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Intervista: Elena Artec, traduttrice

Amneris Di Cesare ha incontrato Elena Artec, di professione traduttrice. Le autrici e gli autori che seguiamo sono molto interessati alla possibilità di far tradurre i loro libri per il mercato estero (soprattutto di lingua anglosassone, ma non solo) e quindi riteniamo che questi colloqui con alcuni dei traduttori presenti “sulla piazza” siano utili.

Come sei diventata traduttrice? Quando hai deciso di intraprendere questa professione? La passione per le lingue è sempre stata in me e la curiosità di imparare cose e termini nuovi. All’inizio non lo vedevo come un lavoro, ma come un passatempo. Traducevo per amici e conoscenti. Poi per qualche azienda, ma sempre saltuariamente. Nel frattempo ho cominciato ad informarmi e a capire i vari meccanismi dietro a questo lavoro. Da lì il salto.

Lavori per un editore in particolare? Al momento no.

Che qualità son richieste per questo lavoro? Tanta pazienza, conoscenza delle lingue (ovviamente), ma anche della cultura delle lingue in cui si traduce.

È necessario avere una laurea o una qualifica specifica per fare il traduttore? Secondo me, no. Se una persona decide di intraprendere la carriera magari avrà delle difficoltà in più rispetto a chi ha seguito un corso di studi specialistico. Di base se non c’è la passione non credo che si possa andare tanto lontano.

Che tipo di libri traduci? Sei specializzata in un genere particolare? Traduco principalmente manuali, ma mi piacerebbe poter provare alcune traduzioni letterarie (romanzi). Un genere solo, no (altrimenti non sarei io). I generi che traduco rispecchiano me stessa e i miei interessi: cucina, fitness e il fai-da-te.

Esiste un metodo di traduzione o ciascun traduttore ha un suo modus operandi personale? Il tuo qual è, nel caso? Credo che si parta da una base comune e poi si finisca per trovare il proprio modo. Il mio consiste nel leggere prima interamente l’opera, nel caso chiedere dei chiarimenti all’autore e successivamente iniziare la traduzione vera e propria.

Il tuo primo autore tradotto? Il primo autore è stato Jason Potash.

L’autore più difficile? Al momento nessuno, ma so già che prima o poi ne troverò uno e sarà una vera sfida.

L’opera che più hai amato tradurre? “Regali in un Barattolo” di Ashley Andrews.

So che non è il tuo campo (non ancora), ma per tradurre opere letterarie, conta avere doti da scrittore? Solo in parte, credo. Nel senso che bisogna saper scrivere correttamente nella lingua in cui si traduce, entrando nello “spirito” dell’autore, senza essere degli scrittori.

Quali sono i limiti di fedeltà al testo e quali i “tradimenti” che si possono compiere in rapporto al testo che si sta traducendo? Come ti rapporti nei confronti di espressioni tipiche e gergali che non hanno corrispondenza in italiano? Per me la traduzione deve essere il più fedele possibile all’opera originale. In alcuni casi ci si può svincolare dal testo originale, senza però cambiare il significato, anche nelle sue più piccole sfumature. Per quanto riguarda le espressioni tipiche bisogna sapere perché e in che modo vengono usate.  Solo dopo si passa alla traduzione.

Qual è stato il problema più grande che hai dovuto affrontare durante una traduzione? Il problema maggiore è capire che cosa aveva in testa l’autore quando stava scrivendo il libro. Capire l’intento, che cosa vuole trasmettere ai suoi lettori.

Quali sono gli elementi che fanno la qualità di una traduzione? Gli elementi principali di una traduzione di qualità sono la precisione, il rendere il testo più “leggibile” possibile e soprattutto non appesantire la lettura.

Per un traduttore “professionista” è più importante conoscere la lingua di origine o quella di arrivo? Entrambe.

Quando ti trovi di fronte a un’opera di scarsa qualità, come ti comporti? Ti è mai capitato di rifiutare un lavoro? Normalmente cerco di confrontarmi con l’autore e di capirne il perché. In passato ho rifiutato dei lavori.

diapositiva1Perché secondo te i traduttori in Italia sono così poco considerati? In Italia ci sono tutta una serie di categorie di lavoratori che non sono tenuti in considerazione. La mancanza di una legge chiara e che definisca tutti i termini previsti per il lavoro dà un’idea del fatto che, al momento, non si vuole ancora classificare i traduttori come gli altri lavoratori.

Si vive di traduzioni in Italia? Mi dispiace dirlo, ma no. Non ci sono molte certezze che in altri paesi hanno, a cominciare da una normativa che di fatto manca.

Esiste/si instaura un rapporto con l’autore? Contatti mai l’autore per chiedere chiarimenti sul testo? Di solito sì, almeno per quanto mi riguarda. Cerco di immedesimarmi il più possibile nell’autore quindi prima di iniziare il lavoro cerco di avere dei contatti.

Il libro che stai traducendo adesso? Al momento sto traducendo “I migliori 11 allenamenti cardio” di Dale L. Roberts.

Esistono percorsi specifici che un aspirante traduttore deve seguire per arrivare a tradurre opere letterarie o saggistica? Che consiglio daresti a un aspirante traduttore? Ormai non credo che ci siano più percorsi ben definiti per arrivare a svolgere un mestiere. A chi volesse cominciare questo tipo di lavoro consiglio di fare delle ricerche sul web, dove troverebbe molte testimonianze di traduttori e potrebbe vedere come i loro percorsi siano totalmente differenti.

Con l’avvento del self-publishing   si sta sempre più affermando anche la traduzione “fai-da-te” o amatoriale. Cosa ne pensi di piattaforme di traduzione come Babelcube e del fenomeno delle traduzioni “clandestine”? Credo che siano una base di partenza, anche per chi vuole solo provare. Certo da lì poi bisogna andare avanti.

Con l’avvento dell’e-book e del self-publishing sempre più lettori cercano libri stranieri tradotti in italiano e molte piccole case editrici si affidano a traduttori per mettere sul mercato velocemente i romanzi tradotti. Ma la traduzione di un’opera letteraria costa parecchio, a volte cifre che una piccola CE non si può permettere. Come ti senti al vedere che sempre più traduttori occasionali e/o amatoriali vengono assoldati dalle piccole CE per traduzioni veloci? E come, secondo te, si evolverà questo fenomeno? L’evoluzione di questo fenomeno non lo vedo, in quanto il mercato cambia così velocemente che nel giro di pochi anni si potrebbe rivoluzionare tutto. Le Case editrici dovrebbero puntare sulla qualità più che sulla quantità, ma di questi tempi credo che una scelta simile sia difficile. I lettori hanno più mezzi per poter accedere alle risorse e “divorano” letteralmente il materiale, in poco tempo. Le Case editrici, ovviamente, cercano di stare dietro al mercato.

AMNERIS DI CESARE

Amneris Di Cesare gestisce la Rubrica “A Modo Mio”.

Potete trovare i suoi romanzi QUI.

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