Pensieri sparsi

Ispirazione vs Pianificazione: chi vince? -seconda puntata

Ricordate la domanda che avevo posto nel Blog?
Come nasce una storia. Procedete liberamente, seguendo l’ispirazione, senza nessuno schema? Oppure costruite la trama e le scene in modo dettagliato?
Ecco la seconda puntata (tante risposte…!).

GRAZIA MARIA FRANCESE

Come nasce una storia? Per me è qualcosa di magico: uno sprazzo di ricordi che arriva da chissà dove, un colpo d’occhio diverso su eventi di cui la storia ufficiale offre una versione che non mi convince. Poi comincia la fase in cui studio, ricerco, scopro risvolti inaspettati e questo mi coinvolge al punto che quel periodo storico mi sembra più reale del mondo in cui vivo. In fondo è per questo che scrivo: per l’emozione di calarmi in un mondo di cui si è perduta la memoria, ma che esiste. Il giorno che mi ritroverò a progettare a tavolino una storia in vista di ciò che piace alla maggior parte dei lettori, credo che smetterò di farlo.

LIDIA CALVANO

L’ispirazione, la creatività, l’emergere di idee nuove è la cosa più bella nella scrittura, quella che mi emoziona di più. Per questo cerco di prolungarla il più a lungo possibile. Niente scalette, niente schemi. Di una storia immagino la scena iniziale, i caratteri dei personaggi e più o meno dove voglio andare a parare. Nel mezzo, scrivendo, la trama si dipana in modo spontaneo e anche imprevedibile rispetto ai propositi iniziali. C’è sempre un’idea migliore di quella precedente. Per il racconto crime che sto scrivendo, ero molto indecisa sul finale. La protagonista nelle mie intenzioni avrebbe dovuto morire, ma qualcosa non mi convinceva. Allora ho chiesto a lei: tu cosa vorresti per te? Lei ha risposto: io voglio vivere! E lieto fine sia, ancora una volta. Vuol dire che sarà un rosa crime.

EMILIANA DE VICO

Ho ben chiare due cose. Il punto di partenza, ossia la scena iniziale della storia, e il punto di arrivo. Non li scrivo perché li ho tatuati in mente ed è la scintilla che mi porta a inventare una storia. Nel mezzo c’è il vuoto. Ho provato varie volte a pianificare, fare scalette, riassunti delle scene intermedie. Puntualmente li disattendo e vado a braccio. Il non sapere cosa si diranno, dove si incontreranno, quali eventi speciali uniranno i protagonisti mi mette voglia di scrivere. Conosco i personaggi nel momento in cui cominciano a interagire e il desiderio di scoprirli è il piacere insito nello scrivere. Senza di ciò la scrittura perderebbe il suo fascino per me.
 “Non lasciarmi mai indietro” è nato in questo modo e sono felice di essere una pasticciona perché alcune scene sono state delle vere e proprie sorprese. Ora vado a imparare un po’ di disciplina dalle altre brave autrici.

MARCO CANELLA

Quando scrivo mi lascio guidare più dalla creatività del momento che da uno schema fisso. Inizialmente, mi annoto l’idea (l’abstract, per intenderci), poi mi siedo davanti al computer e comincio a scrivere. Le restanti idee (colpi di scena e altro) mi vengono durante la stesura della storia o, addirittura, in fase di editing. Per i personaggi fatico meno poiché, pur mettendo nomi inventati, il più delle volte li associo a persone vere (amici, parenti o conoscenti), per non commettere l’errore di mancare di coerenza.

GIOVANNA BARBIERI

Come funziona la mia contorta mente e nasce una storia? Vi posso raccontare come ho creato “Cangrande, paladino dei ghibellini”. Stavo ritornando con alcuni amici da una gita e il maschietto del gruppo ha buttato lì «Giò, perché non scrivi su Cangrande e Dante?». Non ho iniziato subito, ma alcuni mesi più tardi ho cominciato a raccogliere il materiale da consultare (saggi, biografie, articoli ecc). Alcuni libri li ho trovati solo in biblioteca, non sono più pubblicati (un gran peccato) e leggendo ho creato l’intreccio tra Dante e Cangrande. Ma parlare solo di battaglie e poesia sarebbe stato noioso, così ho pensato di aggiungere i due innamorati (amore travagliato). Di solito butto giù una trama non ben definita (data di inizio e data di fine storia, cosa voglio raccontare, le ambientazioni cittadine e campagnole, la caratterizzazione dei personaggi, di certo non indico quali scene inserire nei diversi capitoli, anche perché devo seguire gli eventi passati alla Storia. Rileggendo il tutto infine limo, aggiungo, tolgo, modifico ecc. Ogni tanto alcune scene le sogno di notte, prima di mettermi al pc.

MARI THORN

Per me ed Anne Went le storie non nascono, sono già lì. Saltano fuori un post dopo l’altro e quando ci ritroviamo a rileggerle fatichiamo a staccarcene. Ce ne sono di più emozionanti, di più drammatiche, di più divertenti, ma nessuna di loro è meno importante. So ‘piezz e core’. Tutte.

LUIGINA SGARRO

Scrivo e ho pubblicato molta SF “classica”, per cui le mie storie nascono in buona parte da quello che leggo sulle ricerche scientifiche. Mi domando: che potrà mai succedere se questa cosa evolve in una certa direzione? Altre volte le mie storie nascono dal desiderio di spiegare un misterio, come in un racconto che sta per uscire in un’antologia di donne scrittrici sul tema del “femminicidio”. Qualche volta da storie che ho sentito da piccola e che mi affascinavano. I miei genitori, per gli standard dell’epoca, erano molto anziani, e i miei zii ancora di più (i miei nonni, nati nell’Ottocento, non li ho conosciuti); e nel mio paese, tra racconti e storie di famiglia, mi sembrava di vivere in una macchina del tempo. 
I racconti umoristici sono nati per prendere in giro alcune manie di persone che avevo accanto: in questo il mio ex era una vera miniera, è la sola cosa che veramente rimpiango di lui… 
Insomma, gli spunti nascono spesso fal voler immaginare il futuro, qualche volta dal voler spiegare il passato, altre dal non volere che le storie che amo si perdano. 
Quasi mai parlo di me e i miei personaggi non mi somigliano.

DARIO VILLASANTA

In linea generale, uno schema su cui costruire le mie storie ce l’ho, ma fino a un certo punto. Funziona così: decido l’argomento del romanzo e mi preparo ‘psicologicamente’ per giorni e giorni, a volte settimane prima di iniziare a scrivere una sola riga. Solo quando ho in mente con esattezza quello che voglio dire, parto e non mi fermo. Ho provato a usare la scaletta una volta, ma non c’è stato verso di rispettarla; ogni fine capitolo dà lo spunto per un risvolto nuovo, e non posso certo ignorarlo, no? ‘Angeli e folli’ è stato scritto così, a briglia sciolta, fluiva tutto naturale, senza sapere fino a dove sarebbe arrivato. La fine, tanto, mi avvisa lei quando è pronta per essere scritta.

ANONIMA STREGA

Io non ricordo da dove mi arrivano le idee. Spesso mi capita di ascoltare una canzone e di vedere una storia, però, una volta che l’ho scritta, fatta decantare e mandata in giro per conto suo, dimentico da dove sono piovuti gli spunti e perché. Uno schema prima di iniziare a scrivere, per me, è fondamentale, perché gli intrecci sono articolati e fondati su dettagli relativi a un mondo ‘altro’, ma alcuni personaggi, se non sono troppo schematizzati, spesso si rivelano utili per sbloccare una situazione che tu stessa non riusciresti a sbrogliare.

CHARLOTTE LAYS

Leggo un po’ delle vostre risposte ed è una cosa molto affascinante avere la conferma di quanto la mente umana riesca a essere così produttiva nel suo “ingarbugliamento”! La musica detta i tempi della mia ispirazione, ma può essere anche una pubblicità in tv o un’intervista… Butto giù una trama (che di solito NON seguo) e appunto solo nomi e peculiarità dei protagonisti. Via via che la storia si evolve, annoto qualcosa sui personaggi secondari. Non seguo la trama per il semplice motivo che scelgono loro cosa fare, cosa dire e perché. Non so voi, ma a volte mi sento posseduta dai miei personaggi (e purtroppo non nel loro lato “caliente”!). Gli appunti, i post-it e le annotazioni anche sui palmi delle mani vengono fuori dopo, durante la rilettura. A quel punto mio marito trova la sagra dei messaggi subliminali ovunque: battuta-Alice-Emma/Pisello-Patata; rivedere-motivazioni-cattivo; prima-volta/accentuare-orgasmo; lingua-clitoride-lavorarci-su. In quei frangenti è felice che scriva erotic-romance, insomma!

OoO

La prima puntata è stata pubblicata il 6 marzo 2016.

La terza puntata sarà pubblicata l’11 marzo 2016.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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