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Intervista: Maria Masella, la regina del noir genovese

Come può un’insegnante di  matematica decidere di diventare una scrittrice a tempo pieno? Probabilmente con la passione che ha sempre contraddistinto Maria Masella, scrittrice genovese che nella sua ormai lunghissima carriera letteraria ha spaziato dallo spionaggio al rosa. E leggete un po’ cosa dice su quest’argomento:

Quando sono stata premiata al Mystfest (1988 ed ero agli inizi della carriera) la giuria ha manifestato stupore perché ero “insegnante di matematica”, così al Solinas, nel 2005: la prima domanda è stata “come mai un’insegnante di matematica si diletta di scrittura cinematografica”. Nel 2013, premiandomi a Lecco per Celtique, è ritornato lo stesso stupore. Stupore che mi stupisce! La matematica mi piace, mi riesce, come mi piace scrivere: spero che mi riesca. Gli studi scientifici li sento, se mai, come un valore aggiunto perché mi hanno addestrata a pesare ogni parola, a valutare la coerenza di quanto scrivo e a eliminare il superfluo. Fra l’altro la mia specializzazione era logica matematica.

Detto del tuo retroterra culturale, parliamo del tuo ambiente, la Liguria. Maria, non se ne parla mai,  ma qual è il rapporto dei liguri con i libri?

Penso che non sia molto diverso da quello degli altri italiani, alcuni leggono molti, altri il meno possibile. Mi sembra diverso il rapporto con gli scrittori conterranei… Sembrano restii a considerarli. Un romanzo ambientato a Milano e scritto da un milanese ottiene recensioni sui quotidiani. A Genova è raro che accada, le eccezioni si contano sulle dita.

Ormai è ben nota la tua serie di noir sul commissario Mariani, ma cos’è il noir secondo Maria Masella, e come si può uscire da certi stereotipi di genere?

Ogni genere ha alcune regole che nessun autore può violare. Nel noir ci deve essere un delitto e la ricerca del colpevole. Ricerca che deve avere esito positivo. Che poi sia possibile condannare il colpevole è secondario. Secondo me, il noir è un romanzo che mette in scena l’effetto perturbante di un crimine, effetto perturbante sia sui singoli individui sia sul tessuto sociale. Anche nel noir, come in ogni genere, ci sono stereotipi relativi a personaggi, ad ambientazione, a trama. Personaggi: eroe invincibile, eroe intelligentissimo, dark lady, spalla un po’ tonta. Ambientazione: dalla metropoli alla sonnolenta provincia. Trama: l’investigatore assunto per una falsa ricerca. Ne ho citati soltanto alcuni. Come evitare la trappola?Dando spazio al quarto elemento fondamentale di ogni romanzo, che sia di genere o no: il tema. Il tema non è la trama, ma è quello che l’autore vuole comunicare ai lettori raccontandogli una storia con alcuni personaggi e ambientata in un luogo o in un tempo storico preciso. Se si vuole dire qualcosa di importante, importante almeno per l’autore, è probabile che non si cada negli stereotipi e si costruiscano veri personaggi in vere ambientazioni. Un esempio? Mariani e le mezze verità ha un tema forte: “fino a quale punto un verità incompleta è ancora vera?” e questo mi ha permesso, spero, di stare alla larga da stereotipi. Il pericolo degli stereotipi è ancora più forte nei romance, perché a tutti gli altri si aggiunge quello dell’ambientazione storica, con Medioevo di cartapesta, per esempio. L’ambientazione storica non può essere generica. Ho scritto molto ambientando nel periodo Risorgimentale e ho prestato attenzione a differenziare Carbonari e Mazziniani, per esempio. Nel giro di pochi anni cambiano idee politiche dominanti, abiti e regole di vita.

L’epoca in cui tu hai iniziato a pubblicare era tempo di grandi fermenti sociali. Che difficoltà hai incontrato rispetto a quelle che trovano ora gli esordienti?

Quando ho cominciato si usava la macchina da scrivere (conservo la mia Olivetti per motivi affettivi), si cercavano gli indirizzi degli editori sugli elenchi telefonici. Si inviava il cartaceo e si sperava. Se andava bene si sperava in buone recensioni su quotidiani e riviste (conservo per motivi affettivi recensioni su L’Europeo e su Il Manifesto). Ora ogni autore può diventare anche editore, con il self. Le recensioni arrivano.

Un tempo era difficile farsi notare perché fra gli editori e gli autori c’era una barriera. Soltanto la certezza, forse infondata, di avere qualcosa da dire rendeva gli autori abbastanza determinati da spingerli a superare la barriera. Ora sembra che sia difficile perché gli autori sono tantissimi. Tantissimi e velocissimi… Alcuni pubblicano un romanzo ogni due o tre mesi.

Com’è cambiata l’editoria in questi decenni, e cosa non ti piace dell’editoria di oggi?

Valgono anche le risposte precedenti. Aggiungerei che per alcune case editrici un libro è soltanto un “prodotto” da piazzare al meglio. Nessun editore ha mai trascurato l’aspetto economico del proprio lavoro e mi sembra corretto, ma ora c’è la ricerca spasmodica della novità, del nuovo autore. Spesso bruciato in poche stagioni. Come apprezzo poco l’importazione indiscriminata di autori stranieri.

Parlaci del tuo metodo di lavoro: c’è qualche particolarità che non riveli spesso?

Niente scaletta, niente traccia. Infinite revisioni. Comincio un noir senza conoscere l’assassino. Un romance sapendo soltanto che “sarà amore eterno”. Quando parlo di infinite revisioni intendo almeno un trentina. Nel noir che sto finendo sono a quota quaranta e non è finita. Comincio un romanzo di lunedì. E mi fornisco di una agenda nuova, una specie di diario di bordo in cui annoto nomi dei personaggi, di volta in volta che nascono. La stessa agenda si riempirà di annotazioni relative alle revisioni.

Tu che hai spaziato per diversi generi letterari,  come hai visto evolversi l’immagine della donna in narrativa?

Compare finalmente qualche donna in ruoli meno banali. Purtroppo nei romance sono ancora tante, troppe, le donne la cui vita ruota attorno a quella di un uomo. E la bellezza sembra ancora il requisito fondamentale in una donna.

Come si concilia la vita di tutti i giorni con la scrittura?

Si concilia? Diciamo che si picchia in un corpo a corpo. Quando sono fortunata riesco a recuperare due ore per scrivere. Non ho preferenze, qualsiasi momento è buono.

Sei un vulcano di idee sempre in piena attività: non ti capita mai che, essendo così tante e varie,  si affastellino nella tua mente rendendo difficile scrivere una storia sola?

Di solito lavoro a due contemporaneamente, ma devono essere di genere diverso. Non ho mai avuto il problema della mancanza di idee, soltanto quella di tempo. Comincio però molte storie che poi abbandono e, a volte, riprendo dopo anni. Quando sono in revisione lavoro soltanto su una, impedendomi di pensare ad altro.

Chi è l’emergente che ti piace di più?

Emergente? Il termine ha ancora significato? Scopro ogni giorno che autrici e autori di cui ignoravo le opere pubblicano con editori o da self da anni. Sono emergenti? Fra l’altro leggo in cartaceo. Non leggo noir quando ne sto scrivendo, non leggo romance quando ne sto lavorando uno. Comunque ho apprezzato Cassandra Rocca, nella commedia romantica, e Alberto Minnella, nel noir. La qualità della scrittura è buona e anche la tessitura della storia.

Fai una promessa ai tuoi lettori.

Non uccidere Antonio!

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Farlo risorgere?

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Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
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3 Commenti

  1. Babette Brown
    23 ottobre 2015 at 11:56 — Rispondi

    Il VeloNero scrive: “Fra l’altro la mia specializzazione era logica matematica”. E io ci avrei scommesso.
    (abbiamo problemi con i commenti, portate pazienza)

  2. 25 ottobre 2015 at 18:20 — Rispondi

    Grazie a Dario per l’intervista e a Babette per l’ospitalità.
    Attenzione alla foto, è una rarità assoluta: ho la bocca chiusa! in tutte le altre foto o parlo o rido o faccio le boccacce.

  3. dario villasanta
    26 ottobre 2015 at 13:05 — Rispondi

    Una bella chicchierata davvero, quella con te, Maria. E la foto di dà una solennità…

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