Interviste

Interviste: tocca a Babette Brown

Babette Brown, anzi Annamaria Lucchese, è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano.  Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile. Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico. A parte questo, risulta essere una brava persona. Da tre anni, ha aperto un blog e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

Cara Babette, non ti lamenta’, stavolta te tocca! Intervista a tutto tondo per te. Iniziamo con le domande a raffica: rispondi senza starci a pensare troppo su.

Colore preferito.
Grigio.

Cibo preferito.
Pizza. Sono di gusti semplici. Seconda opzione: tutto quello che viene cucinato dagli altri.

In cucina, come te la cavi?
Sono una fan dei piatti pronti e dei surgelati.

Status sentimentale.
Single. Certo, se Hugh Jackman lasciasse la moglie, potrei sacrificarmi.

Attrice preferita.
Helen Mirren, affascinante e sexy a qualsiasi età.

Attore preferito.
Mark Harmon, inossidabile Gibbs di NCIS.

L’uomo che vorresti essere.
Per carità… Ecco, quando ho qualche lavoretto in casa, che non ho alcuna intenzione di sbrigare, potrei essere un simpatico ometto tuttofare. Giusto per quei dieci-venti minuti necessari, eh!

Tornassi a nascere, uomo o donna, e perché.
Donna. Sempre. Devo proprio spiegare i motivi? Suvvia…

Serie Tv preferita.
NCIS (quella “regolare”, dove impera Mark Harmon).

Sai cos’è una “ship”?
Se non mi stai invitando a una crociera, direi che ti riferisci alle “coppie” televisive-cinematografiche, vero?

La tua “ship” d’elezione?
Mulder & Scully.

Genere di lettura preferito.
Qualsiasi cosa, dal saggio poderoso al pezzo di giornale che incarta le uova.

Genere di lettura d’evasione preferita.
Il romance, classico o contaminato.

Sottogenere preferito.
Romantic suspense, se proprio vogliamo essere pignoli.

Tecnologia o tradizione?
Tecnologia. Anche se ho una piccola collezione di penne stilografiche.

Social network sì o no?
Certo che sì. Che domande a una che gestisce un gruppo su FB, sguazza su Twitter, Pinterest (ultima bacheca: waves, guardatela).

Caldo o freddo?
Freddo. Non sopporto il caldo. Stagioni preferite: autunno e inverno.

Scrittore preferito.
Uno solo? Sono nei guai. Ho un harem letterario di tutto rispetto.

Cantante preferito.
Ligabue. Più una serie impressionante di defunti.

Musa ispiratrice.
Il frigorifero.

Genere musicale preferito.
Vecchio rock e pop. Sono antica.

Band musicale preferita.
Dalla notte dei tempi… Beatles, Rolling Stones e via andare.

Ora le domande “Serie”…

Perché Babette Brown? Da dove nasce? Raccontaci la storia di questa scelta. Mi chiamo Annamaria Lucchese, ma rispondo volentieri a chi mi appella “tesoro”, soprattutto se è un uomo avvenente. Babette era il nome della mia prima cagna (è quella che sguazza, se date un’occhiata al mio profilo Facebook). Brown era il cognome di un essere strano, una specie di elfo (una ragazza un po’ promiscua, a dire il vero), protagonista di storielle salaci che raccontavo al mio ex marito. Il poveretto dev’essere scappato per quello.

Il tuo blog. Come nasce e perché? L’incubo della pensione in arrivo, alla fatidica età di 65 anni: l’idea di finire sul divano con la Settimana Enigmistica a farmi compagnia mi faceva sudare freddo. Mi sono presa un po’ di tempo per pensare (crociera sul Mar Rosso): che cosa mi piace da sempre? Risposta: leggere. Ecco, tutto è nato in una serata a Eilat. Mi piace leggere, mi piace parlare/scrivere agli altri di quello che leggo, eccetera. Il primo blog, assolutamente amatoriale, è nato così, dopo un tirocinio presso Insaziabili Letture (ciao, ragazze!) come “recensora”.

Tu scrivi? Se sì perché, se no… perché no? Perché non sono capace. Scrivere un romanzo non è facile (anche se TUTTI sono convinti che lo sia). Semplicemente, non è il mio mestiere. Io scrivo articoli, recensioni e interviste. Conosco i miei limiti.

Interviene Valentina G. Bazzani: Quanto è importate dare visibilità e opportunità di apprendimento e di crescita agli autori esordienti? Che poi è il concetto su cui si basa il blog, mi pare. Ma da cosa deriva questa scelta? Un’esperienza passata positiva? Da una parte, sono i 16 anni che mi porto dentro da sempre. Sì, lo so, ne ho quasi 69, ma (molto) in fondo sono sempre una ragazza. Dall’altra, ho le stimmate del mestiere svolto per tantissimo tempo come insegnante prima, come dirigente scolastico poi. Se non diamo fiducia/opportunità ai giovani, a chi dovremmo darle?

Quanti libri – tra dovere e piacere – leggi in un anno? L’anno boom è stato il 2014: ho passato i quattrocento libri. Quest’anno vado a rilento (la salute mi ha fatto dannare). Direi, comunque, almeno sessanta/settanta, se proprio va male.

Il genere che preferisci? A me basta che il libro tratti un argomento appassionante e che sia scritto bene. Spazio in tutti i generi. Non disdegno i libri per bambini, che mi attirano irresistibilmente con quelle copertine colorate e accattivanti.

Interviene Lia Winchester: Qual è stato quel libro che  ti ha fatto appassionare alla lettura e perché? Il primo libro, direi, che mi fu regalato a Natale dei miei sei anni. Fiabe, se ben ricordo. Devo averlo ancora, da qualche parte, senza copertina (uno dei soliti atti terroristici della sorella minore). Fammi ricordare… Sì, Le fiabe di Madame d’Aulnoy.

Interviene Christiana V: Da dirigente scolastico a blogger: perché questo percorso, e un pregio e un difetto di entrambe le “carriere”. In parte ho già risposto: un risultato (entusiasmante, devo dire) del pensionamento coatto. Pregio: sei padrona di te stessa. Difetto: la solitudine. Vale per entrambe le professioni.

Il tuo passato nell’insegnamento come si inserisce nel tuo lavoro di oggi? Direi che è stato la base delle recensioni che scrivo per il blog. Avevo già il bagaglio culturale/tecnico necessario.

Sei anche editor. I problemi che più comunemente riscontri in un testo che ti viene sottoposto prima di una pubblicazione? Se si tratta di un’opera prima, il problema principale è la gelosia dell’autore, che non vorrebbe rinunciare nemmeno a una virgola di quello che ha scritto. Unica eccezione, Nicola Rocca, che mi ha lasciato massacrare (in senso buono… Mi chiama affettuosamente “Mannaia”) il suo primo thriller.

Conosci una marea di scrittrici, soprattutto in ambito “romance”, quindi puoi rispondere a ragion veduta: c’è un genere letterario che, pur vendendo moltissimo, da molti è bistrattato e considerato di “serie B”. Il genere rosa o romance. Secondo te perché? Hai una sessantottina davanti a te (ok, d’annata, ma ancora sulla breccia). La risposta immediata: perché lo scrivono/leggono prevalentemente le donne, ERGO deve valere meno. Ricordo che, se non ci fossero i romance, le case editrici italiane sarebbero andate a gambe all’aria da un bel pezzo.

Secondo te dove va l’editoria italiana? Per quanto riguarda il romance, alla ricerca di libri facili (storie banali e linguaggio da quinta elementare) da vendere come panini al prosciutto, che si mangiano e si dimenticano. Sono rimaste alcune case editrici a difendere la qualità, ma fanno fatica.

E il genere romance, secondo te dove sta andando? Sempre più verso la contaminazione con altri generi. Alcuni ibridi stanno ottenendo un buon riscontro: l’esempio classico odierno è quello del romantic suspense, che sta attirando anche lettori uomini. Il romance storico, invece, è sulla breccia da parecchio tempo e gode di uno zoccolo duro di lettrici agguerrite e preparate (Laura Grassi è una di queste). Il dark romance è un “acquisto” relativamente recente: molto forte, non adatto a tutte, ma con numerose estimatrici. L’erotico, genere difficile da scrivere, “acchiappa” sempre.

Un aneddoto simpatico e uno antipatico che riguardi il blog o la conduzione del gruppo su Facebook Babette Brown legge per voi? Aneddoto simpatico: “Ma io credevo che fossi una ragazza!” Occhi sbalorditi di una giovane autrice, con la quale avevo chattato in occasione dell’uscita del suo primo romanzo. Ci eravamo riviste alla VER e lei era cascata dal pero per la meraviglia. “Sono una ragazza, una vecchia ragazza” fu la risposta classica (i famosi sedici anni di cui parlavo prima). Antipatico? I soliti haters che colpiscono noi blogger, quando non ci prosterniamo all’ennesima uscita sostenuta da fan osannanti, ma di scarsa qualità. Subii anche una specie di processo da parte degli autori di una casa editrice, tempo fa. Fu molto divertente, una volta passata la rabbia.

Un consiglio per un’aspirante autrice alla prima pubblicazione con una casa editrice? Presenta un prodotto di qualità. Dovrai investire in un editing accurato, svolto da un professionista (sospetto che molte CE l’editing lo facciano passando il libro davanti a un vocabolario e basta così). Leggi attentamente il contratto, soprattutto quelle righe scritte in corpo 8 e dall’andamento sintattico contorto. Hic sunt leones!

Un consiglio a un’aspirante autrice al suo primo self-published? Self-published non vuol dire offrire un libro scritto alla carlona. Self-published vuol dire essere imprenditori di se stessi: qualità, qualità, qualità. Bella storia, personaggi accattivanti, linguaggio fresco, chiaro e pulito. Copertina scelta con cura; formattazione lineare fino all’ultima riga. Insomma, basta con la storiaccia sul self come indice di scarsa qualità. Libri da dimenticare ci sono sia nel mondo self, sia in quello delle case editrici. Per fortuna, ho notato che nel self si sta formando un gruppo numeroso di ottimi autori. Spero che il loro numero cresca. Per me, sono il futuro dell’editoria.

Una domanda che non ti ho fatto e che vorresti ti facessi? Se fossi un bel maschio, potrei risponderti “Vieni a cena con me?”. Banale, vero? In questo caso, però, direi che ho chiacchierato abbastanza. Grazie a tutte.

Babette Brown la trovate anche qui:

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(vi facciamo grazia del resto…)

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10 Commenti

  1. Emiliana De Vico
    24 aprile 2017 at 6:36 — Rispondi

    Una Babette sempre al top. Carinissima.

  2. Lidia Calvano
    24 aprile 2017 at 7:33 — Rispondi

    Intervista deliziosa… un blog che non c’era e che per fortuna è stato inventato. Grazie di ogni cosa e soprattutto di esserci sempre, Babette! <3

  3. Fernanda Romani
    24 aprile 2017 at 14:27 — Rispondi

    Piacevolissima lettura questa intervista! Mi unisco al ringraziamento di Lidia Calvano. Non dimentico che sei stata la prima blogger che mi ha recensita, e apprezzata, e mi ha dato il coraggio di andare avanti.

  4. Federica
    24 aprile 2017 at 14:29 — Rispondi

    Ma Ligabue vecchio vero?! 😀 E io che mi sarei aspettata un po’ di metal… xD

  5. macrina
    24 aprile 2017 at 17:23 — Rispondi

    Lasciamelo dire, Babette, è il mestiere che ti fa rimanere giovane. Anch’io sono una vecchia ragazza, che però, è convinta di avere ancora 15 anni.

    • Babette Brown
      25 aprile 2017 at 21:22 — Rispondi

      Io SO di avere 16 anni. Certo, nascosti sotto un confortevole e spesso strato di anni e ciccia.

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