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Il Taccuino di Matesi: Se quattro stelle vi sembran poche…

Appartengo a quel gruppo di lettrici che leggono sempre le recensioni su Amazon e che ne scrivono anche un diluvio. Confesso che mi piacerebbe avere una classifica solo per i recensori di libri, perché mi pare curioso dovermi paragonare con chi recensisce tappi, lenzuola e soprattutto aggeggi elettrici ed elettronici: tutta roba molto utile, mentre i libri, come ognun sa, sono una cosa che non serve a niente. Infatti la parola scuola, originariamente, significava tempo libero, svago. E, se qualche studioso, chiuso nella sua torre d’avorio, si scandalizza, ricordi che al momento attuale in Italia non riusciamo nemmeno a convincere gente, ufficialmente acculturata, sull’utilità dei vaccini.

Detesto la valutazione utile/non utile, o meglio pollice su/pollice giù, perché il suo significato nello specifico risulta ambiguo. Se mi stroncano una recensione a quattro stelle, vuol dire che avrei dovuto assegnarne cinque oppure che sono stata troppo indulgente e il romanzo ne meritava tre o due o addirittura una? Né ci sarebbe da stupirsi perché, quando vado a leggere le recensioni prima di comprare un romanzo, pare inevitabile trovare giudizi di tutti i livelli. Perfino i capolavori del passato ricevono recensioni monostellate. Cosa che è talmente frequente da avere smesso di stupirmi.

Per cui poco più di un anno fa ho accolto con grande favore l’innovazione del commento su Amazon: se non condividi una recensione, puoi commentare con il vantaggio di non essere legato al minimo delle venti parole. Però purtroppo il sistema stenta molto a prendere piede.

Personalmente amo intervenire quando si usano le parole banale e scontato oppure l’ormai celebre “lettura da ombrellone”.

14958691_10207514315752313_1288911486_nPer esempio, a proposito di Ritorno a Cape Love di Viviana Giorgi, Dacatil scrive: “1 stella – Banale. Lettura adatta a chi cerca storielle banali e pruriginoso. Forse adatta ad un grande pubblico ma non a me.”

E io ho commentato: “Lei deve essere nemica del romance e del rosa. Ovviamente i gusti sono gusti. Ma, se pensa che questo la collochi fra i lettori di livello superiore, al suo posto farei maggiore attenzione alla grammatica. Per non dare una falsa impressione.”

Invece a Lucilla che titola: “non è un racconto” e motiva: “e non si capisce cosa è non c’è un fine ben definita va bene fare da anteprima al romanzo ma cosi non si conclude nulla e si lascia il lettore insodisfatto.”, ho chiesto: “Perché pensa che si tratti di un’anteprima? Perché è gratuito? In realtà non è un’anteprima, ma uno spin-off di Alta marea.” E ho taciuto su tutti gli errori. Perché le lettrici non correggano le loro recensioni mi sfugge: è il massimo del disprezzo. (Gli errori ortografici che trovate NON sono opera del Redattore).

14996473_10207514317872366_2141810822_nQuanto a me, ho ricevuto il mio primo commento il 4 luglio scorso, ma riguardava questa recensione, risalente a ottobre del 2015, su Heath, Gli eredi perduti di Pembrook: Tristan. “1 stella – Un romanzo davvero pessimo. Taccio sulla moralità dei protagonisti, in particolare di Anne, la più colpevole; taccio su come i protagonisti cambiano idea continuamente; taccio sul colpo di scena finale, inverosimile a dir poco in ogni suo particolare. Eppure la Heath è una scrittrice di tutto rispetto.”

Commenta elena m.: “Come dico sempre è troppo facile criticare il duro lavoro altrui… Questo libro è il secondo di una trilogia a dir poco meravigliosa… Chi lo critica dimostra solo di avere empatia pari a zero…”

È stato facile replicare che, nonostante il mio amore per la Heath,  “sono le lettrici a criticare le scrittrici: è loro compito e loro diritto”. E certo mi pare perlomeno strano ipotizzare il dovere di empatia verso  un romanzo. Non parliamo poi del fatto che, se si dovesse badare solo al duro lavoro (sempre che nel caso specifico ci sia stato davvero), non si potrebbe fare mai della critica: perfino a scuola con adolescenti è giudicato corretto dagli psicologi assegnare un voto abbastanza vicino alla realtà del giudizio.

14958383_10207514318592384_1972197987_nPiù interessante la critica rivolta, sempre dalla stessa persona, alla recensione di Sweet della Webber: “3 stelle – Carino. Detesto il ripetuto ricorso al flashback e la prima parte avrebbe potuto scoraggiarmi fino a farmi interrompere la lettura: perché già non mi entusiasmano i NA, figurarsi gli YA! E per giunta abbiamo molte pagine in cui i protagonisti sono proprio bambini. Poi, verso la metà del romanzo, finalmente arriviamo almeno intorno ai 20 anni, età in cui un grande amore, come quello di Boyce e Pearl, non è più del tutto inverosimile. E ci sono molti eventi e perfino un po’ d’azione. Non male, tutto sommato.”

Con qualche fondamento sempre elena m. chiede: “Se non ti entusiasmano i NA e tantomeno gli YA la domanda sorge spontanea: perché li leggi?”

Evitando qualunque polemica, non ho avuto difficoltà ad ammettere: “Ho comprato molti libri di Fanucci perché erano in promozione. Confesso che non avevo capito che si trattava di un NA, né che l’amore fra i protagonisti cominciava quando erano così giovani”, cioè a 10 anni.

14971386_10207514319432405_972667091_nLa discussione più carina (va bene, va bene, l’unica) è stata su Incantevole persuasione della Balogh. Scrive alex 2.0: “5 stelle – Noioso. La Balogh in questo racconto non mi ha convinta, la narrazione è quasi soporifera e poi le protagoniste poco più che ventenni che si lasciano influenzare nelle loro decisioni amorose dai parenti proprio non sono nelle mie corde. La ragazza in pratica non ha minimamente carattere, ama Robert ma, quando il padre e l’anziana amica di famiglia le dicono che il ragazzo non è alla sua altezza perché non ha un titolo ed è solamente un capitano dell’esercito senza patrimonio, lei decide che hanno ragione e lo lascia. Queste femminucce così banali e noiose mi irritano soprattutto quando il loro innamorato è così affascinante e pieno di pregi. In conclusione, mi sono annoiata e non ho visto l’ora di finirlo.”

Io ho commentato: “Non capisco. La recensione parla di un finale diverso da quello della Balogh.”

alex: “Ciao Matesi, non ho scritto il finale ma solo che lei ad un certo punto lo lascia… per poi cambiare idea ma questo ho evitato di metterlo (se non sbaglio, è passato un po’ di tempo da quando l’ho letto e mi ha talmente annoiata che dopo un giorno l’avevo già dimenticato). Ho visto adesso che si ispira a Persuasione di Jane Austen che non ho letto, ho già fatto fatica a finire Orgoglio e Pregiudizio al di là dello splendido Darcy. Comunque ti assicuro che l’ho letto!”

Chiusura della discussione: “Scusa, non avevo capito. Naturalmente questo racconto si gusta meglio in riferimento continuo alla Austen, insomma è letteratura di secondo livello. Ma certo niente di che.”

14937953_10207514320512432_1942824615_nPerò la discussione più interessante finora è stata su L’altro duca della Michaels.

La mia recensione era questa: “4 stelle – Proprio un bel romanzo. Dopo la Rice, la Michaels è, secondo me, la migliore scrittrice di erotici al momento. Basta guardare come accompagna le scene di sesso con una grande attenzione ai sentimenti dei protagonisti e senza usare parolacce (tranne una per una sola volta e pure motivata). Molto buona la trama: un uomo aiuta la moglie a superare i traumi di esperienze sessuali violente e sgradite con delicatezza, pazienza (e anche l’attenzione di chiudere sempre a chiave le porte), permettendole insieme di conquistare la propria libertà di essere umano. Non manca un pizzico di giallo. Mi complimento con chi ha scelto di pubblicare questa serie e senza dubbio comprerò anche i seguiti. Unico difetto: occorrerebbe riguardare la traduzione, che presenta alcune improprietà, e soprattutto riconversione, refusi e grafica.”

Flavia Fortunato ha commentato: “Ho letto l’opera. Non ho trovato né improprietà, né refusi. Ma i libri li leggete prima di recensirli?”

Davanti a questa critica ovviamente sono andata a nozze. La mia risposta, ingenua come vedrete, è stata un elenco: “Pos. 61 e 84 E con accento acuto 116 presta 152 aveva seguito 306 qualcosa Cyril 315 tange 350 predestinata 637 afflato 744 satolla 871 contenne 1188 anaspò 1642 avrebbe seguito 1663 ‘non 1697 indomite 1798 perdifiato 1882 neo duchessa 1994 vitriolico 2377 neo duca 2486 felici- 2662 Io-io-2765 lo spiò 2874 ultra sensibilizzare 2984 gradire 2998 il punto siamo 3289 consorti 3485 assiepato 3506 lim-itò”.

Ed è arrivata questa incredibile replica di Flavia Fortunato: “nonostante l’ora presta” – lei come direbbe? “e alla sepoltura che aveva seguito” – lei come direbbe? “qualcosa Cyril o il suo titolo avessero da offrirmi” – lei come direbbe?

E io, un po’ sconcertata, “L’agg. presto è arcaico e letterario, mai usato nel senso voluto dal contesto. Quindi si doveva scrivere: nonostante fosse presto o qualcosa di simile. Nel secondo caso avrei usato l’aus. essere e quindi avrei detto sarebbe seguito. Terzo caso: io avrei detto ‘qualcosa che Cyril o il suo titolo avessero da offrirmi’ o meglio ancora ’qualunque cosa Cyril o il suo titolo avessero da offrirmi’ “.

Vi risparmio l’ultimo scambio che non è molto simpatico.

Durante tutto questo botta e risposta ero sinceramente convinta che, come accade spesso oggi, ci fosse qualche carenza nella preparazione linguistica di base della lettrice. Solo che, andando a controllare sul suo profilo Amazon, ho scoperto con un po’ di sconvolgimento che si trattava di una  professoressa di italiano. E ho cominciato a non capirci più niente.

Mi è venuto il sospetto che si trattasse in realtà della traduttrice del romanzo. Il nome era diverso. Però, controllando meglio, il profilo era sospetto perché erano presenti solo due recensioni, ridotte poi ad una, guarda caso su libri tradotti dalla stessa persona. E mi chiedo, non so con quale fondamento, se si tratti di un’amica della traduttrice o addirittura di lei stessa. Ma è solo un sospetto.

Orbene, ormai siamo abituate a leggere romanzi pieni di refusi ed errori, non solo nei self, ma anche in libri pubblicati da case editrici. Un po’ dipende dall’assenza o quasi di correzione di bozze, da parte di persone diverse dall’autrice o dalla traduttrice. Un po’ purtroppo dalla presenza sul mercato di scrittori improvvisati. Possiamo anche ammettere che ci sono aspetti della lingua in forte mutamento in questo periodo. E che è sempre opportuno tenere d’occhio il sito dell’Accademia della Crusca, che non è più quella dell’Ottocento ed anzi è diventata anomalista (*). In ogni caso non è che ognuno di noi possa scrivere come gli pare. Ci sono ancora dei limiti.

Eppure la funzione dei commenti sulle recensioni potrebbe diventare molto importante. Fino a poco tempo fa il dibattito sui romanzi si svolgeva sui blog istituzionali, soprattutto sui Romanzi Mondadori e su Harlequin, anche se c’era il limite di poter parlare solo dei libri della CE padrona di casa. Con il declino di quei blog la funzione è passata a Facebook e Amazon, ma la discussione tende a disperdersi. Tutto sarebbe diverso se, approfittando dell’ospitalità di Amazon, si mettesse in piedi un vero dibattito critico. Possibilmente in modo pacato e civile.

(*) Durante tutto il sec. I a.C. si svolse a Roma un vivace dibattito sulla questione della lingua tra gli analogisti, che seguivano la scuola di Alessandria d’Egitto, e gli anomalisti, seguaci della scuola di Pergamo, in Asia. La dottrina dell’analogia sosteneva che la lingua è un prodotto razionale e non naturale e che il suo uso corretto si fonda su regole grammaticali fisse; una buona lingua ha perciò caratteristiche di purezza e di regolarità e rifiuta i neologismi. La dottrina dell’anomalia asseriva invece che la lingua è un fatto spontaneo, condizionato dal suo uso vivo, e che si modifica ed evolve con il passare delle generazioni e il mutare delle idee; pertanto erano ammesse la più ampia libertà di espressione personale e la presenza di neologismi. (sapere.it)

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Maria Teresa Siciliano gestisce anche la Rubrica di recensioni L’Artiglio Rosa

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Maria Teresa Siciliano

Maria Teresa Siciliano

Professoressa di Italiano presso il prestigioso Liceo Classico Aristofane di Roma, adora leggere e recensire montagne di libri con penna intinta in un dolcissimo veleno. Temuta e amata in ugual misura, ha plasmato una generazione di feroci lettrici di romance.

9 Commenti

  1. Lidia Calvano
    8 novembre 2016 at 8:14 — Rispondi

    È sempre istruttivo e gradevole leggere Matesi!

  2. Fernanda Romani
    8 novembre 2016 at 8:48 — Rispondi

    Molto interessante! L’ho letto con grande piacere.

  3. Silvia Ami
    8 novembre 2016 at 8:59 — Rispondi

    La vera chicca di questo articolo è Matesi in versione investigatore privato alla ricerca dell’identità del resposabile degli *orrori* ortografici 😀

  4. Giorgia Golfetto
    8 novembre 2016 at 9:09 — Rispondi

    Come sempre un piacere leggerti Teresa!

  5. Charlotte Lays
    8 novembre 2016 at 9:23 — Rispondi

    Adoro gli articoli di Maria Teresa!
    C’è sempre da imparare! Grazie 🙂

  6. gabriella giacometti
    8 novembre 2016 at 12:47 — Rispondi

    Concordo con Charlotte Lays , gli articoli di Matesi danno sempre spunti su cui riflettere . grazie 🙂

  7. Teresa Siciliano
    8 novembre 2016 at 22:52 — Rispondi

    Grazie a tutte.

  8. 11 novembre 2016 at 4:01 — Rispondi

    Leggo sempre con molto piacere i tuoi articoli. Anche questo è stato molto interessante. Bravissima. 🙂

  9. 11 novembre 2016 at 19:47 — Rispondi

    Avevo lasciato questo tuo pezzo tra le cose da leggere, Teresa. L’ho letto adesso.
    Grazie, innanzitutto, per avere citato il caso del mio racconto e per avere risposto alle lettrici molto meglio di quanto avrei potuto fare io stessa.
    Non so se un’autrice debba commentare, in realtà. Si trova in una posizione non facile: dovrebbe usare le pinze, e anche le pinzette; tenere a bada l’ironia, avere comunque rispetto per una persona che, anche se non ha capito niente e gliene ha dette (scritte) di tutti i colori, le ha dedicato il suo tempo e forse – quando l’acquisto è verificato – anche qualche euro.
    La posizione di un lettore o di un recensore, viceversa, è di certo più semplice.
    Io ho commentato (pacatamente) solo una volta, perché proprio non ce l’ho fatta a tacere: una lettrice aveva scritto che La traversata era una truffa, e proprio non mi è andata giù.
    Ma ora, dopo avere letto questo tuo bel pezzo (che mi ha anche divertito non poco) sto pensando se forse non sia il caso, anche per chi scrive, di rispondere ai commenti. Sempre con molta attenzione e in punta di forchetta, però, altrimenti diventa un’operazione rischiosa e controproducente.
    Ci penserò.
    Nel frattempo, un carissimo saluto, Teresa.
    VIviana

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