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QuattroZampe: I primi giorni di gatto, di Maria Silvia Avanzato

Una tenera apprensione che diventa ansia elettrica e in certi casi strizza l’occhio alla follia. Un’incontrollabile esigenza di fare spazio attorno, la tendenza a rivoluzionare gli angoli della casa eliminando oggetti in quantità.
Quando un gatto entra per la prima volta a fare parte della nostra vita e della nostra casa, la vera esigenza non è creare spazio per lui, quanto imparare a ridimensionare il nostro spazio di origine. Il gatto, più volte messaggero di grandi lezioni, anche in questo caso si rivela fondamentale per darci una spinta nella giusta direzione: ci insegna un’arte, l’arte del fare ordine fra tutto ciò che sino a quel momento abbiamo desiderato intorno a noi. Il gatto, silenziosamente, ci mette davanti agli oggetti di una vita e ci aiuta a dire “non serve a niente”: il superfluo emerge, la casa si spoglia, noi ci alleggeriamo.
In quella casa il gatto incontrerà noi, persone. Sarà una collisione perfetta con il nostro essere e non con il nostro arredamento.

12319438_10208717311798634_1253559030_nVi racconto una storia che vede protagonista la mia amica Teresa, iperattiva speaker e attrice teatrale abituata sino a poco tempo fa a cenare al volo con una piadina al chiosco e a rincasare tardi la sera. Teresa è il tipico esempio di “adottante potenziale”. Per mesi l’ho sentita parlare del suo desiderio di adottare un gatto, per qualche ragione il momento non era mai propizio e uno degli ostacoli tra lei e la fatidica decisione era proprio la casa. “Troppo piccola”, “E la lettiera dove la metto?”, “Secondo te dovrei proteggere il divano?”. Per mesi Teresa ha dato più spazio ai suoi interrogativi che al gatto stesso, il tempo passava e io sapevo che sarebbe arrivato per lei quel magico momento di incoscienza che ti porta a scegliere una creatura fra tante per cause che è impossibile meditare o pianificare. D’altronde si sa, è il gatto che ti sceglie.

Teresa a pochi giorni dall’adozione, dominata da un folle desiderio di prepararsi al grande salto, mi manda dunque una serie di fotografie di casa sua rivoluzionata in previsione dell’arrivo di un ipotetico gatto. Così ho visto sfilare sotto i miei occhi immagini di piccole cucce eleganti (assai meno allettanti di una vecchia sedia), angolini dedicati con attento studio per la disposizione dei mobili (quanto è più divertente l’idea di arrampicarsi sul muro!) e persino lo scatto incredibile di una perfetta zona gioco che sorgeva guarda caso nei pressi di un piccolo espositore per la bigiotteria (aspetta che scopra quanto è esaltante penzolare da quelle collane e vedrai…).

Teresa ha inventato daccapo gli spazi di casa propria e si è procurata una grande quantità di accessori senza badare a spese, in attesa di quel gatto. Gatto. Creatura che difficilmente può resistere a una banale pallina di stagnola, siamo d’accordo?
Perché è questo ciò che accade quando ci proponiamo di dare spazio al nuovo venuto: una serie di paure spesso immotivate ci spingono a trattare il nostro ambiente domestico come una pensione per felini, sicuri di conquistare il nuovo venuto con l’acquisto di quel particolare giocattolo, magari facendogli trovare una cuccia da quaranta euro.

La verità – e nessuno di noi può saperlo in principio – è che il gatto approda a casa nostra come una sorta di bizzarra Mary Poppins ed è lui a trovare il proprio spazio all’interno del nostro. Noi ci affanniamo per buttare via ciò che non serve e presentarci a lui armati del nostro cuore che per giorni ha annodato, accumulato, affastellato, separato in scatole, etichettato, un mondo di oggetti. Lui arriva a casa e fa casa, pone da solo le basi per le sue zone preferite, delimita in autonomia lo spazio occorrente.
Non è poi un animale che esiga stanze chilometriche: quante volte l’avete visto entrare in una ciotola appallottolandosi come il re dei contorsionisti? Non occorre troppo spazio a chi per natura ama intrufolarsi negli angoli più angusti, appiattirsi per scivolare sotto il letto, nascondersi negli armadi. Quanto al gioco è universale: non importa che sia una bacchetta piumata appositamente studiata per intrattenerlo, non regge di certo il confronto con il laccetto penzolante dalla vostra giacca. Le aree di “confort felino” – gioco, toilette, cibo – vengono subito localizzate e spesso cambiano nel corso del tempo. Addirittura le stagioni diventano determinanti nella condotta di un gatto, ve ne accorgerete quando lo vedrete schivo e sdraiato sul pavimento in agosto, poi di colpo spaparanzato su di voi sotto il piumone in pieno inverno. Come dargli torto?

Il gatto ha poi gusti personali (lo dice una che di tre gatti ne ha uno follemente attratto dall’acqua che passa le sue giornate in cerca di un rubinetto aperto per farsi la doccia) ma soprattutto ha un carattere, una personalità che arriva come un tornado nella nostra vita e ci regala il grande spettacolo delle sue evoluzioni. Scoprire il suo carattere è un percorso fatto di piccoli approcci che si rivelano con il tempo, di segnali che cominciamo a leggere poco per volta, di miagolii che vanno interpretati e che un giorno non saranno più un mistero. Allo stesso modo il gatto intuirà a colpo d’occhio i nostri stati d’animo e saprà  come prenderci (a lui riuscirà più facile che a noi, si sa).

Così mentre la casa trabocca di nuovi ninnoli e gingilli, Teresa è andata al Gattile Comunale di Trebbo di Reno (Bo) con l’idea di adottare un gatto maschio possibilmente bianco e nero. Ed è tornata a casa con Audrey, una gattina femmina tigrata. Possibile?
Possibile sì, perché per quanto sia accurata la nostra pianificazione, il cuore non è infallibile ed è spesso lui a dettare le regole. Audrey ha scombinato tutti i progetti, ha scelto da sola i luoghi in cui giocare, ha scoperto un prevedibile amore per l’altitudine e ha deciso di scalare tutto, in primo luogo la schiena di Teresa. Irresistibile, gratis e famigliare.
La cosa certa, a quindici giorni dall’adozione, è che a Audrey non importa la lunghezza delle tende o l’ubicazione della cuccia: le importa sapere che Teresa torna a casa per giocare.

Se anche a voi capita il privilegio di vedere un amico che adotta per la prima volta, sappiate che lo perderete di vista per un breve periodo. Sarà un amico che vive le gioie di una nuova visione, un amico che espone il suo cuore alla terapeutica vicinanza di un altro piccolo cuore, un amico che all’improvviso non ha più interesse a fare tardi la sera. Perché qualcuno aspetta. Nello spazio di una casa che, in fin dei conti, non è affatto fondamentale poiché la vera casa di un gatto è la persona che rappresenta il luogo per lui. Così sorrido quando Teresa corre a casa perché “si è assentata a lungo e vuole farsi vedere”, immagino l’accoglienza musicale e affettuosa della sua piccola coinquilina e so di per certo che l’avventura appena iniziata sarà costellata di magnifiche scoperte per tutti gli anni a venire.

Finiscono così nell’immondizia gli scatoloni di oggetti che Teresa per anni ha creduto utili per sé, cambia la dimensione di casa ora intesa come un luogo traboccante di tepore e raccolto dove trascorrere tempo in compagnia di qualcuno che ha necessità di averti accanto e niente altro. Quando accendete il televisore su una trasmissione che non vi interessa, ma avete un gatto sulle ginocchia dite “stiamo guardando la tv”. Non è vero. Quel programma non vi interessa, ma l’essere seduti sul divano con quella presenza che si appoggia a voi è un valido motivo per restare dove siete e fare quella cosa. Così funzionano gli spazi di coloro che adottano, sono angoli improvvisati; ci vuole talento per interpretare le misteriose richieste del vostro nuovo compagno di stanza, ci vuole propensione a mettersi da parte per dare al vostro amico tutto lo spazio che gli serve e forse correrete il rischio di dargliene molto più di quanto realmente chieda.
Alla fine, tra una cuccia e una coperta di pile, dovrete arrendervi all’evidenza.
Il vostro gatto ha effettivamente un posto preferito.
Il posto preferito siete voi.

OoO

Diapositiva1Manila, la gatta del mese.

Ok, l’albero l’avete fatto e l’atmosfera alla Dickens l’avete ricreata, mancano solo i cantori stretti per strada con lo spartito in mano, un po’ di neve e sarà Natale davvero.
Ecco, ho solo una domanda: a Natale chi arriva? Arriva una faccia?
Per mesi ho visto alternarsi in casa un bel po’ di personaggi, è ciò che succede quando sei una “gatta d’affitto”: io stavo per conto mio e le facce cambiavano, diciamo che appartenevo alla casa. A chi prendeva la casa in affitto, veniva detto “C’è anche una gatta, è un problema?” e in genere non ero un problema. Come potrei essere un problema? Sono numerosi chili di fusa purissime e non sono il tipo che si mette sulla difensiva, datemi un angolino e io me ne sto lì buona a farmi la doccia. Un giorno, poi, la casa viene venduta: arrivano quelli dell’agenzia immobiliare, mi trovano in giardino e mi portano al gattile perché non posso restare davanti alla porta di casa, è freddo e io ho un’età.
E poi non è giusto che io appartenga ai muri, dicono, meglio che faccia amicizia con qualcuno.
Qui al gattile non me la passo male, mi sono scelta una cassetta e sto tranquilla a fare tutte le mie cose, non bisticcio con gli altri perché sono una signora. Il giudizio è “molto mansueta” forse perché non sono più una giovinetta e a dirla tutta non ho manco un dente in bocca, sono una “gatta da ginocchia”, lascio ai giovani le grandi arrampicate, a me basterebbero un plaid, un divano e una tv. E il cibo, perché non sarò più nel fiore degli anni, ma di appetito ne ho.
Ho sentito dire che io sarei la compagna ideale per una nonna e proprio adesso che è Natale, vi confesso, un po’ mi spiace non avere una nonna per me. Perché io non mi lamento, mi sta bene anche la cassetta, mi sono già abituata, figuratevi. Però non mi sono mai svegliata con una sola faccia, sempre la stessa faccia, che gira per casa e mi chiama per nome.
Così spero non mi giudicherete sfacciata se quest’anno a Natale vi chiederò qualcosa in regalo: ecco, io vorrei un paio di ginocchia dove fare la “gatta da ginocchia”, dite che è possibile?

La gatta che ho cercato di raccontarvi si chiama Manila, per lei hanno stabilito otto anni d’età (ma potrebbe averne qualcuno in più).
Manila è sterilizzata, vaccinata e testata fiv-felv negativa.
Venite a conoscerla al Gattile comunale di Bologna, lei vi aspetta.

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