Pensieri sparsi

Il lavoro delle donne: Therry Romano si racconta…

Non so quanto la mia esperienza sia utile, perché il mio percorso di scrittura è cominciato… non so quando e come sia cominciato. Tutto è partito da lontano: ho cominciato a leggere a quattro anni e a cinque già riscrivevo i finali delle storie che non mi avevano soddisfatto. Da adolescente ho scritto poesie e racconti per amiche, giusto per ravvivare la loro vita.

La musica è sempre stata la base dei miei racconti e me la porto ancora dietro. A vent’anni mi offrono un contratto per una CE (costola di Mondatori), ma rifiuto di fare la gosthwriter perché mi interessa scrivere per me e non a firma di altri.

Poi mi sposo e decido di ‘crescere’. Mollo la scrittura e inizio a fare la moglie, la mamma, la lavoratrice… e la lettrice compulsiva (fantasy, fantascienza, gialli al cardiopalma).

Nel 2009 mia figlia si ammala di anoressia nervosa e nonostante tutti i posti e i medici che sentiamo, non se ne viene fuori. Così decido di fare a modo mio: la ritiro da scuola per un po’, iniziamo a ‘condividere i nostri mondi’. Io mi avvicino all’universo ‘ragazzi e adolescenti’ e scopro che nulla è cambiato… viviamo solo in anni diversi, ma i ragazzi hanno sempre gli stessi sogni e gli stessi dolori. Solo che quelli attuali parlano un linguaggio diverso e nessuno li ascolta ‘davvero’.

Faccio un sogno assurdo, dettato dai nostri racconti e dalla musica, e le scrivo una storia sul gruppo che ama al momento. Nelle mie intenzioni dovrebbe essere di una dozzina di pagine, ma in dieci settimane cresce fino a cinquecento pagine ininterrotte (Una fairy per gli Scream). La usa come la sua coperta di Linus e io ritrovo la voglia di scrivere… Creo un sito dedicato a un personaggio musicale, ma con ironia, creando situazioni divertenti e ipotetiche che potrebbero celarsi dietro una sua foto: è un successo spaventoso! Quattromila e cinquecento fan in poche settimane!

Così comincio a dedicarmi a ‘teen novel o YA’ con racconti brevi.

Arriva una nuova CE, che però vuole stravolgere il mio modo di scrivere (molto dialogato e ‘parlato’) che invece è il segreto per arrivare al cuore dei miei lettori.

Mollo tutto e mi butto sul self: il primo racconto breve (Questioni di carta e di pizzo), scritto senza pretese e con il mio solito linguaggio parte a razzo. Trovo amiche che lo condividono sui social, ho un passaggio veloce in radio, una intervista sul web. Poche settimane e vendo circa mille copie!

Mi cimento in altre storie: breve romance, un fantasy innovativo (Time vampires), alcune favole, più tanti racconti gratuiti sulla mia pagina o sul sito a uso e consumo degli iscritti. Nell’arco di un anno vendo circa duemila e settecento racconti e divento improvvisamente un personaggio del web.

Mi fermo, faccio un passo indietro: è vero, mi piace scrivere, ma non riesco a gestire tutta quell’attenzione. Arrivano anche critiche, ma le accetto perché hanno i loro motivi (i racconti brevi da trattenere il fiato non piacciono a tutti).

Conosco il gruppo musicale a cui ho dedicato il sito, ricevo complimenti, ho un sacco di ragazzi che mi scrivono per raccontarmi di loro, passo notti a consolare anime in pena, ho addirittura degli stalker… praticamente non vivo più!

Mi eclisso, sparisco per un po’ e mi dedico esclusivamente ai figli, mi rimetto a studiare e mi laureo. Poi quest’anno riprendo, esce finalmente come libro il racconto iniziale, quello dedicato a mia figlia, ma non vende praticamente nulla. Perché? Semplice: quella che era un’emozione di qualche anno fa è cresciuta, sono cresciuti i lettori, sono cresciuti i protagonisti.

Ma sono cresciuta anche io, ho imparato leggendo e facendo parte di gruppi, solo che non amo spammare, convincere, tempestare le persone con continui riferimenti a quello che scrivo. Ho ancora il mio piccolo pubblico, ho le mie soddisfazioni, ho il mio mondo dentro, immenso, strapopolato di personaggi che aspettano solo di vedere la ‘carta’. Mai avuto il blocco dello scrittore… magari!!

Ma non ho tempo: nella vita privata lavoro in polizia locale, ho un altro figlio, ho mille progetti di volontariato, mi occupo di bullismo e violenza sui social dove ho circa quindici profili con cui indago (legalmente) e segnalo alla PS tutte le cose brutte dei social e del deep web.

Scrivere è un sogno ‘costoso’ a livello di tempo per me e dovrei sacrificare il mio primo amore che è la lettura. Ma i miei libercoli sono ancora su Amazon, qualcuno ancora compra dall’estero e mi arrivano di tanto in tanto i complimenti di persone che mi raccontano di ‘essere giunta al cuore’, di aver regalato un sorriso e un piccolo sogno in poco tempo.

Ecco, questo per me è un successo enorme, non a livello di immagine o di vendite, ma era quello che cercavo… o non cercavo, ma è arrivato.

PS: mia figlia è guarita, io sono invecchiata di vent’anni in poco tempo, ma nulla mi darà le emozioni che provo nel vedere il suo sorriso… e quel libro sempre sotto il braccio! È stato il mio successo più grande. Buona scrittura a tutti!

OoO

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