Gli amici del MagRubriche

Gli occhi del desiderio, Fan-Fiction di Sarah Bernardinello, quindicesima puntata

Capitolo 15

Le urla che provenivano da basso penetrarono la cortina che gli avvolgeva la mente, ancora annebbiata dal sonno. Gyllahesh sobbalzò e si alzò a sedere nel letto, chiedendosi cosa mai stesse succedendo. Buttò da parte le coperte e afferrò la veste, infilandosela in fretta, precipitandosi alla porta e uscendo nel corridoio. Uno sguardo oltre le scale gli fece intravedere il portone aperto e Myrrin accasciato lì accanto.
Soffocando un’imprecazione, Gyllahesh si precipitò giù, incurante del pavimento gelido sotto i piedi nudi, raggiungendo l’anziano amico e afferrandogli le braccia. L’altro alzò il volto e lui vide il livido sulla guancia e il sangue che gli fuoriusciva dal labbro spaccato.
«Cos’è successo, Myrrin?»
«Le guardie. Hanno preso Nabir, non so perché. Prima di andarsene mi hanno colpito.»
Lui chiuse gli occhi: l’aveva vista al mercato, il giorno prima. La ma-dira non aveva perso tempo, doveva aver parlato con la Custode ed essere venuta a prendere il ragazzo. Ma perché lo avevano lasciato stare? Lui, Gyllahesh, aveva preso Nabir in casa sua, lo avevano anche visto quando era andato al villaggio. Corse fuori, ma nel grigiore dell’alba non vide nulla. Erano state veloci ad allontanarsi con il loro prigioniero.
Gyllahesh rientrò, percependo il freddo sfiorargli le piante dei piedi e le gambe nude, e aiutò Myrrin ad alzarsi, nel momento in cui venivano raggiunti dagli altri uomini della casa.
«Cosa sta succedendo?» Sivar si mise di fianco all’uomo colpito, aiutandolo a sorreggerlo.
«Le guardie sono venute a prendere Nabir,» mormorò Gyllahesh. La sorpresa che lesse sui volti di chi lo circondava gli fece capire quanto poco avesse detto del ragazzo. Si spostò i capelli dagli occhi. «Nabir è il figlio della donna che ha attentato alla vita della figlia di Rainna. La stessa donna che ha salvato la mia, di vita, tempo fa. Ieri, quando siamo andati al mercato, l’ufficiale ci ha visto e lo ha riconosciuto. È l’unica spiegazione valida per la loro sortita di questa mattina.»
«Lo ha riconosciuto?» si stupì Myrrin. «Come può-»
«Quando sono andato al villaggio,» lo interruppe lui. «Un drappello di guardie stava cercando Sitra, sono arrivate fino a casa sua. E io ero lì.»
«Ma allora perché-» Myrrin si interruppe da solo questa volta, ma Gyllahesh capì cosa volesse dire.
«Perché non sono salite a prendere anche me? Era questo che volevi dire?» Strinse le labbra. «Non lo so, Myrrin. L’unica cosa di cui sono certo è che devo cercare il ragazzo subito, parlare con Yadosh, o con la Custode.»
«Lei lo farà uccidere,» sussurrò l’amico. «Al posto di sua madre.»
«Allora devo sbrigarmi.» Gyllahesh lasciò l’uomo alle cure dei suoi compagni e salì le scale di corsa per raggiungere la sua camera. Avrebbe fatto di tutto per ritrovare Nabir, e convincere chi di dovere che al giovane non potevano essere imputate colpe che non aveva. Non sapeva se lo avrebbero ascoltato, ma avrebbe fatto del suo meglio. Tenne a bada il terrore che gli serpeggiava dentro, sforzandosi di concentrarsi, ma gli occhi verdi e il viso bellissimo del ragazzo erano una costante impressa nella sua mente, impossibile da scacciare. Voleva solo ritrovarlo e stringerlo tra le braccia, sano e salvo.

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