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Il Taccuino di Matesi: Il Romance

È una storia banale dove tutto è fin troppo scontato.

La trama del romanzo è molto banale con risvolti e finale scontati. Scorre lentamente e gli intermezzi “hot” sono decisamente tristi.

un (sic!) libro scorrevole ma poco coinvolgente dalla trama e finale scontato.

L’idea di ispirarsi ad “Orgoglio e pregiudizio” poteva essere stimolante per gli amanti
della Austen, ma le storie sono deludenti e soprattutto gli stili sono molto lontani dal capolavoro della grande scrittrice.

Lettura adatta a chi cerca storielle banali e pruriginoso (sic!). Forse adatta ad un grande pubblico ma non a me.

Consiglio il libro alle lettrici e lettori di Harmony. A tutte le altre/altri: non perdeteci troppo tempo… finale scontato, storia poco appassionante, titolo terribile!

Sono recensioni pubblicate su Amazon. Gli errori presenti sono tutti originali. La cosa più risibile mi pare l’ingenua affermazione che chiunque si ispiri ad Orgoglio e pregiudizio entri in competizione con la Austen.

Però, come vedete, in questo tipo di recensioni a una o due stelle torna sempre la condanna del lieto fine. Quindi si tratta di persone che ignorano l’esistenza del genere romance.

I rosa si sono cominciati a scrivere almeno a partire dalla fine del Settecento: si trattava di romanzi d’amore, o dove l’amore aveva largo spazio, prevalentemente con lieto fine. Ma non necessariamente: potevano darsi storie dove una generazione finiva in modo tragico e quella successiva in modo felice, oppure c’era un personaggio molto gradito alle lettrici che si sacrificava per una persona cara. Ma occasionalmente poteva darsi perfino un finale come quello di Via col vento dove la protagonista crede di amare Ashley mentre in realtà, senza saperlo, ama Rhett e a causa della sua cecità finirà per perderlo. E a questo proposito potrei raccontarvi un episodio della mia giovinezza, all’epoca in cui il film fu di nuovo distribuito nelle sale e tutta la mia generazione andò a vederlo. Ebbene non si parlava d’altro dappertutto e in primo luogo dal parrucchiere. E con le mie orecchie sentii delle signore sostenere che il film aveva un lieto fine e che Rossella avrebbe riconquistato Rhett. Quando? Dopo la fine del film. E su che base? Perché lei diceva che ce l’avrebbe fatta (?!).

Oggi succede il contrario: donne che acquistano e leggono un romance, ma, non si sa perché, pensano che il lieto fine non dovrebbe esserci. Eppure si direbbe che non manchino le opere con finale lacrimoso o che addirittura finiscono per mancanza di personaggi, come il celebre Titus Andronicus di Shakespeare.

Pertanto fissiamo i parametri del genere.

Il romance ha sempre il lieto fine e, all’inverso, se un romanzo non ha il lieto fine, non è un romance.

In un romance l’amore fra i protagonisti è sempre centrale, anche quando entrano in gioco altri elementi, ad esempio lo sfondo storico oppure un filone giallo (vedi i romantic suspense).

Aggiungo che, secondo me, il romance ha preso il posto dei rosa di inizio novecento,che erano destinati alle ragazze di buona famiglia dell’epoca e perciò si facevano carico dei valori della società a cui si rivolgevano. Con qualche aggiornamento. Per esempio oggi l’importanza della famiglia non deve più essere difesa sempre e comunque, a qualunque prezzo, ma deve tenere conto dell’evoluzione che ha subito negli ultimi decenni fino ad includere anche le famiglie allargate con figli di primo e secondo letto e infine gay, trans ecc.

Il finale non deve solo essere lieto, ma anche sufficientemente verosimile, per facilitare la sospensione dell’incredulità, rassicurante e rasserenante. La lettura deve trasmettere l’idea che i rapporti personali possono sempre essere migliorati e quindi consolare la lettrice.

Chi non è d’accordo e chiede più
realismo, varietà e spregiudicatezza, legga altro, per favore. Ci sono tanti sadomaso e tanti dark in giro! E magari anche tanta letteratura alta. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Ma non venga ad offendere le nostre amate scrittrici!

 

 

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Maria Teresa Siciliano

Maria Teresa Siciliano

Professoressa di Italiano presso il prestigioso Liceo Classico Aristofane di Roma, adora leggere e recensire montagne di libri con penna intinta in un dolcissimo veleno. Temuta e amata in ugual misura, ha plasmato una generazione di feroci lettrici di romance.

7 Commenti

  1. 23 gennaio 2018 at 11:28 — Rispondi

    Brava Artiglio rosa! La penso esattamente come te. Il romance deve avere un lieto fine (credibile). E ciò che lettrici del genere si aspettano da sempre. Oggi la scelta è enorme, chi vuole piangere, straziarsi, eccitarsi per eccessi erotici, scelta altro.
    La mia non è una voce autorevole, tuttavia ho scritto numerosi romance e rosa e anche romanzi attuali dove non si ride sempre e ho bene in mente la differenza.
    Paola Picasso

  2. Viviana Giorgi
    23 gennaio 2018 at 12:32 — Rispondi

    Pezzo puntuale e perfetto.
    Grazie Matesi.
    Viviana

  3. Macrina
    23 gennaio 2018 at 19:00 — Rispondi

    Trovo divertentissime le recensioni riportate all’inizio. Illuminante anche la descrizione del genere. Ecco: se non ti piace un genere, non lo comprare. Tanto semplice.

    • Babette Brown
      24 gennaio 2018 at 10:54 — Rispondi

      Ci sono persone che odiamo l’urban fantasy (esempio), ma comprano tutta la serie di Ward (La Confraternita del Pugnale Nero) e scrivono -volume dopo volume- recensioni a una stellina, dicendo che loro non amano l’urban fantasy. Fare pace con il cervello? No, eh?!

  4. Millyd
    3 febbraio 2018 at 16:02 — Rispondi

    Come se al termine della lettura di un romanzo giallo ci si lagnasse della scoperta dell’assassino. Complimenti per le recensioni, sempre garbate e “centrate”, un vero piacere leggerle

  5. Teresa Siciliano
    4 febbraio 2018 at 12:01 — Rispondi

    Grazie a tutte le intervenute.

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