Pensieri sparsi

I minestrariscaldati e gli avventurosi

La scrittura “responsabile”: che diavolo vuol dire?

Allarghiamo il discorso: se parlassimo di lettori “responsabili”?

Leggiamo che cosa ne pensa Colette Kebell.

Il problema è che i lettori non sanno cosa vogliono, non hanno le idee chiare. Li vedo quando vagolano in libreria in cerca del prossimo libro. Si aggirano per gli scaffali come zombie, con l’occhio vitreo. Prendono un libro, lo rimettono a posto, ne prendono un altro. Poi vanno alla cassa con dieci libri, tutti diversi, con il senso di colpa per avere speso una fortunetta sperando di averci azzeccato. Non sanno cosa vogliono, sanno solo di volersi portare a casa una bella storia.

Per chiarezza, non intendo che non abbiano capacità di giudizio, anzi. Ecco, leggendo si spera sempre di avere imbroccato la strada giusta, di scoprire una novità, qualcosa che ci sorprenda.

I lettori si dividono in due categorie:

1) i minestrariscaldati: quelli che leggono sempre la solita solfa e non si schiodano da quel genere neanche a mettergli un petardo al peperoncino in posteriore spine dorsi. Io lo sono, su certi generi.

2) gli avventurosi: saltano dal romance ai trattati sulle abitudini sessuali dei koala senza battere ciglio.

Mi sono accorta che c’è pure una terza categoria, gli altri, ma non sono utili ai fini di questa chiacchierata.

Chi scrive deve fare intrattenimento. Un esempio per tutti, I promessi sposi, un bel romance scritto da un uomo (per una volta) con tutti i crismi, lui, lei, il cattivo etc.; poi se ci scappa che diventa un classico tanto meglio. I migliori romanzi sono quelli che raccontano una storia. Mi vengono in mente Trainspotter di Welsh, Rulli di tamburo per Rancas di Scorza, Viaggio al termine della notte di Celine, Lolita di Nabokov. E una buona storia deve sempre far fermare il lettore a riflettere, anche solo per un istante.

Non me li vedo a sedersi a tavolino e dire cia’ facciamo un po’ di scrittura responsabile (o irresponsabile). Si sono seduti e hanno narrato una storia.

Per caso, succede anche che le storie della signora Pina, segretaria di secondo livello col marito che le fa le corna, le trovi un po’ banalotte, anche se accadono a New York. Per una volta fatemi sognare, spendo quegli otto euri per prendere un libro, che ci siano almeno un riccone bastardo, una donna in pericolo e da salvare, datemi un agente segreto che deve salvare il mondo, la mafia russa che insegue i buoni a rotta di collo. Un’apocalisse zombie. Un generale impazzito. Un avvocato con un caso impossibile tra le mani. Ma per un momento fatemi vivere una vita che non ho vissuto. Tanto più distante dalla mia, meglio è.

Non mi scandalizzo se in certi libri ci sono donne sottomesse e umiliate, frustini che neanche all’ippodromo di San Siro se li sognano. Ne ho letti pure un paio, visto per capire di cosa si tratta, ma devo dirla tutta? non ci ho trovato nulla di originale. Ce ne saranno altri migliori probabilmente, non so, non è un genere che ricerco.

Non importa quanto si è bravi a scrivere, se manca l’originalità della storia, pecoreccio o romanzo storico che sia, si finisce nel dimenticatoio.

Il successo della Rowling, della EL James, perfino di Tolkien e Pirsig consiste nell’originalità, in qualche modo. Ok, uno dei citati ha scritto una gran porcata letteraria, ma indubbiamente ha sdoganato un genere. Quello che vedo è che oggi si insegue la James mentre forse si dovrebbe inseguire Pirsig, o meglio, per dirla con le parole del suo protagonista Fedro, bisognerebbe inseguire l’originalità.

E allora si ritorna a bomba sulle categorie. A scrivere sull’onda di chi ha già fatto qualcosa in un genere (vedi EL James), anche a spingere le ‘storie’ un po’ in là, torturando, schiavizzando e sodomizzando, si ricade nella minestrariscaldatite. Non mi offende, l’unico peccato capitale che ci vedo è la mancanza di originalità. Per quanto la si allarghi o si vada oltre, è strada già percorsa.

Vorrei scrivere qualcosa di veramente innovativo, mai detto prima, allora gli Avventurosi mi troverebbero. A quel punto il passaparola potrebbe muovere i minestrariscaldati. Aprire un nuovo genere. Poi starà ad altri autori seguirmi.

Altrimenti dopodomani viene fuori un autore che scrive un fantasy-distopico con piretro e bifidus regularis, e giù tutti a scrivere di quel genere e a discuterne.

Io, in cuor mio, sono per i messaggi positivi, ho scritto una storia di imprenditoria (seppur comica), di amicizia e forse pure d’amore. Magari non un capolavoro ma, credo, originale. Spero di aver almeno sorpreso qualcuno che ha preso in mano un mio libro, magari per caso, mentre girovagava smarrito e senza meta su Amazon.

Voi, fate quello che vi pare.

la vostra Colette Kebell

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