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Intervista: Cristiana Pivari

Cristiana Pivari si presenta ai lettori: sono nata a Trento un 1° di giugno del secolo scorso. Per lavoro catalogo libri in un archivio e per bisogno catartico li scrivo. Ho vinto qualche concorso a carattere nazionale e in molti sono approdata come finalista. All’attivo le seguenti pubblicazioni: Crisalide rosa, Absolutely Free 2010,  Quello strano bambino dai pantaloni di velluto, Ciesse Edizioni 2010;  In prima persona singolare, Amazon 2013, (esistente pure nelle versioni inglese e spagnolo); La madre dell’assassino e le altre,  self publishing su Amazon 2013; Quel sottile confine, Lettere Animate 2014; Ne sarà valsa la penna, self publishing su Amazon con pseudonimo Tommy Rose 2015; Il viola non le si addice, self publishing su Amazon 2015. Nel 2016 il romanzo Joyce con Associazione Amarganta e Da grande voglio essere felice (reload di Crisalide Rosa) per Rizzoli.
Teatro: Lo strano ospite, commedia brillante, pubblicata nella Collana autori trentini; Merdre fiction, testo drammatico e surreale sulla guerra in Iraq, messo in scena una volta soltanto causa attriti nella compagnia teatrale.

31fthdxdrrl-_bo1204203200_Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando? Purtroppo è nata da un grande dolore diciassette anni fa. Avevo perso improvvisamente il mio compagno e una domenica, a letto, pensavo come sarebbe stato farla finita. Ho pensato a ipotetici titoli sul giornale, mi sono fiondata al pc e ho iniziato a scrivere un racconto, ironico naturalmente perché grazie a Dio ho il dono dell’ironia che mi ha sempre salvata in parecchie situazioni della mia non facile vita. Parlava di una donna che voleva farla finita e stava organizzando il suo funerale. L’esperimento di scrittura mi è piaciuto e allora ho continuato a scrivere racconti, che sono poi il genere in cui mi trovo meglio.

Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Rigorosamente a video, anche se prendo appunti su un quadernetto che mi porto sempre appresso e che poi faccio a fatica a decifrare, vista la mia grafia da gallina.

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Non c’è mai un momento. Metto in atto una strana forma di auto-sabotaggio e continuo a rimandare il momento in cui sedermi davanti al pc. Mi invento di tutto, stiro pure, e io odio stirare, procrastino alla grande e poi mi arrendo. Questo può succedere nel pomeriggio, quando non lavoro, la sera meno o nel week end, se non ho nipotini da accudire.

Che cosa significa per te scrivere? Scrivere per me è un’occupazione come un’altra che mi viene meglio di qualche altra. Mi piacerebbe poter dire che la scrittura è la mia vita. Fa parte della mia vita, ma non è tutto.

51-gwok0sflAmi quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto? A volte sì, a volte meno. La prova inconfutabile del mio auto-gradimento è il nodo alla gola che mi viene alla rilettura, anche se non c’è nulla da piangere.

Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati? Mi capita, anche se sono terrorizzata da eventuali refusi che ci potrei trovare. Hanno il potere di rovinarmi la giornata.

Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri? Molto, credo, anche se fa tanto esordiente. Non riesco a essere il narratore imparziale che si fa i fatti suoi. Devo sempre metterci il becco per dire la mia, ma sto cercando di migliorare.

Quando scrivi, ti diverti oppure soffri? Rido e piango con i miei personaggi, mi ridico le battute appena scritte, magari di un dialogo, e le recito come a teatro. Non a caso ho fatto l’attrice per dieci anni.

Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo? Tantissimo, meno ingenua, forse. Devo ringraziare per questo il confronto con altri autori, il mitico Fiae è stato per me maestro assoluto, e le tante dritte trovate in giro per il web. Immagazzino e poi, all’occorrenza, uso.

Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa? Da due anni sono single, ed era pure ora, quindi il tempo è solo mio ed è una bella sensazione, mai provata prima, visto che sono stata in coppia dall’età della ragione in poi, si fa per dire. Ho due splendidi nipotini che adoro, ma i miei figli sono genitori molto affettuosi e non li mollano facilmente. Solo per necessità e a me va bene così, non amerei fare la nonna a tempo pieno.

Ti crea problemi nella vita quotidiana? Assolutamente no, che tipo di problemi?

Questo p51dlijtgzsl-_sy346_roblema: come trovi il tempo per scrivere? Se uno vuole lo trova e poi, come dicevo sopra, non devo giustificarmi con nessuno e quindi il mio tempo libero lo gestisco come più mi aggrada.

Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un’aliena? Mi sostengono e mi leggono volentieri, se regalo loro i miei libri.

Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola? A vista, per di più, anche se questo metodo ha i suoi inconvenienti perché quei benedetti personaggi, se li lasci troppo a briglia sciolta, vanno a parare dove non dovrebbero e rimediare poi è un casino.

Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione?

Tutti i giorni no, assolutamente, ma se aspetto l’ispirazione ciao! Lo decido scientificamente e in quel periodo non faccio altro fino a che raggiungo la fusione del neurone e allora mi placo.

Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno? Sono d’accordo, tutti possono scrivere, basta che conoscano la lingua italiana, ma solo chi legge sa cosa si può permettere nella scrittura. Ruba, coglie la frase di un certo tipo che ah sì, si può dire anche così. Per la quantità vado a periodi. Due anni fa sono arrivata a leggere cinquanta libri in sei mesi, ultimamente ho calato la lettura di svago per quella di crescita personale e spirituale che alterno, comunque, a letture meno impegnate. L’ultimo che ho letto è stato Andorra di Cameron.

51dvmqw-jkl-_sy346_Quale è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché? Faccio prima a dire cosa non mi piace: la fantascienza, i romanzi rosa e i chick lit. Sì, è così, li trovo fuori dalla realtà, soprattutto se ambientati in America da autrici italiane e guai a chi dice che scrivo chick lit, io scrivo romanzi ironici e basta. Mi piacciono molto gli storici ben scritti, le biografie e quelli non di genere perché non so di che genere siano e così sono pronta a tutto.

Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri. È una domanda che mi mette sempre in imbarazzo perché dipende dai periodi. Dickens, comunque, rimane un pilastro, e poi cito la Moyes, che mi ha stupito piacevolmente, gli autori irlandesi e fra gli italiani Myra, che non è famosissima ma è bravissima, e tante amicizie di fb e non sto a elencarli tutti.

Di gran voga alla fine degli anni ’90, più recentemente messe al bando da molte polemiche in rete e non solo; cosa puoi dire a favore dell’insegnamento della scrittura e ai corsi che proliferano un po’ ovunque e cosa contro? Business is business, ma se insegnano a qualcuno a scrivere decentemente ben vengano.

Dei tuoi romanzi precedenti, ce n’è uno che particolarmente prediligi e senti più tuo? Se sì qual è, vuoi descrivercelo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato a scriverlo? Con Crisalide Rosa, mi sono divertita e ho avuto l’occasione di infilarci un cameo della mia cara amica Sandra Frizzera, scrittrice di un certo successo di libri per bambini e persona splendida, conosciuta in occasione della presentazione di un mio libro. È stata il mio mentore, la adoravo e l’ho fatta interagire con Silvia (la protagonista di Crisalide). Secondo me è lei, che dal mondo invisibile, mi protegge e mi porta fortuna. Il numero 52, prima pubblicato con editore dopo aver ottenuto il secondo posto nel concorso indetto dalla casa editrice stessa, e ora selfpublishing su Amazon con il titolo Ne sarà valsa la penna è quello che amo di più: secondo me è geniale, ma purtroppo non tutti sono stati in grado di capire la sua forza, chissà che in futuro non venga ripubblicato pure lui da qualche CE.

51egqv1fjplHai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quali?  Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere? Dopo il famoso racconto scritto nella domenica del dolore mi è presa la smania di scriverne altri. Mi facevano stare meglio e allora perché no? Nel frattempo ho trovato in rete un concorso indetto da Proposte editoriali di Roma, il premio Elsa Morante per inediti e ci ho provato anche per testare il gradimento al di fuori della solita cerchia. L’ho vinto e questo mi ha dato lo stimolo a continuare a scrivere. Per la lista dei concorsi ti rimando al curriculum (Che abbiamo tagliato selvaggiamente, perché lungo due pagine. N. D. R.) e, sinceramente, non so dire se siano utili per emergere. Certo, se sono concorsi di un certo livello o ti portano alla pubblicazione il miracolo può succedere.

A cosa stai lavorando ultimamente e quando uscirà il tuo nuovo romanzo?  Vuoi parlarcene? Ultimamente sono in fase promozione, visto che ho ben due romanzi sul groppone; Joyce e Da grande voglio essere felice e in testa ho un sacco di appunti per un romanzo di formazione per donne mature.

Un consiglio a un aspirante scrittore? Sono l’ultima a poter dare consigli, visto che ne ho un bisogno estremo io stessa e dunque posso dire soltanto: scrivi, qualcosa verrà fuori. Potrà piacere o meno, l’importante è che sia stato benefico per te.

E ne avresti uno anche per chi ha già pubblicato il primo romanzo e deve orientarsi per ottenere una seconda pubblicazione? Di proporlo allo stesso editore che ha pubblicato il primo, non come me che salto da uno all’altro senza pudore, come una scrittrice di facili consumi.

Grazie per averci concesso questa intervista. Grazie a voi, davvero.

I libri di Cristiana Pivari potete trovarli QUI.

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