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Intervista: Monica Nicolosi (Nimò)

Monica Nicolosi è diplomata Grafica Pubblicitaria e Adattatrice dei Dialoghi cinematografici. Ex artigiana e teatrante, è entrata quasi per caso nel mondo dei libri per ragazzi. Non riuscendo  a scegliere fra scrittura e disegno, ha deciso di dedicarsi a entrambi. Scrive articoli per web,  filastrocche, racconti. Realizza illustrazioni e copertine per libri, sia in tecniche tradizionali che digitali. Ha scritto una commedia e vinto un premio di poesia. Tiene corsi creativi di pittura, narrazione, teatro. Nel 2016 realizza le illustrazioni  per “Oliver LIfeless”, il primo romanzo per ragazzi di Alessandro Fieschi, suo marito.

Come si diventa illustratore e perché? Non esiste un percorso univoco, ma credo che, di base, occorra avere un forte interesse per “raccontare “qualcosa attraverso le immagini. Fin da piccola io ho sempre scritto e disegnato e questa è stata un po’ la partenza per tutto. Oggi esistono molte buone scuole di illustrazione, ma si possono fare anche percorsi “alternativi” e non strutturati; l’importante è mettere a frutto tutte le esperienze che facciamo. Io sono in realtà una “illustratrice tardiva”:  il mio percorso è partito da un diploma di grafica pubblicitaria, ma ho capito subito che il mondo della pubblicità non faceva per me. Discendo da una famiglia di artigiani e per molto tempo mi sono poi dedicata all”artigianato artistico, un lavoro creativo che però stava morendo. Ho sempre avuto un notevole interesse per i libri illustrati e così tempo fa ho deciso di visitare la Fiera del libro di Bologna. Credo che la svolta sia avvenuta lì. Così ho cominciato a documentarmi, a incontrare persone, ho frequentato alcuni brevi corsi che mi permettessero di acquisire le tecniche di  disegno digitale che a me mancavano. Ho studiato grafica negli anni Ottanta e nella mia scuola all’epoca non c’era ancora la computer-grafica; così, tuttora, studio e sperimento, per “mettermi in pari”, pur non abbandonando le mie radici “tradizionali”.

La giornata tipo di un illustratore: ce la puoi descrivere? Non so se esista una giornata-tipo. Almeno per me, che non sono tanti anni da quando ho iniziato e non ho quindi un flusso di lavoro continuo. Diciamo che in generale le giornate sono scansionate dalle varie fasi della lavorazione di un progetto: documentazione, schizzi, prove su carta, resa in grafica digitale, colorazione… dipende anche dal tipo di progetto.  Per me poi, che lavoro in casa, il tutto è inframmezzato dalle normali occupazioni di moglie e madre!

Pittore/artista preferito. L’arte mi piace tutta, nelle sue varie declinazioni. Essendo nata a Firenze, sono cresciuta con il gusto per l’arte. Qui, oltre allo sconfinato patrimonio artistico residente medievale e rinascimentale, abbiamo la fortuna di veder passare mostre di molti generi, dall’Impressionismo al cubismo, dalla pittura di Van Gogh alle sculture di Moore o Mitoraj. Negli anni ho potuto apprezzare artisti di varie generazioni e stili. Solo alcune cose moderne e contemporanee mi lasciano perplessa, quando sono dettate  solo dalla smania di emergere dell’ego dell’artista piuttosto che da una vera poetica.

Illustratore di riferimento/ispirazione. Appena uscita dalla scuola di grafica, mi ero fissata con le illustrazioni di Mucha, e infatti molti miei disegni dell’epoca avevano un chiaro riferimento all’Art Noveau. Poi naturalmente, essendo cresciuta nell’universo Disney,  subivo il fascino delle illustrazioni alla Mary Blair, inoltre adoravo Ugo Fontana, che avevo conosciuto, ancora bambina,  fra le pagine delle “Fiabe Sonore”. Oggi apprezzo molti artisti contemporanei, come Shaun Tan o Rebecca Dautremer, che donano alle loro illustrazioni un fascino evocativo. Purtroppo il mio stile è molto lontano dall’essere evocativo, sono piuttosto descrittiva!  Tuttavia cerco di imparare sempre, sperimentando e cercando di darmi degli obiettivi diversi.

Autore/Libro preferito. Ce ne sono moltissimi! Come lettrice, porto ancora nel cuore i classici, come ad esempio “I ragazzi della Via Pal” e sul comodino staziona, da quando ero piccola, “Favole al telefono” di Gianni Rodari. Non riesco a separarmene. Ma sono davvero “onnivora” e posso tranquillamente passare dalla lettura di  “Harry Potter” della Rowling  a “La teoria del tutto” di Hawking. Per quanto riguarda i libri illustrati, ho ancora lo spirito da bambina. È difficile scegliere, possono piacermi cose molto diverse. Adoro “Il piccolo teatro di Rebecca” della Dautremer, ad esempio, che è un delicato  ricamo di carta che assomiglia molto a un oggetto di artigianato. Ma amo anche la leggerezza e l’immediatezza del segno acquerellato di Alexis Dormal, creatore di “Pico Bogue”. E poi adoro molti miei colleghi italiani, ma farei un torto se ne nominassi solo uno.

Colore o bianco e nero? Entrambi, dipende dall’effetto che si vuole ottenere. Quando lavoro, prediligo i colori acrilici o i pennelli digitali, che mi offrono un’ampia gamma di sfumature di colore ed effetti; tuttavia amo l’immediatezza della grafite e del carboncino, o il segno indelebile dell’inchiostro su carta.

aabbccPittura, fotografia o personal computer? Quando dipingo su tela e carta uso moltissimo gli acrilici, una tecnica che mi permette di spaziare dalla leggerezza dell’effetto acquerello, alla corposità della pittura materica.  La fotografia la uso poco, per lo più come base o inserto, tipo collage, in alcune illustrazioni. Ultimamente mi sono avventurata un po’ di più nella pittura digitale e comincio ad apprezzarne i vantaggi.

Realizzi copertine per libri? Si, naturalmente mi  capita di fare cover per i libri,  non necessariamente per l’infanzia. In alcuni casi mi viene richiesto di curare anche il layout della copertina stessa e quindi aver studiato grafica editoriale mi agevola.

Cosa funziona e cosa no, secondo te, in una cover per libri? Le variabili sono tante, dipende dal tipo di argomento ma anche dal target. Personalmente amo le copertine molto grafiche, dove il disegno la fa da padrone, anche per gli adulti. E poi credo che la copertina sia come uno “struzzichino”… deve essere la promessa di ciò che sarà il libro. Deve incuriosire, raccontare anch’esso una piccola storia. Non è facile.

C’è un genere narrativo che preferisci? Mi piace molto la narrativa per ragazzi, la trovo più sorprendente di tanti romanzi per adulti! Ma io sono per il “transgenerazionale”… Amo le storie che possono interessare generazioni diverse.

Cosa deve fare il cliente e quali informazioni deve darti per ottenere da te un buon lavoro? Se parliamo di illustrazioni per la narrativa, sicuramente devo leggere il testo, e lasciare che mi si formino delle immagini in testa… Se parliamo di un testo che ha riferimenti storici o geografici reali poi, ho bisogno di una documentazione appropriata e se il cliente ne è già in possesso, è meglio.

E cosa non deve fare il cliente? Non deve sostituirsi a me… Ovvero deve fidarsi. Io propongo il mio personale modo di vedere la cosa, poi ne possiamo discutere, ma alla base ci deve essere un implicito accordo di fiducia nella mia visione del progetto. L’illustratore non è un semplice esecutore.

Ti è mai capitato di dover realizzare un progetto che non ti convinceva affatto? In realtà mi è capitato di dover rinunciare a un progetto perché non lo sentivo nelle mie corde. Non è detto che tutti possiamo fare tutto!

L’avvento dei social network, facebook specialmente ha favorito o complicato le cose per grafici e illustratori? Se ci fosse stato Facebook trent’anni fa, cioè quando mi sono diplomata,  forse oggi avrei uno studio pubblicitario avviato con tanti clienti.  Oggi puoi far conoscere il tuo lavoro standotene seduta a casa tua, e le tue opere possono raggiungere l’altro capo del mondo in pochissimo tempo. Una bella comodità! Però è anche vero che proprio questa grande visibilità crea un’enorme concorrenza, e casi di plagio… bisogna stare attenti a come si usano i social network. Bisogna sempre rispettare il lavoro altrui.

Manga, anime, cartoon: quanto hanno cambiato/influenzato il mondo dell’illustrazione queste discipline? Credo che le immagini siano ormai un patrimonio visivo globale; ci sono continue contaminazioni fra animazione, fumetto e illustrazione, fra Occidente e Oriente. Tutto sta nella misura in cui si dosano le “incursioni”. D’altra parte l’arte visiva è in continua evoluzione. Il cinema, l’animazione, i videogame… tutto influenza ed è influenzato a sua volta dalle altre arti e tecniche.

Graphic novel – fumetto: sai dirci la differenza? Lo scopo è il medesimo: raccontare storie. Credo che quello che fa la differenza sia il ritmo, oltre alla scelta dello stile. Io sono cresciuta fra i fumetti… Topolino, Geppo, Mafalda. E poi sono passata a Linus, alla Bonelli… Che fossero strisce di tre vignette o storie complesse e di molte tavole, i fumetti hanno sempre accompagnato la mia vita. Quando ho realizzato che fra illustrazione e fumetti poteva esserci un “ponte” come la graphic novel, ne sono stata felice. Inoltre le graphic novel sono letteratura a tutti gli effetti. Ve ne sono alcune che hanno davvero la poetica e il ritmo di un bellissimo libro di narrativa. Può essere un valido modo di avvicinare ragazzi e adulti alla lettura.

Gli strumenti del mestiere quali sono? Cosa deve saper padroneggiare un buon illustratore? Secondo me lo strumento più importante deve essere… il cervello! Uno strumento indispensabile per gestire tutto ciò che serve per fare l’illustratore: manualità, capacità tecnologiche e tecniche, comunicazione, inventiva, curiosità, voglia di approfondire, amore per i libri. Tutto questo  padroneggiando tecniche pittoriche e programmi come Photoshop. E poi ci vuole una buona dose di adattamento per fronteggiare sempre imprevisti diversi…

Hai da poco illustrato un libro per ragazzi: è stato difficile realizzarlo e cosa hai inserito di tuo personale nei disegni che hai realizzato per “Oliver Lifeless”? Oliver Lifeless è un progetto che amo molto, che ho visto nascere e di cui ho discusso a  lungo con l’autore, Alessandro Fieschi, che è mio marito. Devo dire che questo rapporto affettivo non mi ha agevolato però nel concepire le illustrazioni, anzi. Devo dire che quando ho buttato giù l’idea delle varie tavole le ho prima sottoposte alla Casa Editrice e poi, solo in un secondo momento, le ho fatte vedere ad Alessandro.

Un consiglio a chi si avvicina all’illustrazione. Non abbiate paura di fare ciò che vi piace… e se poi vi dicono “Sì, ma di lavoro che fai?” Rispondete: catturo i sogni e li metto su carta! E poi disegnate, leggete, andate a teatro, incontrate gente… non c’è scuola che possa insegnarvi più della vita stessa.

Progetti futuri? Mi piacerebbe molto poter conciliare le mie due passioni, la scrittura e il disegno, riunendole finalmente in un’unica opera. Finora ci ho provato con piccole cose, ma mi piacerebbe poter affrontare un progetto  più strutturato, magari che riguardi anche il teatro, la terza mia passione!

Sogni nel cassetto? Vivere di questo lavoro! E chissà, magari un giorno… una piccola casa editrice tutta mia!

Per approfondire la conoscenza di Monica Nicolosi.

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