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Intervista: Autumn Saper

Autumn Saper vive a Milano col marito. Ha pubblicato il racconto “Ventuno ottobre” nella raccolta “World of M/M” e il racconto “Una zucca di nome Jack” nella raccolta “Short but sweet – Tra foglie d’autunno e fiocchi di neve”. Il racconto “Troy e Jake” è stato selezionato per l’antologia “Oltre l’Arcobaleno II” di Amarganta.

 Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando?

Ho sempre scritto da che ho memoria. Da piccola dei diari pieni di pensieri sparsi, poi da ragazzina sono approdata nel mondo delle fan fiction. Solo successivamente ho cominciato a scrivere storie originali.

Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone?

Solo al computer. Anche se ho qualche idea che mi frulla in testa, non la appunto mai su carta. Tendo a perdere le cose, agende intere comprese, perciò ho imparato a mandare degli audio ad un’amica – che è la stessa che si sorbisce tutte le mie storie in anteprima – e poi a riascoltarmeli per appuntarli su Word. In più, questo è un ottimo modo per fare affidamento sulla memoria della mia amica, visto che la mia è piuttosto pessima. *ride*

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi?

Non scrivo in maniera costante, perciò quando viene l’ispirazione mi metto a scrivere senza tenere conto se sia mattina, pomeriggio o sera.

Che cosa significa per te scrivere?

Dare voce a personaggi rumorosi che vogliono assolutamente la mia attenzione. Schiarirmi le idee. Mettere in ordine i pensieri.

Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto?

L’amica citata prima può confermare che io detesto tutto quello che scrivo. Dalla prima all’ultima riga. Non sono mai soddisfatta, né convinta. Probabilmente chiedo troppo a me stessa. *ride*

Che genere scrivi? Ce ne parli un pochino? Ci racconti come mai hai scelto questo genere per esprimerti?

Scrivo qualsiasi genere a parte l’horror. Prediligo le coppie ‘male to male’ perché mi trovo più in sintonia con i pensieri dei ragazzi, piuttosto che con quelli delle ragazze. Tendo a scrivere di argomenti che mi interessano, eventi che mi toccano in qualche modo. Cerco sempre di scrivere di cose di cui almeno conosco qualcosa, in modo tale da partire da una qualche base. Poi certo, bisogna informarsi e documentarsi, ma non mi è mai capitato di scrivere di qualcosa di cui non sapessi niente. Anche se, conoscendomi, mai dire mai

Rileggi mai i tuoi libri/racconti, dopo che sono stati pubblicati?

Solo se devo scrivere i seguiti, altrimenti tendo a non farlo. Magari rileggo parti che mi fanno ridere o mi emozionano in qualche modo, ma non rileggo mai tutto il testo.

Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri?

Pochissimo, se si parla di eventi/esperienze/situazioni. Se si parla di personaggi, in ognuno di loro c’è un pezzetto di me. Magari una passione, il colore degli occhi, l’uso frequente di una parola, un determinato pensiero su uno specifico argomento… Cose di questo tipo.

Quando scrivi, ti diverti oppure soffri?

Mi diverto. Quando smetterò di divertirmi, smetterò di scrivere.

Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno?

Io leggo moltissimo, più di duecento libri all’anno! Penso che leggere sia un ottimo strumento sia per rilassarsi che per emozionarsi; per ampliare le proprie conoscenze, la mente, entrare in contatto con altre culture e altri modi di fare e pensare. È avere la possibilità di andare da qualche altra parte senza spostarsi dal divano. In più, ho imparato tantissimo sulla composizione di un testo, nonché nuove e curiose parole.

Quale è il genere letterario che prediligi? E’ lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché?

Leggo un po’ di tutto, ma tendenzialmente preferisco i romanzi dove c’è una bella storia d’amore di base. Quando leggo voglio rilassarmi, staccare dalla realtà, vivere con due “persone” tutto il travaglio della loro relazione mentre il mondo influisce su di essa. Difatti, se devo proprio scegliere un genere, mi piacciono i romanzi d’amore che abbiano anche una trama poliziesca avvincente intrecciata ad essa.

Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa?

Mio marito sa quello che faccio e quanto ci tengo, perciò mi rispetta. Se ho bisogno che prepari lui la cena perché io devo finire di controllare un testo, lo fa senza problemi. Siamo una squadra. Certo, ha il brutto vizio di interrompermi proprio nei momenti cruciali per chiedermi qualcosa, ma suppongo che possa passarci sopra! *ride*

Ti crea problemi nella vita quotidiana?

A volte dovrei fare delle cose e le rimando perché ho l’idea e devo buttarla giù, quello sì, ma ho fatto del procrastinare un’arte! *ride*

Come trovi il tempo per scrivere?

Scrivo solo quando ho tempo. Se so di dover fare qualcos’altro, non mi concentrerò mai e finirei per diventare frustrata e arrabbiata con la storia, perciò evito anche solo di avvicinarmi a un computer.

Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un’aliena?

I miei amici non sanno che scrivo. Non è una cosa che amo condividere per questioni personali (le stesse che mi spingono a usare uno pseudonimo), ma la sempre citata amica lo sa ed è proprio grazie a una vecchia fan fiction su “Slam Dunk” che ci siamo conosciute! È stata la scrittura a farci incontrare, perciò è una cosa che lei ha sempre saputo, offrendomi appoggio e sedute psicologiche quando ho bisogno di uscire dalla confusione della mia testa e convincermi che tutto quello che scrivo non fa schifo. *ride*

Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola?

Tendenzialmente “mastico” l’idea in testa per qualche tempo. A volte pochi giorni, altre volte per mesi interi. Dopodiché apro Word e quel che ne verrà fuori non lo sa nessuno. Io no di sicuro. *ride* In dei casi succede anche che ho l’illuminazione e la butto giù in poche ore, ma questi lampi “di genio” di solito portano a storie brevi di qualche decina di pagine.

Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione?

Se l’idea che ho in testa ha preso forma abbastanza da essere chiara, allora scrivo per ore di seguito. Se invece la sto ancora elucubrando, posso passare anche mesi senza aprire nemmeno Word.

Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri.

Due italiani non saprei, ma i due stranieri sono facili: J. R. R. Tolkien e J. K. Rowling.

Hai partecipato al concorso letterario Amarganta Oltre l’Arcobaleno. Che esperienza è stata? Il racconto che è stato selezionato, ce ne parli un pochino?

Ho partecipato con il racconto “Troy e Jake”. Amneris mi ha invitata e mi sono detta: «Perché no?» Non avevo niente di pronto, e per giorni ho guardato il foglio di Word rimanere bianco, ma alla fine l’idea è venuta all’improvviso e l’ho scritta. Non ero sicura che potesse andare bene, perché è una storia semplice e un po’ triste, ma sono stata selezionata e ne sono molto felice!

A cosa stai lavorando ultimamente?  Vuoi parlarcene?

Attualmente sto lavorando a uno stand alone su una tematica molto intensa che mi sta mandando un po’ fuori di testa (ride). In più, sto scrivendo il terzo libro della serie “Wildfire” il cui primo volume, “Numero sconosciuto”, uscirà in autunno per Triskell Edizioni.

Grazie per averci concesso questa intervista.

Grazie a te per avermi inviata e per lo spazio dedicatomi!

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6 Commenti

  1. 28 giugno 2017 at 11:44 — Rispondi

    Ancora grazie mille per lo spazio che mi avete dedicato! <3

  2. Lily
    28 giugno 2017 at 19:20 — Rispondi

    Bellissima intervista, ironica e interessante. Vai così, Autumn!

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