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Intervista: Manuela Chiarottino

Manuela Chiarottino vive a Rivarolo, in provincia di Torino. Ha pubblicato: A nudo (Self, 2017), Devil’s Twins (self, 2017), Una notte da ricordare (Self, 2016),  Un amore a cinque stelle (Triskell, 2016), Cuori al galoppo (Rizzoli, 2016), Due passi avanti un passo indietro (Amarganta, 2016), Il mio perfetto vestito portafortuna (La Corte, 2016), Melodie del cuore (2016), Ancora prima di incontrarti (Rizzoli 2015), La sposa felice (Delos 2015), Non ditelo a Ella (Delos 2015), L’uomo perfetto (Delos 2015), Arriveranno le farfalle (Self, 2014).

È stata finalista al Concorso “Verbania for Women” 2016 e 2017: ha vinto il Concorso “Fiori d’acciaio” 2016 indetto da Triskell; è stata finalista al Concorso “Pendolibro 2014”.

1.     Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando?

Mi è sempre piaciuto scrivere, ma nascondevo tutto in fondo al cassetto o buttavo via. La passione è tornata in un momento difficile della mia vita, alcuni anni fa, e mi ha aiutato ad andare avanti.

2.     Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone?

Scrivo sempre al computer. Dubito che mi capirei se scrivessi a mano… e poi mi sembrerebbe di perdere tempo, ma rimango stupita e ammirata da chi ancora lo fa. Appunti, sì, quelli ovunque.

3.     C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi?

Qualsiasi momento tranquillo o quando l’ispirazione chiama.

4.     Che cosa significa per te scrivere?

Significa avere uno scopo. Bisogna sempre avere un sogno per andare avanti. Ogni giorno sento il bisogno di scrivere almeno qualche riga, è qualcosa che mi rende felice, uno sfogo, una passione, fa ormai parte di me.

5.     Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto?

No, non sempre. Ho tante cose abbozzate, tra cui un romanzo per cui provo odio e amore e che prima o poi dovrò decidermi a rivoluzionare o a cancellare…  solo che non è facile nessuna delle due. Diciamo che se arrivo a pubblicarlo però è perché amo quella storia, questo non vuol dire che sia sicura possa piacere, anzi. Io sono l’ansia in persona quando esce qualcosa di mio.

6.     Che genere scrivi? Ce ne parli un pochino? Ci racconti come mai hai scelto genere per esprimerti?

Nelle mie storie parlo di sentimenti, di speranze, cercando di arrivare al cuore di chi legge. Le storie poi sono come la vita, possono essere lievi e romantiche o intense storie d’amore, anche con tematiche dure. Possono far sognare, commuovere, ma anche far ridere. Per questo spazio tra il rosa classico o i romance mm, per affrontare il tema della discriminazione e ribadire come l’amore non ha limiti, ma cerco anche di far sorridere con le  commedie.

7.     Rileggi mai i tuoi libri/racconti, dopo che sono stati pubblicati?

Di solito no, ho paura di trovare milioni di refusi o di aver voglia di riscriverli. Naturalmente se me li segnalano correggo, eh. Mi è anche successo però di farlo e stupirmi delle mie parole, pensando “l’ho scritto proprio io?”

8.     Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri?

Credo che qualcosa di personale ci sia sempre, può essere un’opinione, un ricordo, un’emozione. Detto questo, i miei romanzi più autobiografici sono due: il primo self,” Arriveranno le farfalle”, dove parlo tramite la protagonista, e il primo Youfeel “Ancora prima di incontrarti”, in quanto il prologo è un mio ricordo d’infanzia, mentre il resto è fantasia. Poi ci sono alcuni episodi delle storie chick-lit che in realtà sono delle mie piccole disavventure o comunque esperienze rivisitate con ironia.

9.     Quando scrivi, ti diverti oppure soffri?

Se scrivo chick-lit mi diverto, con i rosa dipende, perché le mie storie sono sempre un po’ tormentate e finisce che soffro con i protagonisti.

10.  Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno?

Sicuramente amo leggere, anche se ammetto che ci sono periodi che sacrifico la lettura per la scrittura. Non so dare un numero, ho il kindle strapieno di titoli e mi capita di iniziarne più di uno e saltare a seconda del mio umore. Se però una storia mi prende davvero mollo tutto e vado avanti giorno e notte fino a quando non ho terminato. Mi è successo con una trilogia, dal primo ho letto gli altri due, credo se non uno al giorno quasi. Il fatto è che dopo diventa difficile trovare qualcosa che prenda allo stesso modo e allora per una settimana faccio pausa, per disintossicarmi. Quindi direi che sono incostante.

11.  Quale è il genere letterario che prediligi? E’ lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché?

Non ho un genere preferito, sicuramente amo i generi che scrivo: rosa, mm, chick-lit ma anche fantasy. Forse è meglio dire cosa non leggo: horror e poliziesco. Di conseguenza non sono generi che scriverei.

12.  Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa?

In questo periodo sono a casa, quindi ho più tempo. Detto questo, devo comunque conciliare la scrittura con gli impegni di casa e… i rapporti familiari. Ogni tanto rischio di bruciare la cena e spesso i miei mi guardano minacciosi perché chiuda il pc.

13.  Ti crea problemi nella vita quotidiana?

A parte cene bruciate? Forse un certo disagio quando ti chiedono cosa fai, sapendo che per alcuni o sei famosa o la scrittura è vista solo come un hobby e non una cosa seria. Mentre di sicuro io lo faccio con impegno e serietà.

14.  Come trovi il tempo per scrivere?

Come detto, in questo periodo ho tempo, purtroppo e per fortuna, perché non lavoro. Chiaramente non posso scrivere soltanto, ahimè, anche perché soffro di mal di schiena e diciamolo, la posa da scrittore non è l’ideale.

15.  Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un’aliena?

Ho degli amici che mi sostengono sempre e mi leggono. La mia migliore amica, poi, compra i miei romanzi a scatola chiusa, povera. E dice pure che le piacciono, facendomi pubblicità, senza che io la paghi! C’è anche chi è più o meno indifferente o non riesce a capire davvero la mia passione, ma è giusto così.

16.  Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola?

Cerco sempre di fare una scaletta, ma poi finisce regolarmente che la dimentico e seguo sentieri inesplorati senza sapere dove mi porteranno. Sono indisciplinata.

17.  Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione?

Il mio intento è di scrivere tutti i giorni, a meno che proprio non possa. Naturalmente c’è il giorno che vado avanti ore con facilità e gioia, altri che soffro perché sembra che le idee non si fermino sulla carta e mi sento svogliata o bloccata da quella storia. Chissà perché, capita che quando le dita scorrono facilmente c’è da stirare, il figlio o il marito che chiamano, mia madre che ha bisogno e così via. Poi hai un giorno che sei da sola e tranquilla ma rimani incastrata nello stesso capitolo per ore, capita. L’ispirazione poi è dispettosa perché di solito è notturna.

18.  Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri.

 Isabel Allende e Sophie Kinsella. Margaret Mazzantini, anche se non sempre, e forse Stefania Bertola.  Posso almeno nominare Pirandello?

19.   Hai partecipato al concorso letterario Amarganta Oltre l’Arcobaleno. Che esperienza è stata? Il racconto che è stato selezionato, ce ne parli un pochino?

L’esperienza è stata molto bella perché conosco Amarganta e chi ne fa parte e quindi mi approccio con fiducia alle loro iniziative, specie una come questa con scopo benefico. Il mio racconto è una lettera che un ragazzo scrive al proprio padre, ricordandogli l’amore che prova per lui e soprattutto la promessa fattagli quando era un bambino, quella di proteggerlo “dai draghi”, cioè dalle avversità della vita. Una promessa non mantenuta, perché il padre si è allontanato appena scoperta la sua omosessualità. È una lettera amara, una lettera d’amore, è la richiesta accorata di un figlio al padre di prendere una posizione: al suo fianco oppure con i suoi “nemici”.

20.  A cosa stai lavorando ultimamente?  Vuoi parlarcene?

Sto scrivendo un nuovo romance mm e un rosa, nell’attesa che una storia in valutazione riceva una risposta. Dita incrociate per me?

Grazie per averci concesso questa intervista.

Grazie a voi.

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