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Intervista: Paolo Capponi

Paolo Capponi è un marchigiano trapiantato a Bologna, classe 1985. Appassionato di giochi di ruolo e serie tv, dal 2011 pubblica racconti fantasy e sci-fi in diverse antologie di genere (I mondi del fantasy I, II, IV). Nel 2014 pubblica il racconto storico “La strada del re” nell’antologia Strade, edita da Fernandel, seguito da “Dieci fantasmi” in Weekend con il mostro (2016) e “Dissonanza” in La montagna disincantata (2017). Sempre nello stesso anno si aggiudica il Premio Letterario Diverso sarò io? indetto da Uaar col racconto storico “Atto terzo”. Il 2016 segna il suo esordio come romanziere, con il thriller La quarta inquilina (Caracò editore) e l’erotico Quando Giulio tornò single (Triskell edizioni). Tra i progetti paralleli alla scrittura, un blog sperimentale di racconti da cento parole, “Il contagocce”. Per altri dettagli, visitate il suo sito web.

1.     Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando?

Ho sempre vissuto in due mondi: quello reale e quello nella mia testa. Da piccolo i miei genitori mi portavano sulle montagne, ma io non vedevo solo montagne, io vedevo battaglie epiche e mostri nascosti. Così ho cominciato a dar vita a tutte queste storie. E… eccomi qua, ancora non ho smesso.

2.     Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone?

Rigorosamente al computer: ho un portatile e un fisso, preferisco il fisso, ma in caso di necessità (o se sono stato troppo in casa) uso anche il portatile. Se devo prendere appunti uso Google Keep. Risultato? Abbozzi di trama di fianco alla lista della spesa. Non sai che caos. Però io mi ci trovo benissimo.

3.     C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi?

La notte. Poi quando lavori devi scendere a compromessi e quindi, in fine dei conti, scrivo in qualunque momento.

4.     Che cosa significa per te scrivere?

Domanda difficile. È una cosa che mi piace fare, è un mestiere che svolgo con amore. È talmente spontaneo per me scrivere, che non mi sono mai posto troppe domande sul perché lo faccio; so che se non lo faccio, ne sento irrimediabilmente la mancanza.

5.     Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto?

Sì. Sono come figli. Certo, a distanza di tempo noto sempre quell’aspetto che avrei potuto migliorare, ma questo è un altro discorso.

6.     Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati?

Detesto rileggermi.

7.     Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri?

Molto, almeno in partenza. Mi spiego: mi ispiro sempre a situazioni capitate a me o a qualcuno a me vicino, quindi le reazioni, le emozioni che racconto sono tutte vere. Naturalmente le vicende narrate non sempre corrispondono alla realtà: una trama è come un grande orologio, i vari componenti devono funzionare in un certo modo per poter far girare tutto al modo giusto; l’autore deve forzare qua e là.

8.     Quando scrivi, ti diverti oppure soffri?

Dipende da cosa racconto. Mi sono divertito molto a scrivere Quando Giulio tornò single, una commedia romantica dai toni leggeri. Ho avuto paura col mio horror Kurnugia.

9.     Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo?

È cambiata parecchio. Faccio meno fatica a costruire le trame e i personaggi. Però c’è ancora molto da imparare.

10.  Come trovi il tempo per scrivere?

Ah, non lo so. Però lo trovo. La scrittura è così, è un idolo pagano che vuole il tuo sangue e tu ciclicamente glielo devi dare. È lei che decide.

11.  Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” oppure usi una “scrittura architettonica?

Uso la scrittura architettonica. Alcuni miei colleghi scrittori dicono che ho addirittura un approccio matematico alle trame. Come dicevo sopra, io vedo un grande meccanismo da costruire nei minimi dettagli, perché basta un’insignificante vite fuori posto che salta tutto l’ingranaggio.

12.  Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione?

Quando ho una trama in testa, mi forzo a mettermi lì tutti i giorni o quasi al computer a scrivere, cercando di produrre almeno un minimo di battute. Non sono pazzo, ma ho la necessità di concentrare il tempo.

13.  Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno?

Io sono un lettore molto assiduo. Il numero dei libri non te lo so davvero dire, ma considera che divoro romanzi, fumetti e graphic novel quotidianamente. Ne leggo anche più in contemporanea. Senza contare le serie tv, altra fonte d’ispirazione meravigliosa.

14.  Quale è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché?

Non credo di avere un genere preferito. Leggo davvero di tutto e ho amato autori diversissimi tra loro. Per esempio, non saprei scegliere tra Charlotte Bronte e Stephen King, Alan Moore e Saramago. Non esistono per me generi di serie a o b, esistono solo storie raccontate bene o male.

15.  Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri.

Mi sono appena reso conto di leggere pochissimi autori italiani: devo rimediare! Nomino Gianluca Morozzi, Stephen King, Saramago e Wu Ming.

16.  Dei tuoi romanzi precedenti, ce n’è uno che particolarmente prediligi e senti più tuo? Se sì qual è, vuoi descrivercelo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato a scriverlo?

Sicuramente Quando Giulio tornò single. È stato un esperimento, perché si tratta di una commedia romantica, molto leggera e dalle tinte fortemente erotiche. Lo stile ironico e scanzonato non è molto da me: chi ha letto La quarta inquilina e Kurnugia, lo sa bene. Però mi sono voluto mettere in gioco, descrivendo l’ambiente lgbt bolognese con onestà e senza filtri letterari. E i lettori, soprattutto le lettrici, hanno apprezzato.

17.  A cosa stai lavorando ultimamente e quando uscirà il tuo nuovo romanzo?  Vuoi parlarcene?

Il mio ultimo romanzo, Kurnugia, è uscito da poche settimane. È un horror ambientato all’interno di un palazzo bolognese. È una storia cupa e claustrofobica che attraversa epoche diverse, tutte legate all’orrore che fa da protagonista.

18.  Hai partecipato a varie antologie, alcune anche progetti benefici di un certo spessore. Vuoi raccontarci quest’esperienza?

Io scrivo e come dicevo è qualcosa che fa parte di me. Mettere a disposizione queste mie capacità per una buona causa è bello e semplice. Quindi perché non farlo? Inoltre, e lo dico senza ipocrisia, le antologie sono un modo perfetto per guadagnare visibilità, quando sei uno scrittore emergente. Insomma, parliamo di un coacervo di buone motivazioni.

19.  In particolare hai partecipato all’Antologia Oltre l’arcobaleno con un racconto molto particolare. Ci vuoi parlare un po’ di questa esperienza?

Mi sono divertito moltissimo. È la mia seconda opera totalmente ascrivibile al mondo lgbt. Volevo qualcosa di diverso, di non scontato e così ho pensato a quelle che sono presenze fisse e sfavillanti di ogni pride, di ogni festa – e non solo: le drag queen.

20.  Oltre a essere uno scrittore sei anche un professore di scuola superiore. Ci racconti un po’ di questo altro tuo mondo? Come concili queste due professioni? E come l’una contamina l’altra?

Sono due mondi estremamente diversi. Per dirne una lo scrittore lavora da solo, l’insegnante è continuamente a contatto con la gente. Insegnare Storia e Letteratura è sempre stato il mio sogno. Non parlo molto della mia attività di scrittore, come non parlo della mia vita privata – non è il contesto, secondo me, il prof deve restare in una dimensione “inumana”, altra rispetto ai suoi studenti. Al di là di questo quando spiego letteratura o narratologia esce fuori tutto il mio essere scrittore e lettore: si parla di trame, caratterizzazione dei personaggi… è nettamente il mio campo!

21.  Si sta parlando sui social della “responsabilità dello scrittore”, su ciò che scrive e sui messaggi che veicola. Tu come la vedi in proposito?

Lo scrittore scrive e racconta storie. A me non risulta che tutte le storie siano belle ed edificanti: le fiabe sono piene di genitori che abbandonano i figli, di cannibalismo, di cuori strappati e fanciulle vendute dai padri in cambio di denaro. La tragedia greca ci ha raccontato Medea ed Edipo, Elettra e Antigone. Lo scrittore ha la funzione di smuovere la società, di scandalizzarla se necessario (Pasolini docet) per risvegliarla dal torpore, per metterla di fronte a situazioni inattese, anche brutali se necessario. La scrittura è scomoda, ma è la sua caratteristica principale. Un romanzo che non ti tocca e non ti lascia niente è inutile.

22.  Un consiglio a un aspirante scrittore?

Leggi, fatti leggere e scrivi. E non smettere mai di crederci.

Grazie per averci concesso questa intervista.

Grazie a voi.

Il nuovo libro di Paolo Capponi: Kurnugia (Oscura)

Cosimo si trasferisce a Bologna, nell’appartamento di un bellissimo palazzo antico, perché i suoi genitori vogliono che segua un master per entrare nell’azienda di famiglia. Ma già dalla prima notte qualcuno disturba la pace del nuovo inquilino, proiettandolo in un turbine di orrore. Tutto pare avere origine da una strana porta nera, già teatro, quarant’anni prima, di eventi terribili sui quali Angelica, studentessa fuori sede, aveva indagato, tentando di mettere fine al terrore. Il male, però, ha radici profonde e ha ancora molta fame…

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