Eventi

Il Women’s Fiction Festival di Matera

Matera.
La fantasia, la scrittura, la creatività – tutte parole
femminili.
Il Women’s Fiction Festival, nato dall’idea di Elizabeth
Jennings, Maria Paola Romeo, Mariateresa Cascino e Giovanni Moliterni, è
l’unico evento in Europa dedicato alla narrativa femminile, con la particolare
formula della writer’s conference.

Ogni anno celebra la scrittura e la lettura con quattro giorni
di approfondimento culturale fra i Sassi di Matera. Un’occasione di incontro
per chi scrive e per chi legge. L’assoluta novità è rappresentata dal format
dell’evento, che propone: un Congresso internazionale per scrittori, master
class condotte da scrittrici best seller, “Briefings for thriller
writers” dedicati ai giallisti, appuntamenti a tu per tu tra scrittori,
editor, agenti letterari e consulenti editoriali, incontri con il pubblico e con
gli allievi delle scuole, happy hour, concerti e premiazioni letterarie.
Nell’affascinante scenario dei Sassi, tra antichissime dimore
rupestri Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, scrittrici provenienti da diversi Paesi
del mondo, agenti letterari, editor, personalità del mondo dell’editoria e del
giornalismo partecipano alla kermesse letteraria e dibattono su uno o più temi
legati ai generi e alle molteplici espressioni del narrare al femminile. 

Ecco a voi una rapida panoramica di quanto ho visto e ascoltato.
Luca
Acito, videomaker.
Enhanced
storytelling.
Luca Acito, aiutandosi con una serie di filmati, ci ha elargito
qualche consiglio per migliorare la comunicazione nei siti web e nei
blog/forum.
1.   
Mescolare i linguaggi.
2.   
Raccontare storie con mezzi diversi.
Il relatore ha proposto modi diversi che possiamo utilizzare per
rendere più accattivanti e fruibili siti web, blog, eccetera. Gli esempi sono
stati proposti smontando pezzo per pezzo “prodotti” internet.
La lezione si è
conclusa con un “gioco” che lo Studio Antani di Matera ha inventato usando la
famosa scena della doccia nel film Psycho. Vi lascio il link. Andatelo a
vedere.
Il futuro
di chi scrive. USA, anno 2019.

Hanno partecipato:
Ann Colette, agente letterario.

Carrie Feron, editor Morrow/Avon, HarperCollins Publishers.

Monique Patterson, editor St. Martin’s Press.

Jane Friedman, esperta di editoria digitale.

David Gaughran, scrittore.

Moderatrice Elizabeth Jennings.
Riassumo in breve gli interventi:
1.   
Nel mondo anglosassone, vediamo giovani scrittori che
imparano a scrivere con brevissimi racconti su internet. I lettori di queste
short stories possono offrire un feedback immediato all’autore che se ne serve
per “calibrare” le successive scritture.
2.   
Ci sono comunità di autori che crescono
esponenzialmente. In esse, interagiscono principianti e scrittori affermati,
questi ultimi con funzione di guida.
3.   
Ci aspettiamo prodotti di scrittura più facili e più
ricchi. Immaginate Word con la possibilità di vedere come risulterà il vostro
romanzo in e-book; oppure, con l’inserimento di filmati e musiche da elaborare,
da “tagliare” a seconda delle necessità del testo.
4.   
Nel prossimo futuro, le opportunità per gli scrittori
e le case editrici saranno molteplici ed eccitanti. Cambieranno il modo di
pubblicare e quello di scrivere, ma l’importante sarà sempre il racconto.
Jane
Corry, scrittrice.
Il mondo
in poche battute: scrivere una short story.
Jane Corry ci ha lasciato gli “ingredienti per una short story”:
1.   
Aggancio.
2.   
Pochi personaggi:  accattivanti, descritti brevemente.
3.   
Ambiente immediatamente percepibile e assimilabile.
4.   
Atmosfera.
5.   
Ritmo.
6.   
Happy end. Chiaro. Credibile.
7.   
Necessità di uno “strappo”, alla fine, che sconvolga
un po’ la storia.
Marilyn
Atlas, produttore.
Dal libro
al (tele)film.
Un grosso successo editoriale come Harry Potter ha un enorme
pubblico potenziale per il film che se ne vuole trarre. Altri libri sono
“traducibili” in telefilm, magari in una intera serie televisiva. Se
questi libri non sono stati un successo, se sono ancora poco conosciuti, il
rischio è grande: piaceranno ai telespettatori?
Primo problema: talvolta, l’adattamento costringe lo sceneggiatore
a modifiche sostanziali per quanto riguarda il punto di vista, o il taglio di
scene o l’aggiunta di altre; oppure per personaggi cui si decide di dare
maggiore o minore importanza.
Secondo problema: occorre raggiungere più fasce di spettatori,
non creare un prodotto di nicchia (si vende meno pubblicità, per esempio) per
pochi spettatori.
Quali errori bisogna evitare, quando si adatta un libro a
film/telefilm?
1.   
Dialoghi aridi, non “visivi”.
2.   
Personaggi amati dai lettori che cambiano nel
film/telefilm rispetto al libro.
3.   
Raccontare e non mostrare.
4.   
Far capire cosa accade dopo troppe (7/8) pagine.
5.   
Non lasciare indizi per i personaggi che devono
entrare in scena. Esempio: cena in famiglia. Tavola con fastfood e bicchieri
scompagnati. Si capisce che la famiglia appartiene a un ceto sociale
medio-basso.
6.   
Il ritmo non deve essere lento, ma sostenuto.
7.   
Le deviazioni (ricordi continui del passato di un
personaggio) sono difficili da rendere nel film/telefilm.
8.   
Non rendere l’ambiente un personaggio in alcuni film
fa perdere efficacia comunicativa. Esempio Brokeback Mountain.
9.   
Eccesso di particolari.
Perché molti scrittori stanno passando al mercato televisivo?
Perché ci sono 40 posti dove si può vendere il progetto, mentre ce ne sono solo
17 dove potete vendere un soggetto per film.
Un’idea geniale? Talvolta, capovolgere un libro può essere
efficacissimo: pensate a Maleficent, dove l’antagonista diventa protagonista. È
un richiamo importante per i potenziali spettatori.
Non piangete, se non siete uno scrittore famosissimo: è molto
facile che il testo subisca cambiamenti notevoli nella trasposizione
cinematografica.
Se il budget è limitato, alcune scene importanti ma costose
debbono essere tagliate. Lo sceneggiatore dovrà trovare un sistema per
trasmettere ugualmente allo spettatore fatti/sentimenti eccetera che prima
erano veicolati dalla scena tagliata.
Creare un
bestseller si può?
Sono intervenuti:
Laura Ceccacci, agente letterario.
Gemma Trevisani, editor Rizzoli.
Moderatrice: Maria Paola Romeo.
Laura Ceccacci parte con l’esempio di “Acciaio” di Avallone,
uscito con poche migliaia di copie (n.d.r. Sinceramente, già con “poche”
migliaia di copie parliamo di un’edizione sostanziosa). Vista la vendita,
l’editore ha investito denaro in marketing, pubblicità e nuove edizioni.
Risultato? Il successo.
Gemma Trevisani: non ci sono ricette sicure. Se un libro non
vale non c’è marketing che tenga (n.d.r. Non sono d’accordo al 100%: un
marketing travolgente, con passaggi dell’autore in TV, pubblicità sulle riviste
e un prezzo interessante possono fare la differenza anche con un libro
mediocre. Ne abbiamo sotto gli occhi in continuazione).
Romeo: gli autori mi chiedono sempre “cosa” cerchiamo noi agenti
quando ci viene proposto un romanzo. In questo momento di sovrabbondanza di
autori/libri, dobbiamo ricevere un’idea “vincente” da proporre
all’editore. Talvolta, capita di trovare già dalle prime pagine un possibile
successo; altre volte, si intuisce “un seme”, e può valere la pena di
contattare l’autore e aiutarlo a riscrivere il libro. Sono vendibili personaggi
femminili forti, con un lavoro di un certo tipo, con obiettivi importanti. Le
lettrici non cercano solo la storia d’amore.
Domanda dal pubblico: consigliate agli autori di seguire il
filone che va per la maggiore?
Laura Ceccacci: è impossibile ricreare un bestseller. Lo
scrittore contattato, di solito, vuole “innovare” il filone. L’esempio
è Cao con la sua trilogia erotica, che ha innovato il genere inaugurato dalle
Sfumature di James (il pubblico esprime il proprio disaccordo). Spesso un libro
di valore non trova lettori. È questa la vera sfida: abituare i lettori a
privilegiare la qualità.
Paola Romeo: c’è posto per tutti i libri. Quelli di valore e
quelli che, pur leggibilissimi, non lasceranno alcun segno.
Le amiche
del gruppo, dopo aver letto i post su Facebook, si sono scatenate:
Susan:
gli agenti cercano un’idea “vincente”, ma le case editrici vogliono vendere e
quindi chiedono romanzi appartenenti al genere che va di moda al momento.
Cristiana:
io dico che, alla fin fine, decide la CE se investire, e quando lo fa –
bruttissimo da dire, ma è così – punta sulla moda del momento. E’ un’azienda
che guarda ai numeri… e se quelli ci sono, beh, allora si può investire sul
prodotto. Cinica, triste e spoetizzante economia.
Lucia:
Seguono SOLO la moda del momento. Sfruttano il filone fino alla nausea e poi
passano ad altro. Oppure vogliono nomi già conosciuti, anche di pseudo-famosi,
qualunque ********** abbiano scritto. C’è un sacco di gente furba che scrive
quasi “su ordinazione” – e per me è un po’ da ********** – gli altri,
anche se valgono molto di più, rimangono alla finestra.
Laura:
Abituare i lettori alla qualità…… ********** mi vien da ridere! Considerato
ciò che vedo in giro non mi sembra proprio. Anche quando hanno pubblicato “Estasi
infinita” di Maya Banks volevano educare alla qualità? Penserei più alla
quantità!
Presentazione
di “Voci a Matera” (Emma Books)
, a Palazzo Lanfranchi.
Il WFF ha fatto con il tutto esaurito ed Emma Books ha aggiunto
le sue voci a quelle che si sono incrociate a Matera. E l’ha fatto con un
pensiero speciale per i suoi lettori: per tutta la durata del festival,
l’antologia è stata scaricata gratuitamente!
Sbocciare
nell’era digitale.
Hanno partecipato:
Ricardo Fayet, Reedsy Ltd.
David Gaughran, scrittore.
Jane Friedman, esperta di editoria digitale.
Camille Mofidi, Kobo Inc.
Moderatrice Elizabeth Jennings.
David Gaughran inneggia al self publishing: scrivi quello che
vuoi, scegli la copertina, pubblichi, guadagni. Puoi cambiare genere, senza
rinchiuderti in un unico mondo. Non devi sottostare a una casa editrice.
Elizabeth Jennings parla dei rapporti stretti fra scrittori
indie e lettori, fondamentali per fidelizzare uno zoccolo duro di lettori.
Ecco, quindi, l’importanza di muoversi facilmente su Facebook, Twitter,
eccetera. Un libro cartaceo, anche se buono, può mancare il successo. E
ricordiamoci che c’è un arco di tempo limitato, prima che questo libro sia
soppiantato da altri testi. Un libro auto pubblicato su internet è sempre nuovo
e può essere modificato dall’autore, ripresentato con una nuova copertina.
Anche Elizabeth Jennings appoggia gli scrittori indie (auto
pubblicati), perché con l’editoria classica si guadagna molto meno (salvo casi
eccezionali).
Camille Mofidi: il digitale nel mondo anglosassone è in continua
crescita (n.d.r. Monique Patterson in un precedente intervento aveva parlato di
stasi del digitale negli Stati Uniti). Il self publishing corrisponde al 25/30%
di questo mercato. In Italia il digitale cresce poco e rappresenta una percentuale
esigua, 3%, del mercato. Il digitale vende in tutto il mondo, può raggiungere
tutti quelli che leggono nella lingua in cui è scritto il libro.
Si parla
di audiobook.
Hanno partecipato:
Bella Andre, scrittrice.
Tina Folsom, scrittrice.
Moderatrice Elizabeth Jennings.
Le due autrici si servono della piattaforma ACX che mette in
contatto autori e speakers. L’autore decide se vuole un uomo o una donna, se lo
speaker deve avere un particolare accento… Per un romance occorre un tono di
voce diverso rispetto a un thriller! La piattaforma, purtroppo, non prevede che
poche lingue, fra le quali non compare l’italiano. Il costo dell’audiobook è
elevato, rispetto al cartaceo e all’e-book (circa 20 euro). Lo speaker viene
pagato all’ora: minimo 100 dollari, ma una buona voce costa non meno di 300
dollari.
Domanda dal pubblico: un audiolibro è facilmente piratabile.
Come combattete la pirateria? Risponde Bella Andre: Muso.com cerca i pirati nel
web, ma abbiamo visto che è una lotta inutile. È un problema mondiale.
Comunque, i nostri lettori non comprerebbero mai un libro piratato, quindi non
perdiamo vendite.
Debra
Holland e l’autore ibrido.
Debra Holland comincia la sua conferenza con qualche lontano
ricordo… Nonostante i premi vinti, le case editrici rifiutavano i romanzi
dell’autrice, perché poco “piccanti” (la moda si sa…). Con 40 dollari, Debra
Holland pubblicò in rete il suo primo romanzo, cui ne seguirono molti altri.
Dieci anni di rifiuti non l’hanno distolta dal “rosa senza
sesso” che caratterizza i suoi romanzi western storici. Ha trovato una
nicchia di lettori che cercavano (e non trovavano) libri del genere. Le vendite
sono state di circa 40 copie, all’inizio. Poi, queste sono aumentate e, di
conseguenza, anche i guadagni. Quando questi hanno superato gli introiti del
lavoro di psicoterapeuta, si è dedicata esclusivamente alla scrittura.
Nei contratti che Debra Holland firma con le case editrici, si
riserva sempre la possibilità di continuare con il self publishing per racconti
e romanzi brevi. Ecco perché Debra è considerata un autore ibrido.
Bella
Andre.
Dal self
publishing alle case editrici.
Dopo la laurea in economia a Stanford, Bella Andre si è dedicata
alla musica rock. Forte lettrice da sempre, ha scritto libri sul mondo
musicale, poi il primo romanzo. Il successo è arrivato quasi subito. Ha
lavorato con le maggiori case editrici.
Nel 2010, non ha concluso un grande contratto con Random &
House. È stato il punto di rottura. Uscita dalla depressione, ha pubblicato su
kindle. Con grande fatica, perché era completamente digiuna della tecnica
necessaria. È stato un grande cambiamento. Le 250 copie vendute sono state un piccolo
segnale, ma confortante: niente agenti, niente case editrici. Un forte legame
con i fan è stato importante per il proseguimento del self publishing. Le copie
sono diventate 1000 al giorno.
A questo punto, si è resa conto di essere inserita fra i 25
autori più venduti negli Stati Uniti. Ed è nato un fenomeno di cui si sono
occupati i giornali.
L’esperienza personale di Bella (il successo, il sentirsi
rifiutata, il ricominciare, il nuovo successo) può servire da stimolo per
coloro che sono titubanti di fronte al self publishing.
Con la pubblicazione della serie sugli otto fratelli Sullivan,
Bella Andre ha fatto il “botto”. Copie a valanga, articoli entusiasti
sui maggiori media. A questo punto, si sono rifatti vivi agenti e case
editrici.
Adesso Bella Andre scrive e pubblica con queste case editrici,
che le pagano cifre che lei stessa definisce esorbitanti. Beata!
Quando è arrivata al sesto libro dei Sullivan, ha introdotto un
“cugino”… e gli otto libri sono diventati tredici. La previsione
attuale è di ben venticinque Sullivan… Una rendita!
Fioccano i commenti su Facebook. Ne scelgo solo uno.
Fernanda:
Io non capisco una cosa. Sono andata a cercare qualche commento riguardante i
libri della Andre; a parte gli apprezzamenti, qualcuno definisce i suoi libri
“pieni di scene hot, fin troppe”. Dunque io mi chiedo perché ci si
stupisca tanto se un’autrice che scrive romance pieni di sesso abbia fatto
fortuna. Il sesso è l’affare editoriale del momento, quello che sta salvando
diverse case editrici altrimenti sull’orlo del fallimento, quello che permette
ad autrici, altrimenti ignorate dagli editori, di farsi pubblicare ed entrare
così nel mondo editoriale. Dunque dove sta il motivo di tanta meraviglia? Mi
stupirei se l’autrice in questione avesse fatto sfracelli di vendite scrivendo
romanzi di fantascienza o di qualche altro genere di nicchia.
Alla
conquista del mondo. Traduzione e promozione all’estero.

Hanno partecipato:

Bella Andre, scrittrice.

Tina Folsom, scrittrice.

Helga Murauer, traduttrice.

Athina Papa, traduttrice.

Matthias Matting, scrittore.

Moderatrice Elizabeth Jennings.
Era prevista la presenza di David Gaughran, scrittore, ma non
l’abbiamo potuto ascoltare. Forse il nostro amico si era dimenticato della
conferenza…

Gli interventi sono imperniati tutti sull’opportunità di
raggiungere il maggior numero di lettori. Quindi, ben vengano buone traduzioni,
marketing, pubblicizzazione. Con gli e-book è molto più semplice.
Gli scrittori indipendenti parlano del problema derivante da
traduzioni scadenti. Domanda dal
pubblico: come controllare la correttezza di un testo tradotto?
Di solito, ci si rivolge a un lettore di lingua madre, da usare
come cavia.
Domanda
dal pubblico: come si sceglie in traduttore?
Si legge attentamente il curriculum del traduttore e si chiedono
informazioni ad altri autori tradotti.
Domanda
dal pubblico: si notano, a volte, differenze notevoli fra originale e
traduzione. Perché?
Tradurre un libro significa riscriverlo in parte. Le culture
possono essere diverse. Modi di dire in una lingua hanno un significato assurdo
in un’altra.
Due consigli:
1. traducete in tedesco, in Germania si vende. Oltre alla
traduzione in inglese. Non perdete tempo con Paesi dove si legge poco. Puntate
sempre su mercati ricchi.
2. in alcuni Paesi non è facile pubblicare e-books, perché il
controllo su questo tipo di edizione è asfissiante.
Si parla
di gastronomia e libri.
Un connubio da far tremare le vene e i polsi. Ovviamente, non
potevano mancare le ragazze della premiata ditta: Elisabetta Flumeri e
Gabriella Giacometti, di cui sono noti i romanzi “L’amore è un bacio di dama” e
“I love Capri”, dove cuochi e buona cucina (o porno food…) la fanno da padroni.
L’unione
fa la forza.
Hanno partecipato:
Shelley Adina, docente universitaria.
Bella Andre, scrittrice.
Tina Folsom, scrittrice.
Debra Holland, scrittrice.
Per EWWA:
Alessandra Bazardi, 
Elisabetta Flumeri, 
Viviana
Giorgi.
Moderatrice Elizabeth Jennings.
Ho unito i vari interventi.
Il mondo della scrittura al femminile sta vedendo la nascita di
gruppi di condivisione di informazioni, di collaborazione, di editing
reciproco, eccetera.
Su Facebook, c’è il gruppo club indie, al quale ci si può
rivolgere per informazioni e aiuto per l’auto pubblicazione.
Il beneficio che deriva da tutto ciò migliora il lavoro di
tutti, non impoverisce alcune scrittrici a vantaggio di altre. Tutte abbiamo
delle competenze, una specializzazione. Condividerle non significa perdere
qualcosa di nostro, perché in cambio veniamo rese partecipi dei “bagagli
culturali” delle altre.
Abbiamo effettuato compagne di vendita di libri “in
parallelo”: romanzi di autrici diverse, ma legati dall’argomento.
Funzionano! Aumentano le vendite di tutte, perché un libro fa da traino agli
altri.
Questa è un’occasione per creare sinergie, anche in vista di un
ingrandimento del mercato (con riferimento all’Italia, dove i lettori digitali
sono solo il 10% dei lettori complessivi). In questo senso, EWWA è un pioniere.
EWWA è nata un anno fa, proprio qui a Matera. E sono molte le
“Ewwe” presenti al Festival.
Come
scrivere un grande thriller.
Hanno partecipato: 

Laura Ceccacci, agente

Ann Collette, agente

Carrie Ferron, editor

Francesca Lang, editor

Andrew Lownie, agente

Monique Patterson, editor

Christine Witthohn, agente
Moderatrice Elizabeth Jennings.
Cosa vi attira come editor in un rosa/noir? Chiede Jennings.
Lownie: cerco concetti significativi, la novità, la freschezza,
qualcosa che si stacchi dalla routine. Il mondo è più complesso rispetto ai
classici due blocchi della guerra fredda: gli spunti sono innumerevoli. Trovo
interessante il pericolo, l’oscurità che si introduce in una situazione di
tranquillità e di serenità e la distrugge. O tenta di farlo.
Ferron: amo essere sorpresa. Trovo entusiasmante l’accumularsi
di pericoli che mantengono sotto pressione il protagonista. Non apprezzo
particolarmente il lieto fine.
Patterson: mi occupo di RS. Cerco un buon bilanciamento fra i
due elementi, la parte romantica e quella suspense.
Witthohn: eroi complicati e imperfetti, protagoniste toste,
cattivi affascinanti e simpatici. Adrenalina a quintali.
Collette: ritmo tale da costringerti a continuare la lettura,
sotto-trame, protagonista che vive nel mondo reale e che, magari, svolge una
professione interessante.
Lang: thriller “gialli”, finale esplosivo, tutti gli
strumenti a disposizione del lettore per scoprire il colpevole.
Ceccacci: ambientazione, atmosfera, filosofia di vita del
“cattivo” e del “buono”.
Il futuro
di chi scrive. Europa, anno 2019.
Hanno partecipato:
Laura Ceccacci, agente.

Alice Di Stefano, editor. Fazi.

Giulia Ichino, editor. Mondadori.

Francesca Lang, editor. Piemme.

Andrew Lownie, agente.

Gemma Trevisani, editor. Rizzoli.
Moderatrice Maria Paola Romeo.
Romeo: che futuro per agenti e editor? Gli scrittori avranno
ancora bisogno di noi? Il fenomeno indie sembra dire di no…
Ichino. Siamo in un’era di intermediazione, che scavalca agenti
e editor e arriva direttamente dallo scrittore al lettore. Ne consegue che il
lettore è solo, forse incapace di scegliere di fronte a questa mole immensa di
auto-pubblicati. Si rischia di vedere la scrittura e la creatività perdere di
valore. Agenti e editor debbono aprirsi maggiormente a questo mondo in fermento
della scrittura, ma debbono continuare con il loro lavoro: scegliere, cioè
attribuire valore.
Lownie: il futuro è nelle mani del self. Si prevede che
nell’immediato futuro questo tipo di pubblicazione coprirà il 75% del mercato.
Ceccacci: agenti e editor sono e saranno fondamentali per la
scrittura.
Trevisani: siamo in una fase confusa, pertanto l’agente e
l’editor rimangono essenziali.
Di Stefano: l’agente sarà fondamentale per la
“carriera” degli autori. Si ridurrà, invece, l’importanza
dell’editor.
Lownie: lo scrittore controllerà maggiormente copyright,
pubblicizzazione, parte economica.
Romeo: se lo scrittore si occuperà di tutto… quando troverà il
tempo per scrivere?
Interventi
dal pubblico. Monica Lombardi: noi autori dovremmo privilegiare il multicanale,
perché se la casa editrice vende un libro ogni 18 mesi i lettori ne dimenticano l’autore.
Giorgi:
gli editor non leggono tutti i libri che arrivano alla casa editrice, ne
consegue che lo scrittore vede ignorato il proprio romanzo. E allora, perché
non rivolgersi al self?
Serata di
gala.



Elisabetta Flumeri consegna a Elizabeth Jennings la tessera di
socia EWWA.
Elizabeth Jennings consegna il premio “Baccante” a Clara
Sanchez. Leggiamo cosa dice il Festival…
Quest’anno il riconoscimento
“Baccante” viene conferito a Clara Sánchez.
Autrice spagnola e voce narrativa travolgente, scrive storie ricche di candore
e profondità. I suoi romanzi toccano le emozioni di milioni di lettori nel
mondo. Considerata dai mass media internazionali maestra nel descrivere la
linea sottile che divide la verità dal mistero, con le sue storie conduce dove
nessuno ha il coraggio di arrivare. Domina le classifiche con racconti di
grande intensità, tra scoperte e rivelazioni inaspettate, tradimenti ed
emozioni nascoste, insegnando ai lettori che il cielo non ha mai un colore
solo. Amata dal grande pubblico e dai critici, ha contribuito al successo della
narrativa femminile in Italia e nel mondo.
Clara Sánchez
ha raggiunto la fama mondiale con il bestseller Il
profumo delle foglie di limone,
 in cima alle classifiche di
vendita per oltre due anni. Con Garzanti ha pubblicato anche La voce invisibile del vento,Entra
nella mia vita
 e Le cose che sai di me.
È l’unica scrittrice ad aver vinto i tre più importanti premi letterari
spagnoli: il premio Alfaguara nel 2000, il premio Nadal nel 2010 e il premio
Planeta nel 2013.
Femminile=digitale,
digitale=femminile.
Hanno partecipato:

Romeo, Emma Books.

Di Stefano, Fazi.

Patterson, St. Martin’ Press.

Pietra, Rizzoli YouFeel.

Trevisani, Rizzoli.

Ichino, Mondadori.
Romeo: le donne leggono più degli uomini e amano il digitale.
Patterson: l’ebook sembra essersi fermato negli USA.
Ichino: si vendono meno libri in Italia, dove già si legge poco.
Le donne sono anche da noi le lettrici più forti e stanno sperimentando i nuovi
supporti. Vuoi mettere la goduria di leggere un erotico senza che i vicino di
posto in metropolitana se ne accorgano?
(risate fra il pubblico e cenni di consenso)
Di Stefano. Le vendite della versione digitale sono pari a
quelle del cartaceo. L’e-book può servire per testare un nuovo genere.
Romeo chiede alle scrittrici come reagirebbero a una proposta
editoriale di solo e-book. Le risposte dal pubblico sono grosso modo identiche:
sotto i 4 euro potrebbe essere una proposta interessante, perché competitiva
rispetto ai cartacei.
Tutte le intervenute concordano sul fatto che sia utile
diversificare le copertine fra edizione cartacea e digitale. Generalmente, le
prime sono più soft.
Di Stefano: il cartaceo ha più valore, negli e-books c’è tanta “fuffa”.
Le autrici e le lettrici del pubblico dissentono. Viviana Giorgi, per esempio, afferma che la “fuffa” si trova anche nel
cartaceo
(approvazione da parte del pubblico).
Shelley
Adina.
Guida al
self publishing.
Shelley Adina è docente universitario. Si occupa di editoria
cartacea e digitale.
Questi i suoi consigli:
1.   
l’auto-pubblicazione deve essere presentata nel modo
migliore, con editing accurato, impaginazione accattivante, copertina di forte
richiamo. Qualcosa, insomma, di cui si possa essere fiere.
2.   
Se create il vostro libro cartaceo con CreateSpace,
potete distribuirlo in tutta Europa.
3.   
Per cominciare, potete rivolgervi a questi partner per
la vostra auto-pubblicazione: Amazon, Apple e Kobo. Le linee-guida che vi
propongono sono semplici da seguire.
Domanda
dal pubblico: cosa rende l’auto-pubblicazione interessante?
1.   
La scrittrice è responsabile di ogni cosa, dalla
scrittura alla pubblicizzazione e alla vendita del libro che ha scritto.
2.   
La scrittrice, se manca di alcune competenze
necessarie, può delegare a persone DA LEI SCELTE alcuni compiti.
3.   
I ricavi sono molto alti, rispetto all’edizione
cartacea.
4.   
I dati sulle copie vendute sono immediatamente
disponibili.
5.   
La scrittrice può cambiare la storia, la copertina,
l’impaginazione con estrema flessibilità e senza costi.
6.   
L’investimento iniziale per passare dalla scrittura al
guadagno è abbastanza alto, ma si ripaga molto presto.
Shelley Adina invita le scrittrici a considerare anche la
possibilità del “print on demand”, perché ci sono lettori che privilegiano il
cartaceo, e di ricordare che il libro viene stampato solo DOPO aver ricevuto
l’ordine ed il relativo pagamento. Niente libri in magazzino.
Cosa serve per procedere (a parte il testo…):
1.   
un titolo che non sia stato troppo usato. Attenzione,
in Germania i titoli sono protetti da una specie di brevetto.
2.   
Un nome di richiamo per la serie, se si prevede di
pubblicare uno o più seguiti.
3.   
Una copertina di sicuro richiamo, che soddisfi le
aspettative del lettore per il genere.
4.   
Una quarta di copertina con sinossi e tutti i link che
riguardano l’autrice.
5.   
Una serie di parole-chiave per facilitare la ricerca
del libro su internet.
6.   
Prezzo competitivo.
7.   
Un manoscritto correttamente formattato.
I giorni trascorsi a Matera sono stati illuminanti, soprattutto
quando ho ascoltato le autrici americane: scrittrici, imprenditrici, donne
sicure e vincenti. Le colleghe italiane sono ancora all’inizio del cammino che
le donne d’oltreoceano hanno compiuto.
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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

12 Commenti

  1. 1 ottobre 2014 at 20:33 — Rispondi

    Molto interessante, Babette, meno male che ci sei tu! Grazie per il tuo impegno costante e per tutto l'aiuto che ci dai. Bacio.

  2. 1 ottobre 2014 at 21:40 — Rispondi

    Babette, ho rivissuto il festival minuto per minuto. Bravissima. Un reportage preciso, puntuale, esauriente, il tuo. Professionale.
    Un grandissimo grazie.

  3. Anonimo
    1 ottobre 2014 at 22:23 — Rispondi

    UNICA SEI UNICA!
    Alessandra Bazardi

  4. Babette Brown
    2 ottobre 2014 at 7:14 — Rispondi

    Grazie a tutte per queste parole gentili. Abbiamo vissuto -chi di persona, chi attraverso i nostri post- un'esperienza indimenticabile.
    Grazie ancora!

  5. 2 ottobre 2014 at 7:54 — Rispondi

    Utile, interessante, piacevole. GRAZIE!

  6. 2 ottobre 2014 at 7:58 — Rispondi

    Per chi non c'è stato ecco la nostra voce, la mitica Babette

  7. 2 ottobre 2014 at 9:25 — Rispondi

    Dovrò ASSOLUTAMENTE partecipare di persona! Magnifica esperienza.

  8. 2 ottobre 2014 at 9:47 — Rispondi

    Grazie Babette, una donna un mito! In questo modo posso integrare i miei buchi, ho perso un panel venerdì mattina perché eravamo all'intervista sull'antologia su Matera e tutti quelli di domenica mattina! :smack:
    Solo una cosa piccolissima relativamente al mio intervento dal pubblico durante il panel sul futuro dell'editoria in Europa: il commento relativo alla pubblicazione ogni 18 mesi riguardava alcune amiche che lavorano con CE tradizionali, io lavorando con una casa editrice digitale non ho questo problema 🙂

  9. Anonimo
    2 ottobre 2014 at 11:28 — Rispondi

    Wow chw reportage puntuale. Mi sono tornate in mente cose che avevo già accantonato. Grazie Babette. Emi

  10. Babette Brown
    2 ottobre 2014 at 14:42 — Rispondi

    Grazie, Monica, correggo.

  11. Babette Brown
    2 ottobre 2014 at 14:50 — Rispondi

    Ecco fatto!

  12. 3 ottobre 2014 at 15:42 — Rispondi

    Grazie Babette, il tuo resoconto è il Bignami del Festival.
    Basta leggerlo, ed ecco tutti i contenuti. Per un ripassino, per trovare cose che erano sfuggite.
    Sempre con il tuo stile brillante e puntuale.
    Brava!

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