Interviste

Intervista: Dario Villasanta

Diamo il benvenuto a Dario Villasanta, autore di “Angeli e Folli” e “Dalla cenere: racconti brevi scritti sul bordo del posacenere”.



Grazie per avere accettato di rispondere
alle mie domande, Dario. Raccontaci qualcosa di te.
Sono
un tipo dall’umore altalenante, il che mi facilita l’entrare in diverse fasi
della scrittura da un momento all’altro della giornata. È più facile descrivere
atmosfere tra loro opposte se ti ci puoi calare dentro, no? Bene, io faccio
così: tutto “nature”. Per il resto,
ho un passato non proprio edificante, che si è alternato a momenti decisamente
più sobri e felici. Come dico sempre, non si sa mai quando bisogna ricominciare
daccapo. E io ricomincio, ogni giorno, innanzitutto perché mi hanno insegnato
che bisogna fare così, in secondo luogo perché non ho scelta.
Che tipo di scrittore sei e qual è il
genere che più ti rappresenta?
Guarda,
in realtà non so bene che tipo di scrittore sono: ancora mi devo conoscere,
anche se i risultati sono più che confortanti, devo dire. Il mio genere? Il
noir senz’altro, ma adoro quella letteratura psicologica che ho imparato ad
amare leggendo Dostoevskij. Ecco, questo è il motivo per cui nei miei scritti
di qualsiasi genere la componente psicologica è molto forte: in teoria non è
affatto facile, ma quando riesce ha un effetto devastante sulla lettura. Nel
senso buono del termine.
Hai un autore (o un’autrice) al quale (alla
quale) ti ispiri?
Mi
piace moltissimo Welsh, ho adorato fin da subito quel modo apparentemente
scarno, ma non privo di sottigliezze stilistiche (anche nel tratteggio
psicologico, sì anche lì) che lo rende duro e commovente allo stesso tempo. È
tutt’altro che facile scrivere come fa lui. Inoltre, il già citato mostro sacro
russo per le atmosfere interne e, per quanto riguarda le descrizioni, ho
ammirato molto Wharton, vedi “Maggie ragazza di strada” tra tutte le sue opere.
Un po’ datato? Sì, lo so, e forse anche un po’ nostalgico di certa scrittura
che non c’è più.
Qual è il primo romanzo che hai pubblicato?
Fu
un romanzo breve, “Il migliore”. Molto autobiografico, anche se la parte da
padrona l’ha fatta la fantasia di vedermi come qualcuno/qualcosa che non sono
mai neanche lontanamente stato, cioè un cantante dotatissimo come il
protagonista. Flavio è stato un esperimento che non potevo non fare, con quel
libro mi sono “fatto le ossa” nell’editoria, anche se molto ancora era da
imparare e conoscere. Così facendo, “sacrificandolo” al mio debutto, ho forse
salvato quello seguente (“Angeli e Folli”) dall’anonimato più completo.
Quale sarà il prossimo?
Il
titolo provvisorio ce l’ho già, la trama anche, devo soltanto completarlo ma…
lui non vuole! Sì, perché quando scrivo, la storia prende vita e non mi segue
più, ha un suo sviluppo naturale che non posso controllare completamente. Ed è
bene che sia così, altrimenti lo rovinerei senz’altro. Comunque, il titolo
provvisorio è “Il gioco del castello”, anche se ho un titolo di riserva che al
momento taccio. Sarà pronto fra pochissimo.
Da dove arriva l’ispirazione?
Da
situazioni ed emozioni di cui sono stato testimone. Tutto può ispirare, anche
se amo dire (e pensare) che l’ispirazione non esiste: o sai cosa devi scrivere
o non lo sai, punto. E non c’è nessuna magia in questo, anche se è vero che in
alcuni momenti è più facile che in altri. Quando sono di stato d’animo più
riflessivo, nella fattispecie.
Hai un luogo speciale nel quale ti rifugi
per scrivere?
Mais
oui: il mio letto! Non scherzo, mi ci siedo sopra a gambe incrociate e scrivo,
a penna o col pc. Ora, per problemi alla schiena, lo faccio meno, ma è il mio
luogo ideale.
Qual è il tuo metodo di scrittura?
Penso
prima a quello che devo scrivere, in solitudine totale. Il come lo decido in
base all’atmosfera che devo creare. Inoltre, anche se a volte scappano, guerra
agli avverbi in “mente” e ai generici “bello”, “molto”, eccetera, che non
vogliono dire davvero niente secondo me in un contesto narrativo, non
descrivono. Gli aggettivi, purché non ampollosi, svolgono benissimo lo stesso
compito. Il parlato, tuttavia, entra spesso nella mia scrittura, avverbi compresi,
a seconda del tono che voglio dare a narrazione e/o dialogo. Per farla breve,
mi concentro allo stremo su quanto devo fare, rileggo a fatica e, quando ho
finito, dopo correzioni di massima non lo riguardo mai più. Non ci riesco, è
più forte di me. È un limite, lo so, ma non posso fare in altro modo. E me lo
scordo…
Come tieni separate (se ci riesci) la vita
di tutti i giorni e l’attività di scrittore?
Non
lo faccio. Entrambe si mischiano in una terra di nessuno, lì si fondono e danno
vita così alle storie. Credo che questo sia alla base dell’onestà, della
credibilità di molti autori, non trovi? Lo spiegava bene Stephen King nel suo
“On Writing”: scrivi di ciò che sai, e io lo faccio.
Grazie, Dario. Alla prossima.
Se
vi viene voglia di parlare con Dario Villasanta, lo trovate su Facebook:
Questo
è il suo blog:
ilvillachescrive.wordpress.com
Questo
il suo indirizzo di posta:
L’imbrattacarte Villasanta
è un classe ’72, ex cantante non professionista, scrive sin da ragazzino ma
pubblica solo nel 2014.
Esordisce con dei racconti
brevi, la sua vera passione, poi pubblica ‘Il migliore’.
‘Angeli e folli’ è il suo
ultimo romanzo appena uscito ed è disponibile su amazon.it.

Angeli e folli è un
noir crudo e intenso, in cui i tre personaggi principali, Dax, Giulia e
Domenico, si scambiano di continuo ruoli e riflessioni. Tentando di salvare una
situazione di quest’ultimo che precipita, dibattendosi tra la legge rigida
dello Stato e quella altrettanto dura della strada, cementano un rapporto che
va al di là del semplice bisogno reciproco e danno vita al sorgere di
sentimenti contrastanti.

Ribaltamenti
di fronte e colpo di scena finale.


Dalla cenere è una raccolta di sei racconti brevi, scritti di notte o all’alba, in uno stato d’ispirazione furiosa e frettolosa. Spaziano tra varie sfumature dell’animo umano quando versa spesso in condizioni estreme.
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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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