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Giappone: La cerimonia del tè, di Grazia Maria Francese

Sesta puntata: la cerimonia del tè.

In un anno imprecisato del sesto secolo, un monaco di nome Bodhidarma, originario del sud dell’India (o secondo altre fonti, della Persia) si presentò in Cina alla corte imperiale. L’imperatore gli disse:
“Io proteggo il Buddhismo, ho edificato monasteri e donato ricchezze ai monaci. Quali meriti ho accquisito?”
Bodhidarma rispose: “MU-KUDOKU”, nessun merito.
L’imperatore ci restò malissimo, e lo scacciò.
Nella risposta di Bodhidarma c’era un significato nascosto. MU 無 infatti non significa soltanto ‘niente’ o ‘nessuno’: uol dire anche qualcosa che non può essere misurato o calcolato. Era quindi una risposta perfetta alla domanda piuttosto sciocca dell’imperatore.
Bodhidarma andò sulle montagne, dove adesso sorge il monastero di Shaolin, e si recluse per nove anni in una grotta. Seduto di fronte alla parete, si dedicò a quello che in India veniva chiamato Dhyana, in Cina Chan e in Giappone, Zen.
Ma che cos’è lo Zen?
Qualcuno lo definisce una meditazione, a me però non piace questo termine. Fa pensare a qualche elucubrazione mentale, mentre lo Zen è proprio l’opposto, cioè spegnere la mente (non in modo definitivo, soltanto quando lo si fa). Smettere di ragionare, di concatenare i pensieri. Sentirsi respirare. Sentirsi vivi e basta, un po’ come fanno gli animali o le piante.
Non è per niente facile, e spesso viene sonno.
Questo problema doveva averlo anche Bodhidarma. Leggenda vuole che un giorno, indispettito per la sonnolenza, si strappò le sopracciglia e le buttò in terra. In quel punto germogliò la prima pianticella di the verde. Da allora, Zen e cerimonia del the sono strettamente collegati…
segue…

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L’immagine di copertina è di G. M. Francese.

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E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

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