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Intervista: Alessandro Fieschi

Fiorentino, classe 1969, è  appassionato di fumetti e racconti ironici.  Si diletta a scrivere da quando era ragazzo, ma solo da poco tempo ha cominciato a pubblicare. Scrive cose diverse, dai racconti umoristici alle storie horror. Grazie a queste ultime ha avuto la sua prima pubblicazione, partecipando ad un contest del sito Letteratura Horror.
Nel 2013 ha pubblicato il racconto horror “Festa di Halloween”, inserito nella raccolta di autori selezionati per il contest “Halloween all’Italiana”.
Nel 2014 il racconto “La Follia è nell’etere” viene selezionato e pubblicato nella raccolta “Morte a 666 giri”, edito da Dunwich edizioni.
Nel 2015 ha pubblicato l’e-book “BelzeBlù”, una sorta di “viaggio on the road” fra inferno e paradiso, ironico e curioso, che si rivolge a lettori di tutte le età.
Nel 2016 il racconto “La Fame” viene  pubblicato nell’antologia dei racconti selezionati per il contest “Z di  Zombie”.
“Oliver Lifeless” è il suo primo racconto per ragazzi, in bilico fra mistero, avventura e ironia. E’ stato presentato dalla casa editrice Amarganta il 14 maggio 2016 al Salone del libro di Torino.

Prima domanda di rito: perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando? Scrivo per dare sfogo all’immaginazione e per emulazione. Quando leggo una bella storia, subito mi viene voglia di scrivere qualcosa, magari traendo ispirazione proprio da quelle pagine che mi hanno colpito in particolar modo. Reputo essenziale leggere molto e un po’ di tutto, serve anche a trovare la propria strada. Personalmente ho iniziato con brevi storie di due, massimo tre pagine a quattordici anni. Erano i resoconti delle gite scolastiche, realizzati con spirito ironico e goliardico. Ovviamente mi ispiravo al genere che andava molto in quegli anni e perciò erano in stile fantozziano e ad esclusivo uso e consumo dei miei compagni di classe.

Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Al 90% scrivo a penna su dei quadernoni. Un’abitudine che è nata dal fatto che quando ho cominciato, non esistevano neanche i portatili. Continuo tutt’ora, perché sono spesso fuori casa, impossibilitato a portarmi dietro un mezzo più tecnologico. Questo mi costringe a dover poi trascrivere tutto quanto sul PC ed a fare doppio lavoro, fortunatamente ho trovato un sistema che mi fa risparmiare tempo e fatica: lo faccio fare a mia moglie!

cover-belzebluC’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Dipendesse da me ogni momento d’ispirazione sarebbe quello giusto, ma lavorando fuori casa dalla mattina alla sera, mi devo accontentare delle lunghe pause pranzo, spesso in auto, in qualche desolato parcheggio di periferia. Non proprio l’ideale, ma cerco di fare di necessità virtù.

Che cosa significa per te scrivere? Dare una mia visione di fatti, situazioni ed accadimenti, talvolta autentici, altre volte inventati, ma comunque molto vicini a quella che è la mia percezione di come reagirei se mi ci trovassi.

Ami quello che scrivi, sempre, dopo che lo hai scritto? In genere si, poi lo amo un po’ di più o di meno in base alle critiche positive o negative che ricevo dai miei Beta Readers, che principalmente sono mia moglie e mia figlia e pochi fedelissimi amici. Questo mi sprona a migliorare il testo finale prima di proporlo.

Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati? Certo che si! Coltivare l’autostima è fondamentale per chi scrive. Oltretutto rileggerlo di tanto in tanto, anche a piccoli pezzi alla volta, aiuta ad individuare dove si è cresciuti stilisticamente e dove c’è ancora da migliorarsi. Ogni esperienza ci cambia un po’ e rileggere qualcosa anche solo di un anno prima, mi consente di individuare gli eventuali punti deboli del testo.

Quanto c’è di autobiografico nel tuoi libri? Molto. Anche se spesso sono storie inventate, tutte le azioni e le scelte fatte dai protagonisti sono frutto della capacità di immedesimarmi in essi. Mi chiedo: cosa farei al loro posto? E dalla risposta nasce il carattere dei vari personaggi. In questo sono avvantaggiato, in quanto sono un gemelli ascendente gemelli e perciò ho ben quattro personalità diverse da assecondare nei miei scritti, anche se mia moglie tende a sottolineare che questa mia presunta capacità di sondare la mente viene normalmente liquidata come schizofrenia!

Quando scrivi, ti diverti oppure soffri? Il filo conduttore dei miei racconti, spesso anche di quelli Horror, è l’ironia. Si soffre già abbastanza nella vita reale e a volte l’unico modo per sentirsi un po’ più leggeri e spensierati è proprio scrivere. Oltretutto, caratterialmente parlando, riesco ad impegnarmi veramente solo se faccio cose che mi divertono.

cover-oliver-stambergaTrovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo? Moltissimo. Quando riesci a pubblicare qualcosa, sia tramite un contest letterario online o l’invio di un manoscritto a qualche casa editrice, giocoforza devi confrontarti con l’editing. Ti costringe a guardare sotto un’altra luce ciò che scrivi e questo mette in risalto gli errori. Devi partire dalla convinzione che c’è sempre chi ne sa più di te, e se alla fine l’hai vinta tu su qualche particolare, magari l’osservazione che ti viene fatta ti porta comunque a riscrivere il pezzo, perché in fondo non era così chiaro come pensavi. Se riesci a fare tesoro di queste esperienze, quello che scriverai in futuro sarà sicuramente diverso e magari scritto meglio fin da subito.

Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa? Sono in costante conflitto. Penso che sia la dannazione di ogni scrittore non a tempo pieno e che deve fare altro per vivere. Nel mio caso la vena artistica si presenta sempre nel momento meno opportuno, quando devo lavorare o dovrei occuparmi della famiglia. Quei rari momenti in cui potrei finalmente dedicarmi anima e corpo allo scrivere, spesso sono i più aridi d’ispirazione.

Gli amici ti sostengono oppure ti guardano come se fossi un alieno? Dipende. Quelli che sanno da sempre di questa mia passione, mi incitano a continuare; altri cadono dalle nuvole e mi fanno domande del tipo: Ma davvero hai scritto un libro? A cui normalmente rispondo: Si chiama “Il mattino ha l’oro in bocca”, l’ho scritto l’inverno scorso mentre facevo il custode in un grande albergo chiuso e sperduto sulle Montagne Rocciose!

halloween-2013Nello scrivere un romanzo, “navighi a vista” come insegna Roberto Cotroneo, oppure usi la “scrittura architettonica”, metodica consigliata da Davide Bregola? Io pensavo di navigare a vista, seguendo l’ispirazione del momento. Osservando però il risultato, saltano all’occhio certi particolari che sembrano dimostrare che poi non è così ed una certa “struttura” c’è sempre. In questo credo che sia fondamentale quello che si acquisisce involontariamente leggendo racconti di autori già affermati, anche solo per osmosi.

Quando scrivi, lo fai con costanza, tutti i giorni, come faceva A. Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione? Rigorosamente dall’ispirazione. Capita che in una settimana scriva metà storia e per il resto impieghi sei mesi. Essendo un gemelli poi, ogni giorno parte un treno e mi verrebbe di scrivere l’incipit di tre o quattro storie contemporaneamente, senza poi finirne una!

Tutti dicono che per “scrivere” bisogna prima “leggere”: sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno? Purtroppo per poter scrivere devo spesso sottrarre tempo alla lettura. In questo devo fare mea culpa . Oltretutto ho una grande passione per i fumetti che mi assorbe molto tempo, perciò i libri iniziati e non finiti si accumulano. Quelli che mi prendono da subito però li finisco in soli tre o quattro giorni.

Quale è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi o è differente? E se sì, perché? Tutto ciò che è scritto bene m’interessa. Anche un libretto d’istruzioni se ben fatto ha il suo fascino! Per questo nello scrivere spazio dai Fantasy per ragazzi ai Thriller, all’Horror. Se in quel momento mi sento ispirato da una storia, mi preoccupo solo di adattarla ad un adolescente anziché ad un adulto. Stessa cosa quando leggo. L’unico genere che proprio non riesco a digerire sono i Romance (scusa Amneris, n.d.a.). Forse perché sono restio a mostrare i miei sentimenti e quindi le “smancerie” mi mettono a disagio.

Autori/Autrici che ti rappresentano o che ami particolarmente: citane due italiani e due stranieri. Stefano Benni e Guido Sgardoli. Neil Gaiman e Stephen King.

z-di-zombie-2016Di gran voga alla fine degli anni ’90, più recentemente messe al bando da molte polemiche in rete e non solo; cosa puoi dire a favore dell’insegnamento della scrittura e ai corsi che proliferano un po’ ovunque e cosa contro? Faccio un esempio pratico. Nel calcio Brasile e Argentina sfornano campioni di continuo, perché si gioca ovunque, per strada, nelle favelas, con palle di stracci o lattine vuote. Questo permette a chiunque di cimentarsi nel gioco e di essere magari notato. Nella scrittura è uguale. Magari hai la fantasia per creare storie, ma non hai i fondamentali per realizzarle. Seguire un corso, anche per principianti, può aiutare a prendere sicurezza nei propri mezzi. Un corso, fatto anche a livello amatoriale, può avere la valenza di una scuola calcio di un campetto di periferia, può dare la possibilità a molti di tentare una strada che non dovrebbe essere preclusa a nessuno, a patto che miri solo ad insegnare ad esprimerti e non cerchi d’imbrigliare la fantasia in stili di scrittura stereotipati.

Dei tuoi romanzi precedenti, ce n’è uno che particolarmente prediligi e senti più tuo? Se sì qual è, vuoi descrivercelo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato a scriverlo? Sono molto affezionato a Belzeblù, una specie di viaggio ironico on the road fra Paradiso, Purgatorio ed Inferno, che ho autopubblicato come ebook. È stato quello che mi ha dato l’impulso di scrivere per provare a pubblicare con una vera casa editrice. La sua caratteristica principale è stata quella di averlo scritto in due momenti diversi. Il corpo principale della storia l’ho scritto circa venti anni prima del resto. Oltretutto per terminarlo ho dovuto mettere d’accordo due me stesso, uno poco più che ventenne, l’altro, un più maturo ultraquarantenne. È come sentirsi giovani dentro ma poi ti guardi allo specchio e capisci quanto sei cambiato!

Hai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quali?  Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere? Ho provato  a partecipare ad un concorso organizzato da una famosa Casa editrice per ragazzi ma forse certe cose funzionano solo per autori già affermati, molto meno per un esordiente assoluto. A meno che non pensi di essere un nuovo Umberto Eco, meglio non sprecarci tempo e risorse. Personalmente la soddisfazione di una prima pubblicazione l’ho avuta invece tramite un piccolo contest letterario online di “Letteratura Horror”. Questo mi ha dato la consapevolezza che, passando da una selezione fra centinaia di scritti, ero in grado di presentare cose valide. Molto più utile è rivolgersi a quel microcosmo di piccole case editrici indipendenti, gestite da persone comunque molto competenti, che con passione dedicano gran parte del loro tempo libero a scoprire nuovi autori, magari destinati ad emergere, ma che senza l’appoggio di questi piccoli editori disposti a scommettere su degli sconosciuti, probabilmente non arriverebbero a pubblicare. Tornando a parafrasare l’editoria al calcio, puoi anche essere Cristiano Ronaldo o Messi, ma non arriverai mai in un top club se non hai la fortuna di incontrare un talent scout che si guarda tutte le partite dei campetti di periferia. Le piccole case editrici sono una risorsa essenziale per chi vuole provare a cimentarsi con l’editoria NON a pagamento!

A cosa stai lavorando ultimamente e quando uscirà il tuo nuovo romanzo?  Vuoi parlarcene? Visto il buon riscontro in termini di critica di Oliver Lifeless e dato che avevo accantonato alcune idee per dargli un maggiore sviluppo successivamente, sto buttando giù le linee giuda per il seguito (il finale lo presagiva già vero?). Sto anche riprendendo in esame di riscrivere una storia, sempre per ragazzi, di cui avevo già buttato giù una prima breve stesura, ma avendolo scritto su un quadernone senza averlo fotocopiato ed avendo subito il furto della borsa in cui era custodito all’interno della mia auto, preso dallo sconforto, ne avevo abbandonato il progetto.

Un consiglio a un aspirante scrittore? Scrivete cose che vi piacciono su argomenti che conoscete e comunque documentatevi sempre. Oggi abbiamo internet che ci può svelare tante informazioni e luoghi che ci erano preclusi fino a pochi anni fa. Inoltre non mirate alle grandi case editrici, ci sono tante piccole realtà pronte a scommettere su di voi, basta contattare quella stilisticamente più giusta per il testo che volete proporre.

E  ne avresti uno anche per chi ha già pubblicato il primo romanzo e deve orientarsi per ottenere una seconda pubblicazione? Per quello sto studiando anche io, ma di una cosa sono certo, nel vostro prossimo romanzo mettete tutta l’esperienza maturata con il primo, ne uscirà sicuramente qualcosa di buono!

Grazie per averci concesso questa intervista.

AMNERIS DI CESARE

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