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Interviste: Giorgio Ghibaudo

Giorgio Ghibaudo, Torino.
Ha pubblicato nel 2011 il romanzo Kiss Face.
Racconti nelle seguenti antologie: La Luna Storta (2013, WLM Edizioni), Sguardi d’Autore (2015, per il 30° anniversario del TGLFF, Museo del Cinema di Torino***), Over 60 – Men (2016, Elmi’s World), Oltre L’Arcobaleno 2 (2017).
Un suo racconto a tematica LGBT è presente sul Numero 1 della rivista letteraria CARIE.
3° classificato alla seconda edizione del concorso letterario Oltre L’Arcobaleno
È uno dei redattori della rivista letteraria on line CARIE.

*** Il Torino Gay & Lesbian Film Festival è stata una delle prime manifestazioni cinematografiche sulla cultura glbtq a sorgere in tutto il mondo, nel lontano 1985, e la prima in Europa.

1.     Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando?  Ahi! Se già la prima domanda è così complicata non oso immaginare le successive… Non so cosa rispondere. Perché non riesco a raccontare storie a voce, dato che mi distraggo facilmente e preferisco quindi metterle per iscritto.

2.     Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Sul computer. Ho una calligrafia pessima, non sarei in grado di rileggere e capire ciò che ho scritto dieci minuti prima. La possibilità del copia/incolla/cancella/sposta/metti-negli-appunti/salva è una delle conquiste dell’Umanità. A volte gli appunti, un’idea, un’illuminazione (e quando mai capita?) li segno sul cellulare o su un pezzo di carta.

3.     C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi e racconti? In teoria qualunque momento andrebbe bene, ma tendo a distrarmi; quindi, quando posso vado in biblioteca, non mi connetto, arrivo col pc carico di energia elettrica (il computer, non io) o con una prolunga da 15 metri per raggiungere anche le prese più lontane della sala lettura, facendo quindi anche inciampare nel filo più di una persona. Mi isolo e scrivo. Oppure a casa, la sera.

4.     Che cosa significa per te scrivere? Ok, le domande 1 e 4 sono state, per ora, le più complicate. Il livello di difficoltà, aumenta o diminuisce con le prossime? Fatemi sapere. Scrivere? Forse vuol dire esprimersi, raccontare storie (non quelle della propria vita: l’autobiografismo mi deprime), raccontarsi nelle vite e nei pensieri di altri, allontanarsi dalla realtà senza ausili chimici, estraniarsi. Oppure scrivere è una di quelle cose che fai e che ti piace così tanto da non avere nemmeno la necessità di chiederti perché ti piaccia così tanto. Scrivere può diventare un atto politico, una presa di posizione, un modo di raccontare, con la finzione, il mondo attuale

5.     Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto? Raramente tra me e “ciò che scrivo” è amore a prima vista. Prima io e “ciò che scrivo” ci studiamo un po’ a distanza per conoscerci, riflettiamo su cosa stiamo facendo e dove stiamo andando, prendiamo in considerazione i rispettivi difetti e cerchiamo di cambiare qualcosa in noi, ci affezioniamo uno all’altro, ci stimiamo da lontano.

6.     Che genere scrivi? Ce ne parli? Ci racconti come mai hai scelto questo genere per esprimerti? Nella vita di tutti i giorni tendo un po’ al melodramma, quindi evito di frequentare questo genere insidioso. Tuttavia a volte cedo e, per mascherare lacrime, pianti, scene madri, addii struggenti  e disperazione, spargo manciate di sarcasmo pesante e ironia a suo modo sottile. I miei autori preferiti sono Michael Cunningham, Peter Cameron e Armistead Maupin ma, vabbè, loro sono di un altro pianeta, quindi li cito così, giusto per fare un elenco. Stranamente i miei gusti letterari coincidono proprio con quelli cinematografici, quindi difficilmente in futuro scriverò di guerra, azione ed epopee western. La fantascienza? Boh, da quando, a 7 anni, ho visto Alien uscire dalla pancia di un uomo, ho avuto qualche problema a relazionarmi con questo genere letterario/cinematografico.

7.     Rileggi mai i tuoi libri/racconti, dopo che sono stati pubblicati? Certo, mi piacciono ancora e patisco per l’impossibilità di spostare quella virgola lì, di togliere quell’aggettivo di troppo, di cambiare quel verbo non abbastanza incisivo. E soprattutto… come cavolo ho fatto a non accorgermi, prima della stampa di quel racconto, di aver scritto tre volte la parola “seggiola” nel giro di due righe?!

8.     Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri? Ho una vita abbastanza tranquilla, tendente al piatto/noioso, dunque perché dovrei annoiare qualcuno narrandogli le mie vicende, quando posso invece narrare storie più interessanti? A volte capita che io prenda una situazione in cui mi sono trovato, ma solo lo spunto iniziale, e inizi a chiedermi: come sarebbe andata, se avessi fatto una scelta diversa? Se fosse successa quella cosa, anziché l’altra? E guarda caso i possibili scenari sono tutti più interessanti (in senso positivo o negativo). E allora parto da quelli. Alla fine del racconto, di ciò che mi è successo, non c’è più nulla. Liberatorio!

9.     Quando scrivi, ti diverti oppure soffri? Raramente mi diverto. La sofferenza è data più che altro dalla mia incostanza nello scrivere.

10.  Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno? Concordo. Leggere serve per ispirarsi a modelli alti, ad evitare di fare brutte scopiazzature ed errori, a scoprire nuove parole o a usare in modo nuovo quelle che già conosci. Un lettore assiduo? 1/2 libri a settimana in quale categoria mi situano? Leggo anche molti racconti, perché sono uno dei redattori della rivista letteraria online CARIE. E quindi la media di ciò che leggo ogni settimana aumenta ancora…

11.  Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa? Ce la faccio, tranquilli, con estrema facilità. A volte però rimango imbambolato su un particolare che vedo e che magari diventerà un elemento di un racconto.

12.  Ti crea problemi nella vita quotidiana? Nessun problema se la cosa (l’ispirazione di cui sopra) accade mentre sono su un marciapiede e fisso un tombino, un po’ meno se sto attraversando una strada a piedi e mi soffermo a guardare una finestra, senza accorgermi di un autosnodato che sta sopraggiungendo da sinistra ad alta velocità. Capita…

13.  Come trovi il tempo per scrivere? Lo trovo. È la voglia che a volte…

14.  Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un alieno? Fanno finta di niente. Anche quando parlo da solo o rimango affascinato da particolari della realtà intorno che a loro sfuggono.

15.  Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola? La parola d’ordine, quando scrivo, è SCALETTA. So come la storia inizia, come finisce e cosa capita in mezzo. Luoghi, personaggi, diramazioni, snodi narrativi, catarsi, morale devono essere già lì. Tutti. Ci sono troppi particolari da inserire, di cui ricordarsi in fase di scrittura per poter rinunciare a uno schema molto dettagliato. Quando mi viene in mente una vicenda, raccolgo tutti gli appunti, e finché non so tutto di quella storia e gli elementi inseriti non raggiungono quella che si potrebbe chiamare una “massa critica”, non inizio a scrivere. Ciò non toglie che mentre scrivo ci siano “sorprese” (un’aggiunta; un personaggio che nei piani avrebbe dovuto entrare ed uscire dalla vicenda nel giro di due righe e invece mi accompagna fino alla fine; una situazione che prende, sulla pagina, più spazio del previsto o una che, a conti fatti, tanto importante poi non era e della quale posso quindi fare a meno) che accetto e accolgo positivamente, ma non riesco proprio a “vagare” in una storia. Complimenti però a chi ci riesce.

16.  Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione? Non è una questione di ispirazione. Considero ispirazione solo l’idea di partenza, quel momento magico in cui uno o più elementi formano, nella mia mente, un’immagine dalla quale potrebbe venir fuori, a mio parere, una buona storia. Il resto consiste nel mettersi lì, seduti, fermi e zitti, a scrivere.

17.  Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri. Calvino e B. Bianchi per gli italiani. Se di stranieri ne devo dire due (e ne devo quindi togliere uno da quelli citati nella domanda 6), allora tengo Cunningham e Maupin

18.   Hai partecipato al concorso letterario Amarganta Oltre l’Arcobaleno. Che esperienza è stata? È stato il primo concorso al quale ho partecipato. Sono arrivato 3° e sono soddisfatto così. Sono andato a L’Aquila a ritirare il premio (ricevuto dalle mani di Vladimir Luxuria) nel corso delle premiazioni del concorso cinematografico L’Aquila LGBT Film Festival. Un’esperienza notevole: io sono per ¼ originario di quelle zone e non ero mai stato a L’Aquila. Vedere quella città martoriata dal terremoto ma con la voglia di rinascere… Il mio racconto, invece, s’intitola Sotto le dita, narra la storia d’amore tra due uomini, un maestro di scuola non vedente e un operaio nella Torino della Seconda Guerra Mondiale, durante i bombardamenti. Fondamentali, per le fonti storiche di quel periodo, sono stati gli archivi del Museo Diffuso della Resistenza di Torino.

19.  A cosa stai lavorando ultimamente? A un racconto a tematica lesbica che si svolge a Torino nel 2006, nei mesi che precedettero il Pride Nazionale che si svolse quell’anno proprio nella nostra città. Dovrebbe uscire in un’antologia per Natale

Grazie per averci concesso questa intervista. Grazie a voi.

OVER 60 – MENUn tempo, quando ci si inoltrava negli “-anta”, era la volta del momento critico in cui si tiravano le somme di una vita e ci si preparava agli anni della vecchiaia. Oggi si vive di più e meglio, e spesso i sessantenni odierni sono molto più in forma dei cinquantenni di una volta. Non è raro vedere un sessantenne che viaggia per il mondo con l’entusiasmo di un ventenne. In questo mutamento di prospettiva si sta verificando una trasformazione di quello che era stato per secoli l’archetipo della persona anziana. Stiamo inventando un nuovo modo d’invecchiare. L’approdo alla terza età presenta però importanti peculiarità nel mondo LGBT, dove l’assenza di una legge che consenta il matrimonio (e nemmeno il riconoscimento della coppia con annessi diritti e doveri) crea ancora disagi e complicazioni. Se poi, per un giovane, il coming out è ormai una sorta di rito d’iniziazione alla vita adulta, per chi ha vissuto “altri tempi”, la coscienza di sé non sempre è così presente. Tutte le opere qui raccolte forniscono, quindi, in modo accattivante, importanti spunti di lettura per una seria riflessione su cosa voglia dire “over60”. Il coinvolgimento di alcuni dei nomi più importanti della letteratura LGBT italiana, inoltre, garantiscono il miglior approccio narrativo al tema.

LA LUNA STORTA“Quando si dice che qualcuno ha la luna storta, di solito non gli si intende fare un complimento… Quand’era piccolo, però, gli avevano spiegato che la luna storta simboleggiava un momento di passaggio…” Chi ha letto Bottega Baretti sa quanto il racconto noir sia il genere in cui Ivan Lasorsa dà il meglio di sé; ma chi è veramente il nostro autore? Ivan Lasorsa è il nome collettivo sotto il quale si riunisce un gruppo di scrittori torinesi, che ha deciso di ambientare le proprie storie nel quartiere multietnico e muliculturale di San Salvario (Ivan La sorsa è l’anagramma di San Salvario). Il nuovo lavoro si è inoltre arricchito, in fase di realizzazione, del contributo di poeti, provenienti da varie regioni italiane, che hanno deciso di regalare al lettore una serie di parentesi liriche, che consentano, di tanto in tanto, di abbandonare le atmosfere cupe e torbide del giallo noir, in favore di brevi momenti di poesia. Il tutto in un complesso spartito, in cui la musica delle parola si fonde con il ritmo sincopato degli eventi. Fra i temi affrontati dagli autori: femminicidio, omofobia, immigrazione e razzismo.

OLTRE L’ARCOBALENO 2 – IL CORAGGIO DI ESSERE. Ritorna con un secondo volume, Oltre l’arcobaleno, iniziativa nata dalla volontà degli autori partecipanti di dedicare un proprio racconto con il tema del mondo omosessuale, declinato da qualsiasi punto di vista.
Si tratta di storie che parlano del quotidiano, del dramma o anche della gioia di essere i cui personaggi vivono la malattia, l’omofobia, l’accettazione di sé il desiderio di non arrendersi mai in un percorso unico ed emozionante. Contiene tra i racconti inclusi anche i sei testi vincitori e selezionati della prima edizione del Premio Letterario Oltre L’Arcobaleno.
Quest’anno il ricavato dell’opera andrà interamente a sostegno delle attività di Agedo Cagliari.

CORTI D’AUTORE. 

Sedici racconti brevi come cortometraggi. Sedici storie con protagonisti gay, lesbiche, bisex o trans, di sedici autori italiani che negli anni hanno partecipato al Torino Gay & Lesbian Film Festival diventandone assidui frequentatori, complici e amanti. Sedici sguardi diversi puntati sul cortocircuito che crea il cinema a tematica LGBT nello spettatore, che sia sul grande schermo, in tv, o scaricato da internet. Sedici corti, appunto, uno dietro l’altro, come in un festival.

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