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I sogni cominciano all’alba, di Mariangela Camocardi (IV)

Molto “sostanziosa” questa quarta puntata del romance storico che Mariangela Camocardi ha regalato alle affezionate lettrici del Blog di Babette Brown.

La quinta e ultima puntata: 21 gennaio 2018.

La prima puntata.

La seconda puntata.

La terza puntata.

 Nelly

 – Tua sorella si è calmata?- Amanda depose sul piattino del dolce la posata d’argento. Si era solo limitata ad assaggiare la creme caramel servita dalla domestica e dagli occhi celesti, chiari come un cielo d’inverno, traspariva l’apprensione. Odeana aveva fatto una terribile sfuriata al padre, quando il conte Dalboni Savini si era congedato, dopodichè, cedendo allo sconforto,   era esplosa in laceranti singhiozzi. Incurante dei costernati genitori, si era barricata in camera e, ovviamente, non era scesa a cenare con il resto della famiglia. Attilio, dal canto suo, aveva consumato il pasto in un silenzio torvo e scoraggiante ai fini di un qualsiasi tentativo di conversazione da parte delle sue commensali. Il cipiglio che inalberava aveva causato disagio a Nelly e Amanda, consapevoli che era prudente soprassedere allorché era di quell’umore. Infine, tra la prima e la seconda portata, l’uomo, scagliato il tovagliolo sulla tavola, si era eclissato a rapidi passi, senza una parola di scusa. Il tonfo di un uscio sbattuto con violenza in lontananza aveva dato alla moglie e a Nelly l’esatta misura della sua ira.

 – Sì, mamma – la rassicurò, evitando di incrociare gli occhi di lei nel timore di tradirsi. Odeana, più che angustiarsi per il rifiuto del padre a lasciarle sposare Arderico, si preparava in realtà a fuggire con lo spasimante all’alba dell’indomani. Sembrava si fossero accordarti in tal senso.

 – Disapprovo simili intemperanze e non può sempre averla vinta! – seguitò Amanda.- Aroldo non sarà magari il marito che sognava, ma deve sforzarsi di capire cosa significhi per il mio Attilio riavere quella terra. È questione di principio, insomma, cui non può transigere. Ammetto che è colpa nostra: forse l’abbiamo viziata troppo, ma proprio per questo dovrebbe mostrarsi riconoscente al padre e al suo acume per gli affari, grazie al quale ha creato un benessere che le consente di vivere negli agi e togliersi ogni capriccio.- Fece una pausa e sospirò.-  Tu invece non abusi mai della disponibilità altrui, Nelly. Comunque, a proposito di quella terra, ti ho raccontato che un tempo apparteneva a un avo Marzorati, e che gli venne carpita con la frode da un parente senza scrupoli. Era analfabeta e si fidò, firmando con una  semplice croce il documento che garantiva il rientro di un modesto prestito  fattogli da un tale Ugo. Il vecchio Zeno non sospettò di poter perdere metà tenuta, se non avesse restituito i soldi entro la data stabilita dall’accordo. Si alternarono grame stagioni e la grandine distrusse i raccolti.  Zeno si trovò nell’impossibilità di onorare il debito e chiese una proroga, che gli venne negata, naturalmente, e scoprì che Ugo si era disonestamente approfittato di lui, ma ormai il guaio era fatto. Anni fa un pronipote di costui che si era fatto prete, per riparare all’imbroglio inserì una clausola  nelle disposizioni testamentarie in cui destinava le biolche di terra sottratte alla successiva discendenza maschile Marzorati, cioè quella a partire da tuo padre…- la donna sospirò di nuovo.-  Se gli avessi dato un figlio maschio tutto sarebbe a posto. Ma dopo la vostra nascita non sono più riuscita a concepire figli, né sussiste la speranza di averne ora. Non alla mia età. La terra resta quindi al cugino Aroldo, definitivamente persa se sposerà un’altra donna e avrà un erede. Attilio credeva di risolvere le cose con un matrimonio, ma Odeana strepita perché lo trova ripugnante e papà pensava di accettare l’offerta di matrimonio di Dalboni Savini per lei, dando te in moglie ad Aroldo. Le informazioni raccolte sul conte hanno tuttavia allarmato Attilio, che lo ha reputato inadatto come marito di tua sorella: pare sia un reazionario, con una certa propensione a dirimere i  suoi  contenziosi con le armi da fuoco.

 – Capisco.- Nelly nutriva una ben diversa opinione su di lui: bastava una sola occhiata per rendersi conto che era un uomo d’onore e un patriota.

 – Odeana avrà appetito…– disse Amanda, cambiando di colpo argomento. L’incapacità di concepire un figlio maschio era motivo di grande afflizione per lei, e dipendeva anche dalla brutta faccenda della proprietà Marzorati strappata con l’inganno, se conviveva con quel senso di colpa da anni.

– Avrà una fame da lupi – convenne lei.

– Ma per puntiglio resterà dov’è. Cara, non è che  le porteresti una cuccuma di cioccolata e qualche biscottino, giusto per fermare lo stomaco?

– Ci avevo già pensato… – Nelly si alzò in un fruscio di sottane. Amanda non era conformista come si poteva desumere sentendola parlare. Era solo molto devota al marito, che non contraddiceva mai. Era una madre del suo tempo, ligia a regole abbastanza formali su come ci si comporta nella vita, esigendo che le sua figlie le applicassero. Era la sesta di nove tra fratelli e sorelle – anche coppie di gemelli – e ripeteva  che con la disciplina imposta dai nonni non si scherzava. Attilio era figlio unico e perciò avrebbe desiderato una prole numerosa. Il caso gli aveva negato perfino un erede.

   – Allora sbrigati – la incitò Amanda, avviandosi con Nelly alla porta. – Se la conosco, sarà in procinto di divorare le rose che ha la cameriera le ha messo nel vaso stamani! Vorrei salire da lei, se non altro per rimproverarla per la tensione che ci ha procurato, ma sono esausta e mi ritiro. Cercherò di rabbonire vostro padre, non so con quale risultato. Buonanotte, cara.

 – Buonanotte, mamma –  Nelly le sfiorò la guancia con un bacio ed ebbe voglia di abbracciarla. Amanda era però insofferente alla smancerie e se ne astenne per non scombussolarla oltre. La guardò sparire dietro l’angolo del corridoio, l’ampia gonna di taffettà blu cangiante che ondeggiava come la corolla di un fiore, la crocchia bionda appena sfatta sulla nuca. Era ancora una bella donna anche se la sua figura era appesantita da qualche chilo in eccesso. Notò con una stretta al cuore che  il passo era affaticato.

Mezz’ora dopo Nelly fece il suo ingresso nella camera di Odeana reggendo un vassoio su cui fumava la cioccolata, accompagnata da una montagnola di biscotti ancora caldi che Bianca, anche lei in ansia per quel forzato digiuno, aveva  sfornato da una ventina di minuti.

 – Credevo che ti fossi scordata della tua amata sorella – l’accolse Odeana con voce risentita, prima di gettarsi sui viveri. Divorò senza quasi masticare le leccornie, anche le briciole, preparate dalla cuoca. Soddisfatta,  sorseggiò  la squisita cioccolata che Nelly aveva intanto versato in una tazza.

 – Non mi ero affatto dimenticata – si giustificò lei.  – Mamma si è sfogata con me per via dei tuoi capricci, insistendo su fatto che papà ha anteposto solo il tuo interesse alle futili ragioni del cuore… era preoccupata per te.

– Qualcuno in questa casa ha dunque una coscienza?- mugugnò in risposta, leccandosi il labbro. – Ma se papà vuole guerra, l’avrà, mettendolo  davanti al fatto compiuto. Lascerò bene in vista una lettera in cui lo ragguaglio che me ne sono andata con Arderico, e che lo sposerò. Sono certa che per non provocare inutile scalpore sulla rispettabilità della nostra famiglia e tutelare te, terranno tutto quanto nascosto. Non solo: alla fine, smaltito il dispiacere, supposto che si possa definire così la felicità di una figlia, verrò riaccolta come il figliol prodigo. Cioè a braccia aperte.

 – Sei proprio decisa ad attuare questo colpo di testa?

 – Eccome se lo farò – l’altra, che era già pronta per coricarsi, le indicò la piccola borsa da viaggio ficcata sotto al letto. – Sai, pensavo che sarei stata così nervosa da non poter chiudere occhio, ma ho già sonno…

 – Allora mi affretto a  lasciarti. – Nelly l’abbracciò. – Dormi bene.

 – Ti scriverò appena posso – le promise Odeana, sbadigliando.

 – Cerca anche di stare attenta… – si limitò a raccomandarle Nelly

                                                       *                           *                          *

Chiuso in un pastrano di tessuto scuro, Arderico l’aspettava poco lontano dal cancello. Era smontato da cavallo e si teneva nella fascia di oscurità che si addensava a ridosso del  muro di cinta. Gli rivolse un incerto cenno di saluto con il braccio e gli si avvicinò, il cuore che batteva colpi sordi per la forte agitazione che si era impossessata di lei fin da quando, muovendosi furtivamente nella villa buia, si era preparata ad andarsene. Tirava ancora il vivace vento del giorno prima e la luna appariva e spariva dalle nuvole.

  – Siete in ritardo, Odeana – esordì con quella sua voce pastosa e maschia, alzando lo sguardo su di lei. – Ho pensato che aveste cambiato idea.

  – Non avrei mancato a questo appuntamento per nulla al mondo!- Nelly  era trasalita nel venire apostrofata col nome della gemella, ma a lui sfuggì, grazie alle tenebre che li avvolgevano. Si esortò a non compiere passi falsi e ad abituarsi a sentirsi chiamare così, finché Arderico non si fosse accorto della sostituzione. Il più tardi possibile, auspicò tra sé. Non era pentita di aver agito slealmente con sua sorella… a essere sincera provava un filino di rimorso, ma in amore tutto era lecito, si consolò, ripetendosi che l’altra non lo amava e lei invece sì! E poiché l’occasione rende ladri, la tentazione di osare il tutto per tutto e di giocare la sua chance era stata così alettante da non resistervi e assecondarla. Voleva dimostrargli di valere  quanto Odeana e poi in un secondo tempo gli avrebbe rivelato la verità: toccava poi a lui decidere chi preferiva tra loro due. A tale scopo aveva versato il sonnifero nella cioccolata dell’altra, la sera prima, che sicuramente avrebbe scatenato un putiferio al risveglio nel rendersi conto di ciò che era successo. Nelly si era comunque premunita affinché si svegliasse troppo tardi per precipitarsi alle loro calcagna, dato che ne era capace, per cui aveva abbondato con la dose. Fortunatamente lei e Arderico  sarebbero stati fuori dalla portata della sua rappresaglia: Odeana diventava parecchio aggressiva se le cose non si svolgevano come stabiliva a priori, abituata com’era a spuntarla sempre. Nelly si era infilata comodi pantaloni e si era portata la borsa da viaggio con gli abiti scelti dell’altra. Si era però rifiutata di  raccogliere i capelli in una delle sofisticate acconciature tipiche della gemella, del tutto inadatte all’estenuante  trasferta che si apprestavano a compiere. Lui non avrebbe trovato strano che avesse legato la lunga chioma in una semplice coda di cavallo. Odeana le aveva confidato corrucciata  che si era raccomandato di evitare fronzoli, trine, eccetera, e si era adeguata. L’unico problema era che  aveva la voce meno acuta dell’altra, ma dubitava che Arderico lo rilevasse. Nel caso, Nelly avrebbe giustificato la differenza di tono attribuendola a una repentina raucedine. Per il resto, erano indistinguibili. D’improvviso una raffica di vento le aprì il mantello mentre la luna emergeva dalle nubi, rischiarandola in pieno. Sentì il respiro bloccarsi nei polmoni avvertendo l’occhiata che lui le posò addosso, ma se fu stupito di vedere che sfoggiava un paio di calzoni maschili non lo fece trapelare.

 – Preferisco cavalcare in una posizione meno disagevole che all’amazzone, pertanto ho optato per indumenti  pratici – gli spiegò sommessamente.

 Arderico assentì e i suoi denti bianchi balenarono in un sorriso. – Sono uno di larghe vedute, mia cara, e  non mi formalizzo per così poco.- Lo sguardo indugiò sulle gambe slanciate che le brache aderenti delineavano senza lasciare nulla all’immaginazione. – Vi donano perfino, se posso dirlo.

 Nelly non fece ulteriori commenti e si affrettò a riavvicinare i lembi del mantello. Fu allora che Arderico l’afferrò alla vita e bruscamente la tirò giù di sella. Prima che avesse il tempo di capire cosa diamine avesse in mente, la bocca calda di lui si impadronì della sua in un bacio che le rimescolò il sangue. Venne colta da un tremito e i sensi si acuirono in un bisogno fisico  immediato: una reazione emotiva e sensuale che la colse impreparata. A parte il goffo approccio di un tipo che una volta si era preso la liberta di baciarla approfittando di un provvidenziale paravento piazzato in un punto strategico del salone da ballo, era sprovvista di qualunque esperienza.

  Un scialbo surrogato, se paragonato al bacio di Arderico!

C’era una traccia di caffé sulla sua lingua, e da come la esplorava la bocca  sembrava deciso a violare anche i confini della sua anima. La premeva a sé al punto che le dolevano i seni, mentre la muscolosa coscia si era infilata disinvoltamente tra le sue. Sentì il corpo inarcarsi d’istinto quasi disponesse una propria autonomia e cercasse di fondersi con quello di lui. Si sciolse quasi di piacere quando le bisbigliò qualcosa in un sospiro ardente, prima di catturarle di nuovo le labbra in un bacio così erotico da trascinarla  in un turbinio di eccitazione che le fece pulsare il ventre in profondità. Si chiese vagamente se lui notasse una qualche diversità tra il suo modo di baciare e quello di Odeana. Ebbe la rassicurante impressione che non sospettasse affatto di stare abbracciando un’altra donna. Quanto a lei, preferiva morire piuttosto che respingerlo e ritrarsi da una bocca capace di tanta passione. L’incanto fu tuttavia spezzato da un gufo che d’un tratto emise uno stridulo richiamo, infiltrandosi nel languido torpore che la sopraffaceva,  riluttante  a separarsi da lui. Il vento si rafforzò fino a diventare impetuoso, infierendo sul fogliame con un suono che  parve il flebile gemito di qualcuno. Pervasa da un piacere che anelava un’intimità meno superficiale di quella concessa dalle bocche, lei inclinò il capo all’indietro e fissò l’uomo che la stringeva così possessivamente da farla respirare con affanno. Fu attraversata da un ulteriore fremito incrociando gli occhi di lui: erano offuscati dal desiderio. Le sembrò dibattuto, quasi lottasse contro l’impulso di fare l’amore con lei lì e ora, come amanti clandestini che sono al di là di qualunque possibilità di controllare le pulsioni carnali. Ma non era né il luogo né il momento, e ingoiò la protesta che le era salita alla gola quando Arderico, sfiorandole le labbra con il pollice in un’ultima carezza, lasciò ricadere le braccia.

 – Siete ancora in tempo a fare dietro front – le disse, tentando di ricomporsi con un cipiglio frustrato. – Chi saprà che vi siete allontanata dalla villa se  rientrate e riguadagnate la sicurezza della vostra stanza?

 Lei scosse piano la testa.- Vengo con voi.

 Arderico si limitò ad annuire. – Allora dobbiamo muoverci. Genova non è dietro l’angolo e abbiamo molta strada da percorrere.

 – Sono pronta – fu tutto ciò che gli ripose.

                                        *                   *                  *

  Arrivarono a Genova nel pomeriggio del 6 maggio, dopo aver viaggiato a marce forzate per tre giorni, galoppando come forsennati per almeno 70 chilometri al giorno, forse anche di più. Nelly, sebbene distrutta,  non si era lasciata sfuggire un solo lamento che tradisse la fatica, né preteso soste più prolungate nei brevi bivacchi all’addiaccio imposti da lui. Per prudenza, dato che c’erano briganti dovunque, avevano persino evitato di accendere fuochi notturni che avrebbero segnalato la loro presenza a eventuali banditi. Si erano rifocillati con pane, formaggio e frutta, le provviste portate da Arderico, lavandosi nei ruscelli e dormendo sul duro terreno. Un cavaliere, se ben allenato, poteva procedere a oltre 20 chilometri l’ora, le aveva  detto lui, raccontandole altresì che il 5° Cavalleria USA solo l’anno precedente,  1859, ne aveva percorsi addirittura 150 in sole 36 ore. Uno stoico tour de force corredato da un combattimento con cariche alla sciabola. Nelly ne fu ovviamente impressionata, riflettendo con ironia  che loro stessi, se non avevano uguagliato tale record poco ci mancava, combattimento a parte! Lungo la strada si erano imbattuti in altri volontari che alla spicciolata e con le bandiere tricolore che sventolavano alla brezza, si dirigevano alla medesima destinazione, procedendo chi su ronzini pelle e ossa, chi su carri tirati da asini o muli. Molti addirittura a piedi, ma ciò che la colpì fu che quegli uomini manifestavano euforia e l’identica volontà di essere artefici nella nascita di una Patria, oltre che mostrarsi ansiosi di unirsi a Garibaldi. Nessuno pareva oppresso dalla prospettiva di morire sul campo di battaglia: lo consideravano un onore immolarsi per l’Italia. Neppure nutrivano  dubbi a proposito della vittoria che attendeva le Camicie Rosse laggiù in Sicilia. Non se a guidarli era il condottiero per eccellenza. Se esisteva qualcuno che potesse forgiare in realtà il sogno di un’identità nazionale, quello era l’eroe di Caprera, cui i patrioti erano talmente devoti da accorrere in massa al suo richiamo per contribuire alla realizzazione del grande ideale perseguito. Nelly conosceva le gesta e la stima per Garibaldi superava l’ammirazione per Mazzini. Era italiana fino al midollo e da indipendentista qual’era confidava con tutto il cuore che la spedizione verso il regno delle Due Sicilie avesse successo: quegli ardimentosi patrioti lo meritavano davvero.

                                  *                    *                  *

 Provò la stessa costernazione di Arderico quando al porto appresero che i piroscafi con a bordo i garibaldini erano salpati da Quarto poche ore prima. La sera del 5 maggio Nino Bixio si era impossessato, con una quarantina di uomini, di due navi  della Compagnia di navigazione Rubattino. Nella notte entrambi i piroscafi  avevano imbarcato i volontari per la liberazione della Sicilia: 300 sul Piemonte, al comando di Salvatore Castiglia, e più di 800 sul Lombardo, capitanato da Bixio. Si trattava quindi di oltre 1000 uomini, in maggioranza Cacciatori delle Alpi, il corpo che Garibaldi aveva guidato nella II guerra di Indipendenza, e disinvoltamente abbandonati da Cavour, pochi mesi prima,  alle spalle delle linee austriache, e ai quali, nonostante l’ordine del re, non aveva voluto inviare alcun rinforzo.

 Sul molo c’erano altri uomini dispiaciuti di essere arrivati in ritardo. Tra le notizie che circolavano qualcuno raccontò che per un disguido non erano state caricate le munizioni. Altri dissero che erano stati i contrabbandieri a impadronirsene. Sembrava che più della metà dei volontari, la maggior parte idealisti e patrioti, avesse meno di vent’anni. Menotti Garibaldi aveva seguito il padre, e anche lo scrittore Ippolito Nievo. I meglio organizzati e armati, tra i mille e spiccioli diretti in Sicilia, era un gruppo di Carabinieri genovesi dotati di  carabine ultimo modello e agli ordini di Antonio Mosto. Tralasciando lo smacco di aver perso l’imbarco per un pelo, si percepiva un entusiasmo incontenibile per l’impresa: il tempo della prudenza era ormai finito per lasciare il posto alla stagione dell’orgoglio italico. Per cui,  lungi dal rassegnarsi a tornare sui propri passi, Arderico rimuginava sul da farsi quando si avvicinò un uomo dalla faccia cotta dal sole che si presentò come  Giacomo Sciaccaluga, proprietario e capitano di un piccolo vapore a pale. Il suo Libertà, dichiarò, poteva accogliere fino a cinquanta passeggeri e per un compenso onesto era disposto a far salire a bordo chi ambisse a ricongiungersi a Garibaldi in quel di Talamone. Aveva sentito infatti Bixio dire che in tale porto avrebbero fatto scalo il Piemonte e il Lombardo. A quelle parole altri uomini gli chiesero un passaggio. Venne così deciso che il vapore di Sciaccaluga sarebbe stato pronto a salpare entro poche ore. A quel punto, recuperato il buonumore, Arderico propose a Nelly di cercare una locanda nelle immediate vicinanze per consumare un pasto decente e ritemprare le forze con un po’ di riposo. Lei acconsentì con gratitudine e sollievo: era a pezzi e le faceva male ogni singola giuntura. Il fondoschiena doveva essere maciullato! Trovarono subito un locale decoroso e Arderico chiese due camere. Con disappunto di entrambi, gli fu risposto che erano tutte occupate, tranne  una matrimoniale.

 – Nelly, so che siete sfinita ma dovremo reperire alloggio altrove…

 – Temo che sarà inutile – obiettò l’oste. – Molti volontari sono accorsi a Genova, e quelli rimasti a terra hanno cercato una sistemazione in città.

– Arderico, non importa- interloquì lei. – Siamo entrambi esausti e salpiamo tra qualche ora, non si può sprecare tempo prezioso cercando una stanza più consona. Né mi pare il caso di fare la schizzinosa. Datemi solo l’agio di tuffarmi in una tinozza d’acqua calda per togliermi la polvere di dosso, poi vi cederò la stanza e vi darete una ripulita voi. Che ne dite?

– Che siete una donna impagabile, mia cara.

Un’ora dopo, sfoggiando un vestito abbastanza castigato per i gusti osé di Odeana, gli lasciò campo libero sollecitandolo a sbrigarsi: aveva fame. Una  cameriera l’accompagnò in una saletta appartata dove il baccano degli avventori giungeva smorzato, e in cui era stato apparecchiato un tavolo per due. Vista l’efficienza di costei, Arderico doveva aver pagato lautamente l’oste e impartito precisi ordini sulla deferenza che si aspettava. Prima di eclissarsi la ragazza le comunicò che avrebbe servito la cena  appena il conte fosse sceso. Nelly stava sorseggiando il fresco vino bianco quando Arderico si stagliò sulla soglia.  Le si mozzò il respiro: si era rasato e lavato e i capelli erano ancora umidi. Si era messo una camicia pulita e gli occhi sembravano perfino più blu, spiccando sul volto abbronzato. Fu una cena rilassante, quasi senza dialogo. Erano troppo intenti a guardarsi per aver voglia di conversare. Ma, per quanto restio a porre  fine al romantico tête-à-tête, Arderico dovette sollecitarla a ritirarsi. Era così stremata da avere gli occhi lucidi. – Andate a coricarvi, mia cara. Io bevo il bicchiere della staffa e vi seguo. Dormirò sul pavimento, s’intende – puntualizzò.

Lei gli oppose una smorfia contrariata. – Sarebbe ingiusto! Il letto è ampio quanto basta da ospitare entrambi e avete diritto di risposare decentemente. Inoltre,  come voi, non mi formalizzo per così poco.

 – Be’, accetto volentieri, grazie!– le rivolse un sorriso che le fece palpitare il cuore. – Su, filate o crollerete davanti a me come un sacco vuoto!

 Lei non poté che obbedire. Poco dopo era accoccolata sotto le coperte. Si era premurata di lasciare sul comò un moccolo di candela e la fiammella creava una gradevole penombra. Chiuse gli occhi udendolo aprire la porta, fingendo di dormire. Lo intese muoversi con cautela mentre si spogliava, attento a non svegliarla, poi le si allungò vicino  con un sospiro. Lei avvertì il calore del corpo di lui, il buon profumo della pelle detersa con il sapone alla buona fornito dalla locanda, ma non per questo sgradevole, e senza che potesse evitarlo, i sensi si acuirono e un violento desiderio la invase.

 – Siete sveglia?- il rauco mormorio di Arderico aleggiò nella semioscurità della stanza. Coricandosi lui aveva spento la candela, ma il chiarore lunare filtrava ugualmente attraverso i vetri e addolciva il buio.

 – Sì – gli rispose con voce rotta dall’emozione. Aveva avuto sonno fino a un momento prima. Adesso era eccitata e cosciente.

 – Sapete, stavo pensando che questa potrebbe essere l’ultima volta che divido il letto con una donna.

 – Vi prego, non dite così – Nelly fu afferrata dall’angoscia. Le probabilità che morisse in uno scontro a fuoco non erano così remote. Era un rischio concreto, quindi chi poteva escludere che un proiettile ponesse fine alla vita di lui, insieme a quella di molto altri combattenti?

 -Ciascuno di noi deve accettare l’idea che la fine possa arrivare in qualsiasi istante, non necessariamente in guerra: sono pronto, se così deve essere.

 Lei sentì la gola chiudersi in un grumo di paura. Deglutì. – Se vi chiedessi di fare l’amore con me, mi giudichereste una sfrontata?- Avvampò nel buio dopo aver pronunciato quelle parole, ma aveva immediatamente deciso che negare una parentesi di passione a un uomo che si preparava a sacrificare anche la vita, sarebbe stato crudele. Lo amava più di se stessa, inoltre.

 Arderico non si curò neppure di replicare: si girò semplicemente verso di lei e si allungò a cercarle la bocca. Nelly non si sottrasse. Ferme e calde, le labbra maschili  lambirono le sue con una sensualità che abbatté ogni sua  residua esitazione. L’ondata di desiderio la indusse a rispondere a un bacio più profondo, il busto teso contro la mano callosa di lui, quando le si chiuse sul seno. Indossava solo una sottile camiciola, giusto per salvare il decoro, ma il pudore diventò l’ultimo dei pensieri e il piacere si dilatò a dismisura con l’incalzare delle carezze. Impossibile non reagire a come la toccava, l’assaporava, metteva a nudo la sua pelle…  finì per perdere ogni contatto con la realtà: era in sua balia, succube della sua bocca e del piacere che le sue dita suscitavano. Si aggrappò ai muscoli irrigiditi delle spalle, premuta allo spasimo a lui, incitandolo come una poco di buono a non fermarsi. Lo voleva dentro di sé e non provava un barlume di vergogna! Mai aveva immaginato che sarebbe stato così, come un fuoco nelle vene che si espande e tutto incendia. Né sapeva quanto fosse sfrenata la sua natura. Bramava essere parte di lui, e farlo parte di sé. Quando la prese fu trafitta da uno spasimo rapido e acuto, che svanì quasi subito mentre l’eccitazione  veniva di nuovo alimentata  dalle spinte di lui, così profonde e voluttuose da non poter far altro che assecondarle. Le bocche incollate in un furore di baci, lo sentì fremere con un liberatorio suono di gola, a cui fece eco il suo nello stupore dell’estasi che sopravvenne al culminare perfetto dell’amore. Per lei non ci fu altro che l’uomo e l’istante, avvinti in un’esultanza carnale così folgorante da avere un sottofondo di sofferenza.

 Mentre emozioni e sensazioni defluivano come il lento ritrarsi della marea, lei ebbe la conferma che amare significava sentirsi completi fissando il viso dell’altro, in un impeto di felicità senza eguali. Era in uno stato di grazia che la rendeva immemore di ogni cosa, Esiste soltanto chi il nostro cuore ha riconosciuto come l’altra metà di noi, pensò, null’altro!

 – Ho cercato di non farti male – le braccia di Arderico la circondarono.

 – È stato così bello…- il capo sul torace e le gambe ancora intrecciate alle sue, gli sfiorò il collo con la punta delle dita. Il caldo odore maschio di lui le sembrò già familiare. Con un sospiro, si arrese infine al sonno.

 Più tardi, molto prima che l’alba si annunciasse, Arderico la risvegliò con un lieve bacio. – Dobbiamo prepararci – la esortò a bassa voce.

 – Di già?- protestò lei, che avrebbe voluto continuare a dormire.

 – Sciaccaluga salperà senza di noi, altrimenti – fece una pausa, ammirando la silhouette di lei quando con un lamento soffocato sgusciò di malavoglia dal groviglio delle lenzuola. – Ci faremo sposare dal capitano, a bordo del Lombardo o del Piemonte – proseguì, distogliendo a fatica lo sguardo dalla donna che, versata l’acqua nella bacinella, si stava lavando.

 Lei tremò. Il momento della verità incombeva e temeva di confessargli che era l’altra gemella. L’avrebbe disprezzata per quel raggiro, se non fosse riuscita a convincerlo che era stato per amore.

 –  Chiederò a Garibaldi e Bixio l’onore di essere testimoni di nozze. – Le scoccò un sorriso, gli occhi blu che indugiavano su di lei. – Ci sposeremo poi con rito religioso appena l’Italia sarà fatta e torneremo a Milano.

 – Date per certa la vittoria dei garibaldini?- Rossa d’imbarazzo, si avvolse nell’asciugamano con gesti convulsi: nonostante la passione condivisa  con lui, essere così discinta davanti ai suoi occhi e mantenere nel contempo la disinvoltura risultava abbastanza difficile come esercizio di volontà.  Sulla pelle indugiava la sensazione delle sue mani e sulla bocca quella dei baci.

 – Certissimo. A proposito, sul vapore di Sciaccaluga saranno tutti uomini e forse sarebbe opportuno che indossaste quei vostri calzoni e il mantello. Dovreste anche nascondere la chioma sotto un cappello o vostro malgrado sarete fulcro dell’attenzione di ogni sguardo maschile.

 – Sì, avete ragione – convenne. Desiderò baciarlo, nell’accingersi a lasciare la stanza che era stata testimone della sua prima notte d’amore. Arderico   l’aveva resa indimenticabile, ma ora sembrava impaziente di scendere al porto e così, senza farsi scorgere, estrasse un margherita dal mazzo di fiori di campo che faceva bella mostra di sé sul tavolino e la infilò tra le pagine del diario. Se lo era portato, ovviamente, approfittando di ogni momento di solitudine per annotare qualche impressione circa quell’avventura.

                              *                      *                      *

  La notte era stellata e il mare calmo. Il Libertà, rotta Talamone, procedeva  speditamente verso la meta. Alla barra lo stesso Sciaccaluga. “Il Piemonte e il Lombardo erano più lenti del suo vapore, che stessero tranquilli perchè lui era uno di parola e sarebbero arrivati per tempo!” aveva garantito ai suoi passeggeri. Appariva soddisfatto di avere tanta gente a bordo, ricavandone un buon guadagno. Arderico, generoso e altruista, aveva pagato di tasca sua il passaggio di alcuni giovani volontari squattrinati. Nella cabina che si era fatto assegnare c’erano un paio di cuccette, un tavolo fermato al pavimento di legno da robuste viti e una sedie. L’oblò era bloccato dalla salsedine ma Nelly non soffriva il mal di mare. Depositati i bagagli, di comune accordo erano risaliti sul ponte. Il sonno era svanito e la salubre aria salmastra era preferibile all’odore di chiuso che ristagnava dentro la cabina. Infine l’alba spennellò di rosa la superficie del mare e, seduti in silenzio, ammirarono lo spuntare del sole sulla linea dell’orizzonte, le mani che si sfioravano in una carezza. Più tardi spartirono una colazione a base di carne fredda e focaccia ordinati all’oste. A quest’ultimo erano anche stati lasciati i loro cavalli.

 Nelly aveva però la strana impressione di essere fissata con insistenza da qualcuno, senza che riuscisse a individuare chi tra gli sconosciuti assiepati sul Libertà avesse motivo di interessasi a lei. Si era rimessa le braghe e nascosto i riccioli sotto il largo cappello sformato di cui si era già servita per giungere a Genova. Suo malgrado una sottile inquietudine la invase, e benché si esortasse a non dare corpo alle ombre l’apprensione aumentò. La innervosiva anche la prospettiva di rivelare a Arderico che non era Odeana, e continuava a rinviare in attesa dell’occasione più propizia. Così, tentando di stornare la mente dagli assilli, cercò di instaurare un dialogo con l’uomo che le stava accanto, e tra le cui braccia avrebbe voluto rifugiarsi.

 – Arderico, pensate che la popolazione siciliana insorgerà?

 – Ne dubitate, forse? È il popolo il vero protagonista della Storia, e noi, gli italiani, ci prepariamo a scrivere una pagina indimenticabile.

 – Avete già combattuto, vero?

–  Sì,  la prima volta durante le Cinque Giornate di Milano.

 – Un battesimo del fuoco straordinario. Papà temeva per la nostra sicurezza e ci trasferimmo già da Natale nella villa sul lago.

 – Avreste dovuto vedere cosa non furono quei giorni, anche se purtroppo mio padre cadde sulle barricate. Su, non fate quella faccia… era conscio dei rischi. Fu il vecchio Radetzky in definitiva a provocare la rivolta che indusse i milanesi a scendere nelle piazze e nelle strade: la gente era stufa di subire e reagì in massa. Perfino i piccoli orfanelli, i Martinit, offrirono il contributo alla lotta come staffette portaordini, sfrecciando da una barricata all’altra incuranti del pericolo. Il cielo era solcato da piccole mongolfiere con cui gli insorti inviavano direttive ai contadini. Anche le donne milanesi fecero la loro parte portando cibo ai combattenti, assistendo i feriti, cucendo le bandiere tricolori. Il feldmaresciallo disponeva però di un nutrito esercito e si riprese il potere, epurando poi le amministrazioni del Lombardo-Veneto da coloro che si erano compromessi con la sollevazione. La rappresaglia colpì anche la nobiltà, cui confiscò e saccheggiò i palazzi,  trasformati in alloggiamenti militari, di aristocratici quali Borromee, Casati, Litta e altri. Radetzky intensificò la caccia ai patrioti, con vittime celebri come Sciesa, fucilato nel 1851 per possesso di un manifesto mazziniano, e i Martiri di Belfiore, impiccati a Mantova. Sottopose inoltre alla  bastonatura pubblica molti arrestati, facendo eseguire quasi mille condanne capitali con l’accusa di insurrezione e altri delitti politici. Alcuni destinati alla forca ebbero la pena commutata in anni di durissimo carcere ai ferri, e forse avrebbero preferito la morte alla disumana detenzione inflitta loro. Tutto ciò falcidiò un’intera generazione di professionisti, medici, sacerdoti, senza contare il dramma personale degli esuli i cui beni vennero loro sequestrati lasciando le famiglie senza mezzi di sostentamento. Insomma, l’egemonia imperiale era stata ripristinata dalla violenza e dalle baionette austriache.

 –  La repressione non ha però spento la Fede patriottica che animava quegli uomini – commentò Nelly quietamente.

 – No, e lungi dal piegarci, non ci siamo dati per vinti e abbiamo strappato agli austriaci la Lombardia. Non si direbbe, ma gli italiani, racchiudono in sé una grande umanità, e la fierezza della propria identità viene fuori nei frangenti più drammatici. Metternich ci definì un’espressione geografica, dopo il Congresso di Vienna, ma renderemo l’Italia una nazione moderna, sforzandoci di essere degni delle tradizioni e dell’inestimabile patrimonio artistico e culturale che i nostri predecessori ci lasciarono in eredità. È il Paese in cui siamo nati, e che ora esige dai suoi figli  una passione civile totale! –  Balzò in piedi con scioltezza. –  Devo sgranchirmi le gambe e ne approfitto per scambiare una parola con Sciaccaluga. Venite con me?

 Nelly abbozzò un rifiuto.- Il sole inizia a dare fastidio e la solitudine della cabina mi attira di più. Mi raggiungerete?- Arderico le lanciò un sorriso di esplicito assenso mentre si allontanava. Lei si avviò nella direzione opposta ma, fatti pochi passi, d’improvviso un giovanotto dalla corporatura atletica e i capelli neri le tagliò la strada. Paralizzata dallo shock, riconobbe in lui l’amante di Odeana. Cielo, che diamine ci faceva lì?, si chiese sgomenta, cercando una qualunque via di fuga. Non ce n’erano.

 – Confesso che dubitavo perfino dei miei occhi quando ti ho vista, amore mio! – esordì Bartolomeo, che invece della tradizionale uniforme turchina dei Cavalleggeri di Pinerolo portava quella nera da campagna. La squadrò da capo a piedi. – Com’è che ti sei camuffata a quel modo? Che ci fai qui? E chi accidenti è il tizio in tua compagnia?- L’espressione interrogativa, sparò a raffica le domande, poi, anziché darle l’agio di rispondere, la baciò con tutto l’ardore di cui era capace, senza permetterle di spiegargli  che si era sbagliato, e che la donna che aveva davanti non era Odeana.

 – Togliete le mani da lei…- sibilò in quell’istante una voce gelida.

 Recuperata la presenza di spirito Nelly si divincolò e respinse Bartolomeo, la cui espressione disorientata risultò quasi comica. Fece saettare gli occhi chiari da lei ad Arderico, comparso frattanto alle loro spalle.

 – Chi siete per rivendicare tale diritto?- replicò Montanari.

 – Sono l’uomo che diventerà suo marito – ritorse il conte. – E voi?

 – Marito?- farfugliò l’altro, preso alla sprovvista. – Ma non potete! Lei  è… – tacque di botto, astenendosi, in un rigurgito di tardiva cavalleria, dal rivelare che Odeana era la sua amante da parecchio tempo.

 – Sì? Lei è…?- lo sollecitò Arderico. – Sembrate in confidenza con la mia fidanzata -scandì con minacciosa calma, diffidandolo con un’occhiata truce dal riavvicinarsi anche di un passo alla donna che era con lui. – Vorrei un chiarimento in proposito, se non è pretendere troppo da voi.

 – Per favore, andatevene –  Nelly, pallidissima, si era rivolta a Bartolomeo e lo fissava spaventata. – Temo che siate caduto in un equivoco.

 A quelle parole Bartolomeo si irrigidì e, sbigottito, la passò in rassegna per alcuni attimi, prima di maledire la sua deleteria impulsività: aveva cacciato in un inferno di guai Nelly, la gemella di Odeana! Era infatti bastato che lei aprisse bocca per rendersi conto che doveva trattarsi dell’altra. Dannazione, era la copia sputata della donna di cui era pazzo! Ricomponendosi, si piegò in un galante inchino, cosa che la fece arrossire anche di più, e con una smorfia contrita all’indirizzo di Arderico disse:– Chiedo scusa  a entrambi. Evidentemente mi sono confuso con una persona che le somiglia in modo stupefacente. – Non scese in ulteriori dettagli per evitare di  compromettere la reputazione di Odeana spiattellando all’estraneo la loro relazione. – Sono Bartolomeo Montanari, sottufficiale dell’esercito, e non era mia intenzione mancare di rispetto né a voi né alla signora in vostra compagnia.

Nelly temette di svenire per il sollievo, mentre Arderico scrutava con occhi sospettosi l’aitante giovanotto. Ma quando quest’ultimo allungò la mano in un gesto conciliante accompagnato da sorriso simpaticamente impudente, si ammorbidì. Su quel vapore c’erano uomini animati da uno scopo comune, non per fare a pugni. – Scuse accettate. Sono Arderico Dalboni Savini e presumo che vogliate unirvi alla spedizione di Garibaldi.

 – Potete scommetterci!

– Be’, ora dobbiamo salutarvi – si congedò spiccio dall’altro, afferrando il braccio di lei con  decisione. – Venite, cara, rientriamo in cabina.

 Un cipiglio tutt’altro che rassicurante sul volto, lo sguardo fosco, l’affrontò appena furono soli. – Quello squallido cascamorto si è comportato  come se foste la sua amante, vista la confidenza. E vi ha baciata!

  – Non ho potuto impedirlo! Ha ammesso egli stesso di avermi confusa con  qualcuno che mi somiglia, ovviamente si riferiva alla mia gemella. – Nelly si umetto le labbra e, il cuore che batteva disordinatamente sotto le costole, disse con voce incrinata dalla paura che non le credesse:– Non più tardi della notte scorsa vi ho dato la prova che di amanti non ne mai avuti.

 – Questo è vero – concesse lui, i cui occhi parevano inchiodati sul viso di lei, spiandone attento le reazioni. – È comunque curioso, se mi concedete l’obiezione, che una creatura schiva qual’è vostra sorella, per quel poco che ho potuto osservare di lei, abbia una tresca con quel farfallone.

 Nelly trasse un sospiro: alla resa dei conti non sfuggiva nessuno.

 – Non avete nulla da dire?- inquisì impietosamente Arderico.

– Sì, e devo anzitutto confessare che non sono Odeana, bensì l’altra sorella   – balbettò, tenendo le ciglia abbassate per non incontrare il suo sguardo.

 Il silenzio che seguì parve crepitare tra loro come un annuncio di tempesta. –  Mi avete mentito – replicò, gli occhi che scintillavano come acciaio. – Vi siete divertita a prendervi gioco di me, magari d’accordo con Odeana.

 – No!- negò lei con accalorato fervore, respingendo le lacrime. – Vi amo, Arderico. Vi ho subito amato e non saprei dirvi cosa mi abbia preso quando Odeana mi confidò che sarebbe fuggita con voi… forse  la mia mente ha smesso di funzionare pensando di potermi sostituire a lei e di non scontarne le conseguenze! Vi prego di credermi se affermo che in definitiva è stato lo sgomento di perdervi a infondermi il coraggio di tentare di conquistarvi.

 -Che ne avete fatto di vostra sorella?

 – L’ho neutralizzata col sonnifero. – Nelly sedette sul bordo della cuccetta e chinò il capo. – Sarà furibonda e mi ucciderà quando avrà l’opportunità di mettere le sue mani intorno al mio collo. E non avanzo giustificazioni con voi, salvo ripetere che in amore ciascuno lotta a modo suo, e che non avevo alternativa. Lei è innamorata di Bartolomeo e io… io di voi, invece.

 – Davvero?

 – Potete dubitarne?- Sollevò bruscamente lo sguardo per sostenere quello indagatore dell’uomo che le stava di fronte. – Perdonatemi, se potete.

 – Supponendo che accetti per vera questa versione dei fatti – rispose lui in tono duro – adesso cosa dovrei farne di voi?

 – So di avervi deluso, e so anche che volete mia sorella, non me. Quel che c’è stato tra noi… insomma, me ne assumo interamente la responsabilità. Eravate persuaso fossi Odeana, stanotte, e non rivendico nulla. Sbarcherò a Talamone e vi risparmierò oltre il disturbo della mia presenza. Non sarà difficile trovare una diligenza che mi riporti indietro.

 – Potrei avervi messa incinta, Nelly.

 – Sapete il mio nome? Ah, certo, ve lo ha detto Odeana, presumo…?

 – Assolutamente no – Arderico,  le braccia conserte, increspò la bocca in un pigro sorriso. – Ma  sul serio eri persuasa che non mi sarei accorto che la donna che era con me non era la stessa frequentata per settimane?

 – In che modo mi sono tradita?- lo sondò stupita.

 – Oh, hai recitato in maniera impeccabile – ammise lui – ma fu il vento, quando partimmo, a portarmi la fragranza del tuo profumo, non del suo. E la voce, naturalmente, era diversa. Il sospetto che fossi l’altra mi attraversò all’istante e ti baciai: ne ebbi così la conferma. A prescindere dal sapore, ogni donna ha il suo modo di baciare e Odeana è decisamente più esperta in questo genere di cose. A quel punto molte ipotesi mi  passarono per la testa, la più insistente delle quali verteva sul fatto che tua sorella si fosse tirata indietro per chissà quale motivo, non ultimo sottrarsi alle scomode peripezie insite nell’avventura che ci attendeva al varco.

 – Cosa vi ha indotto a non smascherarmi immediatamente?

 – Be’, la curiosità è stata più forte del risentimento, superando lo sconcerto iniziale. Risentimento scaturito dall’idea di essere oggetto di uno scherzo di cattivo gusto organizzato tra voi. Immagino che per i gemelli sia spassoso scambiarsi di ruolo, divertendosi a spese di chi ci casca. E perché mai, in tal caso, non avrei dovuto divertirmi anch’io ai vostri danni?

 – Così vi siete preso la vostra vendetta, giustamente.

 – Nessuna ritorsione: volevo solo capire lo scopo dell’inganno…- fece una pausa e ripensò alla ridda di interrogativi affiorati in lui scoprendo che la donna vestita con quei provocanti calzoni era l’altra gemella, quella che al ballo della Zandonai aveva agganciato per prima la sua attenzione. Averla come compagna di viaggio era per lui una sorpresa degna d’essere definita tale. Dopo che si era  fatta avanti l’esuberante Odeana, Arderico aveva finito per rinunciare a Nelly, benché a malincuore. Invece eccola di fronte a lui dannatamente determinata a bruciarsi i ponti alle spalle, per chissà quale ragione. Per alcuni minuti si era sentito in colpa all’idea di  esporla ai rischi che l’impresa garibaldina comportava. Pur tentato di portarla con sé per conoscerla a fondo, il senso di responsabilità era prevalso: le aveva detto di tornare indietro, anche per non uscirne compromessa. Lei si era impuntata per seguirlo: lui aveva prontamente accondisceso, ripromettendosi però di venire a capo di quel mistero. Ne era valsa la pena.

– Quando nei bivacchi vi eclissavate per espletare… ehm, certe esigenze, io ne approfittavo per leggere quel vostro istruttivo diario.

 – Oh, mio Dio…- si fece sfuggire Nelly, rifiutandosi di guardarlo. Su ogni pagina, nero su bianco, aveva scritto in quale misura lo amava, riversando sulla carta ogni segreta emozione e tutto ciò che mai avrebbe avuto l’ardire di rivelargli a voce prima di impazzire decidendo di andare con lui, nonché i sogni audaci che giorno per giorno aveva intessuto su loro due.

 – Una donna può sconvolgere profondamente un uomo- riprese lui – e tu più di ogni altra, indubbiamente. Non puoi saperlo, ma sono stato attratto da te, non da Odeana. Riconosco anche di essere un fortunato mortale.

 – Odeana ha il suo carattere, Arderico, ma era disposta a venire con voi e alla fine sarà una buona moglie – la difese lei con sincerità e affetto.

 – Non lo credo affatto: stare con te mi ha permesso di aprire gli occhi sulla vostra abissale diversità – la contraddisse con un’esplicita alzata di spalle che rendeva superfluo scendere in dettagli. – Era allettata dal titolo, essendo il tramite per la scalata sociale che si proponeva di attuare.

 – Avere delle ambizioni non è così deprecabile!

 –  Preferisco una moglie che nutra dei sentimenti per me.

 – Tra le due sono la peggiore!

 – Ne sei certa?

– Diamine, ho agito fin troppo vigliaccamente con lei, privilegiando il mio egoismo a discapito dei suoi diritti, pur di carpirle l’uomo che…

  – Sii indulgente con te stessa –  la interruppe sbrigativo. – Dopotutto è solo grazie alla tua iniziativa che qualcosa di imprevedibile è potuto accadere, almeno per me. Nei giorni scorsi ho apprezzato la tua forza d’animo. Ti sei  adeguata alla situazione sfoderando un temperamento che difetta a Odeana e che ti fa onore. L’hai neutralizzata per amor mio, incurante di perdere la reputazione per costringere il destino a darti ciò che volevi dalla vita.

 – Lo avete letto tutto quel diario?

– Tutto, Nelly, e il merito va sempre premiato: averti vista all’opera mi ha fatto capire che sei esattamente la moglie che voglio.

 – E Odeana? Io ero sicura che tu volessi lei, non me…

  Arderico la costrinse a alzarsi dalla cuccetta e l’attirò a sé. – Sciocca, non hai ancora capito che mi ha stregato la sera stessa del ballo? Ma non mi hai degnato di uno sguardo e, credendo di esserti indifferente, ho ripiegato su Odeana. È più decorativa, va detto con onestà, ma tu sei di tutt’altra pasta e ai miei occhi sei assolutamente la migliore.

 – Hai davvero notato me dalla Zandonai?

 – Te lo giuro. Come me, ti sarai resa conto che si provano impulsi che solo il cuore conosce. Una persona ci attraversa l’esistenza e, senza un perché razionale, resta impressa in noi in modo indelebile. Ti sei insinuata dentro di me e ci sei restata, malgrado i miei inutili sforzi di convogliare altrove i miei sentimenti: era impossibile rimuovere ciò che mi avevi suscitato.

 – Ma io sono così scialba in confronto a mia sorella…

  – Scialba?!- ripeté. – Scordi di avermi dimostrato il contrario? Odeana è spigliata ma infedele e opportunista. Tu oltre la riservatezza sei tutta slanci, un concentrato di contraddizioni irresistibile. Mi affascina la spavalderia che si annida oltre l’ingannevole calma che offri allo sguardo del prossimo. Certo, lei stordisce come una sbornia che non riesci a smaltire, ma tu entri nel cuore di un uomo e ci rimani  per sempre. – Le fissò intensamente la bocca. – Ora però basta con questo assurdo tormentarti per Odeana, Nelly. Bartolomeo Montanari mi pare abbastanza infatuato di quella sfacciata da riuscire a consolarla in fretta per la mia perdita.

– Allora non mi mandi via?

 – Ti sposerò prima di quanto pensi, amore! – Poi sigillò la promessa con un bacio che fece dimenticare a entrambi tutto ciò che li circondava.

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Mariangela Camocardi

Mariangela Camocardi

3 Commenti

  1. 14 gennaio 2018 at 9:56 — Rispondi

    Grazie.
    Bello ritrovare anche un po’ della nostra storia, insieme a una storia d’amore.

    • Babette Brown
      18 gennaio 2018 at 16:11 — Rispondi

      Anche a me piace questa commistione. Certo, l’autrice deve studiare, e parecchio, per offrire un’ambientazione storica corretta.

  2. 14 gennaio 2018 at 19:23 — Rispondi

    Grazie Ant, è bello sapere che c’è chi apprezza.

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