Interviste

Intervista: Patrizia Ruscio

Ho il piacere di presentarvi una giornalista, psicologa, scrittrice. Un esempio classico di donna multitasking. Domanda: ci sono donne NON multitasking? Mi rispondo, anche: no.

Buongiorno, Patrizia. Parto subito con le domande. Leggendo il tuo curriculum, ho visto che hai combattuto con alterna fortuna con(tro) scuola e università. Comincio ab ovo, come vedi.

Ti faccio la cronaca minuto per minuto, allora. Ho frequentato il liceo scientifico “Pitagora” di Roma. Amore a prima vista con la professoressa di italiano, odio sviscerato con quella di matematica (che mi rimanda tre volte). Per spirito di rivalsa verso quella che ho sempre considerato un’ingiustizia, mi iscrivo a Giurisprudenza. No, non fa per me, me ne accorgo subito. Passo a lettere e, poco dopo, a psicologia. Ho trovato la mia cuccia calda, finalmente! Mi ritrovo matura, consapevole e laureata (sospiro di sollievo della famiglia tutta). Dopo la laurea frequento corsi di sceneggiatura e scrittura creativa. E’ proprio vero, non si finisce mai di imparare!

E gli esami non finiscono mai. Prime esperienze lavorative con quel bagaglio culturale? 

Non lo sai, ma stai rigirando un coltello affilato nella piaga.

Mi dispiace. Cosa ti è successo?

Oh, non preoccuparti c’è il lieto fine. Ma è stato difficile raggiungerlo, visto che sul finire degli anni 80 ho iniziato una sfolgorante carriera negli uffici romani, ricoprendo l’unica posizione che la società sembrava offrirmi: la segretaria. Ben presto ho capito che si trattava di una posizione piuttosto scomoda, anche se ne coglievo il lato positivo, dopo che mi ero convinta che la stabilità era una valore cui aspirare.

Sto sempre aspettando il lieto fine.

Arriva, arriva. Un giorno, un mio amico mi dice che quando hai un sogno tutto l’universo cospira affinché si realizzi. Gli credo e scrivo al direttore di Rainews 24. Nel giro di poco ottengo una stage alla redazione cronaca del TG3 nazionale. Marzo 2005. La nazione si emoziona davanti alla liberazione di Giuliana Sgrena e piange per l’uccisione di Calipari. Il mondo manda aiuti alle vittime dello tsunami e si stringe in un abbraccio d’amore intorno agli ultimi giorni di vita di Papa Wojtyla. Io sono sempre lì, in prima linea. Insieme agli eventi cambia anche la mia vita. In meglio.

Noto che tendi sempre a parlare “al presente” di quelli che, in fondo, sono avvenimenti passati, anche piuttosto lontani.

È vero, ma ogni momento è fisso nella mia mente, come se fosse il mio mondo attuale.

Come procede questa esperienza lavorativa? E quando comincia la “scrittrice” Patrizia Ruscio?

L’esperienza al TG3 è un’accensione. Inizio a intervistare, curiosare, rovistare e scrivere. Nel 2008 divento giornalista pubblicista. Inizio a bussare alle porte dei principali magazine italiani e con loro intreccio delle stimolanti collaborazioni occasionali. Nel frattempo partecipo a un laboratorio foto-giornalistico sull’immigrazione. “Roma, quando l’immigrazione produce” diventa anche un reading, curato nei minimi dettagli da me, e un libro. Esce così la mia prima pubblicazione ufficiale e collettiva. Nel 2008 partecipo al premio giornalistico Walter Tobagi, istituito dall’omonima associazione insieme all’Università di Roma Torvergata. Il titolo dell’articolo che presento è “L’oro degli Incas – viaggio all’interno della comunità latino-americana a Roma”. Vinco! Ho sempre avuto un debole per il Perù, e l’amore mi ripaga.

Un filo conduttore sembra guidare tutte le tue scelte: la curiosità, il desiderio di metterti alla prova. È così? 

Sì, devo provare a me stessa che sono capace, che sono in grado di avere il lieto fine in ogni attività che intraprendo.

Concludo con un’ultima domanda: l’incontro che ti ha cambiato la vita. C’è stato? Ci sarà?

C’è stato. E non solo per me: sono andata a caccia degli incontri fondamentali, quelli che lasciano il segno, nella vita di molte persone.  Adesso ti racconto. Gli anni passano e la sindrome della quarantenne mi attanaglia. Scelgo di rubare, assimilare, di rapire linfa a chi ne sa più di me. Intuisco che le persone conosciute e amate dal pubblico sono un ottimo spunto. Esce “Quella volta un angelo, incontri che cambiano la vita” (ed. Paoline). Venti personalità del mondo dello spettacolo, dello sport e del sociale, si raccontano attraverso gli incontri importanti della loro vita. Tra loro c’è anche Lucio Dalla. Non gli sarò mai grata abbastanza. E’ il 9 aprile 2012, lunedì dell’angelo. Mi intervistano Annalisa Manduca e Lorenzo Opice di “Benfatto”, la trasmissione radiofonica in onda su Rai Radio 1. La puntata è dedicata quasi interamente a Lucio. Emozionatissima parlo davanti ai microfoni della Rai in diretta radiofonica nazionale. Il mio amico aveva ragione. Se ci credi, i sogni si avverano.

Grazie, Patrizia. Vuoi lasciare un saluto ai lettori?

Amici, vi abbraccio tutti!

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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