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I sogni cominciano all’alba, di Mariangela Camocardi (III)

Siamo arrivati alla terza puntata del romance storico che Mariangela Camocardi ha regalato alle affezionate lettrici del Blog di Babette Brown.

Le prossime puntate: 14-21 gennaio 2018.

La prima puntata.

La seconda puntata.

Odeana

Appostata alla finestra, Odeana aveva visto Arderico sopraggiungere e per l’eccitazione non era riuscita a finire la colazione. Era impaziente che la convocassero nello studio del padre al termine di un colloquio cui  avrebbe tanto voluto assistere. Per ingannare l’attesa svuotò praticamente  l’armadio alla frenetica ricerca di un vestito confacente alla circostanza. Le parvero tutti orribili e scoppiò in lacrime di autocommiserazione. Doveva chiamare Nelly, si esortò tra un singhiozzo e l’altro. In quel momento, quasi intuendo  che c’era un’emergenza, quest’ultima entrò nella stanza. La sua espressione  tradì sconcerto davanti al parquet disseminato di abiti, biancheria, fisciù, mentre la sorella, ancora in desabillè, si torceva nervosamente le mani e percorreva agitatissima il perimetro della camera.

 – Che ti prende, ora, Odeana?

 – E hai pure l’indelicatezza di chiederlo?

 – Per tua fortuna mamma è ancora a Messa, ma se dovesse rincasare ora e vedesse un tale caos povera te! Saresti redarguita a dovere, come minimo, poiché non tollera la sciatteria. – Nelly iniziò a raccattare gli indumenti per riporli al loro posto e ripristinare l’ordine. – Calmati, inoltre!

 – Ho una serva pagata per occuparsi di queste detestabili incombenze, ma quella stupida inetta, con un tempismo atroce,  ha avuto il pessimo gusto di farsi venire la febbre proprio nel giorno più sbagliato.

– Mi rendo conto che adori essere servita e riverita, e che la povera Assunta  deve sollevarti da ogni oppressivo lavoro manuale, ma potrà sentirsi poco bene di tanto in tanto o deve stoicamente immolarsi per te?

 – È una sfaticata, te lo dico io, perciò non affannarti a difenderla!

  – Non è questione di difendere, ma piuttosto di esortarti a non sfogare il livore su chi non c’entra affatto – l’ammonì Nelly.

 – Le piace poltrire a letto- strepitò, inviperita.- E mi calmerò appena avrò deciso cosa accidenti indossare!- Odeana si arrestò di fronte allo specchio della toeletta per studiare apprensiva la propria immagine riflessa. – Cielo, ma sono un mostro con queste occhiaie  e i capelli arruffati!

 – Risparmiami le scene da tragedia greca, ti prego!

 – Sei senza cuore!- l’accusa venne lanciata con la voce stridula di chi sente incompreso. – Ti sta sfuggendo che sposerò un conte? È un tale onore che lo potrei baciare sotto gli occhi di papà, se non temessi di apparire troppo sfrontata! Su, dammi una mano a rendermi presentabile anziché infierire con le critiche! Devo precipitarmi giù senza indugi…- parlava a raffica ora,  riesaminando i capi di vestiario tra quelli ancora sparsi al terra e scartandoli di nuovo a uno a uno con gesti stizziti e l’aria scontenta.

 Nelly represse un sospiro esacerbato. Era reduce da una notte insonne passata a struggersi per Arderico, incapace di accettare che un uomo come lui se lo fosse accaparrato una donna frivola e volubile qual’era Odeana. La sorella non lo avrebbe mai amato quanto lei, su questo non sussistevano dubbi. All’alba, stanca di rigirarsi tra le lenzuola sgualcite, si era alzata e, infilati i comodi calzoni che usava per cavalcare, era uscita nella frizzante aria mattutina. Raggiunta la scuderia e sellata la cavalla Astrid, si era inoltrandosi tra i boschi limitrofi alla villa. Dopo la galoppata si era sentita decisamente meglio. La prolungata  immersione nell’acqua calda del bagno che si era concessa l’aveva rilassata ancora di più, poi si era vestita con una gonna marrone e una camicetta bianca con il colletto di pizzo che saliva ad   accarezzarle la gola. A dispetto dell’assoluta mancanza di vanità, le piaceva la sensazione della seta sulla pelle. Aveva raccolto infine i capelli biondo miele in una treccia che aveva fermato sulla nuca con le forcine. La camera era già stata riordinata e Nelly si era immersa nella lettura del Candido di Voltaire. Un autore di illuminata grandezza, la cui disincantata visione del mondo era esemplare. Malgrado avesse preso atto dell’esistenza del male, più che esaltare il pessimismo egli si limitava a stigmatizzare la sua pretesa di “vivere nel migliore dei modi”. Un saggio suggerimento che era decisa a porre in pratica. Rinunciare ad Arderico le costava più di quanto avesse immaginato, ma purtroppo non esisteva soluzione.

Transitando davanti alla stanza della sorella le erano giunti alle orecchie un adirato brontolio e lo sbattere delle ante dell’armadio, aperte e richiuse con rabbia. Nelly aveva esitato: le sfuriate di Odeana erano il non plus ultra dell’isteria femminile e facevano scaturire in lei l’irrefrenabile impulso di prenderla a ceffoni. Messi al bando gli indugi, aveva bussato ma l’altra era così fuori di sé da non sentire neppure il battere delle nocche sul battente. Allora si era introdotta, scoprendola sull’orlo di un’esplosione di nervi.

 – Odeana, se continuo a ciondolare in camicia da notte – sottolineò Nelly con la pazienza ormai agli sgoccioli – non lo incontrerai mai.

 – Hai dannatamente ragione – ammise Odeana. – Che te ne pare dell’abito albicocca?- aggiunse, estraendolo dal confuso mucchio di nuovo passato in rassegna. – È l’unico che rende giustizia al mio seno!

  – Sembra che tu stia preparandoti ad annientare i sensi di Arderico.

  – In effetti questa cosuccia discinta gli farà strabuzzare gli occhi!

 – Posso anche capire la tua smania di fargli vedere che acquista merce di qualità, ma una soverchia spregiudicatezza non depone a favore della classe che dovresti invece esibire. Per di più la giornata annuncia pioggia e tira un vento abbastanza freddo da beccarti una polmonite – obiettò, osservando l’impalpabile tessuto di una delle mise preferite della gemella.

 – Sciocca, mica uscirò a passeggiare con lui! Non oggi, temo – precisò con petulanza. – Lo attenderò al varco fuori dallo studio, trascinandolo poi nel salotto giallo, giusto per permettergli qualche avance celebrando come si deve il fidanzamento ufficiale!- Sorrise, sollevata che Nelly avesse desistito sull’opportunità di mettere qualcosa di più decente di quello scelto ad hoc per l’occasione. Nei minuti successivi, espletate rapidamente le abluzioni quotidiane, si infilò una delle migliori creazioni della sua sarta e si fece acconciare i ricci dalle abili dita della sorella, che li raccolse in un trionfo di boccoli lasciando libere a sfiorarle gli zigomi alcune ciocche inanellate. All’opposto di Nelly, che d’abitudine adottava fogge austere astenendosi anche da un lieve tocco di rosso sulle labbra, lei era un’inguaribile civetta. A che serviva essere belle se non si faceva risaltare la propria avvenenza? A Odeana piaceva pavoneggiarsi, esaltandosi per l’inequivocabile desiderio che scorgeva negli sguardi maschili quando le si posavano addosso.

 – Grazie, sorellina – esclamò mentre aspergeva di profumo  lobi e polsi e si rimirava compiaciuta nello specchio. Esultò: era perfetta, finalmente!

 – Ebbene, visto che è un giorno così speciale, rendermi utile era il minimo che potessi fare per contribuire alla tua felicità!- Nelly le schioccò un bacio sulla gota e le sorrise con tutto il calore che, esercitando un notevole sforzo di volontà,  riuscì a imporsi. Nell’anima era tutta una lacrima.

 Una volta di sotto si divisero: Nelly si diresse verso la stanza dove sapeva avrebbe trovato la madre. Amanda, rientrata ormai dalla funzione religiosa, probabilmente stava impartendo disposizioni per la servitù al maggiordomo  e i menù settimanali per la cuoca Bianca. Odeana andò invece ad appostarsi vicino allo studio del padre, in fremente attesa di Arderico. Lui ne sortì un quarto d’ora dopo, tirandosi con cura la porta dietro.

 – Arderico, psssst…- lui girò la testa di scatto e, scorgendola nell’ombra, le si avvicinò adagio. Sul suo volto lei scorse qualcosa di indecifrabile che la disorientò,  sgretolando all’istante il sorriso che gli aveva scoccato.

 – Buongiorno, Odeana. State bene?- la salutò

– Sì, ora che vi vedo!- esclamò. – Siete qui e questo mi rende felice!

– Ne dubitavate, forse?- con un’espressione di aperto apprezzamento, i suoi occhi  percorsero con una lenta, intensa occhiata il suo corpo.

– Avete una strana espressione – l’attenzione Odeana vagò inquieta sulle linee indurite del viso di lui, sforzandosi di intuire cosa esattamente non andasse. – Arderico, ditemi, siamo ufficialmente fidanzati?

 Abbozzò un brusco diniego. – Mi rincresce deludervi, ma vostro padre ha respinto la mia candidatura quale futuro genero- disse con sarcasmo.

 Lo fissò attonita. – State scherzando, suppongo…?

 – Affatto. Sposerete un cugino di cui non rammento il nome.

 – Cosa?!- Ne fu così scioccata da stentare a capacitarsi che il padre avesse tutt’a un tratto reso definitiva un’evenienza che lei si era sempre rifiutata di considerare seriamente. Si rendeva inoltre perfettamente conto in quale misura il no di Attilio Marzorati feriva l’orgoglio di Arderico. Per ciò che la riguardava, piuttosto il convento che rinunciare a partito come lui. Non avrebbe sposato Aroldo, figuriamoci! Detestava visceralmente quel becero zappaterra che puzzava di aglio, aveva una disgustosa pancetta e perdeva anche i capelli! Rabbrividì di repulsione all’idea di essere toccata da quello sporcaccione che la fissava lascivo ogni volta che erano insieme in una stanza, pregustando quasi gli amplessi coniugali. Aroldo poteva barattare la terra che suo padre bramava con una moglie giovane e carina, ma che papà non facesse affidamento su di lei per metterci sopra le grinfie. A Odeana sembrava così strano che un uomo come Attilio Marzorati, capace cioè di costruirsi una fortuna grazie alle proprie forze  si fosse così intestardito su un possedimento di campagna… forse aspirava a diventare latifondista e a trascorrere la vecchiaia tra coltivazioni di frumento e granturco. Non che si potesse biasimarlo se inseguiva quel sogno, ma anche lei aveva dei sogni e Arderico era il mezzo per realizzarli, dato che le offriva un titolo e una prestanza fisica che non guastavano affatto. Papà poteva dunque andare anche all’inferno! Nessuno, neppure lui, l’avrebbe intralciata impedendole di sposare qualcuno così socialmente altolocato da suscitare l’invidia delle amiche! Lei si crogiolava già nella prospettiva di avere al fianco un marito come lui nei salotti della nobiltà che avrebbero frequentato dopo le nozze. La condizione di donna sposata le consentiva di emanciparsi dall’autorità paterna, oltretutto, per cui si sarebbe ben guardata dal troncare la relazione con il suo Bartolomeo. Era un amante instancabile, capace di fare l’amore per un intero pomeriggio: aveva la resistenza di uno stallone. Ma i genitori l’avrebbero diseredata se avesse osato imporre loro un genero così poco consono alle ambizioni che coltivavano in tal senso, e non avrebbe potuto eccepire. Il conte Dalboni Savini era un altro paio di maniche, si disse lei, interrompendo il filo di quelle riflessioni per spingere Arderico nel salotto adiacente, dove lo baciò con passione.

 -Vi sposerò ugualmente – affermò quando si staccò dalla sua bocca.

 – Che enfasi!- lui non parve affatto stupito da quella vibrante dichiarazione di indipendenza. – Vorreste ribellarvi alla volontà di vostro padre?

 – Oh, a botta calda saranno fulmini e saette, ma poi tutto si aggiusterà

 – Se posso dirlo, lui non mi sembra così facilmente malleabile.

 -Solo apparenza, ve lo assicuro. Ha un debole per me, benché lo nasconda, e per ritorsione mi negherà la dote. Ma finirà per passare sopra alla mia refrattarietà all’obbedienza – gli ammiccò con seducente leziosità.- Certo, inizialmente mi taglierà i fondi, ma se a voi non importa accogliermi senza corredo e senza quattrini, è esattamente ciò che farò.

  – Sapete che non è per denaro che vi ho chiesta in moglie, Odeana, ma mi dispiacerebbe originare una spaccatura tra voi e la vostra famiglia.

 – Solo momentanea, Arderico, non dubitatene, anche se mai avrei supposto di dipendere economicamente da un marito. Ma, voi ve ne rendete conto, quell’ostinato individuo che mi ritrovo per padre non mi lascia alternativa. Me ne andrà da questa prigione domani stesso, cogliendo tutti di sorpresa perché se capisse che mi accingo a filarmela sarebbe capace di chiudermi a chiave nella mia stanza, sorvegliata per giunta dalla servitù. Gli scriverò una lettera spiegandogli che mi si spezzerebbe il cuore se fossi costretta a rinunciare all’uomo che amo, e verrò con voi a Milano. Dopotutto sono una donna di  diciotto anni, ossia consapevole di ciò che faccio.

 – Una decisone impulsiva… non volete neppure ponderarla?

 – Sono più che sicura della mia scelta. Piuttosto, dovremo cercare subito un prete che possa benedire la nostra unione senza vivere nel peccato e…

 – Odeana, ascoltatemi – la interruppe. – Voglio sposarvi e lo sapete, temo però che dovremo rinviare le nozze fino al mio ritorno.

 – Ritorno? Perché, dov’è che avreste intenzione di andare, se ve lo posso domandare?- lei  era trasecolata e lo guardava interdetta.

 – Partirò domattina per raggiungere Garibaldi a Genova. Si sta preparando un’insurrezione con lo scopo di liberare le Due Sicilie dai Borboni, e voglio arruolarmi come volontario. Sicché, con una guerra imminente, ogni cosa che ci riguarda deve per forza essere procrastinata finché …

 – Non potete dire davvero!- Interloquì lei, spiazzata dall’imprevista notizia. – Vorreste accantonare me in un frangente cruciale per le utopiche velleità indipendentiste di un fanatico dei suoi pezzenti in camicia rossa?

 Arderico si accigliò maggiormente, contrariato dal disprezzo espresso da Odeana per i garibaldini. – Sarei fiero di indossare quella gloriosa divisa! Dimenticate che sono un italiano? Voi non lo siete altrettanto?

 – Sono solo una donna che vi ama! Riuscite immaginare quanto mi fareste soffrire? Mi struggerei di nostalgia, se proprio ora mi abbandonaste!

 – Ma non si tratta affatto di abbandono, essendo un distacco temporaneo, quanto di senso del dovere! Sono un patriota, come del resto lo era mio padre Pietro, caduto sulle barricate nelle Cinque Giornate di Milano. Perciò non tradirò i miei ideali per restare attaccato alle vostre sottane, e la Patria ha bisogno dei suoi figli! Se mi amate, dovrete attendere il mio ritorno.

 – E che ne sarà di me se morirete in combattimento?

 Lui abbozzò una smorfia. – Non ho alcuna intenzione di lasciarci la pelle, mia cara – obiettò. – Ma dovesse eventualmente accadere, vi consolerete con qualcun altro. Bella come siete, trovereste presto un degno sostituto.

 Lei contrasse i pugni e lo fronteggiò con irritata impudenza. – Un sostituto non mi interessa, e se se siete così incosciente da voler fare l’eroe, verrò con voi. E vi avverto: non provatevi nemmeno a fermarmi!

 – Sarebbe  una fuga che comprometterebbe la vostra reputazione.

 – Pur di non perdervi, me ne infischio.

 – Odeana, non so che dire…- lui la fissò dibattuto.

 – Allora non dite niente e lasciatemi venire con voi.

  – Non so se alle donne sarà permesso imbarcarsi, né mi attira esporvi ai pericoli che l’impresa comporta. Vorrei che rifletteste su questi dettagli.

 – Le donne hanno sempre seguito i soldati, e in ogni caso escogiteremo un espediente affinché possa restarvi vicina – tagliò corto Odeana. – A che ora contate di partire, Arderico?

 – Alle prime luci di domani.

 Gli fece uno spiccio assenso. – Sarò puntuale. – gli indirizzò un sorriso che era la quint’essenza della fidanzata innamorata, ma in realtà era tutt’altro che tranquilla. Non la entusiasmava partire allo sbaraglio e doversi  privare delle comodità cui era abituata per assecondare Arderico in un’avventura sicuramente destinata a fallire. Lo faceva per due validi motivi: anzitutto Impartire una lezione a papà per aver anche solo concepito di affibbiare a lei un marito mediocre come Aroldo, quando avrebbe potuto riservarlo alla scialba Nelly. Il secondo era la possibilità di stare a stretto contatto con lui e conquistarlo del tutto. Si era impegnato a sposarla dopo quell’ennesima campagna militare, ma lei preferiva non correre rischi: tenere agganciata la sua attenzione era essenziale per non perderlo. Lui era uno che piaceva alle donne e in circolazione c’erano sgualdrine senza scrupoli. E appena fosse capitato un prete a tiro, avrebbe provveduto sedutastante a regolarizzare le cose! Per come era degenerata la situazione per colpa di papà, occorreva adattarsi all’emergenza e al lato pratico delle cose. Si conoscevano da poco più di un mese e per Arderico poteva anche trattarsi di un’infatuazione che la lontananza poteva anche ridimensionare. A quel punto non le importava più avere una sfarzosa cerimonia nuziale. Si poteva sempre ripeterla, no? Tanto sarebbero tornati a Milano entro breve, c’era da scommetterci. La politica l’annoiava ma il padre a volte ne accennava a tavola, e per il poco che ci capiva, Garibaldi e i suoi straccioni male in arnese nulla potevano contro l’esercito borbonico, imbattibile per uomini, addestramento e armi. Una scaramuccia più che una guerra, quella che si preparava, che si sarebbe conclusa con una scontata batosta per quegli illusi di patrioti.

 – Siamo d’accordo, allora?- guardò Arderico speranzosa.

 – So già che mi pentirò – finì per accondiscendere lui – ma purché vi asteniate dal portarvi fronzoli inutili, d’accordo. E vi do un avvertimento anch’io: vi rispedisco subito indietro caricandovi io stesso sulla prima diligenza di passaggio, se oserete lagnarvi che vi duole il fondoschiena!

 Per tutta risposta Odeana gli circondò la nuca con le braccia, e premendosi al corpo di lui gli cercò di nuovo la bocca, baciandolo con tale sensuale ardore  da azzerare  la mente di Arderico da qualunque pensiero.

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Mariangela Camocardi

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