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Il mistery che mi ingannò, di Giusy Giulianini

Recensione in anteprima de L’ALTRA META’ DELLA NOTTE. Bologna non uccide, di FABIO MUNDADORI, Edizioni Damster.

Devo ammetterlo: il mistery di Fabio Mundadori c’è riuscito, a ingannarmi intendo. Lunghi anni di onorata carriera come ‘lettore investigativo’, che annoveravano il plot di “Io uccido” bruciato a pagina trenta, nulla hanno potuto contro un intrigo privo di sbavature e cedimenti, inquietante a tratti e davvero sorprendente. Sì, soprattutto sorprendente, quel che più amo in un mistery. Non sono mai stata una fan del Tenente Colombo e di conoscere l’identità dell’assassino dalle prime battute di una storia proprio non ne voglio sapere.

“L’altra metà della notte” orchestra una vicenda corale tutta bolognese, che ruota attorno a quel famigerato 2 agosto 1980 in cui una bomba alla stazione di Bologna cambiò per sempre, non solo il destino delle vittime e dei loro famigliari, ma anche il volto di una città che mutò da gaudente di ingenua superficialità a cupo e diffidente.

Quello di Fabio Mundadori non è un romanzo della strage, ma di quel nuovo volto di Bologna sì, lo è. Anche di quei suoi giorni straziati, cui dedica righe di intensa commozione ricordando il pavimento dell’atrio centrale divenuto “con il sangue rappreso un mosaico infernale” o il lugubre autobus 37 trasformato “in un obitorio su gomma”.

Della trama non voglio dire troppo, non è corretto per un mistery che si rispetti, salvo che l’autore mette in scena una inedita coppia di investigatori: Cesare Naldi, commissario della Questura bolognese, non giovanissimo ma di fascino brizzolato alla Harrison Ford, sagace investigatore e per questo inviso ai colleghi, e l’agente Cristina Colombo, che da lui si fa coinvolgere in una indagine senza respiro e senza regole, e forse in qualche cosa di più.

Attorno a loro una schiera di personaggi tutti credibilissimi – giornalisti d’assalto, psichiatri di fama, parenti dei caduti nella strage, pazienti e operatori di una casa di cura dal fascino inquietante – che si muovono a intrecciare passato e presente, disegnando una lunga schiera di vittime che paiono non avere nulla in comune.

Sullo sfondo, una Bologna sempre mutevole: a tratti rassicurante, come l’ombra delle arcate di San Petronio in cui il protagonista si rifugiava da bambino, altri invece trasfigurata nei suoi vicoli dal cuore antico divenuti improvviso teatro di una spietata caccia al killer.

Una Bologna però sempre amata dall’autore, che vive altrove ma non sa dimenticarla, e per il quale lei resta “città di sogni,
 belle ragazze e biciclette rubate.”

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2 Agosto 1980.
Un attentato terroristico distrugge un’ala della stazione centrale di Bologna, decine di persone incontrano la morte, molte di più vengono solo sfiorate dal suo tocco, ma non per questo ne restano meno segnate.
Oggi.
A Bologna una serie di morti inquietanti colora la cronaca di sangue. Sarà il commissario Naldi, vero e proprio mito tra le forze dell’ordine, a dover cercare nel passato delle vittime il filo rosso che tiene unite le loro morti. Ciò che scoprirà? Sopravvivere alla morte non sempre rende migliori.

La valutazione di Giusy Giulianini: cinque stelline.

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