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Josephine, Monica Serra

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Alla fine del racconto, decidi, ma che ti sia piaciuto oppure no, rifletti.

Monica Serra ci trasporta in un mondo di sogno e magia. Un essere fantastico, Josephine, incontra un Pittore. E una mela.

 

Josephine ha la pelle che sembra di carne sbiadita
ma forse è soltanto fatta di plastica gommosa,
sicuramente non si tratta di porcellana, poiché non vi sono crepe sul suo volto.

È pallida, come una lampadina di quelle che trovi in chiesa;
l’aspetto è longilineo, ma indefinito
e preferisce essere ritratta dalla vita in su.

Lei vive qui e altrove: “compare” se la chiami,
pronta a dialogare come in un sogno lucido…
Fornisce risposte che devono essere interpretate.

Non puoi aspettarti che ti dia un tris di numeri da giocare al lotto
ma piuttosto che ti proponga un’equazione da risolvere.

Dunque, se stai cercando una risposta, c’è il rischio che i tuoi dubbi aumentino a dismisura,
fino a gonfiare il cielo di cattivi presagi.

Eppure dovrà pur esserci una valenza positiva…

Josephine è fatta così.
Non so se ti conviene incontrarla.

Josephine è uno e molti. È fatta di respiri, ricordi, paure. Sogni, anche. Il suo nome è sconosciuto ai più, ma chi la incontra sa riconoscerla. Ha tanti volti. I suoi occhi ciechi esplorano intensamente tutti i mondi. E possiede un’anima per ogni universo.

Josephine vive su una stella. O nel fango delle paludi. O tra gli sterminati campi di grano delle praterie. Su ruvide montagne di roccia o tra le sabbie rosse di pianeti lontani. Sopra di lei, un cielo carico di oscuri presagi. Intorno, ombre dense e un corposo silenzio. Acque fluide la avvolgono e la cullano.
Josephine è ovunque, e in nessun luogo.
Seduta sulla sua stella, scruta attraverso l’oscurità. Gira lo sguardo verso uno dei mille universi in cui esiste e, a un tratto, lo vede. Allora si libra nell’aria; l’assenza di gravità sublima la sua danza. Come rugiada estiva all’apparir del sole, Josephine si dissolve. È il suo segreto. Nessuno sa come riesca a passare da una realtà all’altra, da uno spazio fatto di vuoto e stelle a un mondo verde di prati e abitato da umani. Eppure lo fa.
Sfiora con i piedi fatti di vento la verde distesa che circonda il lago. L’erba sussurra al suo passaggio, ma Josephine è invisibile. Lei si mostra soltanto a chi può vederla.

Lui è lì, sulle sponde del lago. È un Poeta, forse. O un Musicista. No, no. Ecco. È un Pittore. Tiene un pennello sottile tra le dita che scorrono agili sulla tela, mostrando agli altri universi che lui solo può vedere. Questa notte l’Artista è in cerca di risposte. Ha posto le sue domande, affidandole al vento, ed è per ciò che Josephine è lì. Ha udito il suo muto richiamo ed è accorsa per dargli parole su cui riflettere.
Egli fissa con aria sognante la superficie d’acqua tremula che scintilla di luna. I suoi occhi somigliano a quelli di Josephine, tanto che i due potrebbero essere una sola persona: grandi occhi, ciechi alle immagini del mondo, e spalancati su universi meravigliosi.
L’uomo è immerso nei ricordi. O nei sogni. Neanche lui saprebbe dire se ciò che ricorda l’ha vissuto veramente, oppure se tutta la sua vita è stata essa stessa un sogno. Un sogno fatto di suoni e colori, d’immagini astratte e di bizzarre creature.

La gente guarda l’Artista e pensa che sia un po’ strano. Ma lui conosce la verità, sa che quelli strani sono loro, chiusi nell’arida quotidianità delle proprie vite, ciechi (oh sì, loro sì che lo sono veramente!) alla bellezza e ai sogni. Nel profondo del suo cuore, l’Artista sa di non essere solo. Ci sono al mondo altre creature come lui, scaraventate lì da un altro luogo, diverso eppure così uguale. Esseri che si riconoscono quando s’incontrano, perché le loro anime sono fatte della medesima sostanza. Soltanto a loro Josephine può rivelarsi. Perché la sua anima è simile alla loro. Perché la sua anima È la loro.

Si avvicina all’uomo, sfiorandogli il volto con dita invisibili, sussurrando al suo orecchio parole fatte di vento, che soltanto lui può udire.
Non è proprio la risposta che l’Artista cercava, ma si sa, Josephine non dice mai quel che vorresti sentire. Piuttosto, lei dà la traccia. Sei tu che devi trovare la soluzione. E la valenza positiva.
Tradimento. Bugie.
All’uomo sembra di ascoltare simili parole. Lui sa. Sa che non tutti sono gentili, che non tutti sono davvero chi dicono di essere. E tra i suoi ricordi affiora il simbolo di questa verità.

Una mela, rossa e succosa. Affiora dalle nebbie con i suoi colori brillanti. Un raggio di luna rimbalza sulla buccia lucida, frantumandosi in una miriade di schegge che risplendono come preziosi rubini.
L’Artista studia la perfezione dei colori. Assorbe la potenza scarlatta dei significati nascosti in quel soggetto. E intanto il suo volto si sovrappone alla mela. Si fonde in essa. Un viso gentile, le labbra piegate in un sorriso appena accennato, uno sguardo imperscrutabile. Sembra quasi triste.
Prende la mela tra le mani e Josephine gli narra la sua storia.
Una storia fatta di bellezza e crudeltà, di amore e dolore, di lealtà e tradimenti.
Parole come oscura foschia avvolgono il frutto, vorticano attorno alla forma perfetta, ai colori brillanti. E allora la mela si trasforma sotto gli occhi smarriti dell’Artista.
Parole, colori. E quando tutto questo svanisce, un morso deturpa la perfezione della mela.

Tradimento. Bugie.

Adesso l’Artista conosce la risposta e può dipingerla perché anche il mondo riesca a vederla.

Per questa notte, Josephine ha terminato. Un nuovo ricordo (ma forse è un sogno o la visione di un’altra realtà?) ha preso forma tra le dita febbrili dell’Artista e lei può tornare alla sua stella.
Una lacrima scivola sul volto dell’uomo quando Josephine si allontana. Percepisce il distacco, il silenzio-assenza quasi lo soffoca. Ma lui sa che tornerà. Lei torna sempre. Con una nuova storia. Con nuove parole e colori e suoni. Con nuove risposte da interpretare.

Il cielo sembra di nuovo gonfio di oscuri presagi mentre Josephine scivola via, tra il richiamo di un picchio e il grido di un corvo.
C’è un altro mondo in cui guardare. Un’altra voce che chiama. Un altro Artista cui dare risposte e sussurrare ricordi. Josephine lo vede. Perché si sa, lei è cieca ma scruta in tanti universi.

È uno e molti. Ma non so se ti conviene incontrarla…

Non lo so.

Potresti non essere pronto.

OoO

Racconto ispirato ai dipinti “Josephine” e “Mordimi” di Giuseppe Fontana, pittore pop surrealista, che ha gentilmente concesso l’utilizzo delle immagini per questa storia.

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Monica Serra esordisce nel 2009 con Cuore di drago (Runde Taarn Edizioni), romanzo fantasy autoconclusivo pubblicato in nuova edizione, La Canzone del Drago (La Mela Avvelenata Bookpress), nel 2014. Dello stesso anno sono gli ebook della serie di fantascienza Sangue alieno, curata da Filomena Cecere per Diversa Sintonia Edizioni. Nel 2015, il suo racconto Le sabbie delle Balakhad entra nell’antologia del collettivo Specchio Nero, dello scrittore Alessandro Fusco.
Dal 2013, insieme alla scrittrice Filomena Cecere, collabora con la Biblioteca comunale di Formello all’organizzazione di Fantàsya, evento dedicato al fantastico, e del relativo premio letterario. Nel 2014 e nel 2015 fa parte della giuria del Premio Cittadella, concorso letterario nazionale per il genere fantasy. Scrive articoli e recensioni per i blog Sognando Leggendo, Temperamente e Art Litteram.

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