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Intervista: Fabio Strinati

Fabio Strinati (poeta, scrittore, aforista, pianista e compositore ) nasce a San Severino Marche nel 1983 e vive ad Esanatoglia, un paesino della provincia di Macerata nelle Marche. Molto importante per la sua formazione, l’incontro con il pianista Fabrizio Ottaviucci. Ottaviucci è conosciuto soprattutto per la sua attività di interprete della musica contemporanea, per le sue prestigiose e durature collaborazioni con maestri del calibro di Markus Stockhausen e Stefano Scodanibbio, per le sue interpretazioni di Scelsi, Stockhausen, Cage, Riley e molti altri ancora. Partecipa a diverse edizioni di  “Itinerari D’Ascolto”,   manifestazione di musica contemporanea organizzata da Fabrizio Ottaviucci, come interprete e compositore, e prende parte a numerosi festival e manifestazioni musicali. Strinati è presente in diverse riviste ed antologie letterarie. Da ricordare Il Segnale, rivista letteraria fondata a Milano dal poeta Lelio Scanavini. La rivista culturale Odissea, diretta da Angelo Gaccione, Il giornale indipendente della letteratura e della cultura nazionale ed internazionale Contemporary Literary Horizon, la rivista di scrittura d’arte Pioggia Obliqua,  la rivista “La Presenza Di Èrato”, la revista Philos de  Literatura da Unia Latina, L’EstroVerso,  Fucine Letterarie.

Perché, come e quando scrivi?

 Scrivo perchè in qualche modo ho sentito la necessità di trovare un canale di comunicazione con il mondo e questo canale è per me la scrittura. Il mondo parla, è un gran chiacchierone mentre io sono una persona taciturna, schiva e riservata così, ho preso la penna in mano e mi sono detto: bene, si comincia!

Scrivo nella mente: catturo ogni dettaglio e non mi lascio sfuggire nulla. Prendo appunti in continuazione su foglietti di carta e scrivo rigorosamente a matita. Poi chiaramente scrivo anche a computer ma sinceramente lo trovo freddo e distaccato. Preferisco di gran lunga la carta, perchè posso interagire con i miei sentimenti in maniera più genuina e disinvolta.

Scrivo di mattina, ma non per scelta; è mia abitudine svegliarmi alle 5 del mattino e così, mi viene spontaneo mettermi a scrivere. Chiaramente come ho già detto prima, dentro la mia testa ci sono cumuli di pensieri, visioni, suoni, stati d’animo tra i più disparati e di conseguenza, mi trovo sempre molto avvantaggiato sul risultato finale.

Scrivo perché per me è terapeutico sotto ogni punto di vista. Mi sento bene, mi sento libero e posso guardare il mondo attraverso la mia personale lente d’ingrandimento. Scrivo perchè ho molto da dire e ho molto da dire perchè in passato praticamente non ho mai detto nulla se non frasi campate in aria o qualche battuta di pessimo gusto. Ho sempre desiderato essere un comico, ma l’unico che si è fatta una risata sulla mia vita sono io.

Perché la poesia?

Essendo io un folle per natura mi trovo più a mio agio con la poesia; ci siamo incontrati quasi per caso ed è stato amore a prima vista. La poesia è uno stato d’animo che viaggia su frequenze dove la follia e la pacatezza si mescolano dando vita ad un personaggio a tratti serio e disinvolto, a tratti buffo e tragicomico. Io non saprei sinceramente dove collocarmi, ma sono sicuro che la mia dimensione naturale è quel luogo dove la poesia è uno scorrere di visioni ad un ritmo incalzante ed infinito. Comunque, ho scritto anche in versi liberi e devo ammettere che in quel caso la parola ha la possibilità di essere più maneggevole ed arieggiata. Un’esperienza da rifare sicuramente.

Quanto c’è di autobiografico in ciò che scrivi?

Non saprei dirlo con certezza ma rileggendo i miei libri ( cosa che non ho mai fatto ) posso dire che di autobiografico non c’è nulla, o quasi nulla. Mi piace inventare storie su altre persone mentre in alcuni casi, prendo una storia vera e la stravolgo a mio piacimento, solitamente con un finale triste e malinconico. Non mi piace il lieto fine, mi sa di pessima fregatura.

È convinzione, specialmente dei poeti alle prime armi, che Poesia vada scritta di getto, che non possa poi essere revisionata ed editata. Tu cosa ne pensi? Come componi i tuoi versi? Sono frutto di una seconda, attenta e minuziosa revisione oppure sono espressione ultima del tuo tumulto interiore?

Tutti luoghi comuni. Non esistono poeti alle prime armi nè esistono poeti navigati; il poeta è sempre esistito, mentre la poesia non è detto che esisterà in eterno. Il poeta “ è “, ed è questo ciò che conta. Ma voglio rispondere alla tua domanda con un mio aforisma: “ la collina è un vero modello di equilibrio “. Io tendo ad essere equilibrato all’interno della mia follia; i miei versi nascono da improvvise sensazioni che a volte, non hanno bisogno di essere rivisitati, mentre altre volte,  meriterebbero la gogna!

Ultime pubblicazioni?

Esce proprio a luglio un mio libro di poesie dal titolo “ Periodo di transizione “ e sarà tradotto in lingua rumena da Daniel Dragomirescu con prefazione di Michela Zanarella. Poi ho ultimato un poemetto dal titolo “ Alla ricerca di me “. Anche questo sarà tradotto in lingua rumena. Ma il mio più grande progetto  è vivere, e farlo possibilmente bene e senza perdere alcun tempo.

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