prodiga i suoi baci
D’amore a un torero
Ha l’occhio verde tenero
come la notte
lasciva, gelosa: questa è in quattro versi Carolina Otero.

La passione che suscitava negli uomini era assoluta e indecifrabile. Pur di averla, qualcuno non esitò a sequestrarla. Secondo quanto la stessa Otero racconta nelle sue memorie, durante una tournée in Russia dovette fuggire attraverso una minuscola finestra della stanza dove era stata rinchiusa dal Granduca Nicola, innamorato pazzo di lei. La caduta sul suolo innevato a schiena nuda e a una temperatura di 20° sotto zero, le causò una polmonite che la tenne a letto tre mesi, nel palazzo del principe Pedro. Era una donna priva di inibizioni, d’altronde, e non c’è sta stupirsi che scatenasse reazioni anche eccessive in coloro che la idolatravano. Una sera, al circolo Cuba di Mosca, la presentarono nuda su un vassoio d’argento.

Nel1890 fu protagonista di una trionfale tournée in America e, di ritorno a Parigi un paio d’anni dopo, era ormai la star indiscussa dei palcoscenici europei. Nell’agosto 1898, a San Pietroburgo, l’operatore cinematografico francese Félix Mesguich (che lavorava per i Fratelli Lumière) filmò uno spezzone di un minuto che mostrava un numero di danza della Otero sulle note del “Valse Brillante”, facendo di lei  la prima stella della storia del cinema. Nel filmato compariva anche un ufficiale dell’esercito zarista, e quando venne proiettato al music-hall Aquarium, lo scandalo fu tale che Mesguich venne espulso dalla Russia.

In scena, la Otero sfoggiava abiti sensazionali e bijoux che ne esaltavano le forme, confermando la sua fama di donna conturbante e fatale. Uno dei suoi più celebri costumi prevedeva che le fossero incollate delle gemme preziose sul seno, e a tal proposito pare che le cupole dell’Hotel Carlton di Cannes, costruito nel 1912, fossero state modellate sulla forma dei suoi seni. Nel 1900 venne eletta a sex-symbol della “Belle Èpoque”, trionfatrice sia sul palco che nell’amore, oltre che proprietaria di una immensa fortuna finanziaria che spesso sperperava nel Casinò di Montecarlo. Tra i gioielli favolosi e assolutamente unici che possedeva, una collana di perle nere di due chili appartenuta a Eugénie de Montijo, gli spettacolari orecchini dell’imperatrice d’Austria e una collana di diamanti di Maria Antonietta,  regalati alla Otero da ammiratori estasiati dal suo fascino e dalla selvaggia bellezza di lei. Prima di trasferirsi a Nizza possedeva 68 milioni di pesetas, uno yacht e persino un’isola. A Parigi viveva al Bois de Boulogne con quindici domestici ai suoi ordini, un segretario, una carrozza e una macchina a motore, tra le prime a essere prodotte, avuta in dono dalla De Dion-Bouton (casa automobilistica di allora) la quale aveva tenuto conto, nel carrozzarla, dell’altezza dei capelli piumati di madame Otero.

Una sera del 1901 fu invitata a ballare a bordo del panfilo Lysistrata, di proprietà di James Gordon Bennet, editore americano, dopo una cena con John Rockefeller, Henry Ford e Cornelius Vanderbilt. Danzò le consuete danze gitane e alla fine dell’esibizione Vanderbilt si gettò ai piedi nudi di lei e, baciandoglieli, disse: «Permettetemi di adorarvi.»  Quella stessa notte la Otero perse al casinò otto milioni di franchi, ma rifiutò il panfilo che le offrì galantemente Vanderbilt perché “le provocava il mal di mare.”

Le follie messe in atto per amor suo sono infinite. Il banchiere Berguen, per citare una delle tante, le offrì 25.000 franchi per passare mezz’ora nella sua camera. Una delle sue frasi preferite fu: «La fortuna viene dormendo, ma non dormendo da sola.»

Fu amica della scrittrice Colette e della celeberrima ballerina della Belle Époqueb0539c7490e33f977d36bf9be3f8e65a Liane de Pougy, con la quale inevitabilmente entrò in rivalità: due primedonne di quel livello non avrebbero potuto frequentarsi a lungo pacificamente. Nel corso della Prima Guerra Mondiale la Otero organizzò numerosi spettacoli allo scopo di sostenere il morale dei soldati francesi ma, terminato il conflitto, si ritirò dalle scene dopo aver acquistato una proprietà con una sontuosa abitazione, spendendo una cifra equivalente a circa quindici milioni di dollari. L’attrice aveva accumulato negli anni, infatti, un cospicuo capitale, che tuttavia dilapidò non solo per sostenere uno stile di vista sofisticato e costoso, ma anche perdendo parecchio denaro al gioco. Morì in uno stato di estrema povertà a Nizza nel 1965, all’età di 97 anni.

Il suo epitaffio potrebbe indubbiamente essere: «Sono stata schiava delle mie passioni, degli uomini mai» (Carolina Otero).

OoO

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5 Commenti

  1. Christiana V
    18 gennaio 2016 at 7:47 — Rispondi

    Confesso la mia ignoranza, non conoscevo tutti questi particolari su la Belle Otero, ora grazie alla sapienza di Mariangela posso dire di averne uno stupendo quadro completo. Un articolo esauriente e meraviglioso. Grazie.

    • Babette Brown
      18 gennaio 2016 at 10:09 — Rispondi

      Queste “incursioni” in un’epoca di cui, a parte quello che impariamo nei libri di storia, sappiamo molto poco, mi piacciono immensamente. Mariangela Camocardi ci sta presentando una galleria di donne che vissero al di sopra e al di fuori delle regole codificate ed asfissianti della società di allora.

  2. 18 gennaio 2016 at 9:46 — Rispondi

    Grazie Babette e grazie Cristiana. Ci sono donne fiori dal comune nel passato, e che personalmente ammiro molto perché non si sono lasciate condizionare da nulla e da nessuno. Semplicemente hanno scelto di vivere la loro vita nel modo migliore in cui l’avevano concepita, e il mondo le ha idolatrate, più che biasimarle.

    • Babette Brown
      18 gennaio 2016 at 10:09 — Rispondi

      Donne spregiudicate e modernissime nel loro prendere la vita a piene mani, senza condizionamenti.

  3. 18 gennaio 2016 at 9:55 — Rispondi

    Bell’articolo!
    Non conoscevo per niente la bella Otero! E’ un personaggio spettacolare e affascinante. grazie!

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