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Ma i libri, per dire, fosse per lui, li brucerebbe

Marito non approva che io scriva (preferirebbe che andassi in palestra, a fare shopping o a giocare a canasta con le amiche) e non legge ciò che scrivo. Devo essere onesta, la cosa non mi pesa. La scrittura è un angolo mio privato, dove faccio entrare solo chi voglio io e che gestisco in totale autonomia (nel male più che nel bene, ma va bene ugualmente).

Non sa in che cosa consiste ciò che faccio – scrittura, traduzioni, editing, interviste, recensioni, scouting x CE ecc… – nell’ambito della scrittura né io mi premuro di raccontarglielo: non lo capirebbe, lui a malapena legge le notizie sull’iPad, non ha altri interessi se non il calcio, tutta la sua vita è focalizzata sul suo lavoro e sul futuro dei suoi figli. È un buon padre, un brav’uomo, un buon marito. 
Ma i libri, per dire, fosse per lui, li brucerebbe.
Discutiamo spesso: lui mi accusa “di vivere in un mondo tutto mio” che non è la realtà vera del mondo di oggi, di “essermi chiusa in una stanza e con un computer davanti tutto il giorno”, cosa che può essere anche vera, non lo nego. Ma dopo essermi occupata della casa, dei figli, di nutrire la famiglia, dopo aver ascoltato i suoi sfoghi sul lavoro ecc… un angolo dove andarmi a rifugiare sì che me lo devo per forza ritagliare.È un modo per recuperare me stessa e la mia stabilità mentale. Anche se per una che scrivendo viaggia con la fantasia e in altri mondi può sembrare un controsenso.


In realtà io non scrivo mai molto erotico, ma nei miei libri scene di sensualità ci sono sempre. E un libro erotico sotto pseudonimo l’ho scritto. Anche un Lgbt, sempre sotto pseudonimo.
 Quest’estate, si parlava con lui di questo ed è rimasto molto sorpreso: davvero io avevo scritto un erotico? Davvero mi ero “dovuta documentare” per scriverlo? Davvero scrivere un libro è qualcosa più impegnativo che buttar giù sulla carta una storiella dalla A alla Z? Mi ha chiesto di leggere quell’erotico. Me lo chiede ogni tanto. Ma io ancora non ho deciso se farglielo leggere davvero. 😉

Non so se in quell’angolino ce lo voglio a ficcare il naso.

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3 Commenti

  1. Laura Gay
    21 novembre 2016 at 17:30 — Rispondi

    Un po’ ti capisco. Mio marito non disapprova che io scriva, ma non considera il mio lavoro alla pari del suo, quasi come se scrivere sia solo un hobby e non un mestiere vero e proprio. Probabilmente non immagina tutta la fatica che c’è dietro la stesura di un libro: documentazione, editing, promozione. E non legge mai quello che scrivo, anche se io scrivo palesemente erotici (e lui lo sa).
    Tutto sommato non pesa neanche a me. La scrittura è il mio rifugio, lui non deve necessariamente farne parte. Una volta però mi ha irritata profondamente perché si è lamentato del fatto che io abbia chiesto un parere a un gruppo di amici (tra cui era presente una mia fedele lettrice) riguardo a un banner pubblicitario che avevo creato. Secondo mio marito dovevo rivolgermi a lui. Francamente non ne comprendo il motivo, visto che lui si disinteressa di quello che faccio. Anch’io non sono sicura di volerlo far entrare nel mio mondo.

  2. Francesca
    21 novembre 2016 at 17:55 — Rispondi

    Invece a me piace che mio marito legga quello che scrivo, ma mi piace che lo faccia come fa, in modo discreto, quasi in punta di piedi e che se ne parli solo se sono io a chiedere un commento. Ha considerazione per questo mio mondo parallelo che a volte mi porta lontano nel tempo e nello spazio, che mi fa trascurare qualche incombenza familiare, tutta presa dalla mia storia e dai miei personaggi. La cosa che più amo in mio marito, riguardo alla mia scrittura, è che ha insegnato ai figli a rispettare questo aspetto della mamma.

    • Babette Brown
      21 novembre 2016 at 18:11 — Rispondi

      L’argomento “marito-moglie che scrive erotici” è stato a lungo dibattuto, in uno dei mercoledì del gruppo. Ho notato che sono moltissimi i mariti che non vogliono entrare in questo mondo che appartiene alla donna che vive loro a fianco. Disinteresse? Malcelata ostilità? Come diciamo a Roma, è venuto fuori “di tutto e di più”.

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