Pensieri sparsi

Futuro, ma non troppo, di Carlo Animato

Stanotte mi è sbocciata l’idea per un nuovo romanzo. Per metterla a punto, però, mi serve un testo suggeritomi all’alba in chat da un altro spirito insonne. Decido di procurarmelo con tutta l’urgenza del caso, prima che ispirazione ed entusiasmo scemino. Intanto, a colazione, viene a trovarmi a casa il mio amico Francesco Saverio, informatico e uomo del futuro, tanto quanto io mi considero del millennio passato…

“Come lo pigli il libro?” fa lui, e capisco già dove vuole arrivare.
“Con le parole dentro?” replico io, senza tanta voglia di ingaggiare uno dei nostri soliti battibecchi sulle meravigliose sorti e progressive dell’informatica.
“Ho capito. Anche stavolta vogliamo sterminare una foresta! Ma non hai letto cosa dice GQ?”
“La rivista?”
“Esalta i libri elettronici.”
“Lo sai che preferisco il cartaceo.”
“D’accordo. E quanto tempo ci metti a procurartelo?”
“Ah, dipende sempre dalla disponibilità del testo in libreria, scelta che preferisco. Se poi dovessi avere difficoltà, posso sempre rivolgermi a Ibs o Amazon…”
“Quindi?”
“Due, tre giorni al massimo?”
“È troppo. Non hai detto che ti serve subito?”
“In effetti…”
“E non hai da qualche parte quell’e-reader che ti ho regalato?”
“Sì, da qualche parte…”
“Bene, sai qual è il primo vantaggio di un e-book? Ottenere un testo subito, in pochi click. Non ti tenta la cosa?”
“Decisamente sì! valuto velocemente, rinnegando d’un botto il buon vecchio Gutenberg.
“Vedi? Adesso ordiniamo quel che ti serve e in tre minuti massimo il libro è nella tua email.”
Trionfante, il mio amico gongola mentre si collega sul sito dell’editore, mi iscrive, sfoglia, richiede, paga con il mio Paypal. Poi, con un sorriso radioso, si congeda da me che lo ringrazio, in qualità di mio badante informatico.

Ora, io credo che il cervello è una macchina lenta. E ho sempre pensato che questo rapido imitare e rincorrere macchine veloci e tecnologiche ci espone a frustrazioni e affanni. Ma tant’è, viviamo in un mondo veloce dove il tempo si contrae e ci rende frenetici… Pensieri retrò, lo ammetto, che proprio l’editore del libro che cerco bollerebbe con un marchio di infamia. Lui, Valter, è un padreterno del mondo digitale e, più in generale, partorisce e anticipa le idee figlie del futuro che sta per arrivare. È un visionario homo informaticus che, quando parla, descrive scenari di movimento e straordinarie opportunità. Lui parla lingue nuove anticipandoci “la grammatica del futuro”, all’insegna dell’accelerazione e dell’innovazione. Una mente preziosa, rivolta al futuribile, il cui curriculum è tutta una selva fiorita di qualifiche ad hoc (due lauree e presidente e ceo e senior partner e master e membro e consigliere e direttore…).
Insomma proprio lui, Mister Terzo Millennio, ha creato l’editrice del libro che cerco, e allora finisce che mi vergogno di essere lento, arretrato, appena informatizzato e collezionista di libri di carta. Ma tanto il dottor Valter cosa ne sa dell’imperizia dei suoi acquirenti? A proposito…

… dopo un’ora e mezza buona, nonostante il pagamento sia giunto a buon fine, del file dentro la mia casella di posta elettronica non c’è manco l’ombra. Torno sul sito, ma non trovo un collegamento con la redazione. L’unico contatto è quello di una business factory. Mi districo in una selva di anglicismi (consulting, who, where, mind the gap…), trovo un numero telefonico di Roma, e chiamo. Mi rispondono in inglese.

Salve, dico in italiano. Così, così e così. Nella mia lingua la signorina mi risponde che non sa, verifica il mio nome, il pagamento, la richiesta e mi invita a pazientare, ché a breve sarò soddisfatto. Non accade nulla. Faccio altre due chiamate entro le successive quattro ore, ma fra start up, smart up e altre frizzanterie anglofone, questo “ecosistema digitale pronto a condividere assieme il viaggio da cambiamento a cambiante, da domanda a realtà” (boh?), proiettato com’è da qualche parte del terzo millennio, pare proprio incapace di inviare un semplice file di testo in un afoso mattino di settembre dell’anno domini 2016.

Alla fine l’ultima volenterosa centralinista non sa bene cosa dirmi e, impossibilitata a rintracciare un responsabile, si impegna a scendere al piano di sotto per andare a verificare. E mentre me la immagino fiondarsi in redazione col teletrasporto che di sicuro questa megastruttura futurista già possiede, il mio e-book trova finalmente da solo uno stargate e si materializza nella mia email.

Caro Valter, sfortunatamente non sono un nativo digitale. Non appartengo a quella meravigliosa D Generation che, come scrivi tu, “ha nel DNA il valore e non il prezzo, il piacere e non il successo, l’uso e non il possesso, lo scambio e non la protezione, la conoscenza e non la competenza, l’intelligenza e non la sapienza”. Sono uno sfigato nato un decennio prima di te; eppure, seguendo il tuo dire immaginifico, io mi perdo volentieri con te nel futuro, e con te sogno di sedermi ai comandi di un’astronave con il dottor Spock, mentre ci dai gli ultimi succosi gossip su Steve Jobs e ci gustiamo tutti e tre una vigorosa tisana venusiana. Ma se poi la tua “creatura” per mandarmi un epub o un pdf ci mette più tempo di un pony express terrestre, delle due l’una: o sei un teorico tutto chiacchiere e distintivo, oppure come sognatore sei troppo avanti per preoccuparti di noi già tuoi coevi, rimasti, ahinoi, prigionieri di questo malfunzionante, terremotato, ingestibile anno di grazia e disgrazia 2016…

OoO

Giornalista, scrittore, occasionalmente addetto al pronto soccorso linguistico, Carlo Animato è stato definito “colui che rende divertenti contenuti da tagliarsi le vene” (cit).

Gli altri articoli di Carlo Animato:

A noi ci ha rovinato l’appello.

Come sopravvissi al Torneo IoScrittore.

Quando un punto ti migliora la vita.

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Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

1 Commento

  1. 30 settembre 2016 at 14:16 — Rispondi

    Ma Amazon no? 😉
    Io non ci ho mai messo più di mezzo secondo…
    In ogni caso, Carlo, non c’è ninte di peggio che una nuova tecnologia che non funziona, semplicemente perché questo non è previsto. Rinunciando al cartaceo si saltano anche molti passaggi dell’editoria tradizionale, inclusi gli esseri umani che li gestiscono. E’ come un desk di Ryanair o di Vueling all’aeroporto, stanno lì per poco tempo, come set cinematografici, poi non appena l’aereo parte spariscono insieme a tutto lo staff di comparse assunte ad hoc. Perciò risolvere problemi digitali nel mondo reale è un inferno…

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