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Istanti di Poesia: La bellezza del nero, di Daniela Muti

“Il discorrere è come il correre”. Il risalire fugacemente un sentiero percorso da cima a fondo, su e giù in tutta la sua pienezza, così come lo è per la Poesia. A volte, è possibile però, e quasi doveroso, uscire dal cammino, sviare la strada maestra per cambiare il punto di vista o quell’angolazione che diviene più che mai visore di una realtà altra, straniante, inedita.

Un sentiero nascosto dal fogliame di alberi sempreverdi, simboli di un’eternità celata ai molti che, invero, cercano di penetrare la maschera più pura della Poesia: la metafora.

Del resto, la meraviglia improvvisa che si genera nello scovare un frutto, scostando le foglie, è simile allo stupor che si scova nella lettura d’un testo poetico, fra gli interstizi della parola.

Così, Daniela Muti ci conduce all’interno di un percorso poetico, ombroso, che fa del nero il suo lirico vessillo; un sentiero nascosto, quello della metafora, che si alterna in giochi di luce e ombre e che tendono alla Morte, alla fine del tutto, ma con tocco leggiadro, di chi sa ben soffregare i fili invisibili della parola agita (L’avessi vista tu / la bellezza del nero // canteresti // la notte complice di una tregua / la parola sepolta nell’ansia della gola / la cascata santa del piangere // avresti lo sguardo del cieco / per comprendere tutto / fuori da ogni apparenza // buio ricolmo / dove ogni cosa si consola / luce nera / distesa sui nostri dolori / come mantello / infinita carezza).

La struttura di queste poesie è spasmodica, fuggevole quanto un alito di vento, scoscesa, a tratti, fino a raggiungere sempre di più una verticalizzazione concettuale del sentimento umano, della sofferenza che si agita e riverbera nell’assenza della punteggiatura; sì proprio così, una poesia in cui l’assenza del punto e della virgola, quali segni di meditazione lirica e di profondità, si dissolvono per incanto, lasciando il lettore in una sorta di caduta libera, di agonizzante lotta contro il tempo: è il tempo dell’esistere (Assorbito il nero / il disgusto della polvere / accovacciato in un sorriso / il senso triste dello sguardo // consegno i passi / al filo di sangue che mi lega / m’incammino // tu resta e guardami / come un dio diviso / che si ritira silenzioso / e non chiederti / per quale colpa, quale confine).

Daniela Muti non si limita al colore del nero, bensì innerva all’interno di questa fitta trama oscura alcune tinte come l’oro, il blu, il rosso del sangue e la stessa luce in qualità di connotatore cromatico. Ed è qui che essa rifulge quale correttore emotivo, riequilibrando quel caos che tanto si compara alla struttura metamorfica del verso. Il Sublime trova il suo luogo di realizzazione, accompagna in questo moto ascendente di forte tensione dialettica il sentiero dell’esistenza, ne stempera i forti stridori, ne tampona quasi l’effetto di forte rigidità, estromettendo la poetessa da una fine sicura, dalla caduta inesorabile di chi, affrontando la Morte, si autocompiace come erto sul piglio dell’Abisso. Daniela Muti non cade nella trappola dell’autocommiserazione, bensì reagisce a questo flusso incessante che scorre davanti agli occhi del lettore come se fosse la sua intera vita. Un attimo di pura lucidità creativa (Fosse stato questo / il senso orizzontale / del viaggio / camminare allo scoperto / per strade sovrastate dalla luce / aperture di piazza / contro la cecità dei portoni // fosse stata questa / la direzione esatta / in favore di vento / impulso stretto tra spaccature d’asfalto / impazienti d’erbe e di fiori / battesimo di un bosco // ma se la radice ora mi artiglia / mi stringe le articolazioni da sotto / se non basto alla terra / e sopra di me non c’è niente // qual è il seme mancato / il punto di strappo / nel cerchio di spine / dove cresce la rosa / mormorio di essenze / destinati ad altri / per ricordo).

La bellezza del nero, Daniela Muti, La Vita Felice, Milano, 2012. ISBN: 9788877994141

Scheda libro

Daniela Muti è giornalista e poetessa, vive e lavora a Milano. Ha pubblicato le raccolte di versi Il dolore è semplice (Lietocolle, 1999) e Nel silenzio di lantana (Lietocolle, 2005). Sue poesie sono apparse in numerose antologie. Collabora a diversi periodici, tra cui «Qui Libri» e «Arcipelago Milano».

 

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Fabrizio Corselli

Fabrizio Corselli

Fabrizio Corselli è uno scrittore di poesia a carattere epico-mitologico e un saggista. Nato nel 1973 a Palermo. Dopo aver lavorato a Milano per nove anni come educatore, adesso vive a Palermo, dove continua la sua attività editoriale.
Curatore editoriale e Direttore di Collana (Hanami) presso Edizioni della Sera di Roma.
Diverse le pubblicazioni su riviste del settore (Poesia ed Estetica) e le collaborazioni con case editrici in qualità di consulente in materia poetica.
Diverse anche le collaborazioni con Associazioni internazionali e note personalità dello spettacolo (Teatro alla Scala di Milano, Pietro Pignatelli, Liliana Cosi…)
Docente di Improvvisazione orale a carattere epico e promotore del Progetto Saga.
Fra le sue pubblicazioni: Terra Draconis – Cronache dei Regni di Andrara (Brigantia Editrice, 2016); Saga – Prontuario di Epica fantasy (con Gabriele Marchetti, GDS Edizioni, 2015); l’opera poetica Nibelung e il Cigno nero (Linee Infinite Edizioni, 2013); l’opera erotica Enfer (Ciesse Edizioni, 2013).

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