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Il mio primo ballo, la pièce teatrale, di Mariangela Camocardi

Quale autore non ha sognato di vedere un suo romanzo, i suoi personaggi, diventare una fiction? Confesso, il desiderio da c’era, eccome. Vedere qualcuno dei miei protagonisti trasformarsi in persone che interpretano una storia scritta da me, su un set, applauditi dal pubblico che assiste alla recita, è stato qualcosa di meraviglioso, e non esagero.
A volte poi i sogni superano le aspirazioni stesse, così è successo che Il mio primo Ballo è stato presentato addirittura a teatro!
Ma procediamo per ordine.

Serata fantastica

Pubblicato da Mariangela Camocardi su lunedì 26 febbraio 2018

L’idea è nata nel settembre scorso, mentre con Giovanna Pratesi si cominciava a ragionare sul Premio Letterario e sugli eventi che accompagnano la Settimana Rosa del Verbania for Women. L’anno precedente a Teatro c’era stato “Correva l’anno…”, lo spettacolo dedicato all’ultra centenaria Emma Morano (testo scritto con Federico Spinozzi). Pensare a una riduzione teatrale de Il mio primo ballo ha subito galvanizzato entrambe. Il regista c’era, Domenico Rodinò, che si è occupato della sceneggiatura, il costumista anche, conoscendo un professionista superlativo in bravura come Maurizio Cristina, e tutta l’organizzazione della pièce affidata a Giovanna, che in questo genere di cose è imbattibile. L’ingranaggio si è messo in moto: se si voleva debuttare a fine febbraio, inaugurando la Settimana Rosa proprio con la messa in scena della commedia, gli attori dovevano avere il tempo di imparare ciascuno la loro parte.

Il sindaco Silvia Marchionini (nella foto con Mariangela Camocardi e Giovanna Pratesi) ci ha messo a disposizione il Teatro “Il Maggiore” per quella data, quindi tutti i tasselli si sono incastrati via via l’uno nell’altro. Per motivi che non mi dilungo a spiegare, alle prove non ho potuto assistere una sola volta, neppure a quella generale perché ero bloccata in casa con un febbrone influenzale che metà basta. Sapevo unicamente, per essere stata informata da Giovanna, che la pièce era molto bella. Non poteva essere diversamente, quando le energie e le professionalità di tante persone si uniscono per realizzare un obiettivo, e interagiscono insieme.

La sera della prima c’era un gelo micidiale fuori, ma il teatro era gremito e l’emozione si respirava nell’aria. C’era l’orchestra GMO – formata da giovanissimi musicisti diretti dal Maestro Alberto Lanza – che avrebbe accompagnato le varie fasi della recita, e tutti gli spettatori attenti, in particolare numerose signore che avevano letto e apprezzato il romanzo.

Parlando di emozione, è impossibile trovare le parole per esprimere il mio stato d’animo quella sera. Quando si è aperto il sipario e l’orchestra ha suonato un brano bellissimo e romantico come preludio, mi sono commossa fino alle lacrime (per fortuna le luci erano state abbassate e nessuno se ne è accorto). Raccontare cosa ha significato seguire Umberto e Nora sulla scena, e tutti gli altri personaggi, è inesprimibile. Interpretazione, coreografie e costumi, la colonna sonora erano semplicemente fantastici, e gli applausi del pubblico mi risuonano ancora nelle orecchie.

Ringrazio chi ha reso possibile e indimenticabile lo spettacolo, in particolare gli artisti, il regista, Giovanna Pratesi e Maurizio Cristina. Un grazie speciale a Lorenzo Camocardi per il servizio fotografico, corollario di immagini splendide che forniscono un’idea esatta di quello che abbiamo visto e ammirato sul palcoscenico quella sera. Ora, mi auguro di cuore che la pièce possa essere replicata in altri teatri. L’esperienza è stata entusiasmante, e nel dire entusiasmante mi rendo conto che ci sarebbe da aggiungere tanto, ma tanto di più in proposito.

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