Pensieri sparsi

Il “rosa” è un paese solo per giovani? Seconda puntata

Dopo le “Chiacchiere di Facebook” sullo stesso argomento (l’articolo QUI), passiamo la parola alle autrici. I maschi, come al solito, latitano.

Non è rosa se non è “giovane”. Perché?
Perché il rosa viaggia molto sui social? E chi è negli “anta” non li frequenta troppo assiduamente?
O perché, a prescindere dall’età del lettore, l’amore romantico viene visto solo come qualcosa che si perde invecchiando?
O ancora per un desiderio di tornare (o di continuare) a sentirsi adolescenti o poco più anche quando si hanno figli o nipoti?

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L’argomento di oggi è molto profondo e ricco di sfaccettature.

Il rosa è un paese solo per giovani? Non credo proprio. Ma di sicuro il rosa per giovani, che è quello che in questo momento sfonda nelle classifiche e nelle piattaforme di condivisione gratuita, ha a mio parere dei registri fruibili solo dai teens o poco più.

Chi ha più di trent’anni ama sognare non di meno, ma segue tipologie di personaggi, situazioni, ambientazioni, problematiche, conflitti, lieti finali del tutto differenti da quelli che fanno vibrare le corde dei ventenni di adesso (i quali, tra l’altro, sociologicamente, sono parecchio differenti come progettualità, maturità, obiettivi e inserimento sociale dai loro coetanei della scorsa generazione). Il gap si allarga, secondo me, tra generazioni e non solo nell’immaginario “rosa”, ma nella vita reale e nelle prospettive. 
Detto questo, dal punto di vista dello scrittore, non è solo l’età dei protagonisti che fa il target, ma il loro modo di affrontare i sentimenti e le difficoltà, di reagire alle emozioni negative, di superare le crisi, le risorse che posseggono, la complessità delle loro emozioni e la naturale ambivalenza di chi possiede già alle spalle una notevole esperienza di vita e non ragiona in maniera semplicemente dicotomica. 
A me piace scrivere e leggere di amori maturi e combattuti, di personaggi nella cui vita gli affetti sono importanti ma non l’esclusivo focus di interesse, e di vite complicate anche da temi lavorativi, familiari, sociali.
Negli “anta” piace sempre sognare l’amore romantico e passionale, a maggior ragione perché nella realtà è molto difficile incontrarlo ancora, o almeno, lasciarsene travolgere sospendendo l’incredulità (come diceva Balzac, “Una notte d’amore è un libro letto in meno”).

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Non amo le storie d’amore tra giovanissimi, a meno che non si tratti di un romance storico. Mi spiego: in un contemporaneo preferisco parlare dei problemi, dei sentimenti, delle ansie di una donna giovane, ma nel pieno della maturità. Mi piacciono le donne forti, che lavorano, che si occupano della carriera, della famiglia e per le quali l’amore non è solo un brivido adolescenziale, ma un sentimento che spesso si scontra con la realtà e i problemi della vita. Nello storico, invece, le mie protagoniste sono molto giovani, ma si tratta di epoche diverse, in cui le donne erano costrette a maturare in fretta. Nel Medioevo non c’erano le creme antirughe, non si andava dal dentista, non si tingevano i capelli e si figliava come conigli. L’età media era di 26 anni e a 30 eri già da buttare via. Oggi è diverso. Si rimane giovani più a lungo, a quarant’anni la maggior parte delle donne è nel suo periodo migliore, desiderosa di cambiare vita e di vivere un nuovo amore. Peccato che gli uomini non siano sempre all’altezza…

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Direi di no. Io ho più di quarant’anni e leggo e scrivo “rosa” con estremo piacere. Direi piuttosto che dipende molto dai gusti delle singole persone. Per esempio, ci sono mie coetanee che non amano le storie in cui i protagonisti sono troppo giovani, perché non riescono a immedesimarsi nei personaggi. Io invece leggo di tutto, anche i New Adult, se scritti bene. Sì, perché il segreto sta nel come viene affrontata una storia, nella bravura dell’autrice, ecc. E il fatto che io sia entrata negli “anta” non significa che abbia smesso di sognare o di sentirmi giovane dentro.

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Anche per me l’amore non è solo una prerogativa dei giovani. In entrambe le mie storie uscite a febbraio non ci sono solo coppie di ventenni o trentenni, ma anche due donne di sessant’anni che trovano l’amore. Forse non quello della vita, ma di sicuro compagni importanti con cui fare un tratto di strada. Poi io adoro quelle coppie di turisti ultrasettantenni che girano il mondo mano nella mando, sono il sogno di ciò che vorrei essere alla loro età. L’amore è un sentimento troppo importante per non viverlo fino all’ultimo dei nostri giorni.

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Come lettrice ho letto diversi YA, tra cui distopici come le trilogie Divergent e Maze Runner, ma il resto non mi piace molto. Faccio fatica a iniziare queste serie (penso a un After , o ai titoli più nominati). Sono più da thriller, gialli, storici, fantasy. Lì l’età non è così importante (un elfo maggiorenne ha più di 100 anni, vedete voi). Per quanto riguarda il leggere in generale, credo che l’età non conti, ma solo i gusti di ognuno.

I protagonisti del mio romance contemporaneo non sono ragazzini: lei è una trentenne, lui un brizzolato e affascinante quarantenne.

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Credo che il “rosa” non abbia età. L’amore e le sue sfumature sono sempre belle. In questa fase della mia scrittura noto che i protagonisti sono tutti sui trent’anni o giù di lì. Le mie protagoniste sono tutte donne che si stanno realizzando o vogliono realizzarsi, romantiche e sognatrici. Non escludo di scrivere anche di personaggi più maturi in futuro, ho una trama che mi ronza nella testa a tal proposito, ma ci sono altre storie in lavorazione.

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Non credo che ci sia un’età giusta per leggere e scrivere “rosa”.

Io da ragazzina (sì, in epoca scuole medie, quando ho provato a far pubblicare il mio primo romanzo, come hanno svelato Amneris e Babette nell’intervista che è stata pubblicata nel Blog) leggevo solo gialli e thriller e DETESTAVO (con tutte le iniziali maiuscole!) il “rosa”.

Dopo i trenta, invece, mi è scoppiata la passione per questo genere e in effetti sto notando che ci sono molte lettrici di “rosa” che superano i trenta, i quaranta e persino i cinquanta.
 Non credo che ci sia una regola.
Per quanto riguarda la scrittura, io scrivo romance M/M e paradossalmente mi sento più a mio agio quando uno dei miei protagonisti è molto giovane. Forse perché l’adolescenza e gli anni subito successivi rappresentano uno dei periodi più difficili per una persona.

OoO

La prossima puntata: 10 aprile 2016

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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