Interviste

Intervista: Emily Pigozzi

Cari amici, oggi è venuta a trovarmi Emily Pigozzi che, prima-durante-dopo il mestiere di attrice, ha scritto-scrive-scriverà. Una donna multitasking, che si occupa anche di eventi per la bellissima città di Mantova.

Benvenuta. Raccontaci di te.

Ciao a tutte, anzi, un salve sorridente che trovo così piacevolmente retrò… Sono Emily, ho trentacinque anni e vivo dove sono nata, nella piccola e graziosa Mantova. Sono felicemente sposata da quando avevo solo diciotto anni, e dopo un lungo periodo dedicato al teatro, la mia passione, sono diventata mamma di due bellissimi bimbi: un maschietto di tre anni e una principessa nata a gennaio di quest’anno. Con loro non ci si annoia mai!

Inutile aggiungere che la scrittura fa da sempre parte di me e del mio essere: è sempre stato qualcosa che mi faceva sentire bene, felice e perfettamente al mio posto.

Che tipo di scrittrice sei e qual è il genere che più ti rappresenta?

Credo di essere una scrittrice istintiva: leggo moltissimo, come è ovvio, ma quando sono davanti alla pagina bianca lascio che siano i sentimenti a fluire, le mani si muovono senza sosta cercando di fissare immagini di emozioni vissute, o per le quali cerco di trovare la giusta chiave ed empatia per renderle al meglio. Mi piace raccontare storie, scavando nella memoria per costruire i miei personaggi, unendo magari più persone che ho realmente conosciuto, regalando loro tratti distintivi che li rendano vivi.

Ovviamente la mia scrittura è molto femminile, perciò i romanzi d’amore e di formazione in rosa sono senza dubbio quelli ai quali mi sento più vicina, anche perché amo profondamente il complicato mondo delle donne.

Hai un autore (o un’autrice) al quale (alla quale) ti ispiri?

Com’è naturale cerco di essere solo me stessa, però è innegabile avere dei modelli, nel mio caso forse più da ammirare in quanto mai potrei avere la presunzione di accostarmi a loro!

Avendo per anni scritto poesie, ho una vera passione per la grande Alda Merini, che ho avuto l’onore di incontrare personalmente, e per la mia omonima Emily Dickinson, ma anche per la intensa Sylvia Plath: tutte donne, perché anche la mia poesia è sempre stata definita estremamente femminile.

In narrativa, trovo magica la scrittura di Anne Tyler, premio Pulitzer: ti circonda letteralmente con la forza dei suoi personaggi, tanto da farli uscire dalla carta. Adoro poi Dacia Maraini, la dolcissima Banana Yoshimoto e la travolgente Rossana Campo, ma non posso non confessare anche una istintiva simpatia per Sophie Kinsella, che ha a suo modo sdoganato un genere piacevolissimo. Un’altra autrice che scriveva meravigliosamente, e dalla quale c’è solo da imparare in termini di eleganza, è la mitica Liala: la sua vita sembra un film, è davvero un personaggio incredibile!

Qual è il primo romanzo che hai pubblicato?

Ne ho parlato molto sulla rete: si intitola “Un qualunque respiro”, ed è uscito nel 2014 per la Butterfly edizioni. Si tratta di una storia di vita al femminile, molto intenso, un lungo flusso di coscienza e di emozioni in un periodo molto particolare: la ricerca di una maternità che non arriva. E’ un romanzo dove ho raccolto molte esperienze, mie e di tante donne che combattono questa battaglia silenziosa fatta di desiderio e dubbi. E’ poi naturalmente il pretesto per affrontare altri temi, come l’amore e la maturazione come individui e di coppia.

Quale sarà il prossimo?

Finalmente un romance! Una storia che adoro, che ho scritto divertendomi moltissimo e con molta emozione. Uscirà quest’autunno, e davvero non vedo l’ora: spero che faccia sognare chi lo leggerà almeno un briciolo di quanto ho sognato io nello scriverlo, lasciandomi andare al romanticismo e alla passione, senza dimenticare un pizzico di ironia in una storia che vuole essere anche commovente, dai mille risvolti.

Da dove arriva l’ispirazione?

Dal quotidiano, dalla cronaca, dalle persone che conosco… molte delle mie storie vivono dentro me per anni, e davvero attendono solo il momento di saltare fuori: è quasi come se in un certo senso fossero già scritte, in paziente attesa nella mia testa.

Hai un luogo speciale nel quale ti rifugi per scrivere?

Vorrei averlo, ma mi devo accontentare del salotto, ingombro di giocattoli, nel caos del giorno oppure nel silenzio della notte… ma in fondo, a pensarci bene, è davvero il luogo più bello e speciale del mondo per me!

Qual è il tuo metodo di scrittura?

Istinto, come dicevo. Di solito amo far parlare la mia protagonista: è la cosa che mi viene più naturale, come un fiume in piena di emozioni. La prima stesura procede abbastanza velocemente, perché ahimè per natura sono un po’ pigra, e come antidoto uso il superlavoro. Una volta finita la prima stesura, torno più e più volte a correggere, sistemare, ampliare: non mi stanco mai!

Come tieni separate (se ci riesci) la vita di tutti i giorni e l’attività di scrittrice?

Di norma non parlo quasi con nessuno dei miei libri, se non sul web: non sono circondata da grandi appassionati, e ho sempre paura di apparire fanatica, anche se in un certo senso è così, essendo innamorata di ciò che faccio. Però lo sforzo è vano, perché spesso a causa della scrittura ho la testa fra le nuvole… più del solito!

Vuoi mandare un saluto a tutte le Ewwe?

Certamente. Per me è davvero un onore far parte di un gruppo di professioniste, e ancor di più di appassionate della letteratura: spero che continueremo tutte ad inseguire la nostra passione con determinazione e onestà, due parole che amo moltissimo. Un grande e saluto e in bocca al lupo a tutte per le vostre attività, e non solo.

OoO

Attrice teatrale, Emily Pigozzi debutta nel 1995 con il personaggio di Cecilia, in “Centocinquanta”, di Achille Campanile. Dal 2002 al 2005, ha fatto parte della Compagnia Stabile di Prosa del Teatro Minimo, a Mantova, spaziando da Euripide e Weiss. Dal 2005, da  parte della Nuova Compagnia Teatrale di Verona. Nel cinema, ha lavorato in “Monamour”, di Tinto Brass,  “Cento chiodi” di Ermanno Olmi, “Coppia normalissima alla prima esperienza” di Luca Mazzieri, “Anat- Liberatemi”, di G.Raimondi.

Poetessa con varie pubblicazioni e conferenze  all’attivo, è presente in svariate antologie      (principali pubblicazioni: Segni di manto, ed. Sometti, 2002 Di manto in manto, ed. Sometti, 2005) Donne in poesia (Giulio Perrone editore,2007) La luce oltre le crepe (Bernini 2013) premiata in più concorsi nazionali.

Nel 2010  e 2011 ha condotto la quinta e sesta edizione del premio lirico “Martini” presso la Cittadella della musica e il Teatro Bibiena di Mantova.

Dal 2013 collabora con la Banda Città di Mantova per la conduzione di concerti e di eventi, tra cui il tradizionale “Concerto di Capodanno” presso il Teatro Sociale di Mantova.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

3 Commenti

  1. Margaret Gaiottina
    12 ottobre 2015 at 17:44 — Rispondi

    Complimenti a Emily, tutte noi scrittrici mamme sappiamo cosa significhi destreggiarsi tra personaggi e pannolini/compiti e similari. Dalle tue parole traspare però tanto entusiasmo che ti auguro di conservare sempre.

  2. Emily
    12 ottobre 2015 at 23:39 — Rispondi

    Grazie mille a te Margaret, e a Babette per il suo lavoro e il suo appoggio!

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