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Il lavoro delle donne: Emily Pigozzi racconta…

Emily Pigozzi, scrittrice, attrice teatrale e cinematografica. Moglie e madre. Dopo Grazia Maria Francese, tocca a lei raccontarsi.

Da sempre ho sentito un’attrazione per le arti…anche troppo! Non potevo avere attrazione per qualcosa di più remunerativo? Eh, no, troppo facile! A cinque anni recitavo piéce in salotto, a otto scrivevo poesie molto introspettive.

Sono arrivata al teatro quasi da autodidatta: a diciotto anni mi sono sposata, lavoravo in ufficio e credevo che avrei recitato solo in teatrini scalcinati. Ho però avuto grandi maestri, attori veri, pieni di cuore e lontani dai dettami del “recitare solo per appagare l’ego”, che credevano nella fusione con il personaggio, nel pathos della vita da teatrante.

Quasi per caso, sono entrata in una compagnia di giro: una di quelle occasioni fortuite, imputabili forse al destino: tournée, spettacoli da portare in scena, grandi teatri con platee immense al completo, a circondarmi e abbracciarmi…tante emozioni, il piacere e l’estasi di sentirsi persona e personaggio, di ricoprire ruoli di spicco. Ho però sperimentato anche stanchezza, rivalità, lontananza da casa… come in tutte le cose, luci e ombre di un sogno.

Ho avuto anche occasione di girare cortometraggi e di prendere parte a film, ma a un certo punto ho dovuto rinunciare ad alcuni impegni per mancanza di tempo, e per la decisione di diventare madre. E la maternità, tanto desiderata e accolta con gioia, in un certo senso mi ha riportato alla scrittura, non solo a livello emozionale: come dicevo, ho sempre sentito l’istinto di esprimere ciò che ho dentro, e scrivendo posso farlo dal mio salotto, con qualche ora di sonno in meno e le mani che corrono sulla tastiera nel silenzio della notte.

E così, eccomi: mamma e casalinga, poco tradizionale, che piega bene i panni, ma non stira e adora il banco gastronomia dei piatti pronti: insomma, altro che massaia! Ma sono felice di stare coi miei bimbi, che nel frattempo sono diventati due, nell’abbraccio della mia casa. E intanto, scrivo, tra le lamentele del mio marito brontolone e saggio (come farei senza di lui?).

Insomma, poco femminista nei fatti, e poco indipendente di mezzi, forse. Ma sicuro indipendente d’anima. Come ho sempre desiderato essere.

OoO

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