Il Taccuino di MatesiRubriche

Il Taccuino di Matesi: Emma, di Jane Austen

“Il marchese fece loro una gran festa, li condusse in un bel tinello, mise a tavola gli sposi, con Agnese e con la mercantessa; e prima di ritirarsi a pranzare altrove con don Abbondio, volle star lì un poco a far compagnia agl’invitati, e aiutò anzi a servirli. A nessuno verrà, spero, in testa di dire che sarebbe stata cosa più semplice fare addirittura una tavola sola. Ve l’ho dato per un brav’uomo, ma non per un originale, come si direbbe ora; v’ho detto ch’era umile, non già che fosse un portento d’umiltà. N’aveva quanta ne bisognava per mettersi al di sotto di quella buona gente, ma non per istar loro in pari.”
Non so come si comportasse Manzoni nella vita reale. In ogni caso dietro questo brano mi piace scorgere l’inimitabile ironia del grande scrittore che stigmatizza le difficoltà di allora (soltanto?) nel rapporto fra i diversi ceti.
Ancora più ambigua risulta la contemporanea Jane Austen in Emma.
Dopo il matrimonio di Anna, prima istitutrice e poi cara amica per molti anni, Emma si guarda intorno per trovare una coetanea con cui passare il tempo e trova la giovane Harriet, bella buona e sciocca. Rischia di perderla subito, però, perché la ragazza riceve una proposta di matrimonio dal signor Martin, che appartiene alla classe degli agricoltori e quindi, secondo Emma, non è alla sua altezza.
Osservare Harriet mentre viene convinta a rifiutarlo mi stringe sempre il cuore:
«Oh no, no. La lettera deve essere tutta vostra. Sono certa che riuscirete a esprimervi educatamente e con chiarezza, che è la cosa essenziale. La vostra decisione deve essere inequivocabile; senza dubbi e incertezze; e sicuramente vi verranno in mente espressioni di gratitudine e di comprensione per il dolore che infliggete e che la buona educazione richiede. Non avete alcun bisogno che vi dica cosa scrivere per esprimere il vostro dispiacere per la ferita che gli procurate».
«Dunque pensate che dovrei rifiutare?» disse Harriet a occhi bassi.
«Rifiutare? Harriet cara, cosa volete dire? Avete qualche dubbio? Credevo… ma vi chiedo scusa, forse mi sbagliavo. Se avete dei dubbi, sicuramente mi sbagliavo. Immaginavo mi chiedeste consiglio solo sulle parole da usare».
E per amore del vostro cuore vi risparmio il resto. Solo il succedersi di eventi romanzeschi permetterà ad Emma, alla conclusione della vicenda, di accettare il matrimonio fra i due, che comunque segnerà la fine dell’amicizia fra le due ragazze, proprio a causa della disparità sociale. Insomma Emma si piega ma non si spezza. E in questo caso non si tratta di un complimento, almeno ai miei occhi.
Contemporaneamente la ragazza è invece cordiale e generosa con quelli che per nascita o sfortuna sono molto poveri. Sempre tranne in una memorabile occasione in cui si lascerà trascinare dall’amore per la battuta (e si prenderà una violenta reprimenda da Knightley).
Per gli uomini le cose vanno diversamente. O, cosa più probabile, è Knightley ad essere un uomo superiore. Donde la sua grande stima per Martin, lungo tutto il romanzo. E tuttavia non si può negare che anche lui è capace di cambiare opinione, come succede a proposito proprio di Harriet, di cui finirà per riconoscere i (pochi) pregi.
Forse avrete capito che Emma non mi è proprio simpatica. Non ho mai capito perché la Austen la preferisse ad Elizabeth: forse dipende dal fatto che la buona educazione della Bennet non raggiunge mai la compitezza formale di Emma. Di questa io invece trovo insopportabile la presunzione ed un certo egocentrismo. Ma non posso negare che sia affettuosa e paziente con il suo sciocco padre, malato immaginario, e insieme premurosa e attenta anche ai particolari con le anziane signore che vengono a fargli compagnia.
Ugualmente sono costretta ad ammettere che il romanzo, nonostante una forse eccessiva lunghezza, è subito dopo Orgoglio e pregiudizio il migliore della Austen. E ciò per una grande capacità di costruire dialoghi di vita quotidiana molto efficaci.
Vi faccio due esempi (ma ce ne sono a iosa). Questa è miss Bates, forse il personaggio più indimenticabile del romanzo, un’anziana zitella decaduta e logorroica, ma buona come il pane:
«Vero, Miss Woodhouse, verissimo. È un giovane meraviglioso. Ma, cara Jane, se ti ricordi, ti dicevo proprio ieri che è alto quanto il dottor Perry. Di certo Miss Hawkins sarà una ragazza eccezionale. Come Mr Elton, sempre così premuroso.. come quando ha insistito perché la mamma sedesse nel banco riservato della canonica per poter sentire meglio, dato che la mamma è un poco sorda, sapete… ma poco, solo non capisce le parole se si va di fretta. Jane dice che anche Mr Campbell è un po’ sordo. Pensava di migliorare grazie ai bagni termali, ma le sembra che sia più o meno uguale. Mr Campbell, lo sapete, è il nostro angelo custode. E Mr Dixon è degno di lui. È così bello quando le persone perbene s’incontrano, e succede sempre. Tra poco toccherà a Mr Elton e Miss Hawkins! E poi i Cole, ottime persone, e i Perry, dei quali non c’è mai stata una coppia più felice. Credo, signore» disse rivolgendosi a Mr Woodhouse «che in pochi altri posti ci sia una società come quella di Highbury. Siamo così fortunate ad avere questi vicini… Caro signore, il piatto preferito da mia madre è il maiale, la lombata di maiale arrosto».
E questa, invece, è Augusta Elton, la moglie del curato, una volgare arricchita, delineata a nero di seppia dall’autrice, in una specie di discorso indiretto libero in anticipo:
“Naturalmente Mrs Elton, con tanto di cappello largo e di cestino al braccio, era pronta a mettersi in prima fila nel raccogliere, dare il benvenuto e parlare. L’argomento principale erano le fragole: le migliori di tutta l’Inghilterra, cibo amato da tutti e sano; e poi che gioia nel coglierle da soli! La mattina è il momento migliore, non stanca mai; tutto buonissimo; le fragole da giardino sono ottime, impareggiabili, assolutamente superiori alle altre, ma rare; quelle del Cile le preferite; quelle bianche più profumate; alto il prezzo delle fragole a Londra; abbondanti verso Bristol; Maple Grove; coltivazioni; rinnovamento delle aiuole e opinioni discordanti dei giardinieri, mancanza totale di regole; frutto delizioso, di cui non si deve esagerare; inferiore alle ciliegie; l’uva spina più rinfrescante; l’unico dato negativo era il dover stare curvi; che caldo; che stanchezza; non ce la faceva più, doveva andare all’ombra.”
La trama è per certi aspetti più complessa di Orgoglio e pregiudizio (dal momento che riguarda tre coppie), ma conserva il motivo del personaggio a due facce, cioè Frank Churchill: grande conversatore e seduttore, ma certo nulla di paragonabile all’anima nera di Wickham. E Knightley… Knightley è un Darcy moralmente perfino superiore. Mai capito perché si innamori proprio di Emma.

Il Taccuino di Matesi (Maria Teresa Siciliano)

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Maria Teresa Siciliano

Maria Teresa Siciliano

Professoressa di Italiano presso il prestigioso Liceo Classico Aristofane di Roma, adora leggere e recensire montagne di libri con penna intinta in un dolcissimo veleno. Temuta e amata in ugual misura, ha plasmato una generazione di feroci lettrici di romance.

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