La Belle ÉpoqueRubriche

Gilda Mignonette, la regina degli emigranti

Gilda Mignonette, nome d’arte di Griselda Andreatini, nasce  a Napoli il 1° aprile del 1886, nel popolare quartiere della Duchessa. Nessuno immagina che quella neonata dalla voce squillante sarà battezzata Regina degli emigranti dalle migliaia di donne e uomini italiani che con coraggio e spirito pioneristico andarono in cerca di miglior fortuna nella lontanissima America. Ma, in quegli straordinari anni di fine 1800 che avrebbero lasciato un’impronta nella Storia, l’audacia e la voglia di sfidare le regole spesso ingiuste della vita, vengono premiate dal destino.

I genitori di Griselda, nonostante siano altrettanto poveri, preferiscono restare  nell’amata Napoli. Il padre, professore, sbarca il lunario istruendo i pochi ragazzi che vanno a scuola, la madre è una marchesa decaduta e squattrinata. Si tira avanti con dignità in casa Andreatini, e l’unico oggetto di un certo pregio è un bel pianoforte perfettamente accordato che affascina la piccolissima Griselda. La bambina, appena ci arriva, si inerpica fino alla tastiera per strimpellare e cantare canzoni di gran voga, quali Maria Marì e Marechiare. Evidentemente ha la melodia nel sangue e risponde, a chi glielo chiede, che da grande intraprenderà la carriera di cantante.

“Allora diventerai una celebre cantante” le dicono mamma e papà, pronti ad affrontare qualunque sacrificio per permettere alla figlia di studiare la musica seria e gli impegnativi spartiti del melodramma. Ma Griselda non ha alcuna intenzione di cimentarsi nella Traviata o nella Boheme: vuole eccellere nel vasto repertorio popolare della canzone partenopea, e i suoi  genitori ne assecondano le inclinazioni.

Griselda debutta giovanissima come sciantosa nei cafè-chantant e nei teatri di varietà di Napoli, riscuotendo modesti consensi di pubblico. D’altronde siamo nel periodo più in auge della Bella Epoque e la concorrenza è agguerrita. Furoreggiano vedette come Lina Cavalieri e la Otero, e non è facile imporsi sulla scena nazionale. Lei non è bellissima come la Cavalieri o le rivali parigine, ma di talento e di voce ne ha da vendere. Possiede quella vena melodrammatica verace tipica dell’espressività napoletana, e riesce ad ammaliare e commuovere gli spettatori che vanno ad applaudire le sue esibizioni. Al contrario delle colleghe sciantose, lei non colleziona amanti influenti e danarosi che la impongono agli impresari dei più famosi locali europei. Griselda è un’artista borderline, come sarebbe definita oggi, in bilico già agli inizi tra canto e recitazione. Tra le quinte dei teatri in cui recita conosce Roberto Ciaramella, artista di grande esperienza, che ne intuisce l’enorme  potenziale come cantante e le suggerisce di passare a tale genere. È lo stesso Ciaramella a dirle di optare per il nome d’arte di Gilda Mignonette, diminutivo di Mignon. La ragazza accetta di buon grado di seguire quei consigli e il successo è immediato. La Mignonette si distingue con l’intensa, toccante esecuzione di canzoni napoletane melodiche e molto struggenti, all’altezza del suo notevole carisma espressivo. Si racconta che pretendesse dalle proprie corde vocali l’impossibile, tirandole allo spasimo negli acuti, mandando in visibilio il pubblico. Sarà proprio la Mignonette, oltre all’eclettica Elvira Donnarumma, a conferire un intramontabile prestigio alla canzone napoletana, plasmandola in sublime, pura arte anche sul piano dell’interpretazione.

Nel 1910 decide di esplorare altri orizzonti e affronta le prime tournée all’estero, in particolare in Spagna, Ungheria e Russia. Nel 1911, compie il suo primo viaggio oltre oceano, sbarcando in Argentina, dove al Casino Moulin Rouge di San Paulo ottiene riscontri insperati e lusinghieri. Sono affermazioni pubbliche che confermano a Gilda di aver imboccato la strada giusta, come del resto le aveva predetto Ciaramella, per cui inserisce nei suoi spettacoli altri brani di estremo impatto emotivo sulla platea. Dopo queste performance, lo stesso anno, la tournée si sposta in Russia, dove riceve ripetute acclamazioni nei teatri Aleksander Park e Grand Hotel di Odessa, nonché al Theatre des Bouffes di Mosca.

0Il destino di Gilda subisce una svolta determinante quando, nel 1924, le offrono un ingaggio di breve durata al di là dell’oceano. Il contratto lo firma il cavalier Acierno Feliciano, impresario tra i più conosciuti e potenti d’America. La cantante si presenta sul palcoscenico del Werba’s  Brooklyn Theater con la trepidante ansia di un’esordiente alla prime armi, più che con la disinvoltura di una professionista ormai rodata. La sala è gremita di compatrioti che le tributano applausi a scena aperta, e i critici ne elogiano la voce appassionata, sottile, calda e coinvolgente, incredibilmente simile a  quella delle bluesingers di New Orleans. Allorché viene organizzata una Piedigrotta a New York, la Mignonette incanta tutti gli spettatori con una canzone scritta da De Luca e Buongiovanni, Cartulina ‘e Napule.

In quello stesso teatro si esibisce Fabrizio Coppeto, in arte Mario Gioia, che si appropria del brano e lo incide non appena rientra a Napoli. Mario trionfa al punto che tuttora molti lo reputano il primo interprete di una canzone che ha fatto piangere migliaia di emigranti, anche perché, essendo sentimentale e spinta, rappresenta un inno nostalgico che tocca l’anima dei napoletani.

M’è arrivata stammatina
‘na cartulina;
è ‘na veduta ‘e Napule
ca m’ha mannata mammema!
Se vede Capre, Proceta,
se vede Margellina,
‘nu poco ‘e cielo ‘e Napule…
che bella cartulina!
Napule!…
aggio scritto pe’ tte chesta canzone
e pe’ ricordo ‘e mammema
aggio chiagnuto lacreme ‘e passione”.

Il figlio di Acierno, Frank, apprezza la canzone, ma apprezza ancora di più la sua interprete, tanto da sposarla. Mignonette viene eletta Regina degli emigranti perché è il simbolo di una rivalsa sociale anelata da ogni singolo individuo costretto a dire addio alla sua terra per inseguire quel sogno americano che, a prezzo di infiniti sacrifici, una volta trasformato in realtà potrà cancellare fame, miseria, umiliazioni. Nel frattempo, dopo l’espatrio,  uomini e donne si adattano a convivere addirittura in venti in una stanza comune, spoglia e neppure troppo ampia, dove il solo baluardo concesso all’intimità è costituito da una pesante coperta sistemata su una corda tirata tra un letto e l’altro. Il riconoscimento tributato dai suoi connazionali fa sentire Gilda un’ambasciatrice della patria. Lei e i compagni emigranti, parecchi dei quali analfabeti, ignorano ciò che accade dalle nostre parti, e forse l’inarrestabile ascesa del fascismo non li interessa nemmeno. L’Italia è l’Italia, dopotutto,  e la terra natia è sacra ai loro occhi.  Gilda canta, tra le altre, anche Faccetta nera, invitando gli spettatori a unirsi a lei. Il marito Frank, che  l’adora, applaude entusiasta.

A New York la cantante forma un proprio cast di varietà, la Compagnia di sceneggiata Mignonette, in cui militano Farfariello, Vittorio Parisi, Laura e Alberto Colombo. Gilda fa conoscere la sceneggiata napoletana in tutto il mondo e “Anema ardente” firmata da Pasquale Febbraio, è tra i maggiori successi. Tiene anche importanti concerti,  e tra i più memorabili c’è quello al Guild Lyric Theatre, unica artista straniera nel tempio della musica americana. Il suo repertorio si è arricchito con i canti degli emigranti, quali “A meglia voce“, “E l’emigrante chiagne“, “A cartulina ‘e Napule“, “O paese d’o sole“, “Mandulinata e l’emigrante“, “Connola senza mamma“,  “Santa Lucia luntana“.  Nel 1925, grazie ai trionfi newyorkesi, firma il primo contratto discografico con la Phonotype. Gilda produrrà dischi fino al 1951 quando, circa un anno prima della morte, incide l’ultima, bellissima canzone: “Malafemmena” di Totò.

Nel dicembre del 1941, in concomitanza con la dichiarazione di guerra di Mussolini agli Stati Uniti, Mignonette rappresenta al Majestic la rivista “Tunisi italiana” in una sala bardata di bandiere tricolori in cui echeggiano cori di eia-eia-alalà. La polizia ne proibisce ogni replica. Lei allora carica la gente di Little Italy in trenta torpedoni e va a esibirsi in un locale situato alla periferia di New York. Inevitabilmente, quell’ostentazione di sostegno alla dittatura fascista provoca delle conseguenze: Gilda e il marito vengono processati per attività antiamericana. La salva dalla detenzione la popolarità di cui gode: è una diva idolatrata dagli italoamericani e un personaggio così famoso non può essere rinchiuso in un carcere come chiunque altro. La giuria infierisce comunque, vietandole di incidere dischi. Mignonette viene penalizzata ulteriormente, poiché deve sottoporre a censura preventiva le canzoni del suo repertorio. Dal 1941 al 1948, l’FBI dichiara sovversivi i suoi dischi, impendendole di registrare i 78 giri con qualunque etichetta discografica. Gli agenti dell’Fbi la pedinano ovunque, ma Gilda, da buona terrona, se ne infischia apertamente e li deride, scornandoli. Arrivano però   gratificazioni morali: nel 1949 il Presidente dell’Argentina Juan Domingo Peron la nomina Dama Commendatrice, con gli onori e i privilegi inerenti al titolo assegnato, e la Mignonette è fiera di conseguirlo. Va altresì sottolineato quanto sia orgogliosa della propria origine napoletana, facendone, con i suoi spettacoli, una continua esaltazione.  Osteggiata e bandita da ogni programma radiofonico, si prodiga per tutta la durata delle ostilità a favore dei prigionieri di guerra italiani.

a-cartulina-e-napuleFinita la follia di quel secondo, sanguinoso conflitto mondiale, le immagini di Napoli con il suggestivo sfondo del  Vesuvio non le bastano più per arginare la nostalgia della sua città di origine, che visita ogni volta che può. Frank non si separa mai dall’amata moglie, devoto e innamorato come pochi mariti sanno esserlo. I due fanno la spola tra America e Italia, e sul bastimento imbarcano la Rolls-Royce di famiglia, prova evidente della fortuna conquistata. Quei ripetuti viaggi non sono antidoti che guariscono l’acuto rimpianto di lei. Una sera Mignonette, tra le lacrime, dice a Frank: “Torniamo a casa.” Pur dubitando che assecondare la volontà di lei sia opportuno, per non contrariarla lui acconsente senza discussioni.

Sono trascorsi 29 anni dal giorno in cui Gilda era sbarcata dal piroscafo che l’aveva condotta in terra straniera la prima volta. Il gran gala d’addio viene fissato per il 22 marzo 1953 all’Accademia musicale di Brooklyn. Alla biglietteria si prenotano in cinquantamila. La settimana precedente quel suo  ultimo concerto, Gilda cade malamente e si frattura la gamba sinistra. Lo spettacolo viene rinviato al 17 maggio. La Mignonette, che ha 63 anni, si presenta alla ribalta su una sedia a rotelle, avvolta in un vestito tricolore e con il Vesuvio come sfondo. Deve rinunciare per forza di cose al cambio d’abito tra una scena e l’altra, e tra la commozione generale canta le più belle canzoni del suo repertorio.

Alla fine dell’esibizione dichiara: “Mi ritiro nella mia Napoli”.

Sale sull’Homeland, ancorata nel molo di Ellis Island, il 27 maggio. Frank, il fratello, la cognata e due cani l’accompagnano, insieme a quarantadue valigie. Tutti gli italiani della città si danno appuntamento al porto per rendere il dovuto omaggio a una connazionale d’eccezione qual è Gilda, acclamandola e sventolando i fazzoletti. Lei è felice che suoi compatrioti siano accorsi per salutarla e augurarle buon viaggio.

Durante la traversata, Frank nota un filo di sangue all’angolo della bocca della moglie ma ne attribuisce la causa al mare agitato e alla forte tensione emotiva che pervade Gilda. Alcuni giorni dopo subentra un’emorragia più massiccia. La Mignonette sta veramente male e dice a Frank: “Se muoio, non permettere che mi buttino a mare come i marinai. Fammi portare a Napoli”. I dottori di bordo tentano invano di farla scendere a Gibilterra, così che possa essere curata in ospedale. “Portatemi a Napoli” ripete lei. A Lisbona salgono sul transatlantico medici di fama, i quali, dopo un serrato  consulto, diagnosticano una cirrosi epatica irreversibile.

L’8 giugno, a meno di 24 ore dall’approdo a Napoli, Griselda Andreatini detta Mignonette, spira al largo delle coste dell’Algeria. Sul certificato di morte il capitano annota le coordinate del punto in cui l’artista si è spenta:  latitudine 37′ 21′ Nord. Longitudine 4′ 30′ Est.

Nel porto campano l’aspettano il vecchio e affezionato maestro Ciaramella, e qualche collega più giovane, mentre alle sue esequie partecipano pochi artisti e tantissima folla. La cartolina è finalmente arrivata a destinazione, esaudendo il desiderio di Gilda di essere sepolta a Napoli.

Ormai vedovo, Frank ritorna a New York  risposandosi con una donna di nome Anny. Quest’ultima conserva tutti i cimeli della prestigiosa carriera della Mignonette, e ogni anno allestisce negli USA una mostra con i meravigliosi vestiti di scena, le fotografie degli spettacoli, i gioielli. Gilda non è dimenticata in America, dove viene ancora commemorata con musical e programmi radiofonici. Non solo: un noto ristorante di Little Italy ha inserito nel suo menù il “filetto alla Gilda Mignonette”.

Griselda riposa nel Cimitero di Poggioreale e la Phonotype Record, per ricordare questa grande interprete partenopea, ha pubblicato dei cd con il  meglio delle sue canzoni.

—————

MARIANGELA CAMOCARDI

Mariangela Camocardi viene definita la Regina del Romance storico italiano.

Potete trovare i suoi libri QUI.

Post precedente

Principessina: un'altra recensione

Post successivo

La prossima novella la ambiento su Amazon

Mariangela Camocardi

Mariangela Camocardi

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *