RubricheTaffetà, darling

Il petalo cremisi e il bianco, una lettura particolare

Now Sleeps the Crimson Petal, Now the White
by Alfred, Lord Tennyson

Now sleeps the crimson petal, now the white;
Nor waves the cypress in the palace walk;
Nor winks the gold fin in the porphyry font:
The fire-fly wakens: waken thou with me.
Now droops the milkwhite peacock like a ghost,
And like a ghost she glimmers on to me.
Now lies the Earth all Danae to the stars,
And all thy heart lies open unto me.
Now slides the silent meteor on, and leaves
A shining furrow, as thy thoughts in me.
Now folds the lily all her sweetness up,
And slips into the bosom of the lake:
So fold thyself, my dearest, thou, and slip
Into my bosom and be lost in me.

Se vi siete presi la briga di leggere sopra, avrete intuito che Il Petalo Cremisi e il Bianco, romanzone storico di quasi mille pagine ad opera di Michel Faber, prende il suo titolo enigmatico da un poema di Tennyson, The Princess di cui la parte più conosciuta è proprio quella che attacca coi petali in questione.

Allora, The Princess è un poema in cui alcuni studenti in vacanza discutono con un gruppo di ragazze su temi quali i diritti delle donne, la loro istruzione e perché è cosa buona e giusta che le femmine non abbiano lo stesso livello d’istruzione dei maschi. Eh sì, è un poema sessista e maschilista, d’altronde Lord Tennyson era la quintessenza del maschio vittoriano e anche se non l’ammetteva, le donne le vedeva come bestiame, fondamentalmente. Quindi poesia ammore-ammore sì, ma chiudi il becco, cara, e vammi a fare un panino. Nuda. “Il Petalo…” parla di questo, fondamentalmente. Donne-bestiame, donne-animaletti da compagnia, donne da tenere sotto il calcagno con tanta gentilezza, da crescere ignoranti, docili e comme il faut se devono fare le mogli, altrimenti buone solo per farsi una scopata e poi crepare, secondo l’ottica Vittoriana anno di grazia 1875.

Bene, appurato questo, di che vogliamo parlare per mille pagine? Ma di una donna fuori dagli schemi, ovvio! Eccovi Sugar, un esordio da prostituta bambina deflorata a 13 anni da un cacciatore di vergini (mooolto in voga la pratica ai tempi) e cresciuta nel bordello gestito da sua madre. Cos’ha di speciale Sugar? Che per essere una che non è andata a scuola e non esce mai dal bordello se non per adescare i clienti, sa dov’è il Golfo di Biscaglia. In Spagna. No sul serio, voi lo sapevate? Io lavoro nel turismo e sinceramente sono andata a controllare, ma Sugar, senza internet e senza scuola dell’obbligo, ha una cultura spropositata (Golfo di Biscaglia a parte, conosce arte, letteratura, metallurgia, economia, chimica e chi più ne ha, più ne metta). Inoltre è una ribelle, anticonformista, donna moderna e quant’altro. Personaggio storicamente IMPROBABILE, vista la sua origine e la sua evoluzione, ma si sa, la donna grintosa e indipendente e ye-ye piace tanto. Che palle, dico io, ma è così che va la vita.

Sugar a parte, la Londra Vittoriana presentata nel libro è un capolavoro di ricerca minuziosa e dettagli – insomma Faber non si limita a far prendere la carrozza ogni tanto ai personaggi solo perché (disdetta) le auto le devono ancora inventare: lui ti spiega come e perché si prende la carrozza, cosa significa avere una carrozza, come si viaggia in carrozza. In parole povere, ricrea un mondo nelle parole e nelle opere, ma soprattutto nella mentalità dei personaggi di contorno, talmente lontani da noi da sembrare alieni pazzi. O forse no. Direi che anche adesso abbiamo una bella fetta sostanziosa di uomini gretti e ipocriti, anche oggi ci sono uomini che pagano per scoparsi una bambina (Thailandia, anyone?) però adesso è illegale e si fa di nascosto. Cosa che alla fine del XIX non era affatto disdicevole, come non era illegale prostituirsi (…oggi è ancora reato contro la morale, o si sono ravveduti, promuovendolo a reato contro la PERSONA? Verificare.) o drogarsi.

Londra Vittoriana sozza e lontana dal mondo bellino alla Jane Austen, che benché io la adori, piccina, dipinge sempre il meglio delle cose e ignora il resto, filtrando la sgradevolezza del reale e facendo finta che non esista. Fiori, colori, palloncini.

Molte persone, ho letto, si sono lamentate della ‘volgarità’ di questo libro: ma sant’iddio, si parla di prostitute dell’East End! Qui non ci sono principi azzurri, ma solo tizi che vogliono farsi una scopata e chi se ne importa dei diritti delle donne, mica sono esseri umani! Per passeggiate mano nella mano, avete sbagliato libro.

Trama non troppo originale, ma non spoilero nulla e comunque ci potete arrivare da soli: che fa la donna sfortunatissima ma tanto tanto grintosa e evoluta?

Stile di scrittura che prende le regole della narrazione, le guarda e ci fa la zeppola per il tavolo che balla: invece di sforzarsi di calare il lettore nella storia, facendogli dimenticare che sta leggendo un libro (dal Vangelo dello Scrittore Moderno), Faber ogni tre per due te lo dice lui, che stai leggendo un libro e di questo mondo vittoriano tu non sai un beneamato ca**o, per cui lascia fare a lui. Ci sono insegnanti di scrittura creativa che probabilmente hanno avuto un coccolone, leggendo questo libro. Ma come Le Benevole di Littell, questo libro della scrittura creativa à la mode se ne sbatte e dimostra che le regole ogni tanto bisogna infrangerle. Evidentemente anche Faber, come Sugar, è un ribelle, anticonformista e un po’ ye-ye.

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