Pensieri sparsi

Il “rosa” è un paese solo per giovani? Quarta puntata

Le puntate precedenti sono state pubblicate il 3, 8 e 10 aprile.

Non è rosa se non è ‘giovane’. Perché?
Perché il rosa viaggia molto sui social e chi è negli “anta” non li frequenta troppo assiduamente?
O perché, a prescindere dall’età del lettore, l’amore romantico viene visto solo come qualcosa che si perde invecchiando?
O ancora per un desiderio di tornare (o di continuare) a sentirsi adolescenti o poco più anche quando si hanno figli o nipoti?

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Il rosa è giovane… Credo dipenda dai cliché, dai sentimenti che solo “a una certa età” si dovrebbero provare – non tenendo conto che il crampo allo stomaco ti prende sempre alla stessa maniera, che tu sia giovincello oppure più maturo -, ma penso che derivi anche dall’idea romantica di adolescenza e giovinezza. Come per la “verità” che quando si è piccoli si ha la vita davanti e quindi ogni cosa è possibile, mentre quando arrivi ai quarant’anni tutto ormai è stato già stabilito e predisposto per la tomba (finché morte non ci separi). Il “rosa” dovrebbe essere “rosa” sempre e comunque, certo diversificato a seconda delle esperienze di vita. Noi autori dovremmo ricreare quello che avviene dentro a ognuno dei personaggi, tenendo conto che quelle emozioni sono sempre le stesse. Innegabile però che si abbia più bellezza in gioventù che in vecchiaia e che quindi molti cliché del “rosa” classico vengano a decadere (gli addominali scolpiti, il capello fluente, la pelle diafana, il culo marmoreo…) in romance che trattino di persone mature. La verità è che siamo ancora troppo concentrati sul lato estetico del sentimento (quante volte mi sono sentita rimproverare i pochi indizi fisici dei miei personaggi!).

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Non credo che i romanzi “rosa” siano letti e amati solo dai giovani. Io li apprezzo più adesso che quando ero ragazzina e pensavo fossero solo “scemenze sdolcinate” (ma ero un po’ un maschiaccio come Giulia, la protagonista della mia trilogia fantasy).

Credo comunque che l’amore idilliaco e perfetto sia un sogno bello da assaporare a tutte le età, ma forse non in tutti i momenti della nostra vita. Bisogna essere nello stato d’animo giusto, però una bella storia d’amore a lieto fine, fa sempre bene al cuore!

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Ho cominciato a leggere romanzi “rosa” da ragazza, ma i protagonisti non erano mai giovani (sotto i 25 anni). Amavo molto Evans e le sue storie romantico-drammatiche (quanto ho pianto con “L’uomo che sussurrava ai cavalli”!), Leggevo anche Danielle Steel (pure con “Paolino” ho pianto un bel po’). Penso di aver saltato la fase NA e YA moderni. Negli anni 80-90 non credo che già ci fossero, almeno io non li leggevo. Adesso faticherei molto a immedesimarmi in storie adolescenziali (preferirei cancellare dalla memoria la “mia” adolescenza)
. Da qualche anno ho cominciato a scrivere romanzi storici avventurosi con molte battaglie, intrighi, omicidi e malattie, e ho lasciato da parte i “rosa” contemporanei per leggere romanzi storici avventurosi o romance storici (ho così tanto da imparare e mi piace immedesimarmi in epoche diverse). In questi, alcune volte le protagoniste sono fanciulle, ma pensano e si comportano come donne, non come adolescenti. Nel Medioevo e nell’antica Grecia un sedicenne era considerato adulto (si sposava, combatteva e lavorava). La vita media era molto bassa nelle epoche antiche. Tutto era anticipato, rispetto a oggi.

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Parlo sempre da lettrice, visto che ancora non ho pubblicato. Secondo me, i tempi sono cambiati; è più facile trovare ultra trentenni e ultra quarantenni (e anche oltre) che sono alle seconde nozze o alle seconde/terze storie importanti della vita; quindi non penso che sia così strano trovare protagonisti maturi che si innamorano. Temo che il dilagare di YA e NA sia più che altro mosso da un fattore commerciale (imposto dalle CE). Scrivo di persone che hanno più o meno la mia età (30-40), ma leggo sia di più giovani (non adolescenti), sia di più maturi. Se la storia è ben scritta non mi occorre immedesimarmi del tutto; se ho una storia felice da tanti anni non significa che non possa leggere di seconde possibilità, di tradimenti, di divorzi, sempre con un lieto fine. Ma la vicenda e i personaggi debbono essere credibili. Non sarò di fronte ai primi tremiti del cuore, alle prime esperienze sessuali, ma di fronte a nuovi inizi che fanno emozionare lo stesso. Cerco emozioni. Per me ci sono a tutte le età.

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Credo che il “rosa giovane” riporti tutti noi indietro nel tempo, a quelle emozioni magiche e totalizzanti che si vivono per la prima volta (e in alcuni casi mai più con quell’intensità da “oltre qui finisce il mondo”, non so se mi spiego) e che per questo ci regalano la dimensione di un’innocenza e di un’intera vita da vivere che sentiamo di aver perso. Io non faccio discriminazioni di età, e devo dire che amo molto i romanzi che mi accompagnano lungo la vita del protagonista, presentandomelo adolescente e facendomi assistere tra varie vicissitudini al suo percorso di crescita e di maturazione.

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Non credo che il “rosa” sia solo giovane. Quantomeno non dal punto di vista di “chi lo legge”, dato che ci sono persone anche anziane che lo amano!

Per quanto riguarda i protagonisti, probabilmente la scoperta dei primi amori, le prime esperienze, sono temi allettanti perché c’è sempre quel gusto di “nuovo”… e forse è anche per questo che spessissimo i protagonisti di un romanzo, di qualsiasi genere, sono giovani.

Però i giovani non sono le uniche possibilità per il “rosa”. 
Penso alla “Straniera” di Gabaldon: nei primi libri Claire e Jamie sono giovani, ma più avanti si parla di quando sono over 40.
 Penso a un classico come “Le parole che non ti ho detto” di Nicholas Sparks: non ricordo quanti anni abbia la protagonista, ma è divorziata con figlio, quindi non esattamente di primo pelo.
 Sicuramente una grossa influenza nel determinare l’età dei protagonisti ce l’hanno le favole, che con il loro “e vissero felici e contenti” sembrano lasciar intendere che la vita dopo il matrimonio non sia degna di essere raccontata perché noiosa, ma, diamine, infrangiamo questo paletto!

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Il “rosa” non dovrebbe essere solo giovane, perché i sentimenti non appartengono solo ai giovani!

Mi si accappona la pelle quando mi dicono che a una certa età non si provano più certe cose… cioè, dobbiamo mandare il nostro cuore in pensione? Non penso proprio!

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Ma se anche il sommo Dante diceva “Nel MEZZO del cammin di nostra vita…” perché i protagonisti del “rosa” moderno faticano ad arrivare ai trent’anni?

E tutto l’universo di lettrici A, A+, A++ (che non sono frigoriferi, ma ‘anta’)? A parte rari esempi, ci si ritrova sempre davanti ad adolescenti con più sfiga dell’Ape Magà o a improbabili love story di ventenni già sulla via dell’esaurimento.

Se ne sta parlando da ieri e ho scoperto che con la socia (*) non siamo le sole a cercare qualcosa di diverso in ciò che leggiamo. Noi addirittura ci siamo messe a scriverle quelle storie che non trovavamo in giro, perché siamo ‘anta’ e siamo “rosa”!

(*) Mari Thorn scrive in coppia con Anne Went.

OoO

Prima puntata: http://babettebrown.it/il-rosa-e-un-paese-solo-per-giovani/

Seconda puntata: http://babettebrown.it/il-rosa-e-un-paese-solo-per-giovani-seconda-puntata/

Terza puntata: http://babettebrown.it/il-rosa-e-un-paese-solo-per-giovani-terza-puntata/

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Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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