Pensieri sparsi

I Self della gleba, di Colette Kebell

Le Chiacchiere di Facebook tra i membri del Gruppo di Babette Brown Legge per Voi sono un classico del mercoledì. Molte volte, scaturiscono dalla lettura critica di un articolo, comparso su quotidiani, periodici o Blog.

È il caso di queste chiacchiere sulla “solitudine del Self Publisher”. La bomba l’ha fatta scoppiare il sito Bookblister… e il Gruppo si è scatenato.

SELF PUBLISHING. DAVVERO SI BUTTA SUL SELF SOLO CHI VIENE IGNORATO DALLE CASE EDITRICI? DAVVERO IL LIBRO AUTOPUBBLICATO VALE GENERALMENTE POCO?

Ci manca solo che qualcuno ci definisca i Self della gleba e poi siamo a posto.
Rassegnatevi, il mondo cambia anche quando non si accetta il cambiamento. Chi come me ha passato da poco i ventidue anni d’età (da qualche decade, ma non stiamo a spezza’ il capello) si ricorda che di cose ne sono cambiate mica poche in questi anni.

Mi ricordo del dottorino di quartiere, secoli fa, che un giorno arrivò per una visita e aveva un telefono cellulare grosso come un mattone. Era in imbarazzo, lo si vedeva; biascicò un “Sa, mi serve per le emergenze,” ma si vedeva l’impaccio nel cercare di giustificarsi. Non vi sto a raccontare come sono poi andate le cose, lo vedete da soli.
O quando una coppia portata giù con la piena, di fronte a un distributore di benzina, chiese a mia nonna “È questo il cinema?” Cinquant’anni dopo ancora sghignazzava a raccontare quella storia ed è rimasto per lungo tempo un “private joke” in famiglia per tutto quello che rappresentava una novità. Si arriva poi all’oggi dove persino il baretto dietro l’angolo ora riceve recensioni su Trip Advisor: “Il caffè corretto era buono, ma questa mattina il barista aveva le balle girate e non mi ha chiamato dottoressa come fa di solito. Due stellette.” Tutto scorre, panta rei.

Nessuno si lamenta dei blog che nascono come i funghi perché poi alla fine il blog è una cosa relativamente nuova (anche se poi ci sono quelli che fanno veramente tendenza, con centinaia di migliaia di follower) e c’è poco da comparare.
Ma coi libri? Cavolo quelli hanno una storia. Si scrivevano libri fin dal tempo in cui si è iniziato a scrivere libri, mica ciufoli. Una volta chiamarsi scrittori, scrittrici ed essere pubblicati era un vanto. Oggi invece il primo ciula butta giù qualche pagina, mette in copertina la foto sfocata fatta dal figlio e via, è nato uno scrittore. Il che fa girare le palle mica poco a chi si è vantato fino a ieri (a torto o a ragione) di essere veramente uno scrittore.
Ma come dicevo il mondo cambia. Prima i siti web li avevano solo le grandi società, oggi abbiamo tutti la pagina personale. O come Facebook. Ci sono un miliardo di persone su Facebook, tutte con qualcosa da dire. Fa paura, vero?
Non mancherà molto prima di avere un miliardo di autori là fuori, coi loro bei libri e la loro storia da raccontare. Scrivere non è più una cosa per autori; ‘sta storia della scrittura si è democraticizzata. Il che ruga non poco a chi lo fa o cerca di farlo per mestiere, ma tant’è. Rassegnatevi.

Non importa più come è scritto un libro, chi lo ha scritto, come lo ha scritto. Ci saranno sempre bei libri, altri scritti così così, e qualche minchiata. Ma poi è lo stesso per le pagine web, o per i blog, non vedo perché dovrebbe essere differente per la scrittura.
Il mondo cambia anche se non volete e ormai tutti hanno la possibilità di scrivere e mettere in vista il proprio pensiero. Qualcuno guadagnerà e diventerà famoso; a molti non succederà, ma il cambiamento è già qui. Manca poco, ma i libri pubblicati saranno come i post su Facebook: potranno farlo tutti. Possono già farlo, accidenti, se hanno il tempo e la pazienza. E allora dire “sono una scrittrice” conterà come dire “ho fatto un post su Facebook”. Chissenefrega. Anch’io. E giù a cercar di spiegare le differenze, spesso inascoltate. Qualcuno riceverà più “like” di qualcun altro, ma poco più.
Che piaccia o non piaccia voi sarete assimilati, la resistenza è inutile, come dicono i Borg.

Sono una self e non penso ci sia un futuro per le case editrici. Personalmente non le cerco. Forse ci si incontrerà, probabilmente no.

51lf2e4ptalNota finale: Metto la copertina di “Senza tacchi non mi concentro!“. Non è un libro, comunque, è un post di Facebook lungo 330 pagine. Qualcuno metterà un like a “Senza tacchi”, qualcuno non lo farà, qualcuno si lamenterà ma, davvero, poco importa. Compratelo, restituitelo, fate un po’ quel che vi pare, io ho un altro “post lungo” in arrivo a breve su Amazon.
Le obiezioni già le conosco, prima tra tutte “ho speso i soldi e voglio un prodotto fatto bene” e vi dirò “la penso così anch’io”. Ho fatto fare la copertina a una professionista, copyedit e così via, ma la realtà dice qualcos’altro. Non sono più libri come li abbiamo pensati fino ad oggi, non sono più prodotti, sono altro.

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Gli Amici del Mag

Gli Amici del Mag

Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

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