Interviste

Intervista: Mariagiovanna Saladino

Oggi ci fa compagnia Mariagiovanna Saladino. Giornalista e scrittrice. A dicembre è uscito il suo primo romanzo “Il domani sorge sempre al tramonto” edito da Herkules Books.

INTERVISTA SEMISERIA:

Colore preferito.  Rosso
Cibo preferito. La Pizza … e sottolineo “LA”
In cucina, come te la cavi? Me la cavo meglio al ristorante … con un buon menù davanti!
Status sentimentale. Sposata
Attrice preferita. Audrey Hepburn
Attore preferito. Richard Gere ma solo in Pretty Woman!
L’uomo che vorresti essere (per le donne) Un Uomo Nuovo, l’uomo dei sogni e dei valori.
Tornassi a nascere, uomo o donna, e perché. Decisamente donna … una questione di maternità, dare la vita!
Serie Tv preferita. Dr. House Medical Division e in genere tutte le serie poliziesche, i mini thriller, quelli con i casi da risolvere!
Genere di lettura preferito. Narrativa, romanzo.
Scrittore preferito. Non credo di preferire uno scrittore soltanto… ho, di sicuro, un libro di riferimento che non mi tolgo dall’anima e che è L’uomo che ride di Victor Hugo. E poi c’è la scrittura emozionale di Christian Bobin, e poi c’è il mio caro Pirandello, e Montale, e Antoine De Saint-Exupèry e J. R. R. Tolkien … oddio fermatemi … mi scappa anche Giorgio Faletti!
Musa ispiratrice. L’emozione.
Genere musicale preferito. Musica leggera, purché sia italiana, insomma bella musica e belle parole!
Cantante preferito. E’ donna. E’ la sua voce, la sua interpretazione. Fiorella Mannoia!
Band musicale preferita. Qui però espatrio un po’: Beatles … intramontabili!
Social network: sì o no? SÌ! Ma out out… o l’uno o l’altro e non tutti e due e tre e quattro… Facebook e sto! Poi c’è tutto un mondo fuori!

INTERVISTA SERIA:

Perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando? Scrivo, dunque sono! Credo di averla sempre avvertita questa necessità di scrivere e, di rimando, quella di leggere … Da piccola scrivevo storie, allestivo con le amiche dei quaderni pieni di pensieri e parole che diventavano piccoli libri di dedite amanuensi. Poi il mio percorso di studi è sempre stato orientato alla scrittura: mi sono laureata in Lettere Moderne e mentre tutti si aspettavano che facessi l’insegnante (professione bella e rispondente ai miei anni di studi) io decidevo di fare la giornalista perché dovevo scrivere tutto quello che succedeva, e poi, mentre facevo la giornalista, ho deciso di scrivere un romanzo perché dovevo scrivere tutto quello che succedeva con parole importanti!

Come scrivi? Carta e penna, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Io scrivo al computer, ma porto rigorosamente con me una piccola agenda e una penna dall’inchiostro sempre carico … perché la prima parola di quello che voglio scrivere nasce sulla carta, bianca. Poi si barra, si corregge, si cambia, si disegna, si fa pensiero, diventa espressione … ma prima sulla carta. Di getto, pura.

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Si, nelle prime ore del mattino, dopo una carica di caffè caldo e un pezzetto di cioccolato fondente. Ma va bene anche l’attimo fuggente, quello che riesci a catturare anche in macchina approfittando di un’attesa!

Che cosa significa per te “scrivere”? Dare voce alle emozioni, tutte … anche quelle che non conosco. E qui mi aiuta la lettura: come si emozionano gli altri, di cosa si emozionano e di cosa no (quest’ultimo aspetto è quello che mi interessa di più); ci sono sensibilità diverse che vibrano su diverse tonalità, molti di questi suoni però sono stati messi in disparte (se ne scrive e se ne parla poco), andrebbero riascoltati.

Ami quello che scrivi, sempre, dopo che l’hai scritto? Amo quello che scrivo, ma sono molto critica con me stessa e finisco sempre nel minuzioso lavorìo di smussare gli angoli di ogni parola!

Rileggi mai i tuoi libri, dopo averli pubblicati? Dopo il racconto “Io ti porto via … ti racconto di un libro e della sua anima” pubblicato nell’Antologia di Ewwa “Italia terra d’amori, arte e sapori” ho pubblicato per Herkules Books il mio primo romanzo “Il domani sorge sempre al tramonto”, e devo ammettere che passare dalle bozze ai caratteri chiari e nitidi della pagina edita è un’altra sensazione … sì, si deve rileggere! È come guardarsi allo specchio: possono emergere riflessi che sfuggono nell’atto dello scrivere!

Quanto c’è di autobiografico nei tuoi libri? Non credo che in quello che si scrive ci debba necessariamente essere qualcosa di autobiografico, nel senso di redigere di  cose o persone che hanno fatto parte del proprio vivere o che ci sono capitate (a meno che non si scelga di proposito l’autobiografia). Lo scrittore è anche interprete di ciò che racconta, “l’autobiografico” potrebbe stare nel “modo” in cui si sceglie di raccontare una storia. La mia scrittura, non la mia vita, è la mia autobiografia.

Quando scrivi, ti diverti, oppure soffri? Mi appassiono. Di quello che scrivo. Quindi posso divertirmi o  anche soffrire (cfr. blocco dello scrittore!)

Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo? Sì la scrittura cambia, rispetto a quello che hai deciso di realizzare e per che cosa lo stai realizzando. Ma non cambia mai il tratto, il senso che ha per te la scrittura e che inevitabilmente si riconosce nelle parole scelte.

Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa? Cerco di dosare tempi e spazi. Non è facile.

La scrittura ti crea mai problemi nella vita quotidiana? No, in genere è la vita quotidiana che crea problemi alla scrittura! Quando sei assorta (tastiera e anima) e … driiiinnnn !!!!

Come trovi il tempo per scrivere? Per dirla alla Pennac … dilato il tempo per vivere!

Gli amici/i parenti ti sostengono, oppure ti guardano come se fossi un alieno? Mi sostengono. E di questo li ringrazio.

Nello scrivere un romanzo, navighi a vista come insegna Cotroneo, oppure usi la scrittura architettonica, metodica consigliata invece da Bregola? All’inizio parto sempre da un senso o un’emozione e ci navigo a vista, quando sto lì lì per naufragare in un abisso di parole cerco la regola, il faro, ma non è mai una luce fissa! Ma non è mai metodo, la storia è il metodo.

Quando scrivi, lo fai con costanza, come faceva Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione? L’incostanza dell’ispirazione, vince sempre lei.

Tutti dicono che per scrivere bisogna prima leggere. Sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno? Leggere e scrivere vanno di pari passo. Bisogna leggere ogni volta che si ha tempo e voglia di farlo. A me capita spesso di ritornare sulle mie letture. Non riesco a quantificare. Leggo. Ma tra corsi e ricorsi è veramente tanto.

Qual è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi, o è differente? E se sì, perché? Prediligo il romanzo, quello che (anche in stili diversi di scrittura) racconta storie, stati d’animo e vissuti. I romanzi che tracciano i solchi del pensiero. È il genere in cui trovo rispondenza come lettore e visto che sono un tipo fedele a me stessa … mi capita poi di scrivere secondo questa linea.

Autori e autrici che ti rappresentano, o che ami particolarmente. Citane due italiani e due stranieri. Christian Bobin e Muriel Barbery. Sara Rattaro e, pardon, un’altra donna Oriana Fallaci (che non rappresenta il mio genere, ma che nel mio genere amo particolarmente!)

Di gran voga alla fine degli Anni Novanta, più recentemente messi al bando da molte polemiche in rete e non solo: cosa puoi dire dei corsi di scrittura creativa che proliferano un po’ ovunque? Sei favorevole, o contraria? Né favorevole né contraria, nel senso che non li reputo necessari alla scrittura ma sono anche del parere che un talento, una capacità, una attitudine (come quella della scrittura) vada coltivata e un corso di scrittura può essere sempre un’esperienza, un arricchimento. Momento di confronto.

Vuoi descriverci il tuo romanzo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato scriverlo? Il mio primo romanzo è “Il domani sorge sempre al tramonto”, edito da Herkules Books, è una storia molto intensa, forte e coraggiosa e non poteva essere altrimenti visto che è una storia di donne e di madri. Sulla copertina c’è una immagine suggestiva: c’è una donna, con la sua maternità ancora in gestazione, è in ginocchio, si interroga, ti interroga … ha bisogno del lettore, ha bisogno che questi apra il libro e che cominci a sfogliarlo in ogni sua pagina. Dentro c’è la sua storia: la storia di una giornalista, Vera, donna affermata e appassionata del suo lavoro che una notte, all’uscita dello stabilimento tipografico, viene aggredita e violentata selvaggiamente. Questa violenza le lascia un segno che potrebbe non essere indelebile: Vera è incinta e, al ritorno in redazione, il direttore le affida un’inchiesta importante che la porterà a scandagliare e raccontare le storie di altre donne, di cinque madri assassine che nel bel mezzo della loro quotidianità decidono senza un valido motivo di togliere la vita ai propri figli, massacrandoli senza pietà. Vera entra con il suo dolore di donna violata nelle stanze del dolore di donne e di madri che hanno violato invece la loro stessa vita. La sua inchiesta e la sua storia trascinano il lettore nei meandri di pagine a tratti sconvolgenti, crude ma sincere e in grado di scuotere il lettore e le coscienze di chi è portato, in queste stesse pagine, ad interrogarsi sul bene e sul male, sul bianco della vita e sul nero della morte: Vera è incinta e abortire è l’unica soluzione plausibile, ma vorrebbe dire “uccidere”; può diventare madre ed accettare un figlio generato dal “male”? E può un bambino ancora in grembo subire un tragico epilogo senza alcuna colpa? Vera diventerà una madre assassina?

Caspita! Mi è piaciuto tantissimo scriverlo e ho voluto che fosse “forte”, perché credo nella forza della scrittura: scrivendo si possono dire cose importanti e ci sono cose (come il valore della vita, anche quando questa è segnata da profonde sofferenze) che vanno dette, anzi scritte!

Hai partecipato a concorsi letterari? Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere? Proprio con “Il domani sorge sempre al tramonto”, nel 2012 sono stata finalista regionale in Calabria del Premio Letterario Rai “La Giara”. Esperienza bellissima e gratificante per quanto avevo scritto e realizzato. Ma non è stato un traguardo, bensì un’opportunità che mi ha anche aperto le porte del Women’s Fiction Festival di Matera e a sua volta della meravigliosa rete di EWWA! Quindi, secondo la mia personale esperienza, i concorsi letterari, come ogni altra cosa che gravita attorno ad un libro, sono sempre opportunità non solo di valutazione ma anche per crescere, maturare e imparare a guardarsi attorno.

A cosa stai lavorando, ultimamente, e quando uscirà il tuo nuovo romanzo? Vuoi parlarcene? Il mio prossimo lavoro è … un vaso di Pandora pieno zeppo di emozioni, per il momento abbozzate sul mio inseparabile taccuino! Non appena comincerò a navigarci a vista vi farò sapere. 😉 Scrivere è un atto assolutamente imprevedibile! E quando schiuderò quel vaso …

OoO

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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