Pensieri sparsi

Il “rosa” è un paese solo per giovani? Prima puntata

Tornano le “Chiacchiere di Facebook” che, come sempre, coinvolgono lettrici e scrittrici.
Questa volta, l’argomento è stato suggerito da Mari Thorn.
Non è rosa se non è “giovane”. Perché?
Perché il rosa viaggia molto sui social? E chi è negli “anta” non li frequenta troppo assiduamente?
O perché, a prescindere dall’età del lettore, l’amore romantico viene visto solo come qualcosa che si perde invecchiando?
O ancora per un desiderio di tornare (o di continuare) a sentirsi adolescenti o poco più anche quando si hanno figli o nipoti?

Ho cercato di mettere un po’ d’ordine in un guazzabuglio di commenti e risate. Nelle puntate successive, lasceremo la parola alle scrittrici.

SILVIA AMI: Questo argomento mi piace moltissimo!

MARIA CRISTINA ROBB: ‪ Io sono “rosa” ma purtroppo non più… ehm… giovanissima. Credo che sia lo “spirito” che ci faccia scegliere un genere o un altro, dato che non sempre mette le rughe. Il principe azzurro non esiste? E chi se ne frega! A me piace leggere storie d’amore lo stesso. L’importante è la qualità della scrittura e anche fra le scrittrici “rosa” si trovano grandi autrici.

EMILIANA DE VICO:  Babette, possiamo parlare anche della giustezza di piegare la realtà alla funzionalità narrativa? Fin dove è giusto dire, oppure omettere nel dire? Realismo a tutti i costi?

BABETTE BROWN: realismo a tutti i costi, no. Verosimiglianza SÌ.

ANNE WENT:  Grande socia! Il problema, almeno per chi ha superato gli anta come me, è che non riesco a riconoscermi in generi che vanno molto di moda, tipo gli Young Adult. Al contrario, non riesco a trovare storie d’amore mature. Chi dice che con l’età non si può amare di meno? Perché vengono privilegiate storie con protagonisti rigorosamente giovani?

FLEUR DU MAR: Concordo con Anne Went. Ho quarant’anni e leggo volentieri anche il “rosa”, ma ammetto di fare un po’ fatica con il genere YA, perché negli atteggiamenti spesso infantili dei protagonisti proprio non mi identifico. In compenso, adoro letteralmente un’autrice come Colleen Hoveer che di solito scrive YA, come dire che c’è sempre l’eccezione alla regola e che la differenza la fa la bravura dell’autore.

MARI THORN: no, non mi convince nemmeno la Hoover. È proprio la distanza da quell’età che non mi prende.

SOPHIA HUT: A dire il vero leggo molto “rosa” non YA. Di sicuro ci sono molti YA, con i quali per anagrafica inizio a faticare a immedesimarmi. Temo che il gran numero di YA in circolazione sia un progetto commerciale per invogliare i giovani che sono più affini ai social.

BEBA TAG: Leggo “rosa”, ma alcuni libri li scarto perché i protagonisti sono ventenni. Non riesco a entrare in empatia con personaggi troppo lontani dalla mia età. Mi piacerebbe leggere storie con protagonisti adulti. Mica dico tanto, intorno ai 35-40 anni, ma sono merce rara.

LARA BELLOTTI: Io leggo “rosa” (e sono over quaranta) principalmente per compensare la parte mancante di romanticismo in me. Niente YA, però, le paturnie adolescenziali non le reggo proprio, mi irritano. Hoover non mi convince fino in fondo, affronta problematiche molto pesanti con protagonisti troppo giovani.

ANNE WENT: Ancora una volta mi trovo d’accordo con la disanima sulla Hoover. Problemi adulti per un pubblico troppo giovane mi danno la sensazione di essere creati a tavolino per accontentare un certo tipo di lettrici.

SILVIA AMI:‪ Ci sono degli YA che mi sono piaciuti, tipo quelli di Sarah Dessen, che sono credibili e non sono carichi di drammi. Poi ci sono alcuni (pochi) di tipo fantasy/paranormal che mi prendono, es. Maggie Stiefvater e April White. Da un anno in qua non riesco più a leggere i NA (ventenni): i personaggi dopo un po’ mi danno ai nervi.

MARI THRON: Se voglio storie di adolescenti più o meno cresciuti (YA e NA) parlo con mio figlio! (RISATA GENERALE) E se non mi immedesimo in una storia non riesco a leggerla, quindi il mercato rosa è praticamente off limits dato che nel mucchio ci aggiungo anche buona parte dell’erotico (meglio farle certe cose che leggerle soltanto!) e tutto il BSDM.

MACRINA MIRTI:‪ Vi quoto, ragazze. Anche io ho superato gli anta e se voglio storie di adolescenti, con il lavoro che faccio ne trovo almeno tre o quattro al giorno. L’amore romantico non ha età. (Macrina Mirti è insegnante, n.d.r.)

BABETTE BROWN: le paturnie dei sedicenni sono troppo distanti dalla mia età e mi annoiano profondamente. Tengo a dire che sono stata una sedicenne con pochissime paturnie. (RISATE INCREDULE)

‪GIOVANNA BARBIERI: Diciamo che mi piacciono molto i romance storici, specialmente quelli ambientati nell’antichità (non hanno scene di sesso troppo spinte e neppure BSDM). Ho letto tanti “rosa” contemporanei in giovinezza (fino ai quindici anni); poi mi sono dedicata ad altri generi. Sono un po’ incostante: un anno amo un genere, l’anno dopo stravedo per un altro.

ROBERTA NASETTI: Diciamo che molto spesso l’età dei protagonisti dei “rosa” va dai sedici ai trent’anni, l’uomo non arriva quasi mai ai quaranta.  A me piacerebbe leggere storie con personaggi un po’ più maturi, con esperienze che non siano sempre legate ad un’infanzia difficile.

BEBA TAG: Io vorrei fare una domanda alle autrici che stanno leggendo questo post: perché sono poche le storie con personaggi vicino agli “anta”? Leggere “rosa” che sia Young o New Adult è prerogativa delle under 25? Si pensa che le scene di sesso non siano credibili a quell’età? Uomini o donne affascinanti e messi bene fisicamente non sono plausibili se non a 20-30 anni? Ho cinquant’anni e in quel senso ancora non sono andata in pensione… ecco l’ho detto!

SAGARA LUX: I miei protagonisti maschili sono tutti over 30, uno persino separato con figlia. E nessuno ha addominali scolpiti o milioni nel cassetto, per cui mi ritengo un po’ una pecora nera… Ma ne vado fiera.

‪Ognuno sente dentro cosa vuole scrivere e cosa vuole leggere. È vero che c’è poca varietà, ma ci sono molte alternative o modi di trovare quello che vogliamo.

LAURA SCHIAVINI:‪ Io ne ho qualcuno di più e sono un’autrice di “rosa”. Me lo sono chiesta più di una volta, e ho scritto anche un articolo in proposito per Ewwa: http://ewwa.org/terza-eta-in-rosa/

MARI THORN: propongo il Middle-adult (35-50) e Just-Adult (50+).

BABETTE BROWN: Just Adult for ever! Un ricco target di ultra-cinquantenni aspetta storie confezionate su misura per quella fascia di età. Non dimentichiamoci -e molte di voi ne sono la prova- che i cinquant’anni di adesso sono i new-forty. Libertà economica, fisico ancora gradevole, vivacità di spirito e voglia di vivere!

‪ANNE WENT: Articolo fantastico e disanima perfetta. Perché bisogna per forza etichettare? Scrivere un romanzo non dovrebbe bastare? A quanto pare no, ma se dovessi definire un genere, scriverei semplicemente Adult.

LUCIA GUGLIELMINETTI: Anne Went anche io non sopporto tutta questa foga di etichettare e non capisco un’acca di questo marasma. Per me l’unica distinzione che vale davvero è libro bello/libro brutto e no, non penso che sia una cosa così soggettiva; ci sono elementi da cui non transigo. Poi è ovvio che ci sono generi che amo di più e altri che non amo per niente, ma anche in questi ho trovato felici eccezioni.

ANNE WENT: Per fortuna ci sono le felici eccezioni come dici tu. Il peccato è proprio che sono eccezioni.

GIOVANNA BARBIERI:‪ In molti romanzi storici i protagonisti sono adulti, anche se non anziani. All’epoca si moriva presto. Per esempio nel thriller ludus magnus il protagonista che investiga ha superato la quarantina quando s’innamora di una commerciante.

‪LAURA GRASSI: Ma scrivere storie di quarantenni no? Io sto a cinquanta (tra sei mesi) e non me la sento di leggere paturnie adolescenziali! Quindi leggerei volentieri storie di divorziati o vedovi a cui capita una seconda occasione per amare.

‪ANNE WENT: Noi sì. E temo che per questo non diventeremo mai famose! Il libro che sto scrivendo ora con la mia socia parla di una coppia di divorziati che si riscopre a distanza di anni, di certo non due pivelli. Anche i due precedenti hanno sempre protagonisti adulti. Per differenza di età non ci riesce proprio di scrivere di ragazzi troppo giovani.

SAGARA LUX: Le storie con protagonisti adulti ci sono, solo che sono difficili da trovare. Io mi ci sono buttata, ho scritto di un uomo separato e con una figlia, che di certo non aveva alcuna paturnia adolescenziale. Grazie a questa storia ho conosciuto tante lettrici con gusti simili ai miei che mi hanno consigliato libri proprio carini.

MARI THORN: caccia subito la lista Sagara!

‪SAGARA LUX: Dimmi che genere ti piace, l’ultima volta che ho chiesto un consiglio sul mio gruppo sono stata sommersa dai titoli. ‪Cosi almeno mi do un limite.

MARI THRON:‪ Storie ‘vere e plausibili’, drammatiche se in modo ‘sano’, dove l’amore è protagonista ma senza perdere di vista la realtà.

ANNE WENT:‪ E senza gente legata come salamelle.

LAURA SCHIAVINI:‪ Come ho scritto nell’articolo, se i romanzi sono etichettati in un genere, in questo caso il “rosa” con tutte le sue declinazioni, ci sono dei parametri. Io non so se funzionerebbe una storia passionale fra due sessantenni. Altro è se parliamo di letteratura, dove l’autore ha molto più campo. Ci sono parecchie autrici border line, tipo Catherine Dunne e Anne Tyler, le prime che mi vengono in mente.

GIOVANNA BARBIERI: C’era un filone di rosa, un tempo, che trattata l’amore tra i medici. Molto carine le storie. Tutti uomini e donne adulte.

BEBA TAG:  Capperi… siamo già in fascia terza età?

MARI THORN: Ma proprio no! Al massimo Middle-Adult (per la cronaca io sono a 53).

LAURA GRASSI:‪ Fino ai trentenni posso arrivarci, anche se guardando quelli di oggi mi sembrano tutti un po’ bamboccioni!

CRI GARAVAGLIA:‪ Boh, non so. Io ho quasi quarantasei anni, ma di testa molto meno, solo che al “rosa” preferisco il nero.

PIERA NASCIMBENE:‪ Io sono nella terza età e leggo “rosa”, però preferibilmente con protagonisti adulti, perché il comportamento degli Young o New Adult mi innervosisce.

CELESTE GIAMPIETRO COLLINS:‪ Credo che una nuova tendenza a leggere di protagoniste oltre i cinquanta stia arrivando molto lentamente anche da noi, però mi capita di vedere più titoli tradotti dall’inglese che opere di scrittrici italiane. Con qualche eccezione: Alessandra Appiano, con protagoniste in una dimensione corale, e Sveva Casati Modignani, che definirei una scrittrice “rosso corallo” e non “rosa”.

FERNANDA ROMANI:‪ Io non amo le storie con protagonisti giovani, non mi ci riconosco e spesso mi irritano. Il problema è che il “rosa” mi piace storico e una volta le donne si sposavano giovani, quindi la protagonista spesso è sui sedici anni. Per quanto riguarda il mio genere preferito, il fantasy, sembra che non si possa scrivere fantasy senza che i protagonisti siano adolescenti. Per questo i miei personaggi hanno di solito dai trent’anni in su, mi ci identifico meglio.

LIZA M. JONES:  Io non faccio differenze, i “rosa” mi piacciono tutti, la cosa importante è che siano credibili. Per esempio, ho fatto fatica con “Gossip Girl”, perché mi sono ritrovata tra ventenni che agivano, tramavano e vestivano come quarantenni incattiviti dalla vita. La scelta dei giovani credo che derivi da un’età in cui possono identificarsi tutti, alcuni perché la vivono altri perché la rimpiangono, o la ricordano con tenerezza. Nel mio ultimo lavoro ho dato spazio all’amore maturo, con le sue “incertezze”, nei coprotagonisti. È possibile rifarsi una vita dopo una certa età?

SOPHIA HUT:‪ Perché no? Che la società pensi quello che vuole, ma usciamo da certi schemi.

MARI THORN: Credibilità è la cosa che cerco in un libro, anche in un fantasy, se capite cosa intendo. Cioè la storia deve essere credibile per le ‘regole’ del mondo in cui è inserita. Miliardari meno che trentenni che irretiscono studentesse imbambolate non rispondono al mio concetto di credibilità. E non riesco a identificarmi con i ventenni (men che meno con gli adolescenti) soprattutto con quelli di oggi. Una Liz Bennet o una Jane Eyre non mi creano lo stesso problema.

‪LAURA SCHIAVINI:  I classici sono classici, non c’è niente da aggiungere. Ecco qui il secondo articolo: ‪‪http://ewwa.org/terza-eta-in-rosa-ii-parte-la-vendetta/

SOPHIA HUT:‪ Quello che cerco io in un romanzo è la credibilità, non per forza l’immedesimazione, perché se leggo sempre di persone che si comportano come me, hanno i miei problemi e il mio vissuto, non riesco a estraniarmi, quindi ben vengano cose che nella realtà non farei mai.

BEBA TAG: Nell’articolo di Laura si parla di sessantenni; no, non leggerei di loro… perdonatemi… con i protagonisti dai trentacinque anni in su, ok: ancora ricordo quel periodo. Un libro deve farmi sognare, non farmi venire gli incubi (RISATE GENERALI), perché allora mi leggo un Horror!

ROBERTA CIUFFI: A Natale ho scritto un racconto vagamente romantico con due protagonisti anziani. Una lettrice mi ha ringraziato per questo. Tuttavia non so se in un romance di lunghezza tradizionale una storia tra due sessantenni reggerebbe. Più in un un contemporaneo, forse.

MARI THORN:‪ Ma c’è bisogno di arrivare ai sessantenni? (VOCE FUORI CAMPO DI BABETTE: “CERTO CHE SÌ”) Ammetto che non so se leggerei una storia di quel tipo. Quello che non trovo sono protagonisti che siano almeno 35+. Possibile che per i quarantenni il “rosa” sia già off limits? E non parlo di lettrici quarantenni, parlo di protagonisti di quell’età. Alla fine me le sono dovute scrivere con la socia storie del genere perché in giro non ne troviamo!

LARA BELLOTTI:‪ Concordo con Mari. Le quarantenni sono out come protagoniste? Può essere carina anche una storia tra ottantenni, ma teniamo conto che fra i trenta e i sessanta ci sono tantissimi anni da vivere. E per amare.

SOPHIA HUT: Secondo me su quell’età (30-35-40-45) regge eccome il romance, mentre se si cresce con l’età, ha ragione Laura Schiavini, vedrei meglio dei chick-lit.

BABETTE BROWN: Sapeste la fatica che ho fatto a convincere Giulia Beyman! La storia d’amore di Nora Cooper, la sua (adorabile) protagonista di mezza età è andata finalmente in porto!

GIULIA BEYMAN: Nora ti ringrazia ancora, Babette… Non le dispiace affatto spassarsela con il suo (molto aitante) Steve.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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