A modo mioIntervisteRubriche

Intervista: Laura MacLem

Classe 1978, innamorata non corrisposta delle materie scientifiche, è stata ricambiata dalle discipline umanistiche, o almeno così vuole credere. E ci crede tantissimo, perché da quando le hanno messo per la prima volta una penna in mano, ha cominciato a scrivere e da allora non c’è verso di farla smettere (se non con la pizza).

Vive in un paese con l’impareggiabile nome di Campodipietra, insieme alla sua stabile famiglia umana e alla sua in costante aumento famiglia animale. Vorrebbe includere nel nucleo anche i suoi personaggi immaginari, ma li maltratta troppo perché loro siano d’accordo.

Al momento il suo essere si può riassumere in “lavoratrice precaria con pretese intellettuali”. È molto gelosa della sua privacy, il che rende inspiegabile e piuttosto stupida la costante presenza sui social. Ha risolto includendo nel suo bisogno di privacy gli amici che conosce lì, a cui si affeziona in maniera esagerata anche se non li ha mai incontrati in vita sua.

Ha pubblicato per Delos alcuni racconti inseriti in Dragonland e nelle varie raccolte di 365 racconti. Il suo fantasy umoristico ‘Cronache del mondo strambo’ ha vinto una menzione d’onore al premio Massimo Troisi per la miglior scrittura comica nel 2008.

Ha pubblicato L’Incanto di cenere per Asengard edizioni, vari racconti per editori piccoli e medi, ma è riuscita a ritrovare il lume della ragione prima di passare all’editoria ‘importante’, ricordandosi che le storie non devono essere vendibili ma raccontare una storia, non importa in quanti la leggeranno. Scrivendo fantasy era abbastanza rassegnata all’evidenza che avrebbero letto in pochi.

È perciò approdata al self publishing con Regina di Fiori e Radici e Il Quarto Fato, romanzi che con il fantasy così com’è inteso in Italia hanno veramente poco a che fare e che, nelle sue previsioni, sarebbero stati ignorati.

Ma i lettori hanno deciso che Laura MacLem, da grande, non farà la profetessa. E quest’avventura, iniziata due anni fa, continuerà ancora per un pezzo…

L’ultima opera è Nati due volte, un dittico fantasy ambientato nella Creta minoica della tarda età del bronzo: racconta il mito di Arianna dal suo proprio punto di vista, quello che nessuno ha mai ascoltato.

E forse è meglio così, perché la principessa ha una versione dei fatti molto precisa, che comincia ben prima del famoso momento in cui diede a Teseo il suo famoso filo…

Il primo volume, L’età del bronzo e del miele, è già uscito, il secondo (L’età del vino e del ferro) è in uscita per settembre.

Perché scrivi? Come? Quando? Eccetera.

Neanche saprei dirlo, invento storie da quando ero bambina. Sono tutte lì, ce ne sono a decine, e piano piano le racconto. La cosa difficile è trovare quelle che valga la pena narrare, perché diciamocelo: nel novantanove per cento dei casi sono storie che esistono solo per compiacere chi le inventa, e va benissimo così. Ma se qualcuno deve leggerle il discorso cambia.

L’uomo è un animale affabulatore di natura, diceva Eco, e aveva ragione: sono un animale, io.

Ho sempre scritto usando una tastiera per il semplice fatto che sono molto più veloce a digitare che a scrivere a penna; ultimamente però ho iniziato a prendere appunti e schematizzare l’indice dei capitoli, con la trama e i personaggi, e devo dire che mi trovo bene, mi aiuta a fermarmi a pensare.

Amo molto il primissimo pomeriggio, quando tutto è quiete e silenzio. Ma, come tutti, devo scrivere quando ho tempo, perciò solitamente di mattina presto o a notte fonda. Tanto dormire è opzionale…

Quando scrivo sono felice, mi basta.

Hai scritto – e pubblicato – romanzi di ogni genere con diversi pseudonimi, spaziando dal fantasy alla fantascienza per poi ultimamente assestarti su un genere particolarissimo, che potrebbe essere definito storico ma proprio storico non è, epico ma anche qui non propriamente tale. Perché questo spaziare tra i generi?

Mi piace la narrativa fantastica in tutte le sue declinazioni. Mi piace immaginare cose e situazioni lontanissime dal nostro modo di essere e di vivere, e ancora di più mi piace seguire la trama fino in fondo e scoprire che, invece, non erano affatto lontane. Mi piace la sensazione di trovarsi in un posto sconosciuto dove bisogna imparare a muoversi, e mi piace che, alla fine della storia, i personaggi e il lettore ce l’abbiano fatta.

Beh, almeno il lettore. I personaggi non arrivano sempre vivi alla fine. Fa parte del divertimento…

Tutto questo riesco ad averlo nella narrativa fantastica, e ho spaziato un po’ in essa proprio per esplorarla. Ma in fondo rimango sempre un’autrice fantasy, e non credo questo cambierà, ormai.

Come definiresti questo tipo di storie, se dovessi dargli un’etichetta di genere? L’hai inventato tu?

La rilettura dei miti antichi adattati a un gusto moderno, per  attrarre i lettori moderni permettendo loro di accedere a una mentalità arcaica, ma molto più simile alla nostra di quanto ci piacerebbe, è qualcosa in cui si sono cimentati autori molto più autorevoli di me, da Christa Wolfe a Massimo Valerio Manfredi.

I miei romanzi sono fantasy, esiste l’elemento intangibile di mistica/magia che muove le azioni dei personaggi, e sinceramente non mi permetto di dare loro un’etichetta diversa. È il fantasy a permettermi di scrivere queste riletture mitologiche, quindi sono molto contenta di poterli definire così.

Cosa ci dobbiamo aspettare nel prossimo futuro?

Per adesso in uscita ci sarà “Nati due volte: l’età del vino e del ferro”, il volume che conclude la storia iniziata con “Nati due volte: l’età del bronzo e del miele”.

Adesso le vicende diventano quelle note: il Minotauro, il Labirinto, Teseo. Il filo di Arianna, e Arianna stessa che è molto più di quello che i miti hanno sempre dipinto, e che racconta la storia con la sua propria voce. Non vedo l’ora di sapere come verrà accolta questa mia interpretazione del mito, anzi, sono davvero in ansia…

I libri di Laura MacLem:

Nati due volte: l’età del bronzo e del miele

Il quarto fato

Regina di fiori e radici

L’incanto di cenere

Gli articoli di e per Amneris Di Cesare

Post precedente

L'Artiglio Rosa: Liubicich, Young, Heath

Post successivo

News: Nella rete di Shakespeare, di Marilena Boccola

Amneris Di Cesare

Amneris Di Cesare

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *