Interviste

Intervista: Federica D’Ascani

Trattandosi di Federica D’Ascani, non ci possiamo esimere dall’iniziare con l’intervista semiseria. Vi renderete subito conto dei motivi alla base della nostra scelta.

INTERVISTA SEMISERIA:

Colore preferito. Rosso.
Cibo preferito. Eh… tutto può diventarlo :D.
In cucina, come te la cavi? Abbastanza bene, ancora non è morto nessuno.
Status sentimentale. Sposata.
Attrice preferita. Charlize Theron.
Attore preferito. Tom Cruise.
L’uomo che vorresti essere. Jensen Ackles (nel ruolo di Dean Winchester, ovvio :D).
Tornassi a nascere, uomo o donna, e perché. Ermafrodita così non faccio torto a nessuno.
Serie Tv preferita. Criminal Minds con una spruzzata di Friends
Genere di lettura preferito. Thriller, fantasy moderno
Scrittore preferito. Stephen King the best!
Musa ispiratrice. La realtà.
Genere musicale preferito. Pop, rock, metal.
Cantante preferito. Ricky Martin, ma anche Garth Brooks.
Band musicale preferita. Queen.
Social network: sì o no? Oh yes, darling.

(non dite che non vi avevo avvertiti…)

INTERVISTA SERIA:

Perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando? Scrivevo i miei sogni già alle elementari e chiacchieravo tanto da non avere il tempo materiale di dire tutto. Va da sé che dovevo trovare uno sfogo.

Come scrivi? Carta e penna, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Computer e sto. Non esistono appunti (finché età e cervello mi assistono) né ipad, iphone, itouch, me te noi…

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Scrivo appena il piccolo Attila, e il grande Attila me ne danno l’opportunità!

Che cosa significa per te “scrivere”? Significa divulgare, significa mettere su carta tutto ciò che ho da dire e che reputo interessante per gli altri. Credo di avere una responsabilità e cerco di assolverla nel migliore dei modi, secondo i miei limiti, ovviamente.

Ami quello che scrivi, sempre, dopo che l’hai scritto? Quasi mai, a dire il vero, tranne rare eccezioni (le ultime, oltretutto).

Rileggi mai i tuoi libri, dopo averli pubblicati? No, praticamente mai e odio anche cercare gli estratti perché mi sembra tutto un po’ scontato. Perfezionista fino al midollo, io.

Quanto c’è di autobiografico nei tuoi libri? Molto… a volte forse anche troppo.

Quando scrivi, ti diverti, oppure soffri? Dipende dal genere. Nel finale de l’Inferno di Rebecca uccidere in maniera truculenta il bastardo mi ha galvanizzata non poco.

Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo? Decisamente e tanto. E non solo nel corso degli anni, ma dei mesi. Impressionante quanto abbia il desiderio di mettermi le mani nei capelli rileggendo delle cose di poche settimane prima.

Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa? Sono me stessa, non riesco a scindere. E per fortuna ho trovato un uomo che mi vuole (e non mi accetta) per ciò che sono.

La scrittura ti crea mai problemi nella vita quotidiana? Se dimentico di cucinare sì… Tanto che alla fine il marito comincia dalle 18.00 a chiedermi “ma… per cena che abbiamo? Faccio io? Hai tempo?”

Come trovi il tempo per scrivere? Vorrei fabbricarlo e mi sto ingegnando in tal senso, ma nel frattempo uso la sera tarda e la mattina (santo, santissimo nido!)

Gli amici/i parenti ti sostengono, oppure ti guardano come se fossi un alieno? I parenti non mi guardano proprio, tranne la mia famiglia. Che dire… A volte sembra che quella adottata sia stata io 😀

Nello scrivere un romanzo, navighi a vista come insegna Cotroneo, oppure usi la scrittura architettonica, metodica consigliata invece da Bregola? Io ho un metodo non metodo, a dire la verità, che non solo non consiglio a nessuno, ma che è quanto di più sbagliato possa esserci, credo. Per questo non farei mai un corso di scrittura creativa (e non ne avrei comunque le facoltà). Io butto giù, poi torno indietro, aggiungo, poi vado avanti, poi decido chi dei personaggi debba fare una brutta fine oppure chi debba essere l’eroe, quindi torno di nuovo indietro e limo, aggiusto, assecondo… A volte mi è capitato addirittura di cambiare genere a metà romanzo… Strana io…

Quando scrivi, lo fai con costanza, come faceva Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione? Seguo King e il suo: scrivi scrivi scrivi anche sotto le feste.

Tutti dicono che per scrivere bisogna prima leggere. Sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Io leggo tantissimo, ma più ciò che “devo”, e questo comincia a pesarmi davvero troppo. Dal 2016 ho deciso infatti di mollare gli ormeggi e dedicarmi alle letture di piacere. La vita è una!

Quanti libri all’anno? So che ne leggo almeno almeno due a settimana. Fate il conto.

Qual è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi, o è differente? E se sì, perché? Il genere che prediligo è il thriller e sto cercando di concliare lettura e scrittura. Così anche per la letteratura per bambini e lgbt. Vorrei poter leggere anche tanti fumetti, ma le ore diurne sono 12…

Autori e autrici che ti rappresentano, o che ami particolarmente. Citane due italiani e due stranieri. Ho amato la Rowling e adoro Brian Freeman; vado pazza per Sasha Naspini e amo Mariasilvia Avanzato.

Di gran voga alla fine degli Anni Novanta, più recentemente messi al bando da molte polemiche in rete e non solo: cosa puoi dire dei corsi di scrittura creativa che proliferano un po’ ovunque? Sei favorevole, o contrario? Non mi piacciono, devo dire la verità. Si può insegnare la tecnica, si può insegnare la grammatica, persino il canovaccio da seguire… Ma la creatività… O ce l’hai o non ce l’hai e mi spiace, il talento è questo.

Dei tuoi romanzi precedenti, ce n’è uno che prediligi e senti più tuo? Se sì, qual è? Vuoi descrivercelo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato scriverlo? Per quanto riguarda i romanzi già editi forse quello che ho adorato maggiormente, a sorpresa e per tanti motivi diversi, è L’Inferno di Rebecca. Cristallo mi ha svuotata da un passato ingombrante, ma L’Inferno mi ha permesso di essere completamente me stessa nel farci i conti. È un romanzo horror, thriller, duro e crudo, che parla di violenza e lo fa senza infiorettature, senza fronzoli o aste pulsanti. Rappresenta tutto ciò che ho avuto dentro per molto tempo, l’allegoria del male inteso come realtà per come si palesa nel moderno. Ed è stato tanto sofferto perché è uscito in un momento in cui non esistevano ancora i “dark romance” odierni e veniva bistrattato perché “troppo erotico” “troppo duro” “troppo horror”… Insomma, troppo tutto. A un certo punto mi sono sentita addirittura malata per averlo scritto, ma a bocce ferme dico sinceramente che è la cosa più bella, horror, che abbia scritto (esclusi gli inediti).

Hai partecipato a concorsi letterari? Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere? Mai partecipato. Uno perché non sopporto l’idea dei concorsi a pagamento. Due perché sono quasi inutili, a mio avviso, perché presuppongono selezioni per nulla in linea con il talento soggettivo. Per carità, i grandi premi sono soddisfazioni, ma il gioco, ora che esiste addirittura il self, non vale poi così tanto la candela. Guarda il Premio Strega: è un premio corretto e rivolto a tutti? Per nulla…

A cosa stai lavorando, ultimamente, e quando uscirà il tuo nuovo romanzo? Vuoi parlarcene? Ho appena terminato il primo episodio di una saga fantasy volta a spiegare la sindrome di Asperger ai più piccoli e sono molto fiduciosa, così come lo sono per l’inedito che ho fermo da due anni e per il quale ho davvero grandi progetti in partnership anche con delle grandi associazioni per disabili. Il mio prossimo romanzo non ho idea di quando uscirà, anche se so per certo che Cristallo sarà pubblicato in seconda edizione, e sempre in self, verso la fine di gennaio.

OoO

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

13 Commenti

  1. dario villasanta
    21 dicembre 2015 at 7:17 — Rispondi

    In effetti, i premi non sono indicativi del valore di un’opera, l’ho purtroppo constatato di persona. Ho partecipato a uno di questi, ho vinto e, per carità, il valore curriculare è indiscusso; ma proprio lì ho capito che non ne vale la pena.

    • Babette Brown
      21 dicembre 2015 at 9:29 — Rispondi

      Per tacere (carità di patria…) dei premi a valenza nazionale, con tutti i loro scandaletti.

  2. Federica D'Ascani
    21 dicembre 2015 at 7:46 — Rispondi

    Grazie Baab di questo spazio! Dario… esatto!fe

    • Babette Brown
      21 dicembre 2015 at 9:30 — Rispondi

      Grazie a te. Nonostante il preavviso minimo, hai scodellato delle risposte interessanti/divertenti.

  3. Lidia Calvano
    21 dicembre 2015 at 8:39 — Rispondi

    Grande donna! Continua così, mai come in questo momento serve un esempio che rompa gli schemi e le regole. Un abbraccio.

    • Federica D'Ascani
      21 dicembre 2015 at 9:10 — Rispondi

      Oh, tesoro, ma grazie! :3

      • Babette Brown
        21 dicembre 2015 at 9:31 — Rispondi

        I tre articoli sono piaciuti moltissimo, Federica. E l’intervista ha dato il colpo di grazia a tanti luoghi comuni.

        • Federica D'Ascani
          21 dicembre 2015 at 13:54 — Rispondi

          Ne sono contenta e anche soddisfatta, perché allora non sono una primula, ma una in mezzo a tante che ha solo voglia di dire la propria… anche per gli altri 😉

    • Babette Brown
      21 dicembre 2015 at 9:30 — Rispondi

      Si tace troppo, Lidia. Le donne si sobbarcano una mole di lavori, e si fanno torturare dai sensi di colpa per quei pochi momenti che dedicano a se stesse.

  4. Fernanda Romani
    22 dicembre 2015 at 8:07 — Rispondi

    Belle risposte. E’ sempre interessante leggere le tue opinioni, Federica.

    • Federica D'Ascani
      22 dicembre 2015 at 13:42 — Rispondi

      Grazie mille, tesoro!

  5. Laura Gay
    22 dicembre 2015 at 13:13 — Rispondi

    Bellissima intervista, Fede! E sui concorsi letterari la penso esattamente come te.

  6. Federica D'Ascani
    22 dicembre 2015 at 13:43 — Rispondi

    <3 piccina! Ma noi separate alla nascita!!!

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