Interviste

Intervista: Elisabetta Bagli

Buongiorno, Elisabetta. Lieta di averti qui con noi. Ho letto la tua biografia e ne sono rimasta affascinata. Insegnante, traduttrice, poetessa, scrittrice, direttrice di collane editoriali, collaboratrice di blog e riviste. Una donna multitasking. Come fai a tenere in ordine tutte queste attività (sei anche sposata e hai due figli, se non sbaglio)? E, soprattutto, come fai a svolgerle tutte?

Buongiorno a Te, Babette e grazie mille per avermi invitato. Ti devo dire la verità? Non ne ho la più pallida idea! L’unica cosa che posso dirti è che ho un’organizzazione abbastanza categorica per quel che riguarda la mia sfera personale e affettiva e quella professionale, mettendo in primis la mia famiglia e il mio lavoro di insegnante e traduttrice. Di seguito, tra le mie passioni, do priorità alle cose più urgenti e alle scadenze che ci sono sempre. Ma se mi prende la vena poetica oppure sento sorgere in me un concetto o un’immagine, devo assolutamente mettere nero su bianco quel che sento in quel momento perché altrimenti farei male tutto il resto. Ciò, devo essere sincera, mi capita spesso anche quando sono con i miei figli per strada o sull’autobus o mentre cucino. Insomma, quando arriva l’ispirazione arriva e non ce n’è proprio per nessuno. Inoltre, adoro leggere e cerco di ritagliarmi sempre dei momenti per poterlo fare in tutta tranquillità, anche sull’autobus. Ora con gli e-book mi si è rivoluzionato il modo di leggere. Il cartaceo ha un suo fascino, un suo perché, e continuo a comprarlo, ma portarsi dietro il cellulare (ancora non ho un e-reader) e leggere ovunque con un peso e un ingombro ridotti al minimo è davvero una gran bella risorsa .

Ho seguito con molto interesse l’evento di Roma, qualche mese fa. Presentavi un volumetto di poesie. Alcune felici, altre tristi. Il pubblico era commosso e partecipe. Mi sei sembrata quasi schiacciata dall’affetto che sentivo serpeggiare fra gli ascoltatori. Una mia impressione, o era proprio così?

È stato esattamente così. L’emozione mi ha sopraffatta, perché non sono abituata a stare davanti al pubblico e ho sempre timore di sbagliare qualcosa. Ma ciò che importa è che sono sempre me stessa, sia quando timidamente cerco di dire la mia, sia quando, dopo un po’, dopo aver compreso che anche se sbaglio non è mai una questione di vita o di morte, mi lancio esponendo le mie idee a ruota libera, senza paura di farmi male. Perché anche se mi faccio male e cado, ho imparato a rialzarmi! Sono solare, positiva e sorridente per natura, ma sono anche molto timida e insicura e questo lo sanno veramente in pochi, i miei amici di tutta la vita. Tu sei riuscita a cogliere questo mio aspetto e te ne ringrazio, perché è comunque parte di me, è comunque Elisabetta.

A un primo sguardo, appari come una persona solare. Sorridi spesso, con lo sguardo luminoso. Eppure, certi tuoi componimenti poetici sono strazianti nella loro cruda essenzialità. Dove trovi la forza per esprimere quei pensieri, quelle sensazioni così sconvolgenti?

Spesso mi immedesimo nelle donne che hanno una vita diversa dalla mia e soffro per loro e con loro, provando empatia fino a sentire la necessità di piangere mentre scrivo. Mi immagino le donne sopraffatte, le donne che non sanno di avere tra le mani e nella testa un potere di inestimabile valore e che si sminuiscono solo perché son donne. Fortunatamente non vivo queste cose, ma la sensibilità di un poeta spesso amplifica anche minimi gesti e da lì scaturiscono parole una dietro l’altra che spesso è impossibile frenare anche sulla carta o sul computer e per questo sorgono le lacrime. Sono una persona impulsiva e nel contempo molto razionale. Mi sto accorgendo anche ora, mentre scrivo, che la mia lotta con me stessa non finirà mai. Sono il bianco e il nero, il cielo e il mare, sono sole e luna… e l’impulsività che si rivela sempre nelle mie passioni viene mitigata dalla razionalità della professionista che deve gestire casa e lavoro. Se in questi ultimi frangenti mi lasciassi andare all’impulsività non riuscirei a concludere nulla!

Tra le tue opere, c’è un libro per bambini. Si tratta di “Mina, la fatina del lago di cristallo”. Un salto notevole, rispetto ad altri temi da te trattati. Ce ne vuoi parlare?

Mina è la storia di due bambine Corinna e Cordelia che scopriranno il senso vero della loro amicizia solo nel momento in cui si renderanno conto del potere che hanno tra le loro mani. La favola, la magia sono qualcosa di lieve, di leggero, che ci fa respirare e sognare e la fatina Mina le incarna a perfezione. Lei è bella e raggiante, misteriosa e comprensiva proprio come una mamma. Ma nella vita si deve contare sulle proprie forze e non attendere la manna dal cielo o qualche magia. La morale è proprio quella: non esiste alcuna magia che tenga in piedi un’amicizia o che ci faccia avere successo nella vita se non quella data dalla forza di volontà.

Ai lettori piace curiosare nella vita degli scrittori che amano. Posso rivolgerti qualche domanda personale?

Certamente! Però se me le fai personalissime, sarò muta come un pesce!

Come mai vivi a Madrid? E come ti trovi in quella splendida città? L’ho visitata molti anni or sono e ne sono rimasta affascinata.

Vivo a Madrid perché sono sposata con uno spagnolo, un professore universitario che conobbi ai tempi del suo Erasmus a Roma circa 23 anni fa e da allora siamo inseparabili. Dopo aver alimentato le compagnie aeree fino al 2002 facendo la spola tra l’Italia e la Spagna, abbiamo deciso di sposarci e io ho lasciato lo studio commercialista di famiglia per lanciarmi all’avventura nella città che ormai mi ha adottato. Adoro Madrid. È strepitosa, comoda e immensa, moderna e pulita, non riesco a trovare altre parole per descrivere come mi senta a casa in questa splendida città: ideale per vivere da soli, in compagnia e in famiglia. I miei due figli sono madrileni DOC con inflessioni “romane” quando parlano… chissà perché…

Ho visto che hai partecipato alla “Feria del libro de Madrid”. Raccontaci un po’ della tua esperienza.

Devo dire che la Feria del libro de Madrid è un evento unico al quale consiglio di partecipare ogni volta che se ne ha la possibilità. Si svolge all’aperto, al Parco del Retiro, e si vive come una festa, una vera e propria festa del libro. Per me firmare le dediche alle persone sconosciute che passano lì solo per vederti e per scambiare quattro chiacchiere con te non ha davvero prezzo. Un contatto diretto con chi ti legge è emozione allo stato puro!

Immagino che tu stia lavorando a qualche nuovo libro. Prosa o poesia? E quando potremo leggerlo?

Ho vari progetti in ballo, ma non li svelo tutti. L’unica cosa che posso dirti è che in autunno uscirà la mia silloge “Voce”, che in Italia è stata pubblicata dalla Edizione Esordienti E-book, in versione spagnola e… ne vedremo delle belle! Almeno spero!

Post precedente

"Spiral", di Monica Lombardi (GD TEAM, III)

Post successivo

"Soltanto tu", presentato da Sarah Berardinello

Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *