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Interviste: Lily Carpenetti

Sono Lucia Carpenetti, una mamma di 43 anni che, dopo aver fatto la maestra d’asilo per dieci anni, da quasi altrettanti si occupa di assistenza ai disabili. Lavori molto soddisfacenti che ho sempre svolto con entusiasmo, ma alla fatidica domanda “Cosa vorresti fare da grande?” risponderei con decisione: la scrittrice!

Sì perché non mi sento ancora grande, né tantomeno scrittrice, nonostante le diverse pubblicazioni collezionate negli ultimi sette anni, sotto lo pseudonimo di Lily Carpenetti.

Ho iniziato il percorso nel 2010 con alcuni premi letterari, rientrando in diverse antologie, per poi approdare alle prime pubblicazioni in monografico.

Le mie opere più importanti sono:

La Trilogia M/M Upside Down per Damster Edizioni, che ha vinto l’M/M Context per il miglior romanzo di genere, venendo raccolta in un unico volume cartaceo;
Crossroads, un romanzo M/M edito da Triskell Edizioni che si spinge oltre alla storia d’amore della coppia centrale, analizzando tutti gli avvenimenti che hanno portato a quel punto, in un vero crocevia di vite.
Due Vite, la nuova novella M/M uscita da un mese per Amarganta e che sta commuovendo il web con la sua ondata emotiva che solo la vita può trasmetterti.
Due Vie perché una sola non è abbastanza per contenere l’amore.

Altri romanzi brevi sono disponibili nel solo formato digitale: Onda d’Amore e Finalmente Donna nella collana Senza Sfumature di Delos Digital e Un Inglese a Firenze per You Feel Rizzoli. Inoltre, la Damster Edizioni ha pubblicato da poco la riedizione della mia prima opera M/M, dal nuovo titolo Il Momento Giusto per Amare.

Verso la fine dell’estate dovrebbe uscire un altro mio romanzo per Triskell dal titolo Pensieri e Parole. Sarà una storia totalmente ambientata in Italia, dopo questi attacchi di esterofilia, e i due giovani protagonisti dovranno fare i conti con la mentalità chiusa dei piccoli centri. Sono sicura che chi ama la mia scrittura piena di forti scariche emotive apprezzerà.

Sempre Triskell pubblicherà anche una mia novella ambientata nel luccicante ambiente delle Drag Queen, ma credo che per quella bisognerà aspettare l’inizio del 2018.

1.     Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando?

Ho sempre amato raccontare le mie storie, fin da ragazzina. Ma purtroppo la mia famiglia  non è stata molto di supporto, giudicando la mia passione una perdita di tempo. Così, solo negli ultimi sette anni ho rispolverato questa vena creativa, prendendo il coraggio a due mani per presentare i miei lavori alle Case Editrici. Ora non potrei più farne a meno. A volte, scrivere diventa veramente una necessità e, se non ci riesco per qualche motivo, soffro.

2.     Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone?

Il quadernino in borsa ce l’ho sempre perché, come i visionari, non so mai dove verrò folgorata da una frase o un concetto che si inseriscono alla perfezione nella storia che sto scrivendo. Ma, per il resto, digito direttamente al computer. Ormai scrivere a mano mi stanca e rallenta troppo; sento la tastiera come un’appendice del mio corpo e le mani vanno da sole sui tasti, trasmettendo tutte le emozioni che provo.

3.     C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi?

Preferisco il mattino, quando i figli sono a scuola e io ho la mente più fresca. Alle volte, mi dedico alla scrittura anche nel pomeriggio, mentre non riesco più a scrivere la sera, come una volta: mi sfugge la concentrazione e rischio di collassare sulla tastiera.

4.     Che cosa significa per te scrivere?

Avere una vita alternativa, che mi fa provare sensazioni forti. Tutti i miei personaggi sono frutto di dialoghi studiati nel tempo, anche grazie alla mia migliore amica che, fin dai tempi del liceo, mi aiuta a ideare le storie. Molti personaggi non sarebbero riusciti così bene senza il suo supporto. Avete presente Parker Aames? La personalità vincente di quel carismatico personaggio è il frutto di lunghe sessioni di conversazione con lei.

Mi capita spesso di vivere con la testa fra le nuvole, camminare sognando a occhi aperti, visualizzando scene o creando mentalmente i dialoghi. Infatti, se mi incontrate per strada e non vi saluto, non offendetevi, non l’ho fatto apposta, ma sono letteralmente nel mio mondo.

5.     Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto?

Alle volte mi capita di deprimermi, pensando di non aver reso bene le scene, come avrei voluto. Ma poi, a distanza di qualche giorno, mi stupisco spesso di quanto sia buona la prima stesura. Sono il tipo da buona la prima: raramente riscrivo totalmente un capitolo, correggo, aggiungo, o taglio un po’, ma la struttura rimane quella che mi è uscita di getto.

C’è da dire che comunque, prima di iniziare a sviluppare la trama scritta, faccio uno schema dei capitoli, perciò l’impostazione è già avviata.

6.     Che genere scrivi? Ce ne parli un pochino? Ci racconti come mai hai scelto genere per esprimerti?

Il mio campo sono le storie d’amore, in tutte le declinazioni. Iniziai partecipando a concorsi per racconti, con l’idea di scrivere per ragazzi, in particolare young adult. Ma avevo notato che c’era più facilità di farsi pubblicare un erotico. All’epoca, c’era una Casa Editrice digitale specializzata nel genere che cercava lavori inediti anche da esordienti e, dando una scorsa alle sue pubblicazioni, scoprii che offriva spazio pure a un genere di storie che avevo sempre amato, non avendo mai avuto il coraggio di proporre: gli M/M. Pubblicai due serie a puntate di questo genere, ma poi tornai al rosa e all’erotico classici, convinta di non trovare molte persone disposte a leggere questo genere. Non smetterò mai di ringraziare le blogger Francesca Giraudo e Romina Del Serra che, con delle bellissime recensioni a quelle serie, mi fecero capire di essere apprezzata e che avrei potuto tornare a parlare di amore al maschile. Da allora, ho pubblicato diversi libri M/M e recentemente ho riproposto la mia prima serie in volume unico, con un bel po’ di aggiunte.

7.     Rileggi mai i tuoi libri/racconti, dopo che sono stati pubblicati?

Mi capita di andare a caccia di citazioni per promuovere i libri, perciò rileggo alcune pagine. A volte ne vengo rapita e mi ci perdo. Devo dire di apprezzare anche i lavori più datati: proprio nel caso della riedizione della mia prima storia M/M, ho dovuto riesaminarla da cima a fondo, stupendomi di quanto fosse già buona.

8.     Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri?

C’è sempre parecchio: ogni protagonista contiene una mia caratteristica, anche se non sempre rispecchia il comportamento che terrei io nella stessa situazione. Forse, potrei affermare che, piuttosto di essere simili a me, i personaggi principali mostrano come vorrei essere. Anche i comprimari e secondari spesso sono il frutto dell’osservazione dei comportamenti di persone a me vicine. Attingo molto dalla vita reale, ecco probabilmente perché risultano così vividi.

9.     Quando scrivi, ti diverti oppure soffri?

Adoro creare scambi di battute ironiche e mi capita di ridere da sola, sia mentre le scrivo che quando le rileggo. Ma mi è successo anche di piangere, specialmente nel caso di Due Vite: l’editing è stato straziante, mi ha fatto rivivere tutta la sofferenza di quella storia.

10.  Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno?

Sono piuttosto lenta nella lettura, perciò non mi considero una lettrice assidua; diciamo che ne leggo circa una ventina l’anno. Spazio nel genere e a volte leggo in inglese perché non sempre le traduzioni mi soddisfano, specialmente quando si tratta di libri leggeri, con una struttura di linguaggio molto semplice che perderebbe di mordente nella nostra lingua.

Inoltre, ogni tanto mi piace leggere i lavori delle colleghe esordienti e ho trovato storie che ho amato profondamente. Vorrei avere più tempo per leggere di più: ci sono talmente tanti bei libri in giro.

11.  Quale è il genere letterario che prediligi? E’ lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché?

Continuo ad amare le storie d’amore, magari con intrighi particolari. Ma per quanto riguarda gli M/M non ne leggo tantissimi, prediligendo le colleghe nostrane ai grandi nomi internazionali. Vi confesso che non ho idea di chi siano Ty e Zane, che vedo nominare continuamente, anche se credo provvederò a colmare la lacuna quando anche quest’ultimo volume della serie sarà disponibile in cartaceo. Ah sì, io sono tradizionalista, il mio Kindle langue, ma un romanzo intero letto in ebook non mi soddisfa: ho bisogno di sentire nelle mani la mole di lettura che mi aspetta e quanto manca alla fine; le percentuali di lettura non mi trasmettono la stessa sensazione.

12.  Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa?

È veramente un casino, anche perché io, oltre ad avere due figli da crescere, svolgo un lavoro su turni. Dunque, il tempo sembra non essere mai abbastanza. Il richiamo della tastiera è sempre molto forte e la mia volontà no… c’è mica qualcuno che si offre per riordinarmi casa?

13.  Ti crea problemi nella vita quotidiana?

Oltre a girare come uno zombie con la bava alla bocca perché nella mia testa si sta svolgendo un importante appuntamento galante e ad avere una casa sottosopra, non troppi.

14.  Come trovi il tempo per scrivere?

Come ho detto, spesso non ce l’avrei. Ci sono tante cose che devo fare. Ma il computer è lì, la storia è nella testa e scalpita per uscire, e la carne è debole! Mollo tutto e scrivo.

15.  Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un’aliena?

Ho molte persone che mi vogliono bene, pur ritenendomi strana. Ho ricevuto un’accoglienza molto calorosa per Upside Down, anche da chi non me lo sarei aspettato. Mi piace stupirmi del mio prossimo e scoprire di essere più amata di quanto avrei immaginato.

16.  Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola?

Credo di essere a metà strada. Nella fase di elaborazione (zombie con bava alla bocca, per intenderci) creo l’intera storia nella mia mente, finale compreso. Poi faccio uno schema dei capitoli piuttosto rigido, in cui inserisco le scene principali. Mentre scrivo però, pur mantenendo chiaramente impressa la direzione da tenere, lascio che i personaggi prendano il sopravvento e mi guidino loro, variando di molto la composizione dei capitoli, pur mantenendo intatta la struttura già programmata.

17.  Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione?

Non sempre è possibile scrivere ogni giorno, ma quando lavoro su una storia cerco di essere abbastanza costante. Se non ogni giorno, almeno ogni due. Come l’appetito vien mangiando, a me l’ispirazione vien scrivendo.

Proprio perché, mentre scrivo qualcosa, io vivo quegli avvenimenti e mi riesce impossibile prenderne le distanze per troppo tempo.

18.  Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri.

Recentemente ho scoperto Alessia Gazzola con la serie L’Allieva. Scrive in modo divino e non so cosa darei per riuscire a esprimere i concetti con la stessa fluida vivacità.

Sempre di italiane vorrei citare Elisabetta Bricca che per me è un esempio di vita. Ci siamo incrociate in molti momenti delle nostre carriere, ma lei era già inarrivabile quando ho iniziato. Ora aspetto con ansia l’uscita a giorni del suo romanzo Il Rifugio delle Ginestre per Garzanti.

Per quanto riguarda gli stranieri ce ne sarebbero tantissimi, ma sposto l’attenzione agli ultimi anni, tralasciando le letture che mi hanno formata nel tempo. Segnalo a tutti Laurie Halse Anderson, un’autrice di young adult che arrivano direttamente al cuore, evocando immagini uniche. Non tratta storie d’amore, ma problematiche sociali come l’anoressia o le difficoltà quotidiane. Io mi sono innamorata dei suoi romanzi.

Prima ho dichiarato di leggere più M/M italiani che stranieri. Ebbene, l’unica autrice americana di questo genere che adoro è Josh Lanyon, che mi ha conquistata con Sulle Note del Tempo, spingendomi a leggere tutti gli altri suoi lavori. Il genere giallo mi è sempre piaciuto e questo connubio tra mystery e romance lo trovo accattivante.

19.   Hai partecipato al concorso letterario Amarganta Oltre l’Arcobaleno. Che esperienza è stata? Il racconto che è stato selezionato, ce ne parli un pochino?

Ho partecipato perché ho amato i racconti dell’anno scorso. È un libro che ho adorato nella sua totalità, senza fare una distinzione: non saprei definire un racconto che mi sia piaciuto più degli altri, erano tutti di altissima qualità. Dunque ci tenevo a essere nella nuova antologia, senza ambire a un premio. Sono rimasta colpita nel leggere di aver vinto, anche se effettivamente tenevo molto al racconto presentato. Tutto sulle mie Spalle non tratta solo di omofobia, ma anche di bullismo e della difficoltà che hanno molti giovani nel cercare aiuto. Una difficoltà che nasce da remore, più che da ostacoli concreti. Il racconto comunica che l’unione fa la forza e che spesso siamo noi a non capire che chi ci sta intorno può offrirci il sostegno che non abbiamo il coraggio di chiedere.

20.  A cosa stai lavorando ultimamente?  Vuoi parlarcene?

Sono sempre all’opera. Ora lavoro a uno young adult che spero di riuscire a ultimare per la scadenza e presentarlo a un concorso. La mia ambizione è riuscire a parlare d’amore in modo non banale, rendere un romance qualcosa di più di una lettura leggera. Sto studiando molto, frequentando dei corsi e un laboratorio stabile di Scrittura Creativa Emozionale, che mi ha insegnato a trattare le parole con un approccio diverso e più serio.

È un progetto ambizioso, ma ci metterò tutto l’impegno possibile.

Grazie per averci concesso questa intervista.

Grazie a voi, il dialogo con i lettori è essenziale e i blog fanno da canale tra noi autori e chi ci legge.

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