Interviste

Interviste: Elisa Formenti

Con noi Elisa Formenti, l’autrice di That’s Amore.

That’s Amore è il tuo romanzo d’esordio. È rimasto fra i bestseller di Amazon
per settimane e a distanza di cinque mesi permane nelle classifiche di genere.
Cosa provi?
Ancora
non me ne rendo conto. Per rifarsi a una metafora culinaria, gli ingredienti
sono squisiti e ricercati e si amalgamano alla perfezione ma ancora la torta
non è uscita dal forno. Speriamo di non bruciarla!

Sei stata invitata anche a trasmissioni televisive su emittenti
locali. Ti aspettavi tanta risonanza attorno al tuo romanzo?
Non avevo proprio idea di
quello che mi sarebbe accaduto, ma sono state esperienze gratificanti che mi
hanno permesso di incontrare uomini e donne davvero in gamba come
professionisti ma soprattutto come persone.
È un romanzo sentimentale in cui amore, affetto per i genitori e
amicizia sono elementi rilevanti in una trama che si dipana tra i fornelli
perché la cucina è una co-protagonista in questo libro. Ma la parola chiave è
REINVENTARSI e credere nella propria passione. Perché hai deciso di toccare un
argomento delicato come la precarietà lavorativa dei giovani?
È frustrante non poter far
altro che ascoltare quando si confidano o si disperano per un lavoro che non
trovano o che hanno perso. Così è nato That’s Amore. Sì, credo che mai
come in questo momento storico il grimaldello che ci permetterà di sopravvivere
al senso di sfiducia o di abbattimento sia far leva sulle proprie passioni che
ci danno una chance per reinventarci e affrontare anche la fatica ma con il
sorriso di chi trae soddisfazione da ciò che fa.
Non è
un caso che il libro inizi con una frase di Marcel Proust da Il tempo
ritrovato:
Ogni
lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una
specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di
discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.
Ecco,
se That’s Amore fosse quello strumento ottico, se riuscisse a regalare
una speranza anche solo a uno dei miei lettori allora, forse, potrei dire di
aver scritto un’opera valida.
Mi ha colpito la veridicità dei personaggi. Sono persone che
davvero conosci?
I protagonisti di That’s Amore sono veri, ma non perché
corrispondono a persone che conosco ma perché sono poliedrici nel loro
carattere, nel modo di reagire, di relazionarsi, di parlare e nelle loro
caratteristiche fisiche. Ad esempio Clizia, la protagonista, non cerca il
principe azzurro ma l’anti-eroe che la accetti per quello che è, con i suoi
pregi e i suoi difetti. Allo stesso modo Davide si innamora di colei che “lo
vede davvero”.
Ispirazione? L’ispirazione è come l’amore. Quando la cerchi non arriva. Non ho
tecniche o fonti precise. È un’epifania che si traduce in lettere sul libercolo
che non esce mai dalla mia borsa. Il più delle volte sono riflessioni, talvolta
pensieri di poche parole, che affiorano mentre osservo e ascolto chi si muove
accanto a me o un paesaggio o una scena o mentre leggo. Sono convinta che
l’ispirazione rimanga cenere di un tizzone spento se non è alimentata dallo
studio e dalla tensione al miglioramento. Per me scrivere è libertà ma anche
buona volontà, fatica e impegno costante.
Ho
preso alla lettera il monito di Baudelaire nei Consigli ai giovani
letterati:
«L’orgia non è più la sorella dell’ispirazione. L’ispirazione è,
nel modo più assoluto, la sorella del lavoro quotidiano».
Non
ricordo dove lessi un’intervista ad Alice Munro che raccontava di scrivere ogni
mattina, sette giorni su sette. E di essere compulsiva al punto da attenersi a
un numero programmato di pagine.
Questa
è la miglior definizione di lavoro quotidiano.
Come scrivi? Penna, pc, papiro… Una prima bozza grossolana a penna, per poi
passare alla stesura al PC. Ad ogni revisione correggo sulla carta e poi
riporto le modifiche nel file. Non so se si dica tecnica mista o sia più appropriato
definirlo approccio schizoide. Al papiro non avevo mai pensato, potrei tentare
di lanciare una nuova tendenza…
Dove scrivi? Una stanza tutta per te? Ho una casa piccola e mi devo
accampare in cucina o abbracciare il mio PC e rifugiarmi in camera, appollaiata
sul letto. Ma un corollario del mio sogno di scrittrice è uno studio tutto per
me con pareti alte tappezzate di libri. La versione estiva di questo sogno è
una scrivania su un terrazzo appartato o, meglio ancora, in giardino all’ombra
di una vecchia quercia dove poter scrivere avvolta dai suoni della natura. Sono
sogni lo so, ma non trovo un motivo per dovermene privare.
Chi legge per primo i tuoi romanzi? Io. Lo lascio decantare per
circa tre settimane-un mese e poi lo rileggo. Ripeto questa sequenza per almeno
tre volte anche se sono giunta alla conclusione che rileggere e correggere sia
il mio supplizio di Tantalo.
La stesura finale mi sfugge inesorabile. Non
riesco mai a essere davvero soddisfatta. Nella fase due i miei lettori sono:
mio marito, mia mamma e la mia più cara amica a cui chiedo di “essere spietati”
e li doto di un matitone rosso e uno blu. Passato il loro vaglio inizia la
terza fase: 2-3 amici, forti lettori nonché critici acerrimi. Infine il mio
editor. E da questo punto in poi comincia il tam tam delle revisioni. Sembrerebbe
noioso, forse un po’ lo è e di certo ben lontano dall’euforia della parte
creativa, ma è anche un momento di apprendimento e di sfida con me stessa. E io
adoro mettermi alla prova. In fondo sono stata un’atleta agonista per oltre
dieci anni. L’imprinting conterà pur qualcosa?
Come tieni a bada i familiari, quando scrivi? Tutti i miei scritti sono
figli della notte. Appena i bambini sono a letto il cursore lampeggia e si
trasforma in un richiamo ipnotico e inizio a scrivere. La stanchezza, la
tensione della giornata, le preoccupazioni si consumano nel ticchettio delle
dita sulla tastiera. Così ogni notte mi incontro con i miei personaggi come con
dei vecchi amici, chiacchiero con loro, mi confido, ascolto i loro racconti,
vedono ciò che vedono loro e sento quello che provano. Loro mi sorridono e si
divertono a scombinare la trama che d’un tratto cambia percorso o in cui si
intrufola qualche nuova figura o da cui spunta una scena imprevista in cui si imbattono
protagonisti.
Quando scrivi? Hai un momento particolare? Ogni sera intorno alle nove
fino a quando sono troppo stanca per pigiare i tasti. Sono metodica, sistematica,
quasi scientifica, nell’organizzarmi il lavoro, forse non tanto nel fase della prima
stesura, che di solito è prorompente, ma nella fase di rilettura e correzione
in cui mi ripartisco le pagine in base al periodo prestabilito. C’è chi si
stupisce, chi mi guarda stranito, chi mi considera un tantino strana quando
confesso di prendermi settimane di ferie per potermi dedicare alla scrittura e
a leggere senza dovermi preoccupare del giorno dopo. Può darsi che abbiano
ragione ma se provassero ciò che sento io non si farebbero più alcuna domanda.
Dobbiamo aspettarci un seguito di That’s Amore? Progetti
per il futuro?
In molti mi hanno posto la stessa domanda. Lascio la porta aperta
a Clizia ma credo che molto dipenderà da come andrà That’s Amore. L’unico
progetto sicuro è che continuerò a scrivere per me stessa e per quanti avranno
piacere di leggermi.
Elisa Formenti parla di sé
Fin da quando, con i calzini
in pizzo di cotone bianco, le codine e il grembiulino rosa, mi insegnarono a
tenere in mano una penna, non l’ho più posata sul tavolo. Non so dove mi
porterà la scrittura e mentirei se non ammettessi di desiderare che ciò che
scrivo possa essere letto e riletto da molti. È altrettanto vero che ho già la
mia immortalità che vive e si muove accanto a me, tutti i giorni: i miei
bambini, Alice e Tommaso. Adoro stare con loro e farmi stupire dai loro
progressi, pur essendo cosciente che quello del genitore è il mestiere più
arduo.
Quando riesco mi dedico
all’arte culinaria. I dolci sono una continua tentazione. Mi piace mangiarli e
cucinarli, spesso con i miei bambini. L’aroma di vaniglia e zucchero, che
aleggia in casa, mi rilassa e mi ispira positività.
Sono una timida travestita da
chiacchierona e rifuggo l’essere al centro dell’attenzione. Preferisco di gran
lunga tenermi in disparte a osservare e ascoltare.
Nell’autunno del 2013 mi sono
imbattuta in un collega con la mia stessa passione. Lui mi ha consigliato il
corso di scrittura creativa di Marco Ongaro. Mi sono lasciata avvolgere
dall’energia e dall’entusiasmo di altri sognatori che, come me, sognavano di
diventare scrittori.
A luglio 2014 ho pubblicato
il mio romanzo d’esordio: That’s Amore. In pochi giorni dalla pubblicazione il
romanzo è entrato nella Top100 di Amazon restandoci per 18 giorni e arrivando
al 62° posto; tuttora permane nelle classifiche di genere.
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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

1 Commento

  1. 1 gennaio 2015 at 12:49 — Rispondi

    Complimenti Elisa!E che l'arrivo in Ewwa ti porti fortuna…un pizzico non fa mai male, anche se si hanno la passione e le qualità per farcela. Auguroni per il 2015 e speriamo di conoscerci presto! Elisabetta

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