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Il prigioniero: ce ne parla Maria Masella

Mondadori ripubblica un romanzo di successo di Maria Masella. Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene.

La storia è ambientata a Genova fra il 1799 e il 1800. Il protagonista è Nicolò Negri, un baro, un mantenuto che sembra non conoscere il significato della parola onore… e non esita a cogliere un affare, quando gli si prospetta. Come la proposta di Elisa Grimaldi: far innamorare la figliastra Lavinia in cambio di un magnifico cavallo…

Ecco, ho scritto queste poche battute e subito sento la sua voce, la bella voce virile che mi ha accompagnato per mesi mentre scrivevo la sua storia: “Perché mi avete chiamato Nicolò Negri, signora Masella, con quel NN che non permette di dimenticare la mia nascita? Avrei preferito essere un duca, almeno un visconte, non per il titolo ma per la vita comoda e i privilegi di chi nasce dalla parte giusta. Perché avete voluto che fossi un bastardo, un baro, un mezzano, un uomo senza onore?”

“Caro Nicolò, di duchi e visconti ce ne sono tanti, soprattutto nei romance storici… Ti ho fatto attraente, di fisico e di volto, di intelligenza pronta e di molte risorse. Non un babanno. E non fingere di non conoscere il dialetto genovese, lo sai che babanno è uno che inciampa anche nei propri piedi e non sa destreggiarsi. E mi piace il nome Nicolò, che è perfetto per l’epoca. È quello di Paganini…”

“Sì, in fondo, ascoltarlo è stato entusiasmante, tanto che mi sono distratto, mentre uno come me non può permettersi distrazioni. Forse se non avesse suonato tanto bene, non avrei abbassato la guardia durante quel trattenimento nella Villa dei Grimaldi, e la mia vita sarebbe stata diversa.”

“L’avresti preferito?”

Non risponde e continuo: “Nicolò è anche il nome vero di Ugo Foscolo, che era a Genova quando c’eri tu! Come tanti altri arrivati da tutta la penisola, prima attratti dalla libertà promessa dai francesi, poi per difendere la città.”

“Lo sapete che non ho spirito guerriero.”

“Eppure hai combattuto, caro Nicolò.”

“Per la mia città” esita. “Per la mia città dove si era rifugiata la donna che amavo. Questo non fa di me un guerriero. Ma siamo andati troppo avanti, signora Masella. La mia impressione è che abbiate letto troppo su Foscolo e sulle sue opere, ma senza valutare bene. La cavalcata con relativa caduta non ha creato abbastanza danni, insomma io c’ero quando Luigia Pallavicini è caduta da cavallo e non se l’è cavata con due graffi.”

“Ma con Lavinia tu sei stato pronto, caro il mio Nicolò. E quali sarebbero gli altri problemi?”

“Genova. Mi sarebbe piaciuto vivere in una storia ambientata in Scozia, in Cornovaglia o in Galles, dove avrei avuto maggior successo.”

“E ti ripeto quello che ho già detto, caro Nicolò. Di storie in Scozia, Cornovaglia e Galles, ne trovi quante ne vuoi. Ma a Genova ce ne sono poche. Eppure l’assedio di Genova, difesa da Massena, è passato alla storia. E il ponte su cui è stata firmata la resa, non la capitolazione, è poco lontano da casa mia.”

“Anche questo mi è difficile da accettare, signora Masella, che voi mi facciate scoprire l’onore quando è più pericoloso.”

“Ma sei un uomo di molte risorse… E per la tua città e per Lavinia, faresti qualsiasi cosa.”

“Lavinia… “ nella sua voce sento uno strano accento. “Lavinia l’avete inventata perfetta per me. Capricciosa, un po’ bastarda come me… Quante me ne ha fatte passare. Ma non ne cancellerei una.”

Ora mi sembra più calmo.

“Allora, caro Nicolò, posso continuare a scrivere una normale presentazione di Il prigioniero?”

“A condizione che scriviate la verità: se ho scoperto l’onore è stato per amore non di una donna qualsiasi, ma di Lavinia. Ne ho avute mille prima di lei, perché accontentare le annoiate patrizie era il mio mestiere, ero una specie di American Gigolo” nella sua voce sento una punta di divertimento. “Che ci sono sempre stati quelli come lui e me, giocattoli… Dicevo che ne ho avute mille prima di lei, ma da quando l’ho conosciuta, non ho avuto nessun’altra. Questo dovete scriverlo: l’amore cambia la vita. Parola di Nicolò Negri, il prigioniero.”

Sto per riprendere il lavoro quando risento la sua voce: “Non sono mai stato così libero come quando ero rinchiuso nella torre Grimaldina. Rinchiuso per amore di Lavinia.”

OoO

La trama

Genova, 1799. Nicolò Negri è un libertino, un baro, un mantenuto, che sembra non conoscere il significato della parola onore… e non esita a cogliere un affare, quando gli si presenta. Come la proposta della contessa Elisa: far innamorare la sua figliastra Lavinia in cambio di un magnifico cavallo. Ma Lavinia non è una donna qualsiasi e con la sua sdegnosa bellezza è in grado di trasformare Nicolò in una persona molto diversa, leale e altruista. Tuttavia, lei non è ancora pronta ad accorgersene…

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

2 Commenti

  1. 19 dicembre 2015 at 11:56 — Rispondi

    Grazie a babe che mi ha offerto spazio per “lasciar parlare uno dei miei uomini”!

  2. Elena
    19 dicembre 2015 at 15:43 — Rispondi

    Romanzo con cui ho conosciuto la Signora Marri e quando qualche anno più tardi le dissi che avevo letto tutti i suoi romanzi lei di rimando rispose “Ma anche i noir hai letto?”
    E lì mi si è aperto un mondo…

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