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Intervista: Eva Serena Pavan

Mi chiamo Eva Serena Pavan e abito a Verona. Ho auto-pubblicato il romanzo YA “Codice Sorgente” che ha vinto il Concorso letterario indetto lo scorso anno da Amarganta ed è stato pubblicato anche in lingua inglese, sempre da Amarganta. Poi, è uscito il mio romanzo “Prima media mai più” per Einaudi Ragazzi.

Da quanto tempo scrivi e come?

Sai che non saprei dirti? Ci sarà stata un’epoca in cui non sapevo scrivere, probabilmente… ma non me la ricordo. Prima di avere figlie non inventavo storie, ma scrivere (diari, lettere, poesie, bigliettini…) è sempre stato il mio modo preferito per comunicare.

Le idee arrivano quando vogliono: ecco perché le mie prime bozze sono scarabocchiate su fogli sparsi. La punta di una penna che scorre sulla carta mi dà una sensazione fisica, piacevole… ma quando entro nel vivo del lavoro sono molto più veloce al computer. Se sono di fretta, mi capita anche di dettare al telefono, e addio romanticismo.

Scrivo di notte. Se potessi lavorare fino alle due e alzarmi alle dieci ogni mattina, sarei molto più felice!

Che genere scrivi?

Scrivo le storie che non trovo. Che secondo me meritano di essere raccontate e che nessuno ancora ha messo su carta.

A volte sono storie per bambini, altre per adolescenti, altre ancora per adulti. Ti dirò, molte volte sono destinate alle mie figlie, quindi crescono con loro. Ecco perché scrivo soprattutto per bambini e ragazzi.

Per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei una lettrice assidua? E qual è il genere che preferisci?

Sono certamente una lettrice prima che una scrittrice. Quando vado in vacanza, cerco di portarmi un libro al giorno (Ryanair permettendo!). Nel resto dell’anno, leggo in ogni minuto libero (e non…): prima di dormire, mentre mangio, viaggio, aspetto, mentre mi lavo i denti, mentre mescolo il minestrone…

Ci sono mesi in cui mi immergo in un genere letterario, in un paese, o anche in un singolo autore. Romanzi storici, fantascienza, libri di cucina, gialli inglesi… A parte horror e fantasy, leggo di tutto.

Come trovi il tempo per scrivere?

Dopo la nascita della seconda figlia, sono rimasta disoccupata e non ho più trovato un lavoro vero e proprio. All’epoca non l’avrei mai ammesso, ma è stata una fortuna: non avevo più scuse per rimandare, e così ho finito il mio primo romanzo. Adesso, tra una collaborazione e l’altra, mi ritaglio il tempo per scrivere.

Hai partecipato al concorso letterario Amarganta Oltre l’Arcobaleno. Che esperienza è stata?

Ti rispondo con le parole con cui l’ho presentato:

Non ho deciso di scrivere questa storia. Non ho deciso di vivere questa vita. Ma è successo… e ne sono stupita, e grata, ogni singolo giorno.

Faccio fatica a dirti di più. È una storia viva, che sanguina e pulsa…

A cosa stai lavorando ultimamente?

Di solito lavoro su più storie contemporaneamente, per avere il tempo di lasciarle decantare. Ora sto cercando il coraggio per buttar giù una storia fantasy nata l’anno scorso al mare, che ho chiara in mente ma che mi intimorisce un po’… Lo so, fa ridere ma è così, mi spavento da sola!

Nel frattempo, sto limando un albo illustrato sul Teatro romano di Verona, che uscirà in autunno. Poi c’è una favola che vorrei regalare a una ragazzina che conosco. Un’idea per un altro albo.  E un romanzo a cui tengo molto che sto scrivendo a due mani, con la mia mela…

Grazie per averci concesso questa intervista.

Codice sorgente (Self-Publishing)

Milano. Facoltà di informatica.
Quattro amici con la passione dei videogiochi e il sogno di sfondare, un giorno, all’Independent Games Festival.
Uno di loro, Fulvio, sembra a un passo dall’obiettivo: sta infatti iniziando il tirocinio in un’azienda di videogiochi. Fulvio è uno bravo, se si butta in un progetto lo realizza a perfezione. Ma oltre al tirocinio ci sono gli esami da finire, l’affitto da pagare in qualche modo e una storia nascente con una ragazza che forse è vera, forse no.
Quando la realtà non segue i programmi, è forte la tentazione di chiudersi in casa e inventarne una virtuale, dove gli esami si passano sempre… Ma in una situazione instabile, la tensione cresce e il rischio di crash incombe.
Tratto da una storia vera, lo scontro tra realtà e desideri, tra le proprie aspirazioni e le aspettative dei familiari porterà a un esito imprevedibile e a un finale che, come tutte le storie vere, resta sempre un po’ da scrivere.

Prima media mai + (Einaudi Ragazzi)

Come puoi sopravvivere in prima media se sei una secchiona, non segui la moda e non hai nemmeno il telefonino? Non puoi. Agnes, che è secchiona, non segue la moda e non ha il telefonino, va presto in crisi: lo sport preferito dei suoi compagni è prenderla in giro. Ma quando il registro di matematica scompare e la preside minaccia di annullare la gita se non si scopre il responsabile, è proprio Agnes a intervenire! Con una buona dose di coraggio e di inventiva la ragazza si butta nell’impresa: trovare il registro… E magari dei nuovi amici. Età di lettura: da 10 anni.

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